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venerdì 29 marzo 2024

Tutti i particolari in cronaca (A. Manzini)

 

 

I giornalisti nei libri mi incuriosiscono da sempre. Perché, da giornalista, sono mossa da una sana simpatia nei loro confronti ed anche dalla voglia di pensare di trovarmi coinvolta in prima persona nelle avventure narrate. 

Per questo l'ultimo personaggio nato dalla penna di Antonio Manzini è entrato subito nelle mie corde e non ho voluto essere troppo severa nei suoi confronti. Gli ho perdonato qualche ingenuità di troppo e l'ho fatto con piacere. 

Walter Andretti, questo il nome del protagonista, mi ha anche intenerita. Non è facile passare dalla cronaca sportiva alla nera. Lo so molto bene. La cronaca nera è molto particolare da seguire e quel suo essere spaesato davanti a situazioni per lui nuove mi ha intenerita.

Io so cosa vuol dire essere catapultato in un mondo che non ti appartiene e, soprattutto agli inizi, non capire bene le dinamiche di quel mondo.

So cosa vuol dire avere addosso la pressione della redazione che chiede notizie in anteprima per conquistare qualche copia in più in fatto di vendite. So quanto sia difficile avvicinare fonti in certi ambienti. Lo so, per questo ho guardato Walter con occhi comprensivi.

Nel suo primo caso di cronaca nera si trova ad avere a che fare con una morte che lo porterà ad indagare e ad entrare nelle pieghe di quel mistero più di quanto avrebbe voluto. Quando, poi, i cadaveri diventano tre la situazione si complica e le indagini che mette in campo per dare corso al suo compito di cronista iniziano ad andare ben oltre le indagini delle stesse forze dell'ordine. Nelle more delle sue indagini parallele Walter incontra Carlo Cappai, figura chiave nella storia, uomo tranquillo che serba, però, un grande segreto e che cova, da anni oramai, un'inquietudine che lo porterà ad irrompere in maniera piuttosto decisa in quelle indagini che da più parti si stanno portando avanti.

Quello messo su carta da Manzini è un giallo che invita a riflettere sui meccanismi della giustizia italiana e sul concetto di giustizia a più ampio raggio. Molto interessante la figura di Cappai, i conflitti che si porta dietro e l'avversione verso un modo di fare che è stato messo in campo da qualcuno a lui molto vicino. 

Un giallo che non mi è dispiaciuto affatto e che non ho voluto mettere a confronto con precedenti storie (e protagonisti) che Manzini ha messo sul piatto nel tempo. 

L'ho letto in pochi giorni. So di essere un po' di parte ma non mi è dispiaciuto affatto. Non eccessivamente cervellotico, l'ho anche consigliato a mia figlia che non si è mai avvicinata a questo genere e che secondo me, invece, potrebbe apprezzare.
***
Tutti i particolari in cronaca
Antonio Manzini
Mondadori editore
304 pagine
17.50 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle

domenica 15 gennaio 2023

Le ossa parlano (A. Manzini)

Doloso. L'ultimo libro della serie che ha per protagonista Rocco Schiavone è doloroso. 

Non che gli altri non lo siano stati - anzi, ce ne sono alcuni che mi sono rimasti nel cuore - ma in questo caso si ha a che fare con il cadavere di un bambino (ossa... per la precisione) e la storia che emerge dalle indagini è molto dolorosa.

Vengono ritrovate nel bosco le ossa di  Mirko Sensini: un bambino che venne visto seduto su un muretto davanti alla sua scuola di Ivrea dopo le lezioni per poi sparire nel nulla. Il suo nome è tra i tanti bambini dispersi negli anni nella zona e non solo ma emergono elementi precisi che non lasciano dubbi sulla sua identità.

Caso delicato, molto delicato. Delitto che inquieta ma provoca anche molta rabbia in tutti coloro che si trovano ad indagare oltre che nella famiglia toccata da un lutto così profondo. 

Aleggia nell'aria, in modo nemmeno tanto celato, l'interrogativo "...ma chi può fare questo ad un bambino?" e si cerca la risposta nei vari ambienti frequentati dalla giovane vittima.

Anche stavolta accanto alle indagini in quanto tali Manzini offre un convincente spaccato sulla personalità dei personaggi a cui il lettore si è oramai affezionato. A lui su tutti: quel Rocco Schiavone che appare sempre così rude agli occhi degli altri ma che continua a portare con dignità i segni che situazioni dolorose gli hanno lasciato addosso.

A dire il vero non si hanno grossi sviluppi dal punto di vista personale ne' del protagonista ne' degli altri personaggi ma restano ancora dei sospesi che secondo il mio parere vanno chiusi definitivamente (forse in un prossimo libro?).

Le indagini sembrano ruotare su loro stesse anche piuttosto a lungo per arrivare poi ad un finale che stupisce ma solo in parte. Stupisce e fa arrabbiare. Non potrebbe essere altrimenti visto che si ha a che fare con un omicida ma ... come sempre avviene quando a compiere gesti di questo tipo sono coloro che dovrebbero avere un ruolo uguale e contrario a quello che realmente hanno, la rabbia è all'ennesima potenza.

Quanto ai personaggi secondari, assume un ruolo di sempre maggior rilievo Michela Gambino della scientifica e al di là delle vicende personali di Italo Pierron, sempre più preso dal gioco d'azzardo, altro degno di nota non avviene se non la nascita dei cuccioli di Lupa.

In ogni caso, la lettura è piacevole, lo stile di Manzini non delude anche se ci si chiede, arrivati all'episodio n. 18 delle vicende di Rocco Schiavone, quanto ancora abbia da dire, da raccontare, da vivere assieme ai lettori.
Io, personalmente, vorrei che la sua storia continuasse con qualche evoluzione, però. Altrimenti sarà necessario puntare più sui casi che non sulle vicende personali del vicequestore e della sua squadra.
***
Le ossa parlano
Antonio Manzini
Sellerio Editore
416 pagine
15.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

sabato 22 ottobre 2022

Ah l'amore l'amore (A. Manzini)

 

Mi è mancato, Rocco Schiavone. 

