venerdì 5 luglio 2013

Primo a morire (J. Patterson) - Venerdì del libro

E' il secondo libro che ho preso in prestito dallo scaffale virtuale dei Libri SEMpre in giro, iniziativa proposta dalla biblioteca comunale della mia città.

Non è un titolo molto allegro, lo so bene, ma si tratta di un genere che mi piace e che non mi coinvolge mai più di tanto dal punto di vista emotivo - in alcuni momenti è necessario staccare la spina e dedicarsi a letture di questo tipo, almeno per me - visto che nella maggior parte dei casi si tratta di trame piuttosto fantasiose seppur ben costruite.

James Patterson in questo romanzo è riuscito a fondere una serie di elementi diversi, tra loro complementari nel suo racconto ma che non necessariamente devono incastarsi in un romanzo di questo tipo: il mistero per delle morti messe a segno da un serial killer, una storia personale, la complicità tra donne, una storia d'amore. Una serie di ingredienti che hanno reso la lettura piacevole, scorrevole ed anche intrigante. L'autore è stato capace di inserire nel suo libri una giusta dose di ognuno di tali ingredienti, pefettamente in equilibrio l'uno con l'altro, tanto da non risultare invadenti nei confronti dei confini altrui. 

Un piccolo, ma piccolo, accenno alla trama. Un misterioso killer uccide a sangue freddo coppie di neo sposi. Sulle sue tracce si mette al lavoro un team molto particolare: quattro donne, quattro amiche, che cercano di arrivare a quella mano che stronca giovani vite in modo tanto crudele.  Non è un romanzo sdolcinato. Non è un romanzo rosa. Non è un giallo "puro", dove si punta l'attenzione solo sui morti e sulle indagini in corso. Non è una storia vera e questo mi ha permesso di "staccare la spina" sintonizzandomi sulle frequenze della pura fantasia. Cosa che, con altri libri, non mi è stata possibile.

E' un romanzo che mi sento di consigliare, con un unico neo (almeno secondo me): i caratteri molto piccoli mi hanno affaticato la vista e reso la lettura più difficoltosa del previsto. Si tratta di una edizione pocket e non so dire se si tratta dell'edizione originale o di una ristampa in un formato di questo tipo. Certo è che se i caratteri fossero stati un po' più grandi la lettura avrebbe seguito ritmi più veloci.

E' questo il mio contributo di oggi per il Venerdì del libro, per amanti del genere.

venerdì 28 giugno 2013

Quaderno d'esercizi per rallentare quando tutto è troppo veloce (E. Pigani) - Venerdì del libro

Nell'acquistare il Quaderno per rallentare quando tutto è troppo veloce mi sono lasciata guidare dalla curiosità. Ho speso 6.90 euro per poter praticare "Sport per lo spirito e per la mente", questo viene detto in copertina con il seguente invito: "Diventa un culturista dell'armonia e del buonumore".

Quando mi sono trovata questo "Quaderno" tra le mani, in libreria, mi sono detta: "Perchè no? Mi lamento sempre del poco tempo che ho a disposizione... Vorrei tanto gestire in modo diverso il mio tempo... magari un libro di esercizi potrebbe aiutarmi". Ed ho speso quei 6,50 euro di cui sopra senza rifletterci troppo.
Inutile dire che, appena arrivata a casa, mi sono precipitata a leggere... dopo poche pagine mi sono resa conto di aver preso un granchio...
Da bravo quaderno degli esercizi, il librettino (63 pagine in tutto) propone una serie di esercizi per aiutare il lettore a rivedere la propria percezione del tempo imparanto a rallentare, per essere nuovamente in grado di vivere la propria vita in modo sereno e con lucidità.
Una buona premessa, no?
Peccato che all'interno non vi si trovi niente di nuovo, niente che non si sappia già. Magari, mi sono detta, leggere queste cose tra le pagine di un librino (o quaderno che dir si voglia) può far bene a mettere in pratica quei buoni propositi... Bhè, per me non è stato poi molto diverso da quanto ho sempre tentato di fare per "rallentare" un po' di mio...
Insomma, secondo me si è trattatato di una spesa inutile che avrei potuto tranquillamente evitare. 

