venerdì 9 novembre 2018

La treccia (L. Colombani) - Venerdì del libro

Smita, Sarah e Giulia: tre donne, tre storie in tre continenti diversi, tre vite che si trovano legate l'una all'altra anche se nessuna di loro lo sa. 
Sono le vite di queste tre donne ad essere raccontate nel libro La treccia: storie emozionanti proposte al lettore da un'autrice che cattura con uno stile di scrittura delicato ma potente, capace di arrivare al cuore.
Smita è un'intoccabile: ha un destino segnato come lo è stato per sua madre, per sua nonna e come lo sarà per sua figlia. Vive in un villaggio indiano ed è una dalit: una donna che vive ai margini della società e che per mestiere - se così si può definire - pulisce le latrine altrui. Smita, però, vuole opporsi a qual destino: non permetterà a sua figlia di avere la sua stessa sorte e farà tutto quanto le sarà possibile per scrivere la parola fine a tutto ciò.
Dovrà fare una scelta importante, rischiosa, definitiva.

Giulia abita a Palermo: vive in famiglia, lavora nel laboratorio di suo padre che, da generazioni, realizza, vende ed esporta parrucche realizzate con capelli veri. Un lavoro paziente, minuzioso che subisce uno scossone nel momento in cui il titolare non può più occuparsene.
Davanti ad una situazione inaspettata, ad un vero e proprio terremoto nella vita sua e della sua famiglia, Giulia dovrà prendere una decisione importante.

Sarah è una donna di successo: vive a Montréal, è un avvocato che ha sacrificato tutto per la sua carriera e non si pente di averlo fatto. E' una donna decisa, forte, che non ha punti deboli o, se li ha, sa bene come non mostrarli. E' ambiziosa e punta in alto anche se questo vuol dire dover perdersi la crescita dei propri figli, non avere mai un giorno di ferie, sacrificare il riposo che spetta ad ognuno, mandare a monte due matrimoni.
Eppure arriva il momento in cui deve fare i conti con una realtà che non aveva affatto preso in considerazione prima di allora.

Tre donne che vivono, con coraggio, un presente che non fa sconti a nessuna.
Tutte e tre lottano per il loro futuro con strumenti che nemmeno immaginavano di avere a loro disposizione.

La trecca è un libro originale e molto ben scritto. Già questo basterebbe per essere consigliato in questo Venerdì del libro. Se poi aggiungiamo protagoniste femminili dalle personalità ben delineate e capacità dell'autrice di incuriosire ed emozionare allora gli ingredienti ci sono tutti.

Delle tre storie secondo me quella di Sarah è la più scontata e prevedibile. Nonostante ciò, l'ho apprezzata anche perchè nel suo caso emerge una particolare discriminazione, nel mondo del lavoro, che lei non avrebbe mai immaginato di sperimentare sulla sua pelle: viene discriminata perchè malata. 

La storia di Smita è quella che mi ha colpita maggiormente e, lo ammetto, mi ha turbata parecchio: il pensiero che possano esistere davvero persone considerate addirittura come inquinanti, che con il solo respiro possono inquinare l'aria respirata dalle classi superiori... il pensiero di persone confinate ai margini della società e che le donne vengano costantemente violentate anche come punizione nei confronti dei loro uomini, dei loro fratelli... il pensiero che a questo destino non ci si possa ribellare mi ha fatta rabbrividire. Una realtà terribile, terrificante, inconcepibile.
Eppure i dalit esistono davvero!

La storia di Giulia assume risvolti che non mi aspettavo: non è scontata come quella di Sarah ma nemmeno sconvolgente come quella di Smita. Eppure colpisce e lascia il segno.

Donne diverse, diverse le loro abitudini, la società in cui vivono, le prove che la vita mette loro davanti. Eppure, si scopre un legame sottile ma importante. Ed il bello del libro è anche arrivare a comprendere quale sia questo legame.

