lunedì 30 ottobre 2023

Siddhartha (H. Hesse)

L'ho letto perché assegnato come lettura mensile a mia figlia, quinta liceo, dall'insegnante di lettere. Come quasi sempre accade in casa mia, i libri che finiscono (o dovrebbero finire) in mano ai miei figli passano prima tra le mie, di mani. 

Ho subito capito che non sarei stata capace di apprezzarne appieno il messaggio. Ora, a lettura ultimata, mi trovo in grande difficoltà nell'esprimere il mio pensiero in merito.

Non ho fatto studi classici. Non ho studiato filosofia. Non mi sono mai soffermata a pensare a viaggi spirituali che potessero, in qualche modo, avvicinarmi all'esperienza del protagonista di questo libro. 

Siddhartha, questo è il suo nome, è un ragazzo indiano del VI secolo a.C. che cerca di dare un senso alla sua vita. Fa delle scelte coraggiose, a partire da quella che lo allontanerà, ben presto, da suo padre e dalla strada che lui avrebbe voluto tracciargli davanti ai piedi. 

Sceglie, assieme al suo fedele amico Govinda, di percorrere la strada dei Samana, degli asceti che vivono in povertà e che si immedesimano in tutto ciò che incontra. Quello che trova, però, non lo soddisfa e ben presto inizia a percorrere un'altra strada e poi un'altra ancora fino a che non incontra una donna che gli cambierà letteralmente la vita. Kamala diventerà la sua maestra, vivrà nel lusso, nel gioco e nel vizio fino  a che non si rende conto di aver toccato il fondo. Condizione, questa, necessaria per poi poter risalire. Arriva anche a pensare al suicidio, per scontare i peccati di cui è consapevole di essersi macchiato ma c'è altro, per Siddhartha, prima della morte.

Si apre qui un altro capitolo della sua vita.

Hesse, almeno questo è quello che ci ho capito io, invita a riflettere su ciò che realmente conta nella vita e sulla necessità di guardarsi dentro. E' quello che fa Siddhartha. 

Non è un libro semplice. Non posso certo dire il contrario. E io ho anche fatto un po' di fatica a seguire determinati passaggi. Non ho mai fatto studi filosofici e tra queste pagine mi è parso di capire, invece, che i riferimenti filosofici siano parecchi. Siddharta è alla ricerca della saggezza e della spiritualità, del senso del mondo, del proprio essere e di ciò che possa indurlo verso la rinascita. Ho letto recensioni "illuminate" da parte di chi ha anche trovato sollievo nella propria anima dopo aver letto questa storia. Mi spiace ma non è proprio il mio caso.

Se lo consiglio? Mmmmm a mia figlia sicuramente non lo consiglierei, conoscendola. Ma se la prof. dice che lo si debba leggere, allora lo si deve leggere.

E in bocca al lupo a lei, giovane lettrice del 2023!
***
Siddhartha
Herman Hesse
pag. 198
Adelphi
13.00 euro copertina flessibile, 4.99 Kindle, Audiolibro

martedì 24 ottobre 2023

Il vento conosce il mio nome (I. Allende)

Solitamente non vado dietro alle ultime uscite ma con Isabel Allende, la mia autrice preferita, ho fatto volentieri un'eccezione. 

Onestamente non sapevo cosa aspettarmi ed è stata una conferma. La Allende è e resta la mia autrice preferita. Anche dopo tanto tempo.

La penna della Allende indaga nella vita di persone che sono costrette a lasciare la loro casa e non certo per loro volontà ma perché costrette. Costrette soprattutto da ciò che la storia dell'epoca ha portato con sé

Devo ammettere di aver pensato, sulle prime (e non avendo letto, per scelta, la trama o qualsivoglia recensione) che potesse trattarsi di una raccolta di racconti. Mi sbagliavo e di grosso.

Il lettore si trova davanti - in particolare - a piccole esistenze sconvolte da un mondo violento che li costringe a lasciare le persone che amano e ad andarsene lontano. Per Samuel la fuga vuol dire la sopravvivenza dei nazisti e per Anita, alle prese con un triste sistema di immigrazione statunitense, vuol dire cercare con tutta sé stessa di mantenere viva la speranza di una vita migliore e, con lei, di riabbracciare la sua mamma.

Per entrami si legge la tragicità di scelte che quei bambini si trovano a subire. Ed entrambi faranno la loro strada. Una strada che, seppur accidentata, a ben pensare è molto più fortunata di quella di tanti altri bambini che ancora oggi restano vittime, in un modo o nell'altro, degli eventi.

