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sabato 2 aprile 2022

Marcovaldo (I. Calvino)

 

Il libro Marcovaldo, ovvero Le stagioni in città, è composto da venti novelle ognuna delle quale è dedicata ad una stagione: il ciclo delle stagioni, dunque, si ripete tra le pagine per cinque volte. 

Il protagonista è sempre lui, Marcovaldo: un omino che fa tenerezza e strappa un sorriso con il suo modo di fare, con quel suo modo di cercare la natura in città. È un personaggio buffo, un po’ malinconico, uomo dall’animo semplice e uomo di fatica: ha una famiglia numerosa che non naviga economicamente in buone acque e lui non si tira indietro davanti al lavoro, per poter provvedere a moglie e figli.

Ho avuto la sensazione che, vivendo in città, avesse una grande nostalgia di una vita diversa, a contatto con quella natura che cerco in ogni situazione. È un po’ smarrito tra i cartelli pubblicitari e le scritte al neon che coprono la visuale della luna e delle stelle, si sente fuori posto anche se appare ben adattato alla vita di città.

La struttura delle varie novelle è, più o meno, sempre la stessa: tra il grigiore della città Marcovaldo cerca i segni dell’avvicendarsi delle stagioni sognando di tornare ad uno stato di maggiore contatto con la natura. Ed ogni volta, puntualmente, per lui è una delusione.

È un ingenuo, un uomo semplice, protagonista di quelle che sembrano delle piccole favole nelle quali, però, il finale porta con sé una buona dose d’amarezza.

Non si comprende in quale città si svolgano le sue avventure, quasi a voler intendere che situazioni di questo tipo potrebbero accadere ovunque, in qualsiasi metropoli industriale. Un’alea di mistero avvolge anche la tipologia del lavoro di Marcovaldo, quel suo caricare e scaricare casse per un’azienda di cui si conosce solo il nome ma non la tipologia, lascia pensare – sulla falsariga di quanto accade per la città – che possa trattarsi di un lavoro qualunque. Un lavoro di fatica, ma qualunque.

Nel corso della lettura ho avuto la sensazione che Calvino sia passato da storielle con sfondo leggermente comico a storielle più malinconiche, meno divertenti. Eppure il protagonista non si rassegna. Segue sempre il suo istinto tanto da apparire anche un po’ sciocco, a volte. Ma sempre ispirando tenerezza – almeno questo è capitato con me – nel lettore.

Non è un uomo fortunato, Marcovaldo. Colleziona anche delle brutte figure, passa anche dei guai di tanto in tanto ma… arriva sempre sera e, con lei, un sonno riparatore d'ogni offesa della giornata.

Un esempio da seguire in questo, riaprendo poi gli occhi con nuova fiducia per affrontare un giorno nuovo.
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Marcovaldo
Italo Calvino
Mondadori editore
127 pagine
12.00 euro copertina flessibile

martedì 15 febbraio 2022

Il visconte dimezzato (I. Calvino)

 

Nel corso dell’estate del 2020 Il visconte dimezzato è arrivato da noi come lettura indicata dall’insegnante di italiano per mia figlia che aveva concluso la prima liceo ma all'epoca non ho avuto voglia di leggerlo. 

Poi è tornato, nella stessa e non molto gradevole edizione trovata in prestito in biblioteca, come lettura assegnata sempre dall’insegnante di italiano ma a mio figlio, che dovrà sostenere un compito proprio su questa lettura. Stavolta gli ho proposto un Gruppo di lettura, io e lui, per leggere commentare insieme capitolo dopo capito un libro che fin dal principio non l’ha attirato come non aveva attirato me la volta precedente. Devo dire che è stata una bella esperienza.

Il visconte dimezzato è un’opera di Italo Calvino che fa parte della trilogia I nostri antenati e racconta la storia del Visconte Medardo di Terralba che, durante la guerra contro i Turchi, venne letteralmente diviso a metà da una pallottola di cannone. “Racconto di fantasia”, ha subito commentato mio figlio. Non ho potuto che convenire aggiungendo, però, l’alto valore simbolico di ciò che stavamo leggendo.

Perché se è vero come è vero che un uomo non può vivere diviso a metà come accade al Visconte è anche vero che la simbologia usata da Calvino intende rappresentare qualche cosa di più complesso.

Medardo torna a casa incattivito. La metà che sopravvive – l’altra viene data per dispersa in guerra – è una metà cattiva, che gode nel provocare dolore agli altri e snatura il ricordo che tutti avevano di lui. Suo nipote, voce narrante, è il primo a sottolineare le tante storture e cattiverie che quell’uomo che stenta a riconoscere (non tanto per l’aspetto fisico quanto per il comportamento) va perpetrando di giorno in giorno nella sua terra, tra la sua gente.

