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venerdì 21 agosto 2026

Il tempo dell'orologiaio (M. De Giovanni)

 

Sapevo che il secondo volume dell’orologiaio mi avrebbe lasciato addosso le sensazioni che mi pervadono ora. Perché De Giovanni lo conosco. Conosco il suo stile, i suoi personaggi – anche i meno famosi – ed avendo letto tutti i suoi libri precedenti, compreso il primo volume dell’orologiaio, avevo già un’idea.

Sapevo che avrei dovuto leggere il secondo volume per sapere come sarebbe andato a finire il precedente e questa cosa non mi è dispiaciuta affatto visto che mi piace come scrive De Giovanni ed ho massima fiducia in lui.

Non dovrei fare confronti con altre storie. Non va bene farlo. Ma mi concedo un piccolo appunto: se nelle storie di Ricciardi, Pizzofalcone, Sara o Mina Settembre ho provato particolare empatia con i protagonisti (meno con Sara… ma va bene così), nemmeno con il secondo volume sono riuscita ad empatizzare più di tanto con i nuovi personaggi.

Lo stile è asciutto, in linea con la storia raccontata. È quei che ho trovato differenze nello stile di De Giovanni. Quegli incisi, quelle storie nelle storie a cui in precedenza mi ha abituata stavolta mancano. O meglio, nelle storie dell’orologiaio mancano perché anche nel volume precedente era stato così.

Torniamo a dove avevamo lasciato. C’è un rapimento attorno al quale fare luce. Vera, la giornalista che stava portando avanti una particolare inchiesta con l’aiuto di Andrea, viene rapita. Per cercare di salvarle la vita Andrea rimesta nel suo passato e fa i conti con delle verità che ora si palesano in modo molto chiaro.

Entra in gioco una figura che mi è piaciuta particolarmente: la giovane figlia di Andrea che sarà utilissima per cercare di fare luce su un mistero che allunga le sue ombre a distanza di tanti anni. Emerge con sempre maggiore chiarezza la figura di quell’uomo che è rimasto ai margini di una società in cui, a ben guardare, in passato non ha certo vissuto da figurante. Emerge il torbido di un ambiente considerato intoccabile… eppure… potrà essere l’amore la chiave di volta di un mistero che è necessario risolvere per arrivare a dare una speranza a Vera?

Mi sono sentita meno coinvolta che in altre storie, ma la scrittura di De Giovanni è sempre la scrittura di De Giovanni.

*

Il tempo dell'orologiaio

Maurizio De Giovanni

pag. 211

Feltrinelli Editore