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lunedì 3 agosto 2026

Figli per i Bastardi di Pizzofalcone (M. De Giovanni)

 

Questa volta condivido i miei pensieri iniziando da qualcosa che ha un po’ stonato in un volume che, come al solito, mi ha catturata.

Ed è qualcosa che ha che fare con il personaggio che, secondo me, in questo ultimo volume dei Bastardi di Pizzofalcone è riuscito meglio: una bambina. Non una bambina qualunque ma la figlia di Elsa. Quella bambina che viene descritta secondo me in modo contrastante: molto intelligente, un piccolo genio dalla mente acuta e piuttosto intraprendente che, però, viene apostrofata spesso come “una bambina così piccola”, come la chiama suo padre oppure con altri vezzeggiativi che la declinano come una bimba più piccola della quattordicenne che è. Fa la terza media. E le ragazzine di oggi, a quell’età, sono delle piccole ragazze a cui poco si addicono vezzeggiativi di quel tipo.

Alla luce, poi, delle macchinazioni che mette in atto, tutto depone contro l’uso di aggettivi che tendono a renderla come un batuffolo ancora lontano dall’adolescenza.

Detto questo, e ribadito che Vittoria, la bambina appunto, secondo me è il personaggio meglio riuscito, De Giovanni non stupisce per originalità circa la struttura del volume proposto sempre alternando le vicende personali dei protagonisti con una voce fuori campo del colpevole che riflette a voce alta (coinvolgendo anche il lettore, ovviamente) e le indagini del caso che, stavolta, ha a che fare con la morte di un uomo rispetto al quale sembra non si riesca a trovare niente di niente che possa portare ad un colpevole. Perché è vero che l’uomo è stato investito, ma tutto pare lontano mille miglia da un incidente stradale, seppur mortale.

Ancora una volta su Pizzofalcone pesano i pregiudizi di chi non dimentica la storia di coloro che vi operano e, ancora una volta, De Giovanni mette in condizione il lettore che iniziasse a leggere da questo volume di non perdersi più di tanto. Cosa che, per chi come me ha letto tutti i precedenti volumi, inizia a diventare un po’ ripetitivo. Se, però, si guarda al lato positivo di questa cosa, si riesce ad approfittare di informazioni che rinfrescano la memoria anche del lettore più attento.

Sul fronte delle indagini si arriva io non avevo immaginato, stavolta, dove si volesse andare a parare. E, lo ammetto, più che le indagini sono rimasta incollata ad alcune vicende personali dei protagonisti che mi sono sembrate molto interessanti. In particolare, per quel che riguarda Alex e la sua compagna oltre che la sua famiglia, Romano e la sua storia d’amore tormentata ma anche Pisanelli e il suo ospite sgradito. Ammesso che sia davvero così.

Non tanto il caso, che alla fine viene chiuso e archiviato, ma i risvolti delle storie personali lasciano intendere che non finisce qui. La storia dei Bastardi, intendo. Aspetterò!

*

Figli per i Bastardi di Pizzofalcone

Maurizio De Giovanni

Pag. 222

Einaudi Editore


sabato 1 agosto 2026

Pioggia per i Bastardi di Pizzofalcone (M. De Giovanni)

Tornano i personaggi che tanto ho amato. Che De Giovanni mi ha insegnato ad amare. Tornano con le loro storie, le loro fragilità, le loro debolezze ma anche con la loro abilità nel fare squadra e nel dimostrare a tutti – perché pare che ce ne sia ancora bisogno – che i Bastardi di Pizzofalcone sono i migliori nel loro lavoro.

De Giovanni apre, come oramai di consueto, questa nuova avventura facendo il punto – anche se non in modo approfondito – sulle vite dei vari personaggi in modo tale che chi iniziasse qui la serie non possa sentirsi del tutto smarrito. Ma io, l’ho detto molte volte e lo ripeto, consiglio di iniziare la serie in ordine, dal primo volume, come ogni serie che si rispetti. Perché se è vero come è vero che le indagini non sono mai lasciate in sospeso da un volume all’altro, è anche vero che le vicende personali vanno comprese nel giusto ordine per conoscere (e affezionarsi, come nel mio caso) ai vari personaggi.