Ben presto si arriva alla metafora della vita, alla necessità di trovare un equilibrio tra la parte buona e la parte cattiva di ognuno di noi perché come la parte cattiva può essere odiosa, anche quella buona, se estremizzata, può non piacere. Ecco, dunque, che arriva la necessità di trovare un equilibrio tra le due parti.

Non è di semplice lettura e, soprattutto, non è semplice da capire per un ragazzino che non sia preparato ad affrontare simbologie e metafore di questo tipo: per questo sono contenta di avere proposto la modalità “lettura condivisa” perché altrimenti temo che per mio figlio sarebbe stata una lettura fantastica e poco più.

Anche se scritto in un linguaggio d’altri tempi, il testo scorre bene. L’edizione che ho preso in prestito in biblioteca non è delle migliori e se avessimo dovuto giudicare dalla copertina… bhè… non sarebbe stata certo una lettura che avrebbe catturato la nostra attenzione. Ma com’è che si dice, l’abito non fa il monaco, giusto? Ed eccolo qua, questo Visconte che oramai ci è diventato familiare e che, con la sua strampalata avventura, rappresenta il conflitto interiore di ognuno, fino a che non riesce a trovare un equilibrio anche a costo di prove dolorose e scelte difficili.

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Il Visconte dimezzato
Italo Calvino
Garzanti editore
pag. 101

domenica 31 ottobre 2021

Il barone rampante (I. Calvino)

Ho letto Il barone rampante in un'edizione che mi è piaciuta molto. Si tratta di un'edizione per studenti delle scuole medie, piena zeppa di note, commenti e spiegazioni utilissime non solo per comprendere qualche termine un po' desueto ma anche per approfondire i vari capitoli.

Cosimo è il protagonista del libro che Italo Calvino ha scritto tra il 1956 e il 1957, all'età di 33 anni.


 Onestamente credo che non sia un libro identificabile in un preciso genere. 

Lo possiamo definire libro d'avventura visto che il protagonista, Cosimo, che decide di andare a vivere sugli alberi senza più mettere piede a terra, di avventure ne vive parecchie.  

Lo possiamo definire fantasy, visto che la fantasia non manca: come si può immaginare, senza una buona dose di fantasia, un ragazzino che vive sugli alberi fino a diventare vecchio? 

Lo possiamo definire romanzo di formazione seppur prendendo con le pinze questo genere, in questo caso: il ragazzino cresce tra gli alberi, matura, fa tesoro di molti insegnamenti che gli arrivano da coloro con i quali, comunque, non taglia mai definitivamente i ponti.

Io credo che ognuno possa catturare l'aspetto che più preferisce e, comunque va detto che si tratta di un libro che è stato proposto ai lettori in diverse edizioni. Una particolare cura è stata messa in campo, da parte dello stesso autore, per mettere a punto un'edizione per ragazzi (era il 1959) e ancora oggi e ne sono in circolazione edizioni diverse. Quella che ho trovato in biblioteca è un'edizione per ragazzi ma avrò modo di confrontarla a breve con la versione integrale (che dovrebbe arrivarmi a giorni). 

La storia, in breve: Cosimo, figlio primogenito del Barone Arminio Piovasco di Rondò, decide di andare a vivere sugli alberi e lo fa come risposta da un obbligo familiare al quale non si sente di obbedire. Una ribellione che per la famiglia sulle prime rappresenta un grande sgarbo ma che, poi, potrebbe tranquillamente rientrare con un perdono e non ci pensiamo più. Così non è per Cosimo. Ha preso una decisione e non ha nessuna intenzione di cambiare idea.

La voce narrante è quella del fratello minore di lui, Biagio, che cerca anche di aiutare suo fratello dopo aver capito che la via della persuasione non è percorribile. 

Cosimo resterà fermo nella sua posizione o si ravvederà? Certo è che quel ragazzino insegna a prendere il coraggio a quattro mani e a fare, con convinzione, delle scelte anche forti quando necessarie a cambiare ciò che si ritiene ingiusto. E questo avrà delle conseguenze per lui oltre che per la sua famiglia!

Libro molto piacevole da leggere prendendolo per quello che è: una storia datata, legata ai dettami dell'epoca in cui è ambientato il racconto - tutto ha inizio il 15 giugno del 1767 - che, con un pizzico di fantasia, mi ha incuriosita fino ad arrivare al finale che... niente spoiler, è meglio!

Ps. tanti i personaggi minori che interagiscono con lui. Quello che mi è piaciuto più di tutti è il Brigante Gian de Brughi, temuto da tutti e ricercatissimo, su di lui pende una taglia a tanti zeri ma mostrerà una faccia di sè sconosciuta a tutti: ama i libri da morire... letteralmente.
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Il barone rampante
Italo Calvino
Garzanti (edizione per la scuola media)
232 pagine