Trovo che sia davvero un bel libro. Lettura scorrevole, bella copertina, storie che catturano ed emozionano. E' questa la mia proposta per  la Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle in quanto libro con una sola parola del titolo (articoli esclusi). Inoltre, è anche la mia proposta per la Challenge Di che colore sei? in quanto titolo suggerito.

mercoledì 7 novembre 2018

Nella tana dei lupi (A. Holt)

Birgitte Volter è una donna importante. 
E' il primo ministro di Norvegia.
O meglio, lo era.
Birgitte Volter viene trovata morta nel suo ufficio ad Oslo e questa volta, trattandosi di una morte illustre, le indagini sono più serrate del solito.
Nel libro di Anne Holt Nella tana dei lupi, l'ultimo che ho letto della serie  Hanne Wilhelmsen/Håkon Sand la polizia si muove in un ambiente politico nel quale emergono, giorno dopo giorno, aspetti poco chiari, meccanismi inimmaginabili, equilibri delicati.

Non è semplice fare chiarezza su una morte così inspiegabile. 
Inspiegabile in quanto coloro che avrebbero potuto essere i primi sospettati vengono, l'uno dopo l'altro, esclusi. Inspiegabile in quanto l'ambiente in cui la vittima viene trovata era - o, almeno, avrebbe dovuto essere - superprotetto.

Chi e perché ha ucciso il primo ministro? 
E' stato ucciso il primo ministro in quanto tale? 
O è la donna Birgitte Volter ad essere stata assassinata? 
Questioni private? Rivalità d'amore? 
E' stata assassinata o può trattarsi di qualche cosa di diverso?

Questa volta la coppia Hanne Wilhelmsen/Håkon Sand ha un ruolo marginale nelle indagini. Lei è fuori dal suo ambiente lavorativo per un anno di riposo (non ricordavo nessun accenno a ciò nel libro precedente, probabilmente non c'era proprio) ma torna ad Oslo per svolgere  comunque indagini in via informale lasciando l'ufficialità alla polizia.

Nel corso dello svolgimento delle indagini emergono situazioni - anche datate nel tempo - che appaiono legate a doppio filo agli accadimenti attuali. Si scava nella vita personale dei protagonisti, della vittima ed emerge tanta sofferenza, una sofferenza che si respira a casa della famiglia di lei dove sono rimasti, solo con loro stessi, suo marito e suo figlio che fanno fatica a relazionarsi l'uno con l'altro, soprattutto dopo quanto accaduto.

Senza svelare altro della trama mi limito ad alcune considerazioni.
Innanzitutto questa volta mi sono imbattuta in diversi errori di battuta con accenti dove non servivano, con lettere infilate nel posto sbagliato... Mi è sembrato strano perché leggendo libri della collana Stile Libero Big di Einaudi Editore non mi  era mai capitato. Di solito errori di questo tipo si incontrano nelle versioni in e-book dei libri, quelli di case editrici minori soprattutto. Stavolta non è stato così.

E poi trovo che l'autrice si sia dilungata troppo su aspetti che hanno deviato il discorso su un binario morto. Si dilunga molto, troppo, su equilibri politici che, a ben guardare, poco danno alla storia.
I personaggi sono tanti e per via dei nomi norvegesi ammetto di aver fatto fatica a memorizzare chi fosse l'uno o l'altro. In alcuni casi ho dovuto soffermarmi un momento anche a capire se si trattasse di un uomo o di una donna: un mio limite, lo ammetto, ma ciò ha rallentato la lettura.

Non è una storia che mi ha appassionata più di tanto e devo ammettere che mi aspettavo qualche cosa di meglio. Non è la prima volta che la Holt usa ambienti politici per dare corpo a delle storie ma stavolta qualche cosa non ha funzionato, almeno per me.

In alcuni momenti mi sono proprio annoiata e non vedevo l'ora di passare al capitolo successivo.
Alcuni dettagli mi sono sembrati inutili, alcuni discorsi inseriti solo per allungare il brodo, alcuni personaggi difficili da inquadrare.
Stavolta non è scattata la scintilla ed anche Hanne Wilhelmsen con questo suo esserci-non esserci mi è sembrata un po' appannata.

D'altra parte, mi è piaciuto il voler proporre personaggi femminili forti, donne importanti (e non solo la vittima e colei che contribuisce a fare chiarezza sulla sua morte) e di carattere. 

Il finale non mi è dispiaciuto ma complessivamente il libro non mi ha presa come mi sarei aspettata. Peccato!