Quel suo modo di accusare il colpo ogni volta che risolve un caso, le canne fumate sulle scale, i discorsi a senso unico con la sua Marina che ormai l'ha lasciato da un po'. E mi sono mancati anche tutti gli altri della Squadra dai più dinamici ai più imbambolati perché, si sa, in una squadra ci può stare di tutto. Infine, mi è mancato il gioco di squadra che Schiavone è in grado di mettere in atto ogni volta.

Lo avevo lasciato su un letto d'ospedale con una pallottola in corpo. Lo ritrovo con un rene in meno ma vivo, sempre su quel letto d'ospedale, raggiunto dalla notizia della morte di un uomo piuttosto facoltoso durante un'operazione chirurgica. Un errore umano, così dicono, dello staff del dottore che aveva i ferri tra le mani: uno scambio di sacca con sangue non compatibile a quello dal paziente. Errore umano, inchiesta medica all'orizzonte, colpe alla malasanità. 

Ma qualche cosa non torna e Rocco Schiavone inizia a sentire puzza di bruciato tanto da iniziare ad indagare dall'interno anche se, formalmente, indagini in corso non ce ne sono perché il caso è in chiuso con un frettoloso errore medico.  

L'indagine è piuttosto sui generis ma parlando di quel Rocco Schiavone non mi meraviglia più di tanto. Tenace, pronto a mettersi in gioco quando è convinto che giustizia non sia stata fatta, abbiamo per le mani indagini che gravitano attorno all'ambiente medico ma che fanno portano lontano.

Ad arricchire l'indagine, che in alcuni non è poi così dinamica ma rischia di accartocciarsi su se stessa - ci sono le vicende personali della squadra. Antonio che si deve districare in una situazione sentimentale piuttosto intricata, ha un ampio spazio in questa storia e, onestamente, il modo in cui la vicenda per lui si evolve mi è anche sembrata un po' troppo frettolosa ed anche eccessivamente "a buon mercato". Tra i personaggi secondari è quello che cattura maggiormente l'attenzione del lettore.

E poi c'è anche la svolta finale sulla pistola che ha sparato il colpo che è costato un rene a Rocco. Anche se arriva sul finale, è una notizia tutt'altro che indolore per Rocco e per la squadra. 

Lettura piacevole anche se la storia mi è sembrata un po' convalescente, come il protagonista appena operato. Ma mi sta bene così. Non sarebbe stata credibile maggiore azione con Rocco in quelle condizioni.
***
Ah l'amore l'amore
Antonio Manzini
335 pagine
Sellerio Editore
15.00 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

mercoledì 6 ottobre 2021

Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (A. Manzini)

 

Io non amo i racconti e solitamente li evito. 

Mi piacciono le storie più strutturate, più approfondite e spesso i racconti mi lasciano addosso una sensazione di velocità, di sospeso.

Con Rocco Schiavone, alle prese con le sue cinque indagini precedenti al trasferimento in quel di Aosta (noto a tutti coloro che conoscono il personaggio) questa sensazione è stata un po' attutita dal fatto che, comunque, avessi familiarità con il protagonista avendo letto le altre sue avventure per cui tutto sommato mi sono adattata alla lettura.

Posto che i Sellerio mi piacciono come volumi da tenere tra le mani, da sfogliare e tenere comodamente in borsa per occupare ogni momento libero, in questo caso ho trovato cinque racconti pubblicati prima delle vicende che caratterizzano il Rocco Schiavone che Manzini ha presentato al pubblico. 

Che Rocco avesse una condotta un po' particolare chi conosce le sue avventure lo sa già.

Che è stato trasferito per punizione, anche questo chi lo conosce lo sa già. 

Che abbia delle abitudini molto particolari, ai limiti della legge (se non oltre tali limiti) assieme ai suoi amici di sempre, pure si sa.

Quello che non si sa è come ha vissuto il periodo precedente a quel fatidico trasferimento e come affrontasse, all'epoca, i vari casi che gli arrivavano tra le mani. Questo è quanto viene proposto nella raccolta di racconti delle cinque indagini di quando Rocco Schiavone lavorava nella Capitale.

Ne L'accattone Rocco è alle prese con la morte violenta di un uomo anziano che per campare accattava cibo e avanzi ai margini del mercato cittadino (dove è stato trovato cadavere) facendo concorrenza ad altri coetanei nella stessa condizione. A chi può aver pestato i piedi un uomo come lui?

Cambia il periodo ne Le ferie d'agosto quando un'auto piomba nel messo della filiale della Banca di Piazzale Anco Marzio di Ostia ferendo il cassiere e un paio di clienti che si stavano servendo agli sportelli. Niente è come sembra e l'arguzia, lo spirito d'osservazione di Schiavone porteranno a galla delle verità che esulano dalla rapina pura e semplice.

Arriviamo alla vigilia di Natale con Buon Natale, Rocco, quando due persone anziane vengono rinvenute prive di vita nel proprio appartamento. Anche nella triste storia dei coniugi Moresi emergono circostanze che portano a galla questioni di soldi ben diverse da quelle che inizialmente si vorrebbero far credere.

Ne La ruzzica de li porci, titolo che più degli altri rende l'ambientazione romana, ci si sposta in un locale mondano nel quartiere Testaccio di Roma. Perché quel cadavere si trova proprio in quel punto? Cosa può aver scatenato la ferocia della mano assassina?