Le pagine sono strutturate come vere e proprie pagine di un quaderno, con tanto di righe e carattere che si avvicina alla grafia di una persona intenta a prendere appunti. Vengono proposti schemini, disegni, schede da compilare, esercizi da effettuare... Ho fatto tutto seguendo le indicazioni ma... la mia percezione del tempo non è cambiata di molto, tranne che nei casi in cui deciso (in modo consapevole) di chiudere i ponti con i telefoni, con il pc, con il lavoro per dedicarmi completamente a me stessa e alla mia famiglia. Cosa che, peraltro, facevo anche prima dei suggerimenti che mi sono arrivati dal quaderno...

Qualche esempio di esercizio proposto?
* elencare cinque sensi di colpa inutili... dopo di che vengono proposte dodici affermazioni per non sentirsi più in colpa rispetto al tempo;
* attuare il metodo kaizen che, anzichè un impegno in un programma pesante, che richiede un investimento personale importante, richiede che vengano effettuate piccole azioni che richiedono pochi sforzi e poco tempo (da uno a quindici minuti)... viene poi proposto di sperimentare il kaizen scegliendo un'attività da fare ogni giorno per uno o due minuti al giorno; 
* esercizi per imparare a rallentare in 25 piccoli passi. I suggerimenti sono rallentare i propri gesti, uscire con dieci minuti di anticipo, rimanere a letto per due o tre minuti ad occhi chiusi concentrandosi su se stessi, fare una cosa alla volta, ascoltare il proprio tempo interiore, dimenticare l'orologio, spegnere il televisore, fare un bagno caldo, concedersi delle pause, non fare niente, rompere la routine, inventare un rituale e così via discorrendo. A margine di ogni suggerimento viene poi lasciato lo spazio per appuntare il giorno in cui si fa l'esperienza suggerita (fare un bagno caldo... ad esempio, nel giorno X del mese Y dell'anno 2013) indicando anche se si ha voglia di ripetere l'esperienza oppure no. A questo punto mi domando: come si fa a dire che non si vuole ripetere l'esperienza di rimanere a letto, o fare un bagno caldo, o concedersi della pause? Ma che domande mi fai, quaderno?
Vengono poi assegnati dei punti per ogni obiettivo raggiunto (se resto a letto per due giorni di fila accumulo tanti punti ma chi va al lavoro? Chi pensa ai bambini? Chi fa da cucinare? Chi va a fare la spesa?) e vengono dispensati ulteriori consigli come rinunciare a dire "sbrigati" a qualcun altro, controllare la posta elettronica al massimo due volte al giorno, non pranzare mai al lavoro, non mangiare mai un panino davanti al computer sulla scrivania...

Insomma... un quaderno che non mi dice niente di nuovo e che mi ha anche fatto un po' sorridere. Forse non l'ho letto con la giusta predisposizione d'animo e magari è colpa mia se non è entrato nelle mie corde ma sono ancora più convinta di aver speso male i miei soldi, questa volta!
Per questo Venerdì del libro propongo una riflessione su come usiamo il nostro tempo e su come potremmo usarlo in modo meno frenetico e più produttivo per noi stessi in fatto di tranquillità e serenità... Magari il quadernino di cui parlo oggi può essere uno spunto per pensare a tutto ciò, ma personalmente non mi ha aiutata più di tanto.

Qualcuno di voi ha mai avuto a che fare con un quaderno di questo tipo?

venerdì 21 giugno 2013

Una nuova estate (J. Jaffe) - Venerdì del libro



Non vado forte con i romanzi d’amore. E’ un genere che non mi appassiona più di tanto.