La prima cosa che ho notato, stavolta, è che Lojacono resta in secondo piano rispetto al vicequestore Luigi Palma. A dire il vero, per rispettare la gerarchia, è giusto così. Ma nei volumi precedenti ho notato maggiore protagonismo da parte sua rispetto a Palma che, però, ha tutto il titolo di trovarsi nella posizione cui sta.

Prima di scendere nei dettagli, però, va detto che avendo visto la serie tv, ad accompagnarmi nella lettura sono stati anche i volti dei vari personaggi che vengono citati e che ho imparato a riconoscere non solo per le caratteristiche delle loro vite ma anche per il loro fisico, la loro voce.

Detto questo, Leonida Brancato è la vittima di turno. Un avvocato in pensione, malato, sulle soglie della morte per malattia viene ucciso in casa sua. Le indagini sembrano proseguire in modo concentrico attorno ad un costante nulla di fatto e questo non depone certo a favore dei Bastardi che, ancora una volta, hanno tutti gli occhi puntati addosso ed il fiato sul collo di chi vorrebbe privarli di un’indagine così importante per sancire definitivamente il loro fallimento.

Alla narrazione legata alle vicende che hanno segnato la vita della vittima si somma quella delle vicende personali che consegnano un rapporto sempre più difficile tra Ottavia e suo marito, un Lojacono sempre più preoccupato per sua figlia Marinella che sembra essere alle prese con una profonda ed inspiegabile crisi, di Alex che fa i conti con fragili equilibri familiari e così via discorrendo. Dettagli di vite che ho continuato a seguire con piacere ed anche con una certa preoccupazione, in alcuni casi.

Quanto al caso, senza nulla svelare, devo ammettere che ad un certo punto mi è sembrato di capire in quali contesti si sarebbe dovuta indirizzare l’indagine ma poi ho lasciato correre per poi rendermi conto che non ero così lontana dalla verità.

De Giovanni mi cattura ogni volta. Il suo stile mi piace. Il suo modo di intrecciare pensieri e ricordi, presente e passato, situazioni e speranze mi piace.

Leggerò anche il prossimo.

*

Pioggia per i bastardi di Pizzofalcone

Maurizio De Giovanni

Pag. 233

Einaudi editore

martedì 17 gennaio 2023

Angeli per i Bastardi di Pizzofalcone (M. De Giovanni)

 

Sono affezionata allo stile di De Giovanni e ai suoi personaggi. 

Le serie che propone, poi, sono sempre molto piacevoli da leggere (nei limiti in cui possano essere piacevoli omicidi e morti di vario tipo, ma questo è un altro discorso) e ogni volta che termino un'avventura ne vorrei avere a disposizione subito un'altra.

Mi è capitato anche stavolta, dopo aver letto l'ultimo della serie dei Bastardi di Pizzofalcone anche se, non posso negarlo, ho notato un po' di stanca... o meglio, di solito all'indagine principale si sommano le vicende personali dei protagonisti o dei personaggi secondari (che, comunque, in storie così articolate finiscono di diventare co-protagonisti per forza di cose) e stavolta ho notato un po' di lentezza sia nel caso dietro al quale si indaga che dal punto di vista delle storie di ognuno.