Con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio giallo, autore nordico.

mercoledì 31 ottobre 2018

Zucchero filato (D. Visser)

Ha aspettato tanto il ritorno di suo padre e quando lui torna a casa la loro vita non è  più la stessa. Non è più lontano, è vero, ma non è  più lui. Ezra se ne rende conto subito. Ha dodici anni, oramai... certe cose le capisce. Non come sua sorella che di ani ne ha otto ed ancora  gioca con le Barbie! 
Si rende conto che qualche cosa non va in quell'uomo scosso, così facilmente irritabile ed impressionabile. Non era così il suo papà. Il papà di prima. 

Lei capisce che qualche cosa si è spezzato in lui e sa bene che ciò avrà delle conseguenze.

Zucchero filato racconta i segni profondi che la guerra può lasciare in chi torna. Racconta come gli equilibri familiari vengano meno da un momento all'altro. Racconta la voglia di tornare ad essere una famiglia anche nei momenti più difficili.

La mamma di Ezra e di Zoe, la sua sorellina minore, è una figura chiave del racconto secondo il mio punto di vista. È una donna che tenta di nascondere l'evidenza, sulle prime, ma che comprende quale sia l'unico modo per aiutare suo marito e per dare una seconda opportunità alla loro famiglia.

Non è una posizione semplice, la sua. Si trova a fare scelte inevitabili e che anche lei ha cercato di scartare, all'inizio. 

Ezra non condivide la scelta della madre ma ben presto si troverà a fare i conti con la realtà. 

Il libro, di piccolo formato e molto comodo da tenere in borsa, è proposto con caratteri ad alta leggibilità e fa parte della collana "Gli arcobaleni" di Camelozampa editore. 
Propone un argomento non semplice per un giovane lettore ed introduce temi importanti come le conseguenze psicologiche della guerra sui reduci, le violenze in famiglia, la presenza di personale dei servizi sociali accanto a famiglie in difficoltà. Non sono concetti semplici per un giovane lettore.

Ezra ė una ragazzina coraggiosa, pronta a tutto pur di difendere le persone che ama. La figura del padre, contrariamente a quello che si potrebbe pensare,  è marginale. Una figura discreta pur essendo lui stesso il punto centrale della storia.

Il titolo porta un po' fuori strada. Se non si legge la trama, titolo e copertina secondo il mio parere fanno pensare a qualcosa di diverso anche se il richiamo allo zucchero filato, nella storia, non è casuale e ce se ne rende conto andando avanti con la lettura.

Con questo libro partecipo alla Visual Challenge in quanto in copertina compare un prato, utile per questo mese di gara che va verso la conclusione.

Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone (M. De Giovanni)

Mi mancavano i Bastardi. Per scelta non ho visto la serie tv restando affezionata alla loro immagine che mi è arrivata dai libri di Maurizio De Giovanni e non me ne pento affatto.

Aspettavo l'occasione giusta per tornare a vivere con loro un'avventura e tornare a sbirciare nelle loro vite ed eccola qui, servita su un piatto d'argento quando, per la Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle mi è stato assegnato, come obiettivo, un libro con fiori in copertina. I fiori ci sono, nella cartolina, e non solo loro! C'è anche una donna che mi permette di partecipare anche alla Visual Challenge
e, per concludere in bellezza, riesco a partecipare anche alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio giallo in quanto libro da cui sia stata tratta una serie. Una triplice buona occasione per tornare a Pizzofalcone.

Un uomo viene trovato privo di conoscenza in un cantiere della metropolitana. Nessun documento, coperto di sangue, con chiari segni di un pestaggio e nessun elemento che possa aiutare coloro che si trovano ad indagare sul caso: Palma e i suoi, i Bastardi di Pizzofalcone. 
Dalle indagini emergono le sue origini: americano, figlio di un'ex attrice di Hollywood molto famosa all'epoca, ora malata di Alzheimer, fratello di Holly e con le quali ha raggiunto Sorrento per una vacanza. 
Difficile capire chi e perché possa aver ridotto quell'uomo in fin di vita ma i Bastardi - nei confronti dei quali, come al solito, i superiori non hanno alcuna fiducia - pian piano mettono insieme elementi che collegato il passato al presente e fanno emergere un segreto lungo cinquant'anni ed una realtà molto pericolosa. 

