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venerdì 7 maggio 2021

La lunga notte di Parigi (R. Druart)

Non ricordo quale sia stato l'ultimo libro che mi abbia commossa. 

O meglio, non ricordo quale sia stato il libro che mi abbia fatto piangere prima di La lunga notte di Parigi. Perché la mia ultima lettura, libro letto in anteprima in collaborazione con Thrillernor, mi è arrivato al cuore e mi ha strappato qualche lacrima.

Il periodo storico è uno dei più dolorosi: siamo nel 1944, gli orrori della seconda guerra mondiale sono sotto gli occhi di tutti anche di coloro che, volenti o nolenti, si trovano a vestire i panni di collaborazionisti pur non avendo alcuna intenzione di farlo. È il caso di Jean-Luc che lavora alle manutenzioni delle ferrovie francesi e che sa benissimo che quelle ferrovie che lui contribuisce a tenere in funzione servono per portare alla morte migliaia di persone, migliaia di ebrei. È anche il caso di Charlotte che lavora in un ospedale in cui finiscono coloro che necessitano di essere curati, tedeschi soprattutto. Entrambi hanno maturato la voglia di ribellarsi, di fare qualche cosa, qualsiasi cosa per mettere i bastoni tra le ruote a quei mostri che si liberano di esseri umani con la facilità con cui si liberano degli oggetti. 

Ma non è facile. Ribellarsi è rischioso, ne va della propria pelle e di quella della propria famiglia.

Quando, però, Jean-Luc si trova tra le braccia un fagottino caldo e tremante lasciatogli da una donna che sa di essere destinata alla deportazione, la sua vita ha una svolta definitiva e, con lui, anche quella di Charlotte che si trova davanti alla stessa scelta che farà quel giovane conosciuto poco tempo prima e con il quale si è subito trovata in sintonia.

Ho capito subito che sarebbe stata una storia dolorosa. Come può non essere dolorosa la scelta di una donna che, pur di salvare suo figlio da morte certa, rinuncia a lui lasciandolo tra le mani di uno sconosciuto? Come può non essere dolorosa la decisione di sfidare tutto e tutti per poter salvare una vita in un contesto così pericoloso? 

L'autrice rende alla perfezione gli orrori di quel periodo storico che ha segnato la Francia (così come altre nazioni) lasciando un segno profondo in quella terra ma, soprattutto, nel corpo e nell'anima dei francesi. Perché se è vero che gli ebrei hanno avuto il trattamento peggiore e che i sopravvissuti ai campi di concentramento hanno portato per sempre i segni delle violenze subite, anche coloro che ebrei non erano si sono trovati a fare i conti con un conflitto sanguinoso e con la consapevolezza di cosa accadeva sotto ai propri occhi. E neanche questo si dimentica.

In questo contesto ha inizio la storia di Sam. È lui il frugoletto che viene partorito da una donna sola con suo marito e che ben presto sarà portata via a forza dai tedeschi. È suo quel corpicino che Jean-Luc si trova tra le braccia senza rendersi nemmeno conto di ciò che questo voglia dire per lui.

Ha così inizio la storia di due madri - una biologica e l'altra che ha cresciuto il ragazzino con amore - che si trovano a fare i conti con una realtà dolorosa. La storia di due uomini che fanno i conti con una diversa faccia della stessa medaglia: la privazione dei primi anni di vita dell'unico figlio e l'improvviso dover fare i conti con la realtà nel momento in cui  i genitori naturali reclamano quel ragazzino.

Sam ha nove anni quando la sua vita viene sconvolta. L'autrice riesce a rendere alla perfezione la sua sofferenza, il suo smarrimento, la sua disperazione così come riesce a rendere perfettamente la personalità degli altri personaggi principali.

Una storia dolorosa, straziante a tratti, commovente fino alla fine. Un esordio davanti al quale non posso che dare merito all'autrice di aver dato un importante contributo affinché non si dimentichi ciò che è stato e affinché si rifletta sulle conseguenze che la guerra ha portato anche al di fuori delle mura dei campi di concentramento. 