Ma ci può stare, soprattutto su una lunga serie, con personaggi che si fanno conoscere piano piano e che restano comunque legati ad una trama di fondo che è quella della squadra, in questo caso... una cosa che mi ha un po' innervosita è il fatto che ancora si metta in discussione la sua sopravvivenza. Della squadra, intendo. Si ha continuamente la sensazione che escano fuori, di tanto in tanto, nuovi motivi per dire definitivamente basta alla storia di quel chiacchierato Commissariato di Polizia come se non si riuscisse mai, davvero, a redimerne i membri. Oramai la storia dei Bastardi, quelli veri con la b minuscola, è archiviata (o almeno dovrebbe esserlo) e continuare a tenere in bilico il commissariato mi è sembrato voler tirare per le lunghe una situazione che dovrebbe essere - dopo tante avventure in serie - chiusa. Invece no. E si torna ancora ad avere il fiato sul collo di chi vorrebbe (ma a quanto pare non può) scrivere CHIUSO sul portone di quel commissariato.

Posta tale premessa, l'indagine ha a che fare con il ritrovamento del cadavere di un uomo nella sua officina. Un'officina ordinata, precisa, pulita e che nemmeno sembra il posto in cui si aggiustano automobili con grasso sulle mani, viti e accessori in giro. Se nell'officina appare tutto troppo in ordine - compresa la chiave inglese sporca di sangue che ha colpito l'uomo e che è stata rimessa in bellavista al suo posto - i pensieri della squadra non sono affatto in ordine. Nessun nemico, nessun problema in capo a quell'uomo che a quanto pare tutti stimavano, soprattutto nel giro degli amanti delle macchine d'epoca e di un certo valore. "Aveva le mani d'oro". Aveva... perchè ora sarà difficile trovare qualcuno abile quanto lui a prendersi cura delle bambine.

Indagini serrate, come sempre, ma ammetto che fin da subito c'è l'atteggiamento di una persona che gravita attorno alla figura della vittima che mi ha fatto pensare... un figura assente ma che dovrebbe essere presente e che mi è sembrato strano che non venisse presa affatto in considerazione da Lojacono e dai suoi. 

Finale che non sorprende più di tanto ma che lascia comunque tanta amarezza addosso.

Sul fronte personale emerge, su tutte, la figura di Vicky: la figlia di Elsa Martini che mi sembra davvero un peperino. Una ragazzina in gamba, che sa il fatto suo ma che porta dentro una grande fragilità legata all'assenza di quel padre che per tanto tempo è stato all'oscuro della sua esistenza.

Novità anche per Laura Piras così come per l'agente Romano che si trova a vivere una situazione più difficile del previsto. E Lojacono? Novità in vista anche per lui? Chissà... probabilmente servirà un altro libro per scoprirlo.

Sono dodici i volumi della serie, fino ad ora. Se mi hanno stancato? Bhè... no. Magari non tutti hanno tenuto lo stesso ritmo ma io un'altra storia dei Bastardi la leggerei volentieri.
***
Angeli per i Bastardi di Pizzofalcone

Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
pag. 304
18.50 euro copertina flessibile, 9,99 Kindle

martedì 13 settembre 2022

Fiori per i Bastardi di Pizzofalcone (M. De Giovanni)

  

Cosa può raccontare un fiore? Tanto... oppure niente. 

Dipende da chi lo ha tra le mani o davanti agli occhi, dalla sua sensibilità (più o meno spiccata), dal suo spirito d'osservazione e dal suo cuore. Eh sì, perché ogni fiore parla al cuore delle persone, che lo si voglia o no. Non sono sempre messaggi positivi, a dire il vero. E la chiave di lettura può anche essere soggettiva, a volte, quando si legge ciò che si vorrebbe che fosse. Ma hanno sempre qualcosa da dire, i fiori, anche quando sono a terra, calpestati e impregnati del sangue di un uomo che a loro tanto teneva me che proprio in mezzo a loro è stato ucciso.

Questo è il caso che arriva sul tavolo di Lojacono e dei suoi in un giorno di primavera quando tutto si potrebbe immaginare tranne che un uomo, anziano e mite per sentire comune, viene trovato ucciso barbaramente nel suo negozio di fiori.