Si intrecciano affetti, sacrifici per amore, scelte importanti, legami di sangue, vicende losche e pericolose in una storia proposta in perfetto stile De Giovanni. Pian piano emergerà uno scenario del tutto inaspettato e molto più pericoloso di quanto si potesse immaginare.
L'ispettore Lojacono, il Cinese, agli ordini del commissario Palma, si trova ad indagare attuando i suoi soliti metodi poco ortodossi: ritroviamo il suo intuito, la sua calma - è uno degli aspetti che più mi piacciono di lui, quel suo modo di mantenere il controllo anche quando le circostanze porterebbero a ben altro - la sua capacità di guidare un gruppo con un metodo che, anche se fuori dai canoni, porta di solito i suoi frutti.

In questa storia ho apprezzato l'equilibrio perfetto in cui il passato ed il presente si intrecciano con maestria. Ma ho anche apprezzato le novità: la squadra si sposta a Sorrento ed anche il crimine commesso è diverso dal solito... 

Oltre alla storia, al mistero ben imbastito e strutturato, oltre all'abilità narrativa di De Giovanni rispetto alla quale non avevo alcuni dubbio, ho apprezzato molto l'aspetto umano che l'autore sottolinea ogni volta. Giorgio Pisanelli, Alex Di Nardo, Francesco Romano, Ottavia Calabrese, Marco Aragona: sono le loro storie, le loro fragilità, le loro passioni a rappresentare un'ulteriore ricchezza anche al di fuori delle indagini ed è questo che più mi piace nei Bastardi, in tutta la serie. Sono loro che si fanno amare. E' Lojacono con il suo bisogno d'affetto, è Marco Aragona con il suo piglio da ganzo ma con la sua estrema timidezza in fatto di cuore, è Alex Di Nardo con il suo rapporto conflittuale con un padre che, a differenza di quanto lei possa pensare, l'ama più di ogni altra cosa. Ma lo è anche Ottavia con quel figlio difficile e quell'amore impossibile e lo sono tutti gli altri.  Ognuno con una storia da raccontare, ognuno con un frammento di vita consegnato al lettore per permettergli di prendere la propria esistenza tra le mani e tirare le somme.

In questo capitolo uno dei personaggi che più mi ha colpita e fatta riflettere è stata una donna... Laura Piras, quel magistrato che ha messo la carriera davanti a tutto e che è sul punto di sacrificare molto per questo. Una donna che deve sempre apparire fredda, dura come la pietra ma che nasconde un'anima calda e pulsante, una donna combattuta tra l'amore e l'attrazione per un uomo e la sua carriera. Una carriera che potrebbe risentire di un legame affettivo profondo, tanto più se c'è una figlia di mezzo. Quanto spesso capitano situazioni di questo tipo, nella vita reale? Quanto coraggio mette in campo una donna nel fare una scelta?

Ed anche un'altra figura femminile mi è particolarmente piaciuta: una donna costretta a vivere nell'ombra ma che è stata capace di dimostrare carattere e coraggio, pur essendo considerata una specie di nullità da chi, invece, ha molto da temere da lei. Mai sottovalutare una donna, soprattutto se ha una vita da proteggere oltre alla propria!
Non posso dire di chi si tratta visto che non amo lo spoiler ma chi ha letto il libro - o lo leggerà - non avrà bisogno di altri elementi per capire.

Bel libro. Letto in poco tempo. Non perché avessi voglia di una lettura frettolosa ma perché è una di quelle storie che chiamano il lettore quando lascia il libro sul comodino, una di quelle storie per le quali si sacrifica qualche ora di sonno senza rimpianti! 
Consigliato. 
Ovviamente andando in ordine con la lettura: pur essendo una vicenda autoconclusiva sul fronte delle indagini, le storie dei protagonisti iniziano da lontano e si rischia di non comprendere appieno alcuni passaggi perdendosi le tappe precedenti. 