L'ultimo racconto è quello che, secondo me, esula dalle caratteristiche di tutti gli altri. Il caso che alla fine Schiavone si trova per le mani, volente o nolente, non ha niente a che fare con i casi più canonici che lo vedono indagare su cadaveri e violenze varie. Questa volta ha a che fare con una violenza differente e la vicenda si svolge anche in un momento particolare della sua vita, proprio alla vigilia del fatidico trasferimento.

In tutti i racconti viene proposto il filo conduttore dei pensieri che non abbandonano mai Schiavone: il dialogo immaginario con la sua Marina è sempre struggente, soprattutto per chi avesse letto 7/7/2007 che è il libro più doloroso e straziante della serie proposta da Manzini al suo pubblico.

Complessivamente Schiavone non delude, il suo acume è sempre presente così come il suo essere un personaggio dalle caratteristiche contrastanti. La lettura, però, è scivolata via con più lentezza di quanto non sarebbe avvenuto se avessi avuto tra le mani cinque libri piuttosto che cinque racconti. La consapevolezza che le varie avventure sarebbero, per forza di cose, finite in fretta mi ha influenzata nel ritmo di lettura tanto che ho alternato un altro libro a questo per potermelo godere più a lungo.

Sono strana, lo so. Ma tant'è!
***
Cinque indagini romane per Rocco Schiavone
Antonio Manzini
Sellerio Editore Palermo
248 pagine
14.00 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

domenica 14 febbraio 2021

Gli ultimi giorni di quiete (A. Manzini)

Non riesco a decifrare la sensazione che mi è rimasta addosso, chiusa l'ultima pagina del libro di Antonio Manzini, Gli ultimi giorni di quiete.

Amarezza. Credo che si tratti di amarezza. 

Ed un profondo senso di impotenza, di perdita, di sconfitta. Ed anche tristezza.

Quando avvengono eventi tragici che sconvolgono le esistenze, la sofferenza è palpabile da più parti. O, almeno, è vissuta da più parti anche se qualcuno riesce a mascherarlo più di altri.

Così, mentre Nora e Pasquale si trovano a fare i conti - in modo ancora molto vivido anche dopo cinque anni dall'accaduto - con la morte del figlio Corrado, anche colui che ha provocato tale morte si porta addosso un peso che nessun carcere può cancellare. Pietro ha pagato la sua colpa, per la giustizia italiana ha saldato il suo debito a soli cinque anni dall'accaduto o poco più, ma Nora e Pasquale vivono questa situazione come un dramma nel dramma e fanno fatica a convivere con il loro dolore, oggi più che mai.

Manzini mette su carta un dolore profondo, autentico, inconsolabile: quello di due  genitori che dall'accaduto hanno perso ogni motivo per vivere. Sono andati avanti in silenzio per cinque anni, quasi ignorandosi ed ignorando i loro sentimenti fino a che Nora, per uno strano scherzo del destino, non incontra Pietro. 

Pietro ha pagato il suo debito davanti alla giustizia, è vero, ma la legge è fredda, distaccata, oggettiva, non tiene conto dei sentimenti, non può essere emotiva. Ecco, dunque, che si apre una voragine ai piedi di quei due genitori che cadono sempre più verso il basso mentre Pietro, all'inizio, è ignaro di tutto. Ha cercato di rifarsi una vita, di riscattare quell'esistenza macchiata da un grande sbaglio. Uno sbaglio per il quale, però, ha pagato.

Ma Pietro ha diritto a vivere la sua vita mentre Corrado se l'è vista strappare via proprio dalle sue mani? E' questo l'interrogativo che porta Nora e Corrado sempre più verso il fondo. 

Quello che si consuma sotto gli occhi del lettore è un vero e proprio dramma di quelle esistenze che non riescono ad avere pace. Sono persone sole, fondamentalmente sole. Perché davanti al dolore si è sempre soli anche quando si ha tanta gente attorno. E questa solitudine porta ognuno a fare delle scelte che segneranno la rispettiva vita.

Quello che si incontra in questo libro è un Manzini diverso dagli altri, da quello che i suoi lettori più fedeli hanno imparato a conoscere con i precedenti libri. E' un Manzini che indaga ed invita il lettore ad indagare nell'animo umano facendolo entrare nella testa dei personaggi, rendendolo partecipe dei loro pensieri oltre che dei loro dialoghi e delle loro azioni. 

A ben guardare, quella narrata è una storia di persone normali come ce ne possono essere tante: un giovane che si macchia di un delitto (è successo... anche se lui non voleva la morte di quel ragazzo) e che paga la sua colpa, un giovane che rivendica il suo diritto a continuare a vivere ma anche due genitori che non riescono a scendere a compromessi con la loro perdita, con il loro immenso dolore. 

Un libro che mi ha tenuta attaccata alle pagine, è una lettura che consiglio senza riserve, è un libro autoconclusivo che non ha nulla a che fare con altri scritti da Manzini ed è vortice di sensazioni che non possono lasciare il lettore indifferente.

Ho anche ritrovato una terra che conosco, luoghi a me familiari... e questo ha reso la lettura ancora più piacevole.

Ps. Una curiosità. Ad ispirare questo romanzo, come ha avuto occasione di svelare l'autore, è stato un vecchio episodio che però gli è rimasto impresso nella mente e nel cuore. Un uomo gli raccontò di aver incontrato l'assassino di suo figlio... la storia ha preso le mossa da qui. E' rimasta sotto la cenere per un po' ed è ora su carta, con una potenza tale da sconvolgere l'anima.
***
Gli ultimi giorni di quiete
Antonio Manzini
Sellerio Editore
240 pagine
14.00 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

lunedì 17 giugno 2019

Rien ne va plus (Antonio Manzini)

Antonio, ascoltami bene... non m'inganni!
Io non ti credo, questo finale non m'inganna e se pure dovrò aspettare anni - perchè l'ho capito che per il momento Rocco Schiavone lo vuoi lasciare da parte per un po', lo hai detto tu stesso nel presentare proprio questo libro (e io c'ero) - aspetterò. Aspetterò di sapere cosa ti salta in mente per risolvere la situazione.
Sappi che non m'inganni!