Nel leggere “Una nuova estate” di John Jaffe ne ho avuto la prova. Ho avuto la sensazione che la lettura procedesse con un po’ di lentezza di troppo, senza particolari passaggi che alimentassero la mia curiosità, senza quel certo non so che di fondo che, di solito, mi fa provare una sensazione di dispiacere quando smetto di leggere un capitolo perché sopraffatta dalla stanchezza o per via del poco tempo libero.

Il libro narra la storia di una donna che si trova a fare i conti con una vita piuttosto piatta. Ha un marito che vive lontano da lei per diverse scelte di vita e di lavoro ma è pur sempre suo marito. Ha una figlia che vive lontana da lei perché ha scelto la sua strada. Lei, Alyssia Brown, è un’ex attrice che vive in una fattoria diventata, oramai, il suo unico interesse quotidiano. Finally Farm, questo il nome della fattoria, si trova in un luogo magico – Limespring - diventato un ritrovo per artisti in cerca della propria ispirazione o spinti dalla necessità di ritrovare la propria vena creativa. Alyssia è un’artista e ama stare assieme a quelle persone che sono solo inizialmente sconosciute ma con le quali sa di condividere molto.
A Limespring Alyssia incontra Tug: un pittore e scultore che è arrivato in quel posto per osservare cavalli. E di cavalli, nella tenuta di Alyssia, ce ne sono a volontà.
Tra i due nasce un affiatamento che andrà oltre la conoscenza superficiale ed ecco che, inevitabile, scocca la scintilla. La storia prende una piega piuttosto prevedibile con l’innamoramento di Tug ed Alyssia che altro non può essere se non un tradimento. Alyssia non ha nessuna intenzione di lasciare suo marito – per motivi che non hanno nulla a che fare con l’amore coniugale – e vive la sua storia con Tug in modo intenso ma comunque clandestino. Una clandestinità che la appaga ma della quale conosce la fine visto che, prima o poi, ognuno tornerà alla sua vita lasciandosi alle spalle una piacevole storia d’amore senza futuro. E’ questo quello che pensa Ayssia ma, un giorno dopo l’altro, la situazione le sfugge di mano e davanti alla dichiarazione d’amore di Tug, prima si trova a scappare e ad allontanare quell’uomo da se, poi si rende conto di ricambiare… Ma la vita non si sa mai cosa riserva. 

Non voglio svelare altro della trama e mi limito ai miei commenti personali.
Ho trovato il libro un po’ lento: nella prima parte le descrizioni sono a volte ripetitive e gli eventi facilmente prevedibili. Così come è poco originale anche il prosieguo, lo ammetto.
Una storia come tante, un amore clandestino che viene vissuto appieno fino a che non si deve fare i conti con la vita vera e fino a che non si deve fare una scelta. Per se stessi più che per le circostanze venutesi a creare. E’ la storia di un amore che fa stare bene ma che è comunque un amore a tempo, limitato dal fatto che gli altri non debbono sapere, tantomeno il marito di lei o sua figlia. Un amore nato già con le ali tarpate in partenza perché gli amori clandestini, fino a che sono tale, hanno insita in loro stessi la caratteristica della segretezza, dell’illegittimità. Non sarebbero clandestini se non fosse così!

Lo stile di scrittura è semplice, lineare e gradevole. Questo va detto. Va anche detto che, però, ho fatto fatica ad andare avanti nella lettura e ci ho messo un bel po’ ad arrivare fino alla fine proprio perché non c’è stato nulla che abbia lasciato quella suspance che induce a voler riprendere in mano il libro al più presto, il giorno successivo. Forse su questo mio giudizio incide anche il fatto che il romance non è un genere che mi appassiona più di tanto… non so. Non mi sento di sconsigliare del tutto la lettura ma mi sento di dire che mi aspettavo qualche cosa di meglio da un libro che mi era sembrato accattivante sia dall’abstract trovato on line e sull’ultima di copertina così come dalla copertina del libro. 

Per questo Venerdì del libro, dunque, non propongo una lettura consigliata al 100% ma un romanzo che si lascia leggere senza eccessivi entusiasmi. 