Ps. ci sono delle sorprese sul finale e non manca una capitolo in cui - e non è la prima volta nelle storie di De Giovanni - vengono proposti adi vite di persone che non diventeranno mai protagoniste ma che vivono drammi personali non di poco conto... Un modo, così lo interpreto io, per trasmettere al lettore che sono tante le vite ad un bivio, anche quando l'attenzione dei più è concentrata altrove.

sabato 27 ottobre 2018

Sfida a Central Park (L. Garlando)

E se la sfida si spostasse dai campi di calcio milanesi al meraviglioso scenario di Central Park? Ne verrebbe fuori un incontro indimenticabile, per un sacco di motivi!
E' quanto accade alle Cipolline, la squadra di calcio allenata dal cuoco Gaston Champignon e che si trova ad affrontare un improvviso quanto inaspettato e piacevole viaggio.
Un viaggio nel quale giocatori e giocatrici - perché, lo ricordo - le Cipolline sono una squadra mista - non mancheranno di vestire i panni dei turisti con tutti i canoni che ciò richiede. Non mancheranno nemmeno, però, di allenarsi in modo originale, divertente ma in ogni caso efficace!

Anche nell'avventura dal titolo Sfida a Central Park della serie Goal i protagonisti mostrano le loro caratteristiche sia dal punto di vista caratteriale che per quanto riguarda le proprie abilità in campo. Ed anche quando rischiano di subire un colpo basso da parte di chi, invece, veniva ritenuto come un amico riescono a venirne fuori a testa alta. 

Questa volta l'avventura viene spostata lontano dai campi di calcio ma la passione dei ragazzi e delle ragazze per la palla non viene mai meno. 

Anche in questo caso, prima di iniziare la storia vengono presentati i personaggi in illustrazioni che sono abbinate ai rispettivi nomi per cui è possibile dare un volto ed una fisicità ad ognuno. Trattandosi di una serie, suggerisco di leggere i vari libri in ordine visto che all'avvio della storia - in questo ma credo anche che sia un discorso valido per tutti gli altri libri della seri - si fa riferimento a quanto accaduto in precedenza. La storia si regge benissimo anche senza conoscere i precedenti ma è solo avendo letto la puntata precedente che si riesce a riallacciare il discorso captando alcuni dettagli che, in caso contrario, resterebbero sospesi.

Sappiamo, ad esempio, che il ristorante dell'allenatore ha vissuto un momento poco felice per via di una concorrenza improvvisa e poco corretta. Sappiamo anche alcuni dettagli dei rapporti tra i vari membri della squadra, simpatie, antipatie, qualche punto debole... ebbene, leggendo le varie storie in ordine si riescono ad avere tutti i tasselli necessari per avere un quadro completo.

Ciò che più mi è piaciuto, di questa avventura, sono alcuni risvolti tra coppie ma non dico di più per non togliere il gusto della lettura. 
Lo stile di scrittura è scorrevole e adatto ad un libro che, come questo, rientra nella collana Il battello a vapore, Piemme Editore.

Mi è piaciuto, ed è una conferma dopo aver letto un altro libro della serie, il fatto che la squadra di calcio sia mista, che ci siano ragazze che riescono a  tenere testa senza problemi ai ragazzi del gruppo e non solo a loro. Mi è piaciuto anche il clima che si vive all'interno di una squadra così eterogene, anche grazie alla presenza di ragazzi che arrivano da diverse parti del mondo. 

E, su tutto, ciò che mi piace di questa serie (almeno da quanto mi è parso di poter valutare fino ad ora) è la positività che viene trasmessa sul gioco di squadra, sul principio che prima di tutto debba venire il divertimento nel gioco poi tutto il resto, del sano agonismo che si basa comunque sul rispetto reciproco. 

Sono storie positive. Storie che fanno anche sorridere, che dipingono alla perfezione una passione - quella per il calcio - che è comune a molti adolescenti, a molti ragazzini e ragazzine che nelle Cipolline possono ritrovarsi. 

Carina anche l'idea di inserire, di tanto in tanto, un fumetto che completa la storia. 