La storia viene narrata su diversi piani temporali (si parte da Vienna, 1938 per arrivare a tempi più attuali) che si intrecciano magistralmente consegnando al lettore storie di personaggi difficili da dimenticare.

Samuel, prima, e Anita, poi, sono in fuga. Le loro storie sono dolorose ma anche piene di coraggio e di forza di volontà. Sono piene di personaggi crudeli, è vero, ma anche di persone di buon cuore. Le loro esistenze si incontrano... ed è magia. Non una magia fatta di bacchette magiche e stelline dorate. No. La magia è nell'anima dei due così come nelle sensazioni che vengono trasmesse a chi sta da quest'altra parte, quella del lettore.

Sono anche altri i personaggi che entrano in ballo ma sono Samuel e Anita che restano impressi nella mente e nel cuore di chi legge. Nei miei, almeno.

Isabel Allende non ha perso il suo smalto. Racconta la storia, con tutte le sue brutture e con le violenze che ne hanno segnati i tratti ma lo fa, oltre che con estrema preparazione, anche con la massima delicatezza senza mai scadere nello scontato. Non si risparmia, l'autrice, anche da una chiara critica al sistema dell'immigrazione. E non risparmia - ma questa è una cosa soggettiva di ogni lettore, una considerazione che dovrebbe riuscire a trarre da solo - un dato di fatto: la storia non ci ha insegnato niente. 

I fatti di cronaca ce lo ricordano ogni giorno. Putroppo.
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Il vento conosce il mio nome
Isabel Allende
Feltrinelli editore
pag. 320
22.00 euro copertina flessibile, 12.99 Kindle, Audiolibro

domenica 8 ottobre 2023

Eppure cadiamo felici (E. Galiano)

Enrico Galiano ci sa fare. Sa arrivare al cuore dei lettori soprattutto - credo, perché non è il mio caso - dei più giovani. Perché affronta argomenti che li toccano da vicino, offre storie in cui possono rivedersi, tocca corde che in loro vibrano in modo molto più intenso di quanto non possa avvenire in un lettore adulto. Che, pure, un libro così può apprezzarlo, come è capitato a me.

Il volto di Gioia (questo il nome della protagonista che io immagino proprio come quello che cattura dalla copertina) mi fissava dalla libreria da tempo. Acquistato su indicazione di mia figlia assieme a Dormi stanotte sul mio cuore, ha aspettato un po' ed un paio di settimane fa è arrivato il suo momento. Entrambi hanno aspettato un po', a dire il vero, perché non li ho letti subito. 

Gioia è una diciassettenne in cui tante ragazzine di quell'età possono rivedersi. Vive in un mondo tutto suo, ha un'amica immaginaria, una famiglia che perde pezzi, si è guadagnata l'appellativo di MaiUnaGioia da parte dei suoi compagni di classe che, se possono, la evitano. 

Ha un professore, però, che rappresenta il suo punto di riferimento e che le sta accanto, a modo suo, offrendole ogni volta l'occasione di riflettere su aspetti che la riguardano da vicino, pur parlando d'altro. Parla con lei anche quando non parla con lei, quando parla con l'intera classe ma lei ha orecchie attente per capire. È un professore che avrei voluto avere anche io, sono sincera, e per rendere l'idea del ruolo che abbia avuto nella vita di Gioia mi limito a dire che lo considera quasi un padre, più di quanto (ed è facile pensarlo conoscento la storia di quella famiglia) non lo sia stato il suo.

Quando Gioia incontra Lo, per caso, scopre di non essere sola al mondo: anche se molto misterioso quel ragazzo è capace di ascoltarla, di ridere con lei, di amarla. Succede tutto così per caso, come spesso accade tra adolescenti. E altrettanto in fretta accade qualcosa di più grande di lei.

Ammetto che in alcuni momenti mi sono sembrate delle situazioni piuttosto inverosimili. Ma funzionano. Il mondo adolescenziale è descritto in maniera molto efficace - e lo dico da madre di due adolescenti - e la storia porta anche a riflettere su cosa voglia dire amare una persona e volere il suo (non il proprio) bene. 

L'amore è anche sacrificio, spesso. E Gioia ne ha le prove. 

Non posso dire se si arriva ad un lieto fine e cosa succeda ai due ragazzi perché sarebbe come spoilerare tutto il libro. Soprattutto... il lieto fine dal punto di vista di Gioia può essere diverso da quello dal punto di vista di Lo... Ma il libro va letto.

