Visualizzazione post con etichetta Harper Collins. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Harper Collins. Mostra tutti i post

sabato 31 dicembre 2022

Ancora viva (K. A. Marshall)

Ho concluso l'anno con una lettura a dir poco avventurosa, con una ragazzina che tira fuori gli attributi (forse troppo per essere credibile fino in fondo) ed una torbida storia di fanatismo e roba del genere.

Quella narrata nel libro Ancora viva è una storia che di fondo è abbastanza sentita visto che si concentra principalmente su ciò che avviene ad una ragazzina che resta sola in mezzo ad una foresta con l'unica compagnia di un cane. Una ragazzina di 16 anni che deve sopravvivere in un mondo che non le appartiene, in un luogo che non ama e che non la ama, un luogo che conosce poco e che le è particolarmente avverso come lo sarebbe a chiunque nelle sue condizioni.

 

Jess Cooper è il suo nome. 

Nel momento in cui muore sua madre a seguito di un incidente stradale (in cui lei stessa resterà ferita e claudicante per una leggera zoppia) viene affidata al padre che, però, non viveva con loro. Se n'era andato anni prima ed aveva scelto di vivere in solitudine in mezzo ad una foresta dove ha imparato a cibarsi di ciò che caccia, a ripararsi sotto ciò che riesce a costruire... un ambiente tutt'altro che ospitale dove la ragazzina si sente subito fuori posto, tanto più se pensa che è con un padre che l'ha abbandonata. Quando, però, suo padre viene ucciso e lei resta sola, costretta a scappare nella foresta assieme al cane Bo, inizia la vera avventura. Fragile, denutrita, zoppicante, smarrita, con pochi oggetti al suo seguito, con pochi indumenti al suo seguito, con poco cibo con se', Jess ha solo un obiettivo: sopravvivere. Anzi, due: sopravvivere e vendicarsi di coloro che hanno ucciso suo padre.

Arriva qui la parte poco credibile, secondo me. Una ragazzina di città, di 16 anni, che potrebbe essere mia figlia, sola in un luogo così inospitale... supera prove inimmaginabili come l'essere caduta in un lago quasi ghiacciato, il non avere cibo, non avere fuoco... quando poi arriva il momento della vendetta allora diventa tutto ancora meno credibile, secondo me. Perchè se è vero che la forza della disperazione può aiutare a tirare fuori una forza inimmaginabile in ognuno, parliamo pur sempre di quella ragazzina fragile, denutrita, provata dalla vita selvaggia. Questa cosa mi ha un pochino fatto storcere il naso. 

Però devo ammettere che, qualche esagerazione a parte, il libro è ben scritto, è scorrevole e senza dubbio avventuroso, anche ad alta tensione in alcuni punti.

Consigliato a chi non va troppo per il sottile con le esagerazioni ed è disposto a chiudere un occhio su diversi punti ma che ami l'avventura e le ragazzine forti!
***
Ancora viva
K. A. Marshall
Harper Collins editore
336 pagine
18.50 euro copertina flessibile, 7.99 Kindle

domenica 9 maggio 2021

Il patto (J. Picoult)

Chris ed Emily sono innamorati, legati da un legame molto profondo. Lui ha diciotto anni, lei cinque mesi di meno. Sono cresciuti insieme da due famiglie molto affiatate tra loro che hanno sempre visto come naturale un epilogo come questo e che da sempre si considerano, quasi, l'una la continuazione naturale dell'altra. Quello che nessuno avrebbe mai potuto immaginare è che Emily sarebbe morta a diciassette anni, uccisa da un colpo di pistola alla testa sparato dalla pistola del padre di Chris, su cui ci sono le impronte del ragazzo. Un patto suicida: questo è ciò che racconta Chris scampato alla morte ma ferito, svenuto dopo che il primo colpo in canna ha fatto il suo lavoro uccidendo Em. Ben presto, però, gli scatteranno le manette ai polsi visto che tutto fa pensare che sia stato lui ad ucciderla secondo gli elementi rilevai dalla detective chiamata ad indagare sulla tragica vicenda.
 Dove sta la verità? 
È quella che racconta Chris, dicendo che erano d'accordo per suicidarsi entrambi? 
O forse è quella dell'accusa, secondo cui Chris ha ucciso deliberatamente la sua ragazza per liberarsi di lei, diventata un figura scomoda nella sua vita? Davvero, come dicono i suoi genitori, quel ragazzo non sarebbe mai stato capace di premere quel grilletto o è come sostiene la madre di lei, che Emily non aveva nessuna tendenza suicida e Chris è uno spietato assassino?

Jodi Picoult, che ricordavo per l'unico altro suo libro che ho letto - La custode di mia sorella - torna a parlare di famiglia, di delicati equilibri che vengono radicalmente sconvolti.
La storia di Chris ed Emily è narrata con dei salti temporali inevitabili, quelli che permettono al lettore di conoscere i due ragazzi fin da bambini, per avere un'idea di chi fossero, di come il loro rapporto sia cresciuto e sia maturato nel tempo, di quali fossero le loro aspettative ed i loro sogni.
Ecco, dunque, che emerge una realtà che fa riflettere, soprattutto un genitore: si può dire davvero di conoscere i propri figli? Quanto di loro, soprattutto in un'età difficile come quella di passaggio all'età adulta, resta celato dietro un sorriso, dietro un allenamento in palestra o un'interrogazione a scuola? 
 