Indagando attorno a tale delitto la squadra riscatterà ancora una volta - non che ce ne fosse bisogno, ormai, ma la spada di Damocle della vergogna per i trascorsi di colleghi scorretti e corrotti sembra pendere costantemente sulle teste di tutti - l'immagine di un gruppo di persone che sanno lavorare in squadra e lo fanno mettendo sul piatto ognuno le proprie capacità e sensibilità.

Accanto all'indagine ancora una volta ruotano esistenze: quella della vittima, ovviamente, ma anche quella di ognuno di coloro che stanno indagando e che, in un modo o nell'altro, si trovano a fare i conti con il proprio presente, con il proprio passato o con quel futuro che vedono così lontano e sfocato.

Bellissima la figura più giovane: una ragazzina tutta da scoprire, che sembra più matura di dieci donne messe insieme e che è capace di fare ragionamenti che mettono in difficoltà un adulto (o forse più di uno). Un personaggio marginale che spicca notevolmente tra le pagine per concretezza, per praticità e per sensibilità. Un personaggio al quale mi sarebbe piaciuto che fosse riservato più spazio dall'autore che, magari, realizzerà questo mio desiderio in futuro, chissà, visto che qualche discorso importante resta aperto proprio attorno alla sua figura di ragazzina.

Le storie degli altri - Alex, Ottavia, Marco e tutti gli altri - permettono di aggiungere tasselli all'idea che ci si è fatta nei volumi precedenti di ognuno di loro ed è proprio questo che mi tiene appiccicata alle pagine: la voglia di capire cosa succederà in merito al caso, ma non solo.

Lo stile di De Giovanni non mi è affatto nuovo visto che credo di poter dire di aver letto quasi tutto di suo. Dico quasi perché, ad esempio, arrivata a questo punto della storia mi manca il seguito che cercherò senza ombra di dubbio.

Consigliato a chi, però, legga la serie con ordine perché se è vero che ogni caso è un caso a se stante è anche vero che ci sono storie che vanno conosciute piano piano, mettendo insieme i pezzi che vengono svelati da un libro all'altro, con ordine. Altrimenti si potrebbe apprezzare lo stile di scrittura, la struttura narrativa, il caso in quanto tale ma si farebbe sicuramente fatica ad apprezzare anche le singole storie che maturano nel tempo tra le mura di quella stanza che somiglia più ad un bunker che alla sede operativa di un manipolo di difensori della legge.

***
Fiori per i Bastardi di Pizzofalcone
Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
272 pagine
18.50 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

mercoledì 15 giugno 2022

Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone (M. De Giovanni)

 

Oramai l'appellativo bastardi non ferisce più. Non infama come accaduto in passato.

Non ferisce i protagonisti e nemmeno il lettore che, arrivato a questo punto della serie di De Giovanni, conosce i vari personaggi come se fossero degli amici, dei parenti...

Quello di Bastardi è diventato un appellativo che accresce le qualità di un gruppo, non ha più un'accezione negativa anche se quell'aurea di fallimento che gravitava attorno a Lojacono e ai suoi, per lungo tempo, ha fatto fatica a dissolversi. Oramai i Bastardi sono tali ma non certo perché falliti, come qualcuno vorrebbe. I Bastardi sono una squadra ben affiatata, in sintonia anche quando le cose paiono mettersi male, anche quando qualche ingranaggio sembra scricchiolare. Anche quando qualcuno insinua che ci sia ancora qualche mela marcia in quel commissariato che avrebbe dovuto essere soppresso tempo fa ma che, piano piano, non solo ha risollevato la testa ma si è fregiato di importanti successi.

Stavolta i Bastardi hanno a che fare con la morte di una giovane donna che, lo si scopre presto, è promessa al figlio di un boss della malavita. Ecco che scatta l'allarme antimafia, dunque, perché di sicuro si è trattato un omicidio legato agli ambienti frequentati da quel ragazzo che, invece, non ha nulla a che fare con suo padre, il boss vero. 