Gran bel libro. Storia che non dimenticherò.
***
La lunga notte di Parigi
Ruth Druart
Garzanti
480 pagine
17.90 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

venerdì 26 agosto 2016

Sophie sui tetti di Parigi (K. Rundell) - Venerdì del libro

Ho acquistato il libro Sophie sui tetti di Parigi attirata esclusivamente dalla copertina. Non mi sono curata della trama ne' dello scaffale della libreria in cui era esposto. Mi ha affascinata ed incuriosita quell'immagine misteriosa di una violoncellista intenta a suonare da sopra un tetto. 

E l'ho comprato.

Sophie è una bambina che, all'età di un anno - più o meno, nessuno lo sa con precisione - galleggia nelle acque della manica all'interno della custodia di un violoncello. Si accorge di lei un uomo, Charles Maxim, che diventerà il suo tutore e la crescerà con amore. 

La loro vita insieme è molto particolare: Charles è un uomo fuori dalle righe che le insegna la vita a modo suo. 
E' un uomo gentile e le trasmette la gentilezza. 
E' un uomo di cultura e le trasmette la conoscenza. 
E' un uomo che ama leggere, e trasmette alla bambina il suo amore per le storie. 
E' un uomo che crede che non si debba mai perdere la speranza e le insegna a sperare. 
Charles mangiava poco, dormiva di rado e non sorrideva spesso alle persone. Ma custodiva la gentilezza dove gli altri avevano i polmoni, e cortesia nelle dita. Quando camminava leggendo, se ne andava a sbattere contro un palo della luce, chiedeva scusa e controllava che il palo non si fosse fatto nulla.
Ecco, questo era Charles.


Non si cura troppo dei beni materiali e la cresce a modo suo. Un modo che, però, non piace molto all'ispettrice dei servizi sociali che, quando Sophie raggiunge l'età di dodici anni - più o meno - decide che quella ragazzina non può continuare a vivere così. La attende una vita in istituto visto che la sua mamma - quella mamma che Sophie è convinta di ricordare perfettamente - sia morta. 

Secondo gli elementi che Sophie e Charles riescono a mettere insieme, quella donna era a bordo della Queen Mary. Sophie deve essere finita all'interno della custodia del violoncello nel momento in cui, a causa del naufragio della nave, la sua mamma ha tentato di metterla in salvo. Riuscendoci.

Ed è proprio un'immagine di una donna che si allontana in mare, ma viva, che continua a balenare nella mente di Sophie a portare la ragazzina e Charles per mano lungo un'avventura molto singolare, scappando dai servizi sociali che avevano ben altre intenzioni per lei.

Ecco, dunque, che i due vanno a Parigi dove li aspetta una ricerca disperata di una donna di cui nulla sanno e per trovare la quale nessuno sembra disposto a dare una mano. Sarà proprio a Parigi che Sophie troverà un alleato inaspettato in un ambiente altrettanto inaspettato ed inusuale.

L'autrice, con una buona dose di fantasia ed inventiva, conduce il lettore in un'avventura piuttosto selvaggia in un ambiente molto particolare, quale può essere quello offerto dai tetti di Parigi. Tetti importanti e non solo, tetti normali ma a loro modo fondamentali, tetti prestigiosi ed anche umili. Sarà proprio tra i tetti che Sophie imparerà cosa vuol dire trovare un amico, cosa vuol dire la fedeltà, cosa vuol dire la solidarietà. 
Soprattutto, Sophie metterà in pratica ciò che Charles le ha sempre trasmesso: non perdere mai la speranza. Lo farà con caparbietà e convinzione mettendo anche a rischio la sua vita spinta dalla convinzione che 
Le mamme sono una cosa di cui hai bisogno, come l'aria, e come l'acqua. (...) Le mamme sono un posto dove far riposare il cuore. Un rifugio dove fermarsi a prendere fiato.
Il finale mi è sembrato un po' scontato e un pochino veloce ma è comunque un finale che apre il cuore e che commuove.

Storia di fantasia, pensata per ragazzi ma capace di emozionare anche un lettore più maturo, sempre che sia disposto a lasciarsi andare all'immaginazione.

Lo consiglio per questo Venerdì del libro per lettori che amino l'avventura e che vadano alla ricerca di qualche cosa di originale e, perchè no, di emozioni.
Ho solo trovato qualche errore di battuta, delle sviste. Niente di che.

Con questa lettura partecipo alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 5: un libro con un nome proprio femminile nel titolo.