A me è piaciuto anche se non è stato amore a prima vista, devo ammetterlo. Ci ho messo un po' a capire che non si trattava della solit storia sdolcinata tra adolescenti. Discorso diverso per la copertina: per quella, sì, è stato amore a prima vista.
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Eppure cadiamo felici
Enrico Galiano
Garzanti editore
346 pagine
12.00 euro copertina rigida, 13.00 euro copertina flessibile, Kindle Unlimited, Audiolibro

domenica 1 ottobre 2023

Grande meraviglia (V. Ardone)

 

Non racconterò la storia di Elba. Non racconterò cosa voglia dire essere una bambina nata da una donna dichiarata matta e sentirsi dire "...matta la madre, matta la figlia, matta tutta la famiglia". Non racconterò cosa voglia dire, per quella bambina, crescere in una struttura destinata ai matti. E nemmeno cosa voglia dire fingersi matta, per quella bambina, per poter stare nel solo posto che considera come casa.

Non racconterò nemmeno la storia di Fausto, il dottorino. Non racconterò il suo impegno tra i matti affinché i manicomi venissero chiusi e quelle persone venissero trattate in modo diverso, con maggiore umanità e calore. Non racconterò nemmeno cosa voglia dire dover assistere a pratiche di un certo tipo per calmare quei matti... così come non racconterò come sia possibile che persone semplicemente scomode, stravaganti, un po' sopra le righe venissero considerata matte e meritevoli del relativo trattamento. 

Non racconterò come la strada di Elba e di Fausto si siano incontrate, mescolate e se poi abbiano preso ognuna la propria direzione ne' perché.

Quello che voglio raccontare sono le emozioni che la lettura di questa storia ha alimentato in me. Emozioni contrastanti che faccio anche fatica a mettere nero su bianco. Ho provato tanta rabbia, a tratti, ma anche tanta compassione... mi sono emozionata pagina dopo pagina al pensiero di ciò che stava accadendo riga dopo riga e di quanto possa essere accaduto veramente in strutture così. 

Non di meno, la storia di Fausto - che nella seconda parte del libro diventa protagonista assoluto - mi ha fatto riflettere su quanto sia facile trascurare le persone che si hanno accanto sacrificandole sull'altare dell'impegno sul lavoro, accanto a chi si ritiene possa avere maggiore bisogno. 

Mi ha fatto riflettere sul fatto che un medico, oltre ad essere tale, è un uomo prima di tutto, un marito, un padre... e che spesso si fanno dei sacrifici troppo grandi dei quali ci si rende conto solo a posteriori.

Io questo libro l'ho sentito... e non lo dico solo perché l'ho effettivamente ascoltato (e la bravissima Emanuela Ionica che mette il cuore in quello che legge e lo si capisce a pelle) ma perché l'ho proprio sentito nel profondo.

Viola Ardone è una conferma. Mi aveva catturata con Il treno dei bambini, letteralmente conquistata con Oliva Denaro, e ammaliata con questo suo ultimo libro che consiglio senza riserve.

Devo ammettere che dal punto di vista emotivo è un gran colpo. Ma anche Oliva Denaro lo è stato, tanto per fare un esempio. E li consiglio entrambi a chi amasse storie di donne ma storie non facili... tutt'altro.
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Grande meraviglia
Viola Ardone
Einaudi editore
pag. 304
18.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle, Audiolibro

venerdì 22 settembre 2023

La rilegatrice di storie perdute (C. Caboni)

 

L’idea di fondo non è originalissima ma funziona.

Non è originalissimo il fatto che il libro venga strutturato su due piani temporali con una donna dei tempi moderni che si imbatte in una storia d’altri tempi, narrata in parallelo.

Funziona, però. A catturare – e credo che fosse proprio questo l’intento dell’autrice, visto il titolo – è la storia della rilegatrice che dà il nome al libro che, di fatto, è colei che dal passato torna prepotentemente in un presente nel quale mette qualcuno sulle tracce di ciò che ha lasciato. Il fascino che arriva dal passato, da due secoli fa, dunque, piuttosto che il presente.

Clarice, è questo il nome di quella donna d’altri tempi che coinvolge ed appassiona la stessa Sofia prima che il lettore. 

Sofia Bauer è una bibliotecaria romana che vive un momento difficile con il marito da cui si sta separando. La storia di Clarice le arriva tra le mani per via di un libro molto antico che intende restaurare. Non è un libro qualunque, però, e se ne rende conto in fretta. C’è una storia segreta racchiusa tra le note a margine di quelle antiche pagine e Sofia non può ignorare tutto ciò.
Scopre, ben presto, di avere molto in comune con quella nobildonna d’altri tempi che le parla dal passato: amano entrambe i libri, non hanno accanto l’uomo giusto, hanno la necessità di ricominciare da zero.
Clarice è una bambina che si trova a fare i contri fin da giovanissima con una realtà che non le fa sconti. 