Ps. Anche il finale mi ha lasciata un po’ perplessa… in linea con tutto il resto, non riserva molte sorprese.

venerdì 31 maggio 2013

Prova d'appello (S. Turow) - Venerdì del libro

Tra le varie foto che ho scattato al libro "Prova d'appello", questa è quella che più mi è piaciuta. Un controsenso, no? Non è una bella foto, l'immagine è "bruciata", i colori snaturati... eppure è quella che più mi è sembrata adatta a rappresentare il giudizio che tra qualche attimo andrò ad esprimere su tale libro.

Prova d'appello è uno dei libri che ho comprato a peso (spendendo 2,29 euro per il semplice fatto che ha una copertina rigida... altrimenti l'avrei pagato un euro o poco più!). Romanzi ambientati nel mondo dell'avvocatura, negli ambienti legali, dove i protagonisti sono avvocati o giudici non mi dispiacciono affatto e, anche se spesso li trovo un tantino ripetitivi e poco originali a volte, non ho avuto dubbi nel prenderlo dal banco dei libri a peso. Visto che siamo di nuovo sul finire della settimana (come vola il tempo!!!), ne vorrei parlare per questo Venerdì del libro.

La storia è quella di un giudice che si trova a fare un viaggio indietro nel tempo, nel suo passato, in parallelo con un processo rispetto al quale deve prendere una decisione. Allo stesso tempo, si trova a vivere sotto la minaccia di un misterioso "N. 1" che gli manda messaggi di posta elettronica che partono dalla sua casella postale e, solo più avanti lo si scoprirà, dal suo stesso pc.

Due aspetti della vita del giudice Mason che si intrecciano tra loro a doppia maglia e che vengono narrati con un ritmo che oserei definire nella norma. Ho trovato piuttosto assurdo che una vicenda del passato riaffiorasse alla memoria di quel giudice di successo solo dopo 40 anni e per via di un processo che lo ha rimandato indietro nel tempo. Un assurdo che viene motivato con una sorta di "rimozione" dell'accaduto ma che a me è sembrata una forzatura.

La lettura è scivolata via senza particolari colpi di scena e senza scossoni: un libro dal quale non c'è da aspettarsi più di tanto ma che per gli amanti del genere rientra nella media, senza esagerazioni però.
Per essere stato acquistato a due euro o poco più, mi sento di promuoverlo ma se lo avessi comprato al prezzo di copertina (18.50 euro) sarebbe stato un piccolo furto... mi si passi il termine.

Se lo consiglio? Se lo trovate ad un prezzo scontato perchè il prezzo pieno, secondo me, è troppo alto per una storia che non dà i brividi e non lascia più di tanto pur non rivelandosi una delusione assoluta.

Ps. perchè quella foto ben mi rappresenta il libro? Perchè mi è sembrato un libro dai toni sbiaditi in alcuni passaggio, malgrado le tinte forti di altri... 
***
Prova d'appello
Scott Turow
Mondadori
18.50 euro - comprato a peso a 2,29 euro


venerdì 24 maggio 2013

Le parole scappate (A. Papini) - Venerdì del libro

Per questo Venerdì del libro, al quale arrivo sul filo di lana per via di una giornata particolarmene intensa, propongo un libro molto particolare, molto bello e toccante.

Si tratta di Le parole scappate, edito da Caccole e Coccole, scritto ed illustrato da Arianna Papini. 
Avevo conosciuto questa casa editrice tempo fa, su suggerimento della responsabile della biblioteca del mio comune, con "L'isola delle cacche" ed anche questa volta è merito suo se sono tornata ad avere un altro libro della stessa casa editrice tra le mani. 
Particolare era il primo, particolare è questo anche se ognuno a modo suo.

Si tratta di un libro che narra una storia a due voci: quella di un bambino che ha difficoltà proprie della dislessia e quello di sua nonna, malata di Alzheimer. Di primo acchitto anche io ho pensato: "...ma che storia triste sarà!!" come sono certa che qualcuno di voi starà pensando in questo momento.