Se potessi parlare ad Antonio Manzini, terminata la lettura del libro Rien ne va plus della serie del vicequestore Rocco Schiavone è questo che gli direi.

Posta tale premessa, l'ultima avventura - in ordine di tempo e di uscita - di Schiavone è più rocambolesca delle solite con una squadra che (finalmente!) si trova ad affrontare una vera e propria azione sul campo e che, se non erro, fino ad ora l'autore non aveva mai proposto in modo così completo, armi alle mani e cuori che battono all'impazzata nel petto. 

Questo libro è la naturale continuazione del precedente - Fate il vostro gioco - dove la storia era tutt'altro che chiusa: Rocco aveva individuato i colpevoli della morte di un uomo nell'ambiente dei casinò ma i conti non tornavano. Qualche cosa era sospeso ed ora si fa chiarezza su una situazione ingarbugliata e complessa ma che pian piano vede i nodi arrivare al pettine.

Questa volta Schiavone e i suoi uomini sono alle prese con la scomparsa di un furgone portavalori. Scompaiono tanti soldi e ben presto viene trovato anche un cadavere collegato proprio a questa scomparsa. Portavalori, soldi, casinò, potere: i legami non mancano... che sia tutto parte di un unico disegno avviato tempo prima, con l'uccisione di un uomo che apparteneva proprio a quel mondo?
Che sia arrivato il momento di scrivere la parola fine su una vicenda attorno alla quale Rocco sente di dover fare chiarezza? 
 
Le indagini questa volta porteranno anche ad una vera e propria azione e questo mi ha positivamente colpita. Immaginare all'azione quegli uomini che Manzini ha indotto il lettore a considerare familiari raccontando, un libro dopo l'altro, le loro storie, mi ha convolta più del dovuto perchè ho temuto di perdere qualcuno di loro... e, mannaggia alla miseria, non ci sono mica andata tanto lontano! 

Non posso dire di più ma, oltre ad aver apprezzato l'azione della squadra, ho notato alcuni sospesi.
Resta in sospeso la storia di Sebastiano ed anche l'amicizia tra Sebastiano e Rocco.
Resta in sospeso la storia di Caterina ed anche il legame tra Caterina e Rocco che, seppur spezzato alla fine della storia precedente, ha lasciato delle ferite aperte in un uomo che anche stavolta vorrebbe vederci chiaro. 
Avrei qualcosa da dire anche in merito ad Italo, sempre parlando di sospesi e, perchè no, in merito alla coppia Gambino/Fumagalli ed anche su alcuni trascorsi di Rocco... 
C'è ancora molto da dire ed io so aspettare!

E poi, caratteristica di ogni libro di questa serie confermata in pieno anche stavolta, mi è piaciuta la scelta di dare spazio ad uno dei membri della squadra: in precedenza era toccato ad altri, come Caterina Rispoli, Italo Pierron... Questa volta è toccato all'agente Casella: è sulle soglie della pensione e si rende conto, un giorno dopo l'altro, di quanto gli pesi la sua solitudine. Vorrebbe venirne fuori ma fa fatica. Non gli è semplice rompere in ghiaccio con la gente, soprattutto se risponde al nome della sua vicina di casa che osserva da lontano da tempo, che sogna di notte ma con la quale non riesce a scambiare più di un buongiorno o di un buonasera. Anche stavolta colpisce l'umanità dei personaggi creati dalla penna di Manzini: personaggi fragili, con dei difetti, con delle aspirazioni, con dei sogni nel cassetto. Non dei supereroi ma degli uomini e delle donne che hanno una vita oltre che un ruolo accanto a Schiavone.

Letto tutto d'un fiato, Rien ne va plus sembra voler chiudere un cerchio ma io non credo proprio che sia così, almeno non del tutto. Potrà essere così sul fronte delle indagini nel mondo della ludopatia, ma per il resto secondo il mio parere c'è ancora molto da dire. 
Rien ne va plus per Rocco Schiavone?
Non credo proprio. 
Anche se Manzini fa del tutto per convincermi.
E non credo di sbagliare.

Inutile dire che è un libro che consiglio senza riserve, con un vicequestore che mantiene il suo brutto carattere e che continua ad avere poca fortuna in fatto di donne ma che è anche capace di slanci d'affetto in aspettati e che sono capaci di far battere il cuore. 

Ps: in questo libro ci si diverte anche, a tratti... non nel finale, però. Il finale non è per niente divertente... va letto. Punto e basta. Ovviamente seguendo l'ordine di uscita delle vicende di Rocco Schiavone perchè si rischia di non capirci niente in caso contrario.

***
Rien ne va plus
Antonio Manzini
Sellerio Editore Palermo
310 pagine
14.00 euro

venerdì 14 giugno 2019

Fate il vostro gioco (A. Manzini)

Tempo di esami di stato. 
Lei studia, io leggo.
Va indubbiamente meglio per me, a dirla tutta. 

L'altro giorno abbiamo scelto una bellissima pineta per riservarci qualche ora di tranquillità all'aria aperta ed io ho approfittato per terminare la lettura di Fate il vostro gioco di Antonio Manzini.

Proseguono le avventure di Rocco Schiavone: il vicequestore nato dalla fantasia e dalla penna di Manzini è ancora alle prese con i suoi tormenti personali oltre che con un caso lo porta dritto nel mondo dei Casinò.
Il suo tormento personale è legato alla lontananza dei suoi amici (in particolare di Sebastiano che lo crede ancora colpevole di un infame tradimento) ma anche al tradimento di una donna alla quale si era molto avvicinato e con la quale aveva creduto di aver trovato un po' di calore vero.
Rocco è ancora un uomo solo, scontroso, autoritario. Le sue ferite tornano a sanguinare in modo più o meno doloroso e le sue vicende personali sono uno degli ingredienti che più mi hanno fatto affezionare a lui. Ha 50 anni, non ha famiglia, vive da solo con un cane, fa un lavoro schifoso tra cadaveri e sangue, ha dei segreti piuttosto importanti, dei metodi sindacabili e riesce a guardare avanti solo a corto raggio perchè, come lui stesso dice, più in là c'è tanta nebbia.