E' coraggiosa, Clarice. Ha le idee chiare ed è pronta a battersi per ciò in cui crede, per le sue aspirazioni. Apprende in segreto l’arte della legatoria e sceglie un modo alquanto singolare per far arrivare la sua storia ai posteri. Un modo efficace, una chiave di lettura che va trovata e che Sofia vorrà decifrare.

Posto che tra le due narrazioni ho preferito quelle che riguarda Clarice, la storia è scorrevole e incuriosisce. C'è un mistero di fondo che ad un certo punto sembra portare ad un nulla di fatto ma che in realtà...

Bhè, è tutto da scoprire.

Accanto alle due donne non mancano figure maschili così come, nelle more del racconto, ci si imbatte in protagonisti molto particolare: i libri e la magia che è scritta tra le righe.

Come precisato dall'autrice nelle note finali si tratta di un'invenzione, di una trovata narrativa che non si avvicina a nulla che possa essere trattato come una storia vera. Sarebbe stata affascinante, però, se fosse stata una storia vera.
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La rilegatrice di storie perdute
Cristina Caboni
Garzanti editore
304 pagine
13.00 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

martedì 19 settembre 2023

Il sorriso lento (C. Bonvicini)

Mentre ascoltavo questo libro (perché l'ho ascoltato, non letto) ho pensato che non fosse il momento giusto per affrontare una storia come questa. Una storia dolorosa di cui avrei fatto volentieri a meno. 

Ma non sono riuscita a smettere. 

La scrittura di Caterina Bonvicini è efficace ma delicata, mi è arrivata quasi come una carezza anche quando quanto narrato ha provocato in me un dolore profondo.

Ho pianto leggendo la storia di Lisa e di Clara così come di tutti gli altri che gravitano loro attorno in questo libro. Ho pianto di dolore, un dolore serio, profondo, come se quanto narrato mi riguardasse in prima persona perchè, un po', è stato proprio così.

Lisa e Clara sono amiche da sempre. Con loro una cerchia di amici con cui dividere gioie e dolori. Il plurale, il "noi", è d'obbligo in ogni situazione visto che il gruppo è tale sempre. Lo è anche davanti a circostanze che arrivano improvvisamente a turbare ogni equilibrio: la malattia. 

Non è semplice da gestire, però. Il "noi" è sempre presente ma la verità è che la malattia non parla al plurale perchè nonostante la massima partecipazione, l'affetto profondo, la vicinanza costante, chi si ammala lo fa in prima persona ed in prima persona affronta ciò che la malattia comporta.

Ecco, dunque, che l'autrice - con la voce di Clara - porta il lettore attraverso il tortuoso percorso del prima, del durante e del dopo la malattia di Lisa.

A questa storia di profonda amicizia si somma anche quella di Ben: uomo di un'età lontana da quella di Clara e che si trova a fare i conti con situazioni che tendono a sfuggirgli di mano: il marito di troppe donne, il padre di troppi figli, l'amico di troppi amici. Tutto "troppo", tanto quasi da schiacciarlo sotto le sue responsabilità. Quando poi la malattia entra nella sua vita e colpisce la sua giovane e promettente ex moglie, qualche cosa si incrina e quel "troppo" sembra quasi annullarsi davanti a quello che è comunque un grande dolore, pur essendo lei una ex.

L'incontro tra Ben e Clara porta entrambi a riflettere, in un modo o nell'altro, sul senso della perdita. Ed anche il lettore è condotto per mano verso tale profonda riflessione.

Devo ammettere di aver pensato, sulle prime, che si trattasse di un'altra raccolta di racconti: quando si è passati dalla storia di Clara a quella di Ben mi sono sembrate storie a camera stagna, distanti, senza alcun punto di contatto. Ed ho anche sbuffato visto che non amo i racconti.

Mi sono, però, ricreduta quando ho capito dove l'autrice volesse portarmi e dove volesse condurre i suoi personaggi.

I discorsi di Ben, soprattutto quelli all'inizio della sua storia mi hanno un po' rattristata ma nel complesso la sua storia si è ben incastrata con quella delle due amiche.

Una lettura che non dimenticherò per un sacco di buoni motivi. 

E che, forse, è arrivata proprio al momento giusto, contrariamente a quanto io abbia pensato all'inizio.