Se da una parte si indaga sul ritrovamento del cadavere nudo di una giovane donna in una grotta con, a poca distanza sul pelo dell'acqua, il vestito da sposa che avrebbe dovuto indossare l'indomani, dall'altra le antenne restano ben dritte sul mondo della mafia che non può non essere responsabile quando accade qualche cosa di questo tipo.

La penna di De Giovanni indaga nell'animo umano ed emoziona al di là del caso di omicidio.

Questa volta, però, ho trovato una nota stonata. Pochi i personaggi che entrano in scena e tra i quali trovare un colpevole. Poche le piste da seguire se non quella obbligata della malavita. Tutto troppo bello e troppo rosa per essere vero. Così come mi è sembrato troppo semplice arrivare a fare chiarezza su una situazione che sembrava avvitarsi sempre più su se stessa.  

Anche la svolta... arriva improvvisamente e non sono riuscita a seguire l'intuizione (mio limite, probabilmente) che ha portato in una direzione differente da quella inizialmente intrapresa. 

Tutto ciò, però, non mi disturbato più di tanto perchè più del caso, lo ammetto, mi interessavano le vite dei protagonisti, di quei personaggi che ho imparato ad amare strada facendo e dei quali ho aggiunto, libro dopo libro, nuovi tasselli. Stavolta, poi, arriva qualcun altro ad attirare l'attenzione e resta aperto un discorso che, ne sono certa, sarà ripreso nel prossimo volume. L'abilità di De Giovanni, secondo il mio parere, sta nel fidelizzare il lettore anche quando le indagini lasciano un po' a desiderare. Oppure, può anche essere, il lettore fidelizzato è più indulgente... e non vede l'ora di andare avanti sempre e comunque, verso la fine di una serie che ama.

Non so dire se questo possa essere un difetto o un pregio. Io sono affezionata ai personaggi ed anche se indagassero su un ladro di merendine mi piacerebbe conoscerli sempre più a fondo. Chi, invece, punta più sui casi, allora magari potrebbe restare con un po' d'amaro in bocca.
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Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone
Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
296 pagine
13.50 copertina flessibile, 9.99 Kindle

domenica 10 marzo 2019

Maurizio De Giovanni - Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone - Incontri con l'autore

Ci sono incontri che vorresti non finissero mai. 
Quello con Maurizio De Giovanni rientra in questa  categoria. 
Sorridente, disponibile, pronto a guidare i presenti in un viaggio tra le pieghe dei suoi libri e non solo. De Giovanni ha ammaliato tutti coloro che lo hanno incontrato al Teatro Comunale di Porto San Giorgio parlando di Lojacono e non solo. Perchè, è vero, l'occasione era la presentazione di Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone, ma De Giovanni non è solo questo.  

Cos'è un libro per Maurizio De Giovanni?
Un libro è un viaggio. Ti deve portare via in breve tempo. Se così non è lo molli senza problemi. E' un'esperienza immersiva, non può distrarti sia nel leggerlo che nello scriverlo. 

Da dove arriva Vuoto?
Uno dei vantaggi di quando inizi a vendere più di 10/12 copie dei tuoi libri è il poter scegliere la copertina e il titolo. Vuoto nasce dal rimpianto e da alcune considerazioni: quanto conta il vuoto rispetto al pieno? Quanto conta ciò che è normale rispetto a ciò che non lo è? Il vuoto è il peso di un'assenza come nel caso della storia della professoressa che, nel libro, scompare. Nel momento in cui scompare quella donna diventa rilevante. E poi, a ben guardare, il vuoto non è realmente vuoto. E' pieno di pezzi rotti. 

Che rapporto hai con le storie che racconti?
Prendi i personaggi, stabilisci l'ambientazione, il motivo scatenante da cui ha avvio la storia e scrivi: spesso, però,  mentre prosegui nella scrittura, capitano cose che non ti aspettavi all'inizio. Questo è quello che capita spesso a me. Prendiamo, per esempio, i personaggi femminili. Io le donne non le ho mai capite: le racconto e le lascio andare... la loro storia si dipana così ed è per questo che funziona.