Eppure ha un cuore grande. 
Lo dimostra, ad esempio, nel prendersi cura di Gabriele: l'affetto che Rocco nutre per quell'adolescente problematico, con i capelli lunghi e unti mostra un lato del suo carattere che quasi vorrebbe reprimere ma che lo caratterizza, una storia dopo l'altra.
Ha un cuore grande anche nell'affrontare un serio problema sul fronte delle dipendenze dal gioco. 
In particolare, mi ha colpita il modo in cui Rocco aiuta un amico, prima che collega anche se usa dei metodi poco convenzionali pure in questo caso.
Ma un comportamento differente non sarebbe da lui.
A proposito di amicizia, anche i suoi amici storici, romani de Roma, hanno un ruolo in questa storia. Uno di loro in modo piuttosto attivo.
Un altro in modo molto intenso anche se compare solo alla fine. 
Ed è un'immagine fugace ma emozionante, di quelle che restano nel cuore.

Devo dire che sul fronte delle indagini questa storia mi è sembrata un po' più piatta delle altre, meno avvincente delle precedenti e - questo va detto - anche se tutte le storie di Rocco Schiavone sono legate l'una all'altra con un criterio di consequenzialità, stavolta abbiamo una storia che non finisce e per l'epilogo della quale si dovrà per forza leggere il seguito.

Ciò che ha dato un po' di elettricità alla situazione - e che è mancata, secondo me, per gran parte della lettura se non fosse per le vicende personali - è la paura che, sul finale, attanaglia Rocco. 
Le tessere iniziano ad andare al loro posto e Rocco ha paura. 
Che sia giunto il momento di pagare il conto? 
L'accelerazione sul finale ha fatto da apripista - sotto questo aspetto - al prossimo volume ed ora sono molto, molto curiosa di andare avanti.

Rocco Schiavone mi piace, mi piacciono le sue avventure. 
E chi l'ha detto che debbano essere tutte adrenaliniche? 
Io un bel po' di adrenalina la prevedo in futuro. 
Sbaglierò? 
***
Fate il vostro gioco 
Antonio Manzini
Sellerio Editore Palermo
389 pagine
15.00 euro

domenica 19 maggio 2019

Pulvis et umbra (A. Manzini)

Mi sono lasciata prendere la mano, in questo periodo. Rocco Schiavone ha catalizzato le mie attenzioni e sto recuperando le sue avventure.

In Pulvis et umbra, utile per la Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro pubblicato nel 2017, non ho trovato le stesse emozioni del precedente e, lo ammetto, fino a metà lettura ho anche trovato un ritmo più lento, meno appassionante, diverso dai precedenti.
 
Dalla metà in poi - poco più avanti della metà, a dire il vero - ho trovato quell'accelerazione che mi aspettavo ed ho nuovamente incontrato il Manzini che conoscevo: il Manzini che offre ai lettori personaggi imperfetti con le loro storie personali cariche di ombre (Schiavone in testa), quel Manzini che offre emozioni, che tiene il lettore sul filo del rasoio. 

Dopo aver fatto un tuffo nel passato del vicequestore meno convenzionale del mondo, in questa avventura il lettore si trova davanti un Rocco Schiavone che torna a fare da spola tra Aosta e Roma (dove si reca sempre in via ufficiosa per delle questioni in sospeso da un po' di tempo) e che continua a vivere il suo tormento personale. I conti non sono chiusi, i fantasmi del passato tornano a bussare alla sua porta. Il dolore di ciò che avrebbe potuto essere ma che si è interrotto per quella che considera una sua colpa è sempre vivo. 

Le indagini si snodano tra le due città (e questa non è una novità per chi segue le sue avventure): ad Aosta viene trovato il cadavere di un trans che, ben presto, arriverà ad una forzata soluzione che non soddisfa nessuno se non coloro che stanno ai piani più alti; a Roma quello di un uomo che ha in tasca un bigliettino con il numero di telefono di Schiavone. E' qui che tornano ad aprirsi le ferite. In entrambi i casi il vicequestore si trova coinvolto in prima persona.

La parte più dolorosa - oltre alla sofferenza costante del vicequestore che aleggia in ogni pagina e non lo lascia mai, così come non lascia il lettore - è legata al suo amico Sebastiano, secondo il mio parere, anche se non è l'unica. 
E' un dolore grande quello che si trova a vivere Rocco, per un ipotetico tradimento che spezza il legame tra i due. Ho avuto l'impressione di avvertire l'impotenza di un uomo che non riesce a farsi ascoltare, ho sentito frantumarsi la fiducia che Sebastiano aveva in lui come uno specchio rotto in mille pezzi, ho sentito il dolore di Rocco nell'incassare quei colpi sferrati dal suo amico che, più che un dolore fisico, gli hanno lasciato addosso una profonda sofferenza nell'anima.

Ho avuto davanti agli occhi un uomo che ha la sensazione di star perdendo tutto, pian piano, come se fosse colpito da una malattia che gli corrode l'esistenza e la frantuma, un pezzetto dopo l'altro.
E l'ho anche ammirato, Rocco. Un uomo molto provato a livello personale ma che non getta la spugna. Un uomo che vuole arrivare fino in fondo e che non ci sta a subire in silenzio, che non abbassa la testa solo perchè così sarebbe meglio per tutti.
Non è un vicequestore come tutti gli altri, questo oramai chi segue le sue vicende lo sa. Ed è anche disposto a chiudere un occhio su certi suoi comportamenti, proprio come fece Marina anni prima, proprio come credo che Marina - se fosse ancora in vita - sarebbe disposta a fare una volta ancora. 