La storia dei due ragazzi mi ha messo in crisi come genitore: se, da una parte, il romanzo calca un po' la mano sulla situazione rendendo alcuni passaggi quasi inverosimili, dall'altra mi sono domandata - da madre di un ragazzino di quasi 14 anni e di una di quasi 16 - quanto sia difficile il mestiere del genitore e di quanto possa essere doloroso scoprire di non aver saputo identificare determinati segnali, di non aver saputo ascoltare, di aver dato tanto per scontato. Questa cosa mi ha fatto molto riflettere anche sul mio essere madre.
L'autrice è bravissima a rendere la psicologia dei personaggi alla perfezione e la struttura del libro, soprattutto la parte finale, quella in cui si arriva ad un processo, mi ha fatto pensare ad un'ottima scenografia per un film.
Emerge anche il mondo dell'avvocatura, dell'accusa e della difesa con sottili meccanismi che tendono anche a discostarsi dalla verità, quando la verità può essere pericolosa per l'ottenimento del risultato. E devo dire che alcuni passaggi mi sono sembrati davvero affascinanti: il potere delle parole, affermazioni che possono assumere una diversa valenza, certezze che crollano o dettagli che diventano pilastri fondamantali dell'accusa o della difesa. Tutto molto ben costruito ed anche ben confezionato per diventare un film. 
 
Sul finale ho avuto l'impressione che mancasse qualche cosa, che restassero dei sospesi soprattutto in relazione alla figura della mamma di lei. 
***
Il patto
Jodie Picoult
Harper Collins Italia
572 pagine
12.90 copertina flessibile - Kindle Unlimited

mercoledì 4 marzo 2020

Per il mio bene (E. Stokholma)

Morwenn Moguerou è una bambina che vive in casa con suo fratello Gwendal e con un mostro: la loro madre. Una donna dal carattere instabile che picchia costantemente i suoi figli (mai insieme) e che all’esterno appare una persona come tante altre.
Per Morwenn e per suo fratello è “il mostro”.

Nel libro “Per il mio bene” (che ho avuto occasione di leggere nell'ambito della mia collaborazione con trhillernord) l’autrice – diventata un’amatissima dj e conduttrice radiofonica di successo – propone ai lettori la sua infanzia. Un’infanzia fatta di calci, pugni, schiaffi, docce fredde, e ancora calci, pugni, schiaffi, segni in ogni parte del corpo lasciati dalle mani di una madre che si sentiva dovere di fare tutto ciò, per il bene dei suoi figli.

Morwenn subisce in silenzio, non parla con nessuno della situazione che vive in casa, è accondiscendente e spesso conferma le accuse insensate di sua madre per la paura di subire di peggio ad ogni risposta che il mostro potesse considerare sbagliata. Abbandonati dal loro padre che è andato a vivere in Italia, i due bambini crescono in una costante paura di essere il prescelto per i trattamenti imposti da una madre che è incapace di guardare loro con amore.

Morwenn odia sua madre e prega affinchè muoia. Lo fa quotidianamente, sperando nell’intervento divino per poter essere liberata da quel fardello troppo pesante per lei e suo fratello. Ma quando capisce che Dio non può aiutarla in questo smette di credere in lui e di fare appello al suo intervento.
Continua a portare con se’ un odio profondo per quella donna che chiama mostro, anche quando lascerà definitivamente casa dopo diversi tentativi andati falliti. Ed anni dopo quell’odio cederà il passo ad una consapevolezza diversa, davanti ad una vita che chiede il conto ad una donna a sua volta lasciata sola con la sua pazzia.

L’autrice racconta la sua storia in modo diretto e senza filtri. Non c’è alcuna volontà di romanzare quanto accadeva tra le quattro mura della loro casa di turno, nessuna voglia di muovere a compassione il lettore. No. Ho letto altro tra quelle righe. Ho letto la voglia di mostrare il proprio passato affinché non succeda più che un bambino o una bambina venga picchiato da colui o da colei che, invece, dovrebbe essere la fonte del suo amore più profondo. Nessuno dovrebbe picchiare un bambino, sia chiaro, tantomeno se un genitore che gli ha dato la vita.
In quel racconto a tratti ipnotico, psichedelico, che rischia di andare fuori controllo, che l’autrice propone ai lettori ho visto questo: la volontà di alzare il velo su una realtà che troppo spesso è all’ordine del giorno e che resta nell’ombra “…perché non sono affari miei”.

Mi sono anche fatta parecchie domande…
Come mai nessuno aiuta quei due bambini?
Nessuno che sente?
Nessuno che vede i segni su quei corpicini?

Magari vedono pure, sentono pure, ma tacciono. Ecco, è qui la missione di Ema Stokholma che si legge tra le righe: è ora di interessarsi agli altri e  dare voce a quello che non è certo un modo per impicciarsi dei fatti altrui ma  è la voglia di aiutare chi ha bisogno di essere aiutato, soprattutto quando si tratta di un bambino.

Il libro si legge in fretta. 
Non c’è da aspettarsi uno stile ricercato e sottile quanto, piuttosto, un racconto vero, istantaneo, schietto.
***
Per il mio bene
Ema Stokholma
Harpre Collins Italia
200 pagine
18.00 euro copertina flessibile - 8.99 Kindle