Con questa lettura partecipo alla Visual Challenge in quanto in copertina compare la neve, elemento utile per la gara in corso in questo mese di ottobre che volge verso la fine.

venerdì 26 ottobre 2018

Il tuo sguardo illumina il mondo (S. Tamaro) - Venerdì del libro

Non conoscevo la storia personale di Susanna Tamaro e devo dire che sono rimasta un tantino interdetta nel conoscere tutta la sofferenza che l'ha accompagnata dall'infanzia all'adolescenza fino ad arrivare alla sua maturità. Maturità come persona, intendo, prima ancora che come artista.
Nel libro Il tuo sguardo illumina il mondo l'autrice scrive ad un amico scomparso: a quel Pierluigi Cappello che, seppur con dieci anni di differenza all'anagrafe, tanto in sintonia si è trovato con lei pur essendo due persone opposte per caratteristiche ed esperienze. Due opposti che si completano in un'amicizia profonda, segnata anche dalle distanza, ma comunque un'amicizia importante e nella quale è rimasto un grandissimo vuoto nel momento della morte di lui.

Ho avuto tra le mani questo libro per via di una specifica richiesta di mia madre. L'ho comprato per lei, lo ammetto, ma visto che era impegnata a terminare quello che aveva in lettura, ne ho approfittato e l'ho letto io.
Ed eccomi qui, a segnalarne la lettura per questo venerdì del libro di fine ottobre.

Nel suo ultimo libro la Tamaro si rivolge al suo amico, racconta affinità, desideri con uno stile poetico e profondo, anche difficile in alcuni passaggi, ma sempre delicato e capace di trasmettere l'emozione che un'amicizia così trasmette ancora. Parla anche della sua persona, però, della sua vita, delle sue difficoltà, del suo passato più o meno recente e del suo presente, della sua famiglia e dei sentimenti - qui sono rimasta davvero colpita, lo ammetto, per la lucidità e la schiettezza con cui affronta il tema dei rapporti familiari - ed anche della sua salute, del suo essere donna, del suo passato da ragazzina bullizzata e presa di mira dai più forti, della sua voglia di silenzio e di solitudine, delle sue sfide quotidiane.

Questo libro mi ha sorpresa. O meglio, mi ha presa in contropiede. Non mi aspettavo proprio di leggere ciò che ho letto e, soprattutto, di sentire quasi la sofferenza uscire dalle pagine. Questo è ciò che la Tamaro mi ha trasmesso: ho visto davanti agli occhi una bambina maltrattata, considerata diversa, lei stessa che sente di essere diversa in quanto non ama ciò che tutti gli altri bambini della sua età amano, un'adolescente che cresce con il peso di una famiglia come la sua, rapporti con l'altro sesso che non vanno mai a buon fine "...perchè io sapevo di non essere in grado di dare loro ciò che cercavano". Ho avuto davanti agli occhi l'immagine di una donna fragile ma anche capace di alzare la testa davanti alle prove più dure. 

E' un libro molto toccante, una storia che non ha nulla di romanzato e che, davvero, non mi aspettavo.
L'autrice parla in prima persona, fa delle considerazioni, racconta momenti indimenticabili (nel bene e nel male) e fa conoscere al lettore una serie di personaggi che si tratteggiano con chiarezza. La figura che mi ha lasciato maggiormente amareggiata è stata quella della madre.
Cosa vuol dire - si chiede l'autrice - venir pesantemente maltrattati, e vedere tua madre che guarda distrattamente dall'altra parte?
E' una scena che mi ha colpita al cuore, un'immagine che mi è rimasta impressa sottopelle. L'autrice è stata capace di trasmettere emozioni. Emozioni forti, intense.
E credo che non sia poco.

Con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio verde, libro uscito nel 2018 ed anche alla Visual Challenge in quanto in copertina compare un bel prato verde, elemento utile per la gara in corso.

Ps. piacerà a mia madre? Facciamo una scommessa? Io dico che le piacerà la storia ma mi farà notare che è scritto usando termini un po' troppo difficili... non che voglia sottovalutare mia madre come lettrice, ma oramai la conosco bene, conosco i suoi gusti e la voglia di scorrere le frasi senza troppi intoppi!

martedì 23 ottobre 2018

La felicità delle piccole cose (C. Vermalle)