Il personaggio che più mi ha incuriosita, in questo libro, è quello di Caterina. Inevitabile che fosse così: Manzini permette al lettore di affacciarsi sulla vita di una collega di Schiavone che fino a questo momento era rimasta nell'ombra.
Ed il lettore diventa partecipe di un'esistenza tormentata, difficile e che non si aspettava. Un'esistenza che ha visto porre al primo posto sempre il dovere prima del piacere.... Per me è stata una sorpresa.
Una sorpresa, secondo il mio parere, non solo il passato ma anche il ruolo di Caterina nell'intera vicenda. Personaggio fragile anche lei, secondo me, più di quanto non avrei mai immaginato.

Con questa lettura - che mi mette direttamente tra le mani il volume successivo per chiudere alcuni conti che restano non saldati - partecipo anche alla Challenge de Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro il cui titolo inizia con la lettera P.
***
Pulvis et umbra
Antonio Manzini
Sellerio editore Palermo
403 pagine
15.00 euro

venerdì 10 maggio 2019

7 - 7 - 2007 (A. Manzini) - Venerdì del libro

Il più intimo, il più doloroso, il più straziante capitolo delle avventure di Rocco Schiavone è sintetizzato nelle pagine di 7 - 7 - 2007. Una data che non dimenticherò, quasi come fosse un mio anniversario. Ce l'ho impressa nella mente. Ero così abituata ad un Rocco Schiavone nostalgico, solo, scontroso, scostante e malinconico che averlo davanti agli occhi felice ed appagato assieme alla sua Marina mi ha davvero emozionata.
Rocco Schiavone, il vicequestore che è stato distaccato ad Aosta dopo una sporca faccenda che lo ha avuto protagonista nella sua Roma, è alle prese con un delitto che lo ha toccato da vicino. Lo abbiamo lasciato, nel capitolo precedente, ancora alle prese con la ricerca del colpevole della morte di Agnese, la compagna del suo amico Sebastiano, che era ospite a casa sua ed è stata trovata morta (al posto suo) nel suo letto. 
Nel ricostruire l'intera questione e nel cercare di risalire al colpevole siamo arrivati ad una svolta: è ora di sapere chi può avercela con Rocco, tanto da andarlo a cercare in casa per ucciderlo, e perchè. Lui non ha affatto voglia di fare un tuffo nel passato, di svelare alcuni dolorosi trascorsi, ma si rende conto che è arrivato il momento di vuotare il sacco. Per le indagini, certo. Ma anche per se stesso. 

Ecco, dunque, che Rocco Schiavone inizia a raccontare una storia che lo vede assieme alla sua donna, in servizio nella sua Roma, accanto ai suoi amici di sempre. 

E' un racconto doloroso ed il lettore sa fin dall'inizio perchè ne conosce il finale. Il lettore sa che Marina è morta. Un libro dopo l'altro il lettore ha messo insieme tanti indizi che lo hanno portato ad avere un quadro più preciso di cosa potesse essere accaduto ed ora arrivano i dettagli.

Due giovani vengono trovati morti in circostanze differenti ma con evidenti legami. E' in queste circostanze, nel risalire al colpevole o ai colpevoli, che Rocco si imbatte in colui che sarà poi la causa del dolore più grande della sua vita. E saranno proprio gli strascichi di questa situazione che lo porteranno, anni dopo, ad avere a che fare con un assassino che lo vuole far fuori per vendetta.
Perchè la vendetta non ha scadenza. Su questo non ci sono dubbi.

In questo libro la vicenda delle morti attorno alle quali si sta indagando per me è passata in secondo piano. Anche se - questo va detto - gran parte del racconto è legato (ovviamente) alle indagini, quello che mi ha maggiormente colpita è stato il rapporto tra Rocco e Marina. Aspettavo il momento per saperne di più, dopo aver letto gli altri volumi, e sono stata accontentata. 

E' Marina il personaggio che ha catalizzato le mie attenzioni. Quella donna che tanto mi ha affascinata, negli altri volumi, per la sua assenza, questa volta mi ha proprio stregata con la sua preseenza. L'ho anche immaginata fisicamente, ho avuto la sensazione di avvertire la sua delusione, la sua amarezza nel conoscere un lato del suo uomo che non conosceva o che, a ben pensare, fino a quel momento aveva tollerato senza porsi troppe domande. Vivono una crisi di coppia e questo, lo ammetto, non l'avrei mai immaginato. E proprio per questo il loro ritrovarsi ha avuto un sapore ancora più amaro perchè sapevo che non sarebbe durata.

Schiavone avrà pure i suoi modi, sarà anche scontroso, poco gentile a volte, poco avvezzo a stare in compagnia... ma la vita non gli ha fatto sconti, a partire dai luoghi in cui è nato e, via via, fino alle tante prove che gli ha messo lungo il cammino. 
E' un vicequestore fuori dai canoni ma a me piace così. E gli voglio pure bene, guarda un po'!
Bel libro. 
Scrittura scorrevole e chiara (mai avuto dubbi su Manzini), efficace come sempre. 
Personaggi resi alla perfezione. 

Molto ben strutturata anche la parte che riguarda Sebastiano (l'orso, quello lento e rabbioso, rancoroso e peloso), Brizio (il levriero afgano, bello, con tutti i capelli in tesa, leale, fedele, stronzo come pochi) e Furio (il ghepardo, rapido, sempre attento, vigile e generoso) che non sono certo stinchi di santo ma sono, su questo c'è da scommetterci, amici veri. Un pezzo della sua famiglia, ecco cosa sono: amici che Marina aveva accettato senza troppa convinzione e che pian piano aveva imparato ad amare, predisponendosi a chiudere un occhio, quando necessario.