Invece no. Non è una storia triste. E' una storia molto dolce, due vite che si incrociano, ognuna con le sue difficoltà, e che si compensanso l'un l'altra in un modo talmente intenso e delicato da farmi quasi commuovere. Eh si, perchè ho pensato a quella nonna con il volto della mia, di nonna, che seppur non nelle stesse condizioni di difficoltà della protagonista del libro ha pur sempre 92 anni. Ed ho pensato ad un bambino dell'età del mio che potesse avere le difficoltà del piccolo protagonista: i suoi pensieri, le sue paure, la sua difficoltà nel comunicare tutti ciò all'esterno... Bhè, nel leggere quelle parole ho dato un volto a quel bambino ed è sembrato tutto molto reale. Pur non conoscendo da vicino ne' le difficoltà legate alla situazione del piccolo protagonista ne' quelle di un malato di Alzheimer in maniera diretta, non è difficile sentirsi addosso quella storia.
Ecco, è proprio questa la sensazione che ho provato nel leggere questo libro: ho sentito addosso a me quella storia come se ne fossi in qualche modo protagonista.
Non voglio svelare di più, dico solo che il libro è scritto a caratteri grandi per poter essere letto agevomente, è correlato da illustrazioni molto belle con pagine centrali che raddoppiano nel loro formato.
E' un libro molto intenso, dolce-amaro, doloroso ma anche carico di speranza, che mi ha fatto riflettere. Dolce-amaro... si, perchè da quelle righe traspare la sofferenza di entrambi i protagonisti ma anche la loro voglia di ritrovarsi l'uno nell'altra, la speranza di poter avere qualche cosa di bello nel proprio futuro, seppur con i rispettivi limiti. Trovano un modo per esprimere ciò che sentono, lo trovano nell'arte, lo trovano l'uno accanto all'altra.
E' un libro che consiglio senza riserve. Lascerà il segno. 
Aggiungo questa lettura a quelle con cui partecipo a "Io leggo italiano"
***
Le parole scappate
Arianna Papini
Edizioni Coccole e Caccole
11.90 euro

mercoledì 22 maggio 2013

Libri... variazioni sul tema... Scarabeo fai da te!

Oggi pomeriggio, all'oratorio LABORATORIO DEI SOGNI, abbiamo costuito lo scarabeo e ci abbiamo giocato.
Due le ore a nostra disposizione e, mentre la settimana scorsa la variazione sul tema "libri" è stata quella con la costruzione dei segnalibri, per oggi abbiamo "variato" usando le parole che, infondo, sono l'elemento essenziale dei libri. Senza parole niente libri! E allora, perchè non giocare un po' con loro?
Il materiale di partenza sono stati tappi di plastica, fogli di carta bianchi da cui ricavare dei cerchietti di poco più piccoli dei tappi, pennarelli colorati, colla seguendo anche le indicazioni di un'amica delle rete, che ringrazio per la dritta. Abbiamo usato un colore per ogni lettera in modo da dare un po' di vivacità alle nostre lettere: sono stati i bambini a chiedere di poter usare un colore diverso per ogni lettera... perchè no?
A casa, nel preparare il materiale, avevo pensato di stampare le lettere al computer chiedendo loro solo di ritagliare i cerchietti con dentro le letterine ed incollarli sui tappi ma poi mi sono detta che lo spirito del laboratorio era anche quello di realizzare qualche cosa con le nostre mani per cui ho ridotto l'uso del pc alla sola stampa dei due scarabei previsti dal regolamento. Per il resto, scrittura a mano. 
I bimbi, a dire il vero, dopo l'entusiasmo iniziale hanno un po' allentato la presa soprattutto vedendo che ci voleva un po' di tempo e di paziena nel ritagliare cerchietti, disegnare le lettere e incollare il tutto sui tappi ma io non mi sono lasciata abbattere ed ho continuato il lavoro. Ogni tanto qualcuno tornava a fare qualcosina per poi allontanarsi di nuovo ma... niente paura...