Frédéric Solis è un avvocato di successo. Ha una profonda passione per i quadri, un'avviata carriera professionale, è un uomo di gran fascino e talentuoso. Frédéric, però, è un uomo solo. Solo per scelta: non ha avuto un'infanzia semplice e ne porta ancora addosso si segni. Non è stato maltrattato, no, non è questo il punto.
E' stato abbandonato da suo padre alla vigilia di un Natale di 30 anni prima e, da allora, non l'ha mai cercato. Dopo aver giurato a quel bambino che, da grande, non avrebbe mai avuto figli a cui dare una delusione così grande, dopo aver perso la madre e la donna che amava, è solo. 
Ed è convinto di stare bene così. Passa del tempo ad ammirare le opere d'arte che tiene in casa, segue alcuni clienti facoltosi e la sua vita si è oramai stabilizzata attorno ad una routine fatta di appuntamenti di lavoro e poco più.
Nel momento in cui scopre di aver ricevuto una misteriosa eredità, però, quell'equilibrio che credeva di aver raggiunto con la vita viene minato nelle fondamenta.

Nel libro La felicità delle piccole cose viene narrata la storia di un uomo che si lascia coinvolgere in un'avventura misteriosa che lo porterà a rivivere i propri ricordi, anche quelli dolorosi. Un'avventura che lo sconvolgerà, in alcuni momenti, ma al termine della quale è convinto di trovare un quadro di grande valore. Sarebbe un'eredità capace di risollevare le sue sorti visto che, da un giorno all'altro, si rende conto di non essere poi così facoltoso come voleva far credere mantenendo un tenore di vita più alto di quanto realmente potesse permettersi. La sua passione per i quadri prestigiosi ha avuto un ruolo importante in tutto questo. E lui spera che possa essere proprio un quadro la chiave di volta. 

Ma quella che ha tra le mani non è un'eredità come tutte le altre. Sono indizi, piccoli elementi da interpretare per arrivare non si capisce bene dove.
In questa avventura Frédéric incontrerà persone sconosciute che diventeranno parte importante della sua vita, scoprirà legami dimenticati, ne conoscerà di nuovi, a lui celati fino a quel momento. E sarà un percorso capace di sorprenderlo in più occasioni: seguirà una singolare caccia al tesoro sulle tracce dei quadri di Monet ma non gli è ben chiara la tappa finale o il perché di un'eredità di questo tipo.

Questo libro è stata una positiva sorpresa, per me. Ciò che maggiormente ho apprezzato è stato il fatto che ad emozionare siano stati personaggi maschili: nella maggior parte dei casi ci sono sempre delle donne a far vibrare le corde del cuore dei lettori. Questa volta sono uomini che scoprono le proprie fragilità, i propri punti deboli mettendo anche in campo della sana autocritica rispetto ad errori compiuti in passato e ai quali, oramai, non si può più porre rimedio.
Ecco, anche questo mi è piaciuto: la concretezza delle situazioni narrate. Non si ha un finale fiabesco ma molto concreto, molto realistico. L'autrice trasmette al lettore l'irrimediabilità di alcuni errori, quanto si debbano pagare alcune scelte sbagliate dettate dalla paura, dal timore di confrontarsi con l'altro, dalla paura di conoscere la verità.
Una verità che prima o poi viene a galla e che non lascia indifferenti.

Il protagonista viene descritto come un uomo bello e irraggiungibile. Sembra davvero un tipo con le spalle quadrate ma mostra ben presto le sue sofferenze, i segni che il passato gli ha lasciato addosso, la sua insicurezza nei confronti di un futuro che diventa improvvisamente incerto. Frédéric è un personaggio che matura nelle more del racconto e questo mi è molto piaciuto.

Mi sono emozionata sul finale ed anche questo mi ha fatto apprezzare la storia: scritta senza mai calcare la mano, senza appesantire la lettura ma con la capacità di trasmettere, ugualmente, messaggi importanti. 

Bella l'ambientazione parigina, bello il periodo natalizio raccontato, bello l'ambiente legato agli artisti, ai quadri più o meno importanti che compaiono spesso durante la narrazione.

E' un libro che ho apprezzato e che si è lasciato leggere in fretta. Lo consiglio a chi volesse lasciarsi emozionare e scaldare il cuore da una storia inventata ma che, a ben guardare, non è poi così lontana dalla realtà.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio verde, obiettivo 1, autrice straniera. Inoltre, partecipo alla Visual Challenge in quanto titolo suggerito come bonus.