Secondo il mio parere il rapporto d'amicizia di cui si parla è di fondamentale importanza per comprendere meglio alcuni aspetti della vita di Rocco e alcune sue scelte.

Propongo questo libro come lettura libera per la Challenge Dalle tre Ciambelle e vado subito alla ricerca del volume successivo. Lo propongo anche per il Venerdì del libro di oggi. 
Rocco Schiavone dà dipendenza. Sapevatelo!
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7 - 7 - 2007
Antonio Manzini
Sellerio editore Palermo
367 pagine
14.00 euro

mercoledì 27 febbraio 2019

Antonio Manzini - Rien ne va plus - Incontri con l'autore

Incontrare Antonio Manzini è come imbattersi in un fiume in piena: non sai mai dove l'acqua possa insinuarsi durante il suo cammino.
Ed è un bell'incontro.
Ne sono testimone.

Ho avuto occasione di partecipare alla presentazione del suo ultimo libro Rien ne va plus che ha per protagonista Rocco Schiavone ed è stata davvero una bella serata.

L'occasione è stata propizia per ripercorrere le tappe che hanno portato Schiavone a diventare un personaggio prima letterario poi televisivo ma anche per conoscere meglio l'autore dal lato personale.

Come nasce Rocco Schiavone?
Le sue avventure non sono nate come una serie. In origine ho iniziato a scrivere per il teatro. Sangue marcio, invece, divenne un libro. Stesso discorso per La giostra dei Criceti.
Feci leggere il primo racconto con Rocco Schiavone ad un'amica che mi chiese se poteva farlo avere a Sellerio. Dopo sei mesi divenne un libro, venne pubblicato e tutto ebbe inizio. Quando mi chiesero il secondo libro fu necessario ponderare maggiormente il personaggio.

Rocco è nato povero, con una formazione ed un'etica stradaiola. Sa che legge e giustizia spesso percorrono due binari diversi e che raramente si incontrano. Ha degli amici che hanno fatto un percorso diverso dal suo: quando giocavano a guardie e ladri c'era chi faceva il ladro e lui faceva la guardia. Ebbene... i ruoli non sono cambiati molto, nel tempo.

E' sempre stato così, Rocco, fin da quando era solo nei tuoi pensieri?
A dire il vero, no. Feci leggere la primissima stesura a mia moglie e lei mi chiese di cambiarlo, di modificare alcune cose e l'ho fatto diventare quello che è.

Da Roma ad Aosta. Come mai Rocco fa questo percorso?
Aosta è un luogo di punizione per lui. Ce l'ho mandato perchè mi serviva un luogo in cui fosse un personaggio scomodo, un luogo funzionale a questo. E' una città che conosco bene e Rocco vi finisce anche per questo, volevo mandarlo in un luogo che mi fosse familiare. E poi c'è una somiglianza tra Aosta e Rocco. Aosta non appare come posto accogliente a chi vi arriva. E' un luogo che invita ad allontanarsi, proprio come fa Rocco con gli altri. Sembra poco accogliente proprio come Rocco sembra respingerti ma entrambi custodiscono dei gioielli che vanno cercati e trovati.
Rocco non lo sa, ma con quella città in cui è stato mandato in punizione si somiglia molto.

Come sono strutturate le storie che lo hanno come protagonista?
Sono tutti capitoli di un unico, grande romanzo. Non mi è mai piaciuto avere dei personaggi fissi nel tempo per cui per i miei personaggi il tempo passa e ciò ha conseguenze anche nei loro confronti, come per tutti. Il tempo è un elemento fondamentale nella narrazione. 

Negli ultimi due libri Rocco ha a che fare con la ludopatia. Una scelta forte...
Bhè, la ludopatia è una forma di dipendenza molto grave e, purtroppo, molto attuale. Anche la ludopatia è una dipendenza autodistruttiva come lo può essere la tossicodipendenza, il fumo ed è un fenomeno grave, serio che va affrontato come tale. Sono in crescita le famiglie che si rovinano per il gioco, per i grattini. Credo che il problema vada affrontato seriamente, a livelli più alti. Non si può lasciare che il problema si risolva dal basso: è una guerra tra i poveri.

Nel tempo la vita di Rocco si è popolata di tanti personaggi, pur essendo un tipo solitario.
Bhè sì. Forse ho anche un po' esagerato nel mettergli tanti personaggi attorno. Tra l'altro sono tutti personaggi che hanno molto da raccontare e prima o poi dovrò raccontare la vita di ognuno di loro. Deruta, ad esempio... non vedo l'ora di raccontare la sua storia. Dal teatro ho imparato che qualsiasi personaggio che interviene in un libro ha una sua storia. Io la storia di tutti i personaggi la conosco, ce l'ho in mente con chiarezza. La più complessa è Caterina: capiremo meglio i suoi comportamenti quando sarà raccontata la sua storia. 
Ora che ci penso credo proprio di aver messo troppi personaggi. Qualcuno prima o poi dovrà morire.

Lunga vita a Rocco Schiavone?
Bhè, la vita di Rocco finirà nel momento in cui mi annoierò nello scrivere le sue avventure. Quando non ce la farò più a scrivere di lui, Rocco morirà.
Per il momento vorrei scrivere altro. Schiavone sta un po' in garage per ora. Sono due anni che scrivo le sue storie e mi sono un po' stancato. Mi piacerebbe scrivere altro prima di tornare a lui. 

Hai accennato all'esperienza fatta a teatro...
Sì, per 25 anni ho fatto teatro. Poi il teatro stava morendo, mi chiamò la televisione ed andai fino a che non ho deciso di smettere. Ora scrivo.
Dal teatro ho imparato che sia mettere in scena un personaggio che scrivere di un personaggio vuol dire mettere in atto una metamorfosi. Devi essere capace di pensare come lui entrando in un mondo che non ti appartiene. Invece di giudicare sei lì a capire. Non mi paice giudicare, mi piace capire.