Ps. il titolo mi è piaciuto molto. Nel contesto si tratta di un concetto molto toccante...
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Il sorriso lento
Caterina Bonvicini
Garzanti editore
212 pagine
20.00 euro copertina rigida, Audible

venerdì 8 settembre 2023

La moglie del mercante di stoffe (L. Rochon)

Come al solito i libri di questa casa editrice ingannano. O meglio, il titolo e quanto indicato in copertina ingannano perché se è vero che la moglie del mercante di stoffe è uno dei protagonisti della storia, il libro non è incentrato affatto su di lei. Ed il punto di vista predominante non è quello della Monna Lisa, anche se (è lei la moglie del mercante di stoffe) ha un ruolo di primo piano in tutto il racconto.

Siamo nella Firenze di inizio '500 ed è stato bellissimo immaginare di immergersi in quell'atmosfera, di mettere il naso in quelle botteghe in cui si muovono i personaggi, di passare lungo quelle strade polverose. 

Inutile dire che sia stato altrettanto bello avere a che fare con personaggi illustri, consegnati a noi dalla storia e proposti con descrizioni tali da far immaginare al lettore di essere lì, dietro quelle tele, dietro la porta di quei laboratori, sotto ai portici di quei vicoli...

Che la narrazione proposta sia prettamente femminile è indubbio ma non è il punto di vista di Madonna Lisa il preminente quanto quello di Beatrice: una ragazzina rimasta sola dopo la morte del padre e abbandonata dalla madre. Si rimbocca le maniche e cerca di sopravvivere vendendo olio sopraffino. Non è facile il suo compito così come non è facile muoversi e vivere in un ambiente ostile soprattutto per i più poveri ed indifesi. Lei cerca di andare avanti a testa alta anche se i morsi della fame la piegano ogni giorno di più. Proprio in un momento difficile fa la conoscenza di tal Leonardo: un signore elegante appena rientrato a Firenze e pronto a prendere le sue difese. Non sarà questa la sola conoscenza importante per la ragazza: conoscerà Agnella, una vedova che vive facendo la guaritrice e che è ben introdotta nelle più importanti famiglie fiorentine. Ed ancora una certa Madonna Lisa, colei che si farà ritrarre da Leonardo in quello che diventerà il famosissimo ritratto di Monna Lisa. Ma anche Michelangelo: un giovane scultore con il quale la ragazza entra in sintonia ed al quale rivela di avere la passione per il disegno, un interesse considerato strano per una giovane dell'epoca. Incoraggiata da Michelangelo, Beatrice vedrà intrecciare la sua storia a quella di Lisa e dello stesso Leonardo.

Tante le figure importanti, tante le esistenze narrate con passione e trasporto. 

Ho conosciuto un Leonardo che mette in discussione la sua esistenza, le sue passioni, la sua stessa vita.

Ho conosciuto un Michelangelo alle prese con quella che sarà una delle sue opere più importanti: quel David che alimenta una certa discussione perché troppo bello, troppo maschio, troppo virile, troppo vero. 

Ed ho anche toccato con mano la rivalità tra i due. Sottile ma presente. 

Ho conosciuto una Lisa sofferente, spezzata dal dolore per aver perso sua figlia.

Ho conosciuto la Firenze di quel periodo: una città vivace, fulcro di arti e mestieri, madre di personaggi che nella storia sono persone come tante ma che noi lettori di oggi sappiamo essere i grandi artisti che hanno lasciato opere d'arte straordinarie. 

Devo ammettere di essermi lasciata andare anche alla curiosità (sono andata a cercare informazioni sui tanti personaggi che compaiono, sulle opere citate, sui vari protagonisti) e mi sono lasciata affascinare da vite straordinarie ma che vengono rese con estrema normalità grazie a sentimenti, paure, convinzioni, aspettative, dubbi che sono comuni in ognuno. 

Posto l'inganno iniziale devo dire che la storia cattura e lo stile non mi è dispiaciuto affatto.

Storie così potrebbero alimentare l'interesse anche di studenti che troppo spesso sorbiscono lezioni di storia dell'arte in modo passivo e tendono a dimenticare che quegli artisti e quelle figure rese in marmo o su tela sono stati, prima di tutto, uomini e donne. Poi artisti e modelli o modelle. Prima, però, uomini e donne con tutto ciò che ne consegue, fragilità e paure comprese.
***
La moglie del mercante di stoffe
Lisa Rochon
Newton & Compton editori
384 pagine
9.90 copertina rigida, 5.99 Kindle, 1.95 Audiolibro