Donne. Ce ne sono diverse e molto emblematiche nei tuoi libri...
In Vuoto arriva Elsa. E' un personaggio che ha un segno diverso da Pisanelli (per chi non ha letto il libro, arriva a sostituirlo perchè lui è in ospedale). Volevo un personaggio che fosse il contrario di Pisanelli e l'ho trovato. Questa donna ha una storia da raccontare e lo farà nei prossimi romanzi. 
Poi c'è Ottavia: è un personaggio di rottura. La verità è che odia suo figlio. Avere un figlio autistico è una condanna per una donna. Ottavia incontra un uomo di cui si innamora ma una cosa è pensare di lasciare un marito che non si ama più, una cosa è solo immaginare di lasciare un figlio con tali difficoltà. Provo molta tenerezza per lei. Ha una lacerazione interiore profonda. 

Una figura che emerge in modo particolare, in questo tuo ultimo libro della serie, è Marco Aragona.
Aragona è un ragazzo che è perennemente contro tutti. Però è un figlio che non ha un padre pur avendolo.... e si avvicina sempre più a Pisanelli che è un padre con un figlio lontano. Sono due personaggi molto diversi ma che si avvicinano molto in questa storia. 
Mi intriga molto il pensiero di far perdere ad Aragona il posto in albergo, quello che gli paga il padre, e fargli chiedere ospitalità a casa di Pisanelli. Chissà che non possa capitare prima o poi...

Parliamo della trasposizione televisiva. Come hai vissuto questa cosa?
Onestamente ci tengo molto a che i libri e i film camminino su due filoni narrativi diversi. Ho voluto - e su questo ho pesato parecchio - dare una linea narrativa precisa alla serie Tv. Ci sono situazioni che sui libri mancano e non è un caso quanto, piuttosto, una precisa scelta.

Poi c'è Sara...
Sì, Sara è la protagonista di una nuova serie che tra poco vedrà venire alla luce la seconda puntata. Dopo Sara al tramonto, la mia Sara avrà un'altra avventura. Io Sara l'ho incontrata davvero. L'ho incontrata fisicamente ed è la prova di come, spesso, sono le storie che vengono da te e non il contrario. Stavo rientrando a casa all'una e mezza di notte, un sabato notte, ed ho visto al lato della strada un'auto parcheggiata con una donna al volante. Capelli bianchi ma una bella donna, non anziana... era Sara. La domenica mattina ho dovuto subito chiamare il mio editore perchè avevo in mente la sua storia, una storia che nella mia mente avevo scritto durante la notte.

Chi è questa donna?
Sara non è una poliziotta. E' una giustiziera.
E' un'esperta di linguaggio non verbale, è un'osservatrice, legge il labiale. E' un personaggio strano e particolare. Ho scritto la sua storia senza essere molto convinto che andasse bene: mi sono affacciato per vedere cosa succedeva ed ho visto che è venuto fuori un romanzo di grande potenza. 

E che ci dici di Ricciardi?
Il prossimo libro sarà l'ultimo della serie. Quando un autore scrive la storia di un romanzo non sa quanto durerà. Nella maggior parte dei romanzi i personaggi non cambiano. Ma se si fa una scelta diversa, ed i personaggi li si fa cambiare con il tempo, con le esperienze... bhè, allora ad un certo punto la storia deve finire. Ricciardi è un personaggio molto amato e mi piace l'idea di concludere la sua storia nel momento in cui i lettori lo amano. 
Per il momento ho in mente di chiudere la serie. 
Forse proporrò una raccolta di racconti su Bambinella, questo sì, posso dirlo. 

Nelle tue storie compare una Napoli, la tua città, nei confronti della quale, però, sei impietoso...  
Ho gli occhi per vedere e devo fatalmente raccontare quello che vedo. 
Racconto, per amore, i drammi della mia città.