Un episodio che ti è rimasto impresso delle presentazioni che hai fatto in giro per l'Italia, o anche fuori?
Ricordo un lettore che si arrabbiò molto con me perchè non condivideva la tipologia di tutore della legge che proponevo con Schiavone. Ho compreso il suo disappunto ma io non volevo raccontare un'etica storta quanto, piuttosto, di un personaggio provato. Quel signore mi fece notare in modo molto colorito il suo disappunto per alcuno comportamenti e metodi di Rocco.

Che ci dici della trasposizione televisiva? Hai mai pensato di interpretare tu Schiavone?
I personaggi non sono proprio come io li descrivo nei libri. Basta pensare a Lupa, tanto per fare un esempio, che nella fiction diventa un barboncino quando, nella mia storia, si accoppia con un lupo. E' una razza decisamente diversa... vedremo un po' come faranno quando arriveremo all'episodio in cui si accoppia! 
Io Schiavone? No... Io ho già dato e non ce la posso fare. Poi c'è Marco Giallini che è bravissimo e bellissimo in quella veste. Va più che bene così.

Antonio Manzini ci ha raccontato molto altro, come la sua esperienza all'Accademia di Arte Drammatica quando c'era Camilleri alla regia, e quando fu proprio lui il primo ad avere l'onore di leggere la stesura de La forma dell'acqua. 

Un bell'incontro per un autore interessante ed una serie altrettanto interessante. Da leggere. Da amare.

martedì 12 febbraio 2019

La costola di Adamo (A. Manzini)

Vicequestore. Non commissario. Non ispettore. Vicequestore.
Rocco Schiavone ci tiene e pure tanto a non essere confuso con altre cariche che non siano la sua. E lo ripete con i suoi modi rudi e diretti a tutti coloro che cadono in errore.

Il vicequestore della polizia (squadra mobile di Aosta) Rocco Schiavone ed i suoi uomini (uomini ed una donna, a dire il vero) è alle prese con uno strano suicidio. Si tratta del secondo libro della serie che lo ha come protagonista ed io, anche stavolta, non ho seguito l'ordine giusto. Ho letto il primo e il terzo ed ora recupero il secondo.
In ogni caso si tratta di una storia autoconclusiva disseminata però di elementi che permettono di mettere meglio a fuoco l'uomo, prima che il vicequestore.

Una donna viene trovata impiccata in casa sua ma è tutto troppo semplice per essere vero. 
Suicidio non è. 
Il vicequestore non ci mette molto a capirlo.
Ecco il caso attorno al quale si trova ad indagare usando i suoi metodi sempre un po' sopra le righe. Dovrà venire a capo di un caso che si va complicando ora dopo ora e che riserverà una sorpresa finale. Una triste sorpresa.

Ciò che più mi è piaciuto di questa seconda storia è l'aspetto umano che emerge sia per quanto riguarda la figura del vicecommissario che della vittima.
Rocco torna con il suo umore altalenante, con i suoi modi un po' sopra le righe, con quella sua abitudine di porsi nei confronti tutt'altro che piacevole. Rocco è così. 
Non lo è, però, quando parla con la sua Marina. La sua donna, l'amore della sua vita, la moglie che lo ha lasciato troppo giovane - qualche elemento in più su quanto le accadde lo troviamo nel libro successivo - e che ritrova nella sua mente ogni volta che torna a casa quando ha l'impressione di parlare veramente con lei. 
Lei che, però, ha lasciato un letto tristemente vuoto.
E' un uomo convinto di dover  scontare la colpa della sua morte, Rocco.
E' un uomo che a volte dimentica di essere un rappresentante delle forze dell'ordine e crede di potersi fare giustizia da solo. 
E' un uomo solo. 
E' la parte che fa emergere tutto ciò che mi è piaciuta più di tutte. Ovviamente è interessante anche il caso ed io - non è la prima volta - non sono riuscita a capire cosa abbia fatto scattare nell'ispettore la molla giusta per arrivare al colpevole. Ogni tanto si assiste alla scena di un Rocco Schiavone che, mentre fa cose abitudinarie, normali, resta folgorato da quel particolare che in precedenza mancava. Un'intuizione che, spesso, porta alla soluzione del caso.

Il passato torna a bussare alla sua porta. A quella dell'uomo Rocco Schiavone. 
E lui non ci pensa due volte a rispondere a modo suo.

Poi c'è la vittima. Una donna che riserva delle sorprese legate a doppio filo alla scoperta del colpevole. Una figura che mi ha molto incuriosita pur restando ai margini della vicenda. Perchè se è vero che la vittima è lei è anche vero che la sua storia di donna e di moglie viene a galla solo verso la fine del libro. Prima si dà spazio ad altri, non a lei.

Ho molto apprezzato il formato. Oramai non è una novità e credo di averlo detto più volte: i Sellerio mi piacciono, li porto in borsa comodamente, mi piacciono i caratteri, le pagine. 
Un libro che consiglio, senza dubbio. Consiglio anche di leggere nell'ordine d'uscita le varie avventure di Rocco Schiavone: pur essendo storie autoconclusive, ogni volta viene aggiunto un nuovo tassello utile per mettere meglio a fuoco i protagonisi ed è bene andare in ordine.

Mi permetto di concludere con un'osservazione che Manzini affida ai ringraziamenti:
Al 21 novembre dell'anno 2013, anno in cui ho scritto il libro, i casi di femminicidio in Italia sono stati 122. Finchè il numero non si azzererà, non potremo definirci un paese civile.
Ad oggi, purtroppo, devo tristemente constatare che non siamo ancora un paese civile.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro disponibile in cassa.
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La costola di Adamo
Antonio Manzini
Sellerio Editore
281 pagine
€ 14.00