mercoledì 10 luglio 2019

Il paese delle meraviglie (G. Culicchia)

Il titolo non l'ho capito. Non sono proprio riuscita a dargli un perchè dopo aver letto la storia. Sicuramente è un mio limite.

A parte ciò, Il paese delle meraviglie mi ha colpita nonostante i dubbi che si sono affollati nella mia mente dopo le primissime pagine. Dubbi legati più che altro alla scelta stilistica ma che, pian piano, si sono diradati fino a trasformarsi nella consapevolezza di quanto fosse stata una scelta azzeccata.
L'autore dà voce a dei personaggi che solo con il loro particolare modo di esprimersi e approcciarsi alla vita risultano "veri" e credibili. Zazzi non sarebbe Zazzi se non parlasse in modo sguaiato, senza filtri... e Attila non sarebbe Attila se non trasmettesse quell'emozione che sembra fare da leit motif ad ogni sua scelta. E' un ragazzino delicato anche quando cerca di fare il duro.

Attila è un ragazzino molto timido che affronta la vita per lo più a voce bassa e arrossendo quando qualcuno gli parla.
Zazzi è il suo compagno di banco, adolescente come lui, ma fatto di tutt'altra pasta. Zazzi, alias Franz, è un fascista convinto, un ragazzo che si relaziona agli altri con prepotenza, un tipo aggressivo, con cambi d'umore improvvisi ed estremi ma capace di tenere fede senza mai farsi prendere dai dubbi a quell'amicizia che lo lega con Attila.

Attila è un sognatore, innamorato di una ragazza di quattro anni più grande di lui ma incapace di avviare qualsiasi contatto con lei, anche solo per un ciao.
Zazzi non si fa problemi a fumare una canna davanti a tutti, non porta rispetto agli insegnanti, si atteggia a bullo di zona, profondamente amante della libertà (ovviamente intesa a modo suo).

Sono diversi e sembra strana l'amicizia di due ragazzi tanto distanti l'uno dall'altro. Eppure, quella che li lega è un'amicizia profonda che si consolida di giorno in giorno, che li vede complici ma mai succubi l'uno dell'altro, li vede prendere a morsi la vita anche quando questa ha poco da offrire.

Sono due ragazzi che nel 1977, epoca in cui si ambienta il libro, hanno quattordici anni: un anno in cui arriva la tv a colori e chi la possiede si trova un gradino sopra gli altri, un anno in cui le vicende politiche sono particolarmente fervide e legate anche a tragici momenti, l'anno in cui Francesco Moser conquista il titolo di campione del mondo di ciclismo su strada... 

La storia si snoda nell'arco di un anno scolastico. Questa è l'impressione che ho avuto io visto che nelle prime pagine la scuola è già iniziata e nelle ultime finisce. Un arco di tempo in cui sembra non succedere mai nulla nella monotonia di giorni tutti uguali ma nei quali, invece, succede di tutto. 

Ciò che più mi ha colpita è il modo in cui viene intesa e viene resa al lettore l'amicizia tra i due ragazzi. 
Un'amicizia mai realmente dichiarata ma dimostrata ogni giorno con gesti piccoli e grandi, con scelte più o meno condivise ma che comunque coinvolgono entrambi, nel bene e nel male. 

Attila sa che Zazzi è l'unico amico che ha e lo rispetta in quanto tale, anche quando i suoi atteggiamenti gli piacciono poco. Zazzi è così, non potrebbe essere diverso. Dice le parolacce, si vanta di avere avuto chissà quante donne, non ha alcun interesse per la scuola, è un fascista dichiarato e sempre pronto a farlo sapere al mondo, intavola confronti politici coloriti anche con gli insegnanti e tiene testa a tutti: è un personaggio sopra le righe ma che, secondo il mio parere, è stato ben strutturato dal punto di vista caratteriale. 
Difende le sue idee argomentando - anche se a volte gli argomenti possono essere discutibili - senza paura: in un quattordicenne non è poi cosa così comune. Sa quello che dice, nella convinzione che sia giusto.
Attila non riesce a tenere testa agli altri come fa Zazzi, ne' a parole ne' con l'uso delle mani (quando Zazzi si toglie il giubbotto e la maglietta  non è un buon presagio!). 
E non riesce nemmeno ad essere disinvolto con le ragazze. 

Diversi ma amici, in modo indissolubile.

Se Zazzi è il personaggio che, tra i due protagonisti, mi è piaciuto di più - non per quello che fa che, lo ripeto, è spesso discutibile - ma per come è posto al lettore e per come è strutturato, tra i personaggi secondari ho amato il nonno di Attila. E' un vecchietto che inizia a perdere colpi ma che è legato, anch'esso, da amore profondo a quel nipote a cui vorrebbe trasmettere tutto ciò che sa. E' un personaggio bizzarro ma importantissimo nella vita del ragazzo oltre che tassello importante della storia.

Ho molto apprezzato anche la scelta dell'autore di proporre, alla fine del libro, una cronologia degli eventi realmente accaduti nel 1977 - e richiamati durante la narrazione - per aiutare i lettori più giovani a orizzontarsi e quelli meno giovani a ricordare. 

Un romanzo politicamente scorretto ma pieno di umanità: sono proprio d'accordo con quanto indicato nell'ultima di copertina. 
***
Il paese delle meraviglie
Giuseppe Culicchia
Garzanti Editore
315 pagine
8.50 euro

3 commenti:

  1. Non sapevo che Culicchia avesse scritto anche romanzi...buono a sapersi!Dove è ambientato?

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  2. Ciao.... ambientato a Torino!

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    1. ah, ecco, allora come i suoi "saggi". Grazie, mi ispira!

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