Alcuni di loro mi hanno aiutata, altri solo per un po' ma... magia delle magie... quando stavo per finire - grazie anche all'aiuto di un'altra mamma sopraggiunta nel frattempo - si sono tutti riavvicinati per iniziare a giovacare con il nostro coloratissimo Scarabeo del Laboratorio dei Sogni. Carino....
Il risultato mi è proprio piaciuto (e credo che sia piaciuto anche ai miei piccoli aiutanti) così come mi sono divertita a giocare con loro e a vederli tutti concentrati nello scegliere le loro paroline. Ovviamente lo abbiamo semplificato rispetto al gioco originale (che tanto mi piace!) e non abbiamo usato punteggi, nemmeno il tabellone con le caselle... Abbiamo improvvisato una partita sul tavolo dell'oratorio e credo che l'esperimento sia riuscito.
Nel realizzare le letterine ho seguito le indicazioni dello Scarabeo originale, preparanto tante lettere quante erano indicate nel regolamento, con due scarabei-jolly. 
Ho lasciato i tappi-lettere in un sacchetto in dotazione a chi frequenterà il Laboratorio dei sogni anche in mia assenza e spero che ne facciano buon uso.
Ed ora... tutti a giocare!!!
Che dite? Non è un buon risultato e un modo divertente di giocare con le parole?

venerdì 17 maggio 2013

Ninfa Plebea (D. Rea) - Venerdì del libro

Ninfa Plebea è un libro che ho letto aderendo ad una iniziativa proposta nel mio comune, quella dei Libri SEMpre in giro: libri di proprietà di lettori privati che vengono inseriti in uno scaffale virtuale dal quale si può attingere per avere dei prestiti, a potenziamento dei prestiti che si possono avere dalla biblioteca.
Avevo voglia di leggere un autore italiano e la scelta è caduta su Domenico Rea. L'autore racconta le vicende di Miluzza, una ragazzina nata "in un pozzo sporco e buio" e vissuta nella Nofi della seconda guerra mondiale. La ragazzina è lo specchio di un'epoca, di una terra che viene raccontata con dovizia di particolari anche nelle situazioni più torbide ma senza mai scadere nel volgare, senza eccessi. Tutto avviene con estrema naturalità nel mondo attorno a Miluzza così come in lei: quella ragazzina che inizia a conoscere la sua femminilità, i piaceri legati alle esperienze sessuali in modo naturale, come se fosse "roba d'ogni giorno" matura in fretta anche per via di una vita che non è stata poi così clemente con lei.
Tra un'amicizia che si estrinseca, a volte, in atteggiamenti un po' ambigui e la vita di ogni giorno "per tirare avanti", Miluzza arriva alla svolta che la porterà a conquistare quella normalità e quella serenità cui ogni ragazza ambisce. Conosce Pietro, un soldato che scappa dalla guerra, e per lei la vita cambia.
Nel restituire il libro, dopo averlo letto, ho lasciato un appunto sulla scheda che lo accompagna: "Un racconto sanguigno, di quelli che non badano a sottigliezze nel descrivere ambienti che trasudano vita da ogni angolo. La fotografia di un'epoca, una storia come tante, laddove "...tale madre, tale figlia" è l'assunto di fondo".
Questo il primo pensiero che mi è venuto in mente dopo aver terminato la lettura di un libro in cui l'autore traccia i contorni della società di Nofi con toni piuttosto decisi, tanto da permettere all'immaginazione del lettore di ritrovarsi proprio in quelle case, di sentire quegli odori corporali, di ascoltare quelle voci gracchianti delle donne del mercato.
E' un libro che si legge in fretta e che non si dimentica. Questa è l'impressione che ho avuto. 
Qualcuna delle amiche del Venerdì del libro - a cui partecipo anche oggi - l'ha letto? 
Aggiungo questo libro alla lista delle letture di autori italiani con cui sto partecipando a "Io leggo italiano".