giovedì 7 maggio 2020

Sindrome da cuore in sospeso (A. Gazzola)

Distratta, intempestiva, inadeguata.
E' questa l'idea che la professoressa Boschi si è fatta di Alice Allevi, laureanda in medicina alle prese con la scelta della sua vita: verso quale futuro incamminarsi? 
Non è poi così convinta che la carriera medica sia il suo futuro. Per niente convinta. 
Fino a che... non accade qualcosa che le fa cambiare idea e decide che sarà la medicina legale i suo futuro.
Lei è convinta... il resto del mondo, invece, di dubbi ne ha davvero tanti nei suoi confronti e lei sembra non fare niente per dimostrare il contrario.

Sindrome da cuore in sospeso è il prequel de L'Allieva e racconta le circostanze che hanno portato Alice a fare la sua scelta: quella di diventare, appunto, medico legale.
E' un romanzo più snello degli altri, più breve ed anche più veloce dal punto di vista delle varie situazioni che si verificano attorno a quello che diventerà il personaggio di punta della serie arrivata anche alla tv con il volto di Alessandra Mastronardi.

Alice è molto toccata dalla morte della tata di sua nonna Amalia, trovata cadavere in casa con un colpo di pistola in testa. 

La sua curiosità e la sua testardaggine la portano a ficcare il naso in faccende che non dovrebbero interessarle ma è più forte di lei: non ce la fa a restare indifferente davanti alla sofferenza, alla morte. 
Un'arma a doppio taglio, questa. 

Alice ammette, in questa sua prima avventura, di non sopportare il dolore, la gente che soffre... fa fatica a rapportarsi con la sofferenza dei parenti che chiedono informazione sui loro congiunti ai medici. Non riesce a restare indifferente davanti all'esternazione del dolore e non riesce a rapportarsi con la sofferenza umana.  

Tutto ciò, questa sua estrema sensibilità, da una parte la porta alla ricerca della verità (affinchè si assicuri alla giustizia il colpevole) con tenacia ed anche ingenuità, da un certo punto di vista, ma dall'altra - pensando alla sua carriera di medico - le impedisce quel distacco che, invece, in quel mestiere è importante.

Questo suo modo di fare, questa sua sensibilità, la caratterizzano in questo prequel ancor più di quanto non avverrà nel resto dei romanzi che la vedono come protagonista: io ho letto i primi due e posso dire di ritrovare in pieno questa sua caratteristica, in modo molto marcato tanto che quella sua sbadataggine, quel suo perdersi tra le nuvole sono dovuti, spesso, proprio al fatto che i suoi pensieri vagano altrove, non lontano dalle vittime di cui si deve occupare come medico legale ma sotto un aspetto diverso.
L'autrice riesce a trasmettere appieno la personalità della protagonista: in parte è ancora una ragazzina che crede nel principe azzurro, in parte la sua ricerca della verità la portano a fare i conti con una realtà che tutto è meno che così rosa come si potrebbe pensare.

Accanto ad Alice emerge la figura della nonna: una donna a cui la ragazza somiglia molto non tanto per l'aspetto fisico quanto per carattere, per tenacia e per quella capacità di farsi guidare dalle intuizioni che le portano a conclusioni nella maggior parte dei casi azzeccate.
Amalia, questo il nome della nonna di Alice, è il legame con la vittima e questo porta ad un coinvolgimento personale molto forte.

La storia che si nasconde dietro la morte della giovane badante è molto triste e viene toccato un argomento molto delicato ma non voglio spoilerare nulla per cui mi limito a dire questo. Storia triste, ingarbugliata ma che arriva ad un epilogo inevitabile, viste le circostanze.

Con questo non voglio dire che si intuisca presto il colpevole. No. Fino alla fine si resta nel dubbio.

Onestamente avrei preferito leggere questo libro per primo ma mi sono resa conto tardi che era un prequel per cui ho fatto un tuffo nel passato, cercando di dimenticare quello che so di Alice, Conforti e tutti gli altri per via dei primi due libri della serie letti. Inutile dire che ho voglia di andare avanti per cui mi metto subito alla ricerca del successivo!
***
Sindrome da cuore in sospeso 
Alessia Gazzola
Tea Editore
212 pagine
8.99 kindle - 11.60 euro copertina rigida - 10.00 euro copertina flessibile

martedì 5 maggio 2020

Black Friars. L'ordine della Penna (V. De Winter)

Tanti personaggi che ad un certo punto mi hanno fatto perdere il filo. Lo ammetto, nel terzo capitolo della saga Black Friars mi sono interrotta diverse volte per fare mente locale e ricordare chi (o cosa) fosse l'uno o l'altro personaggio.
Ma...
alla fine del libro viene riportato l'elenco di tutti coloro che compaiono nel libro con il loro ruolo!
Andate a dare un'occhiata alla fine se vi trovate un po' confusi...

L'autrice, comunque non si smentisce. 
Torna con il suo stile barocco, con un linguaggio che richiama modi e abitudini d'altri tempi.
Uno stile piacevole.

Dopo l'estinzione di una delle antiche dinastie regnanti del Vecchio Continente - Altieres - dovuta alla morte violenta di tutti i suoi discendenti, a portare il nome dalla casata sono rimasti solo il Blackmore: creature immortali (e ragazzi bellissimi oltre che dai modi affascinanti) che, però, non possono regnare. In questo terzo capitolo, però, si scopre che c'è un'erede vivente, la principessa trovatella che risponde al nome di Sophia, creduta morta da anni, unica sopravvissuta della sua famiglia. Per lei si aprono le porte di una nuova vita, una vita che non è pronta ad affrontare ma alla quale si sta avvicinando con la consapevolezza che diventare, un giorno, regina, vorrà dire avere delle grandi responsabilità oltre che degli obblighi ai quali non potrà sfuggire.
Eloise Weiss si troverà sulla sua strada e dovrà fare i conti con forze potenti e pericolose che potrà affrontare grazie ai suoi poteri di Evocatrice che, però, sa benissimo quanto siano un'arma a doppio taglio. 
Dopo essere stata protagonista della seconda avventura della saga nella quale ha affrontato pene d'amore che ancora allungano su di lei la loro ombra, Eloise torna ad affrontare con coraggio una situazione a cui mai avrebbe voluto assistere. Lei, la giovane umana capace di dominare le forze oscure, potrebbe essere la chiave di volta di una pericolosa serie di vicende che mettono sempre più in pericolo i delicati equilibri che si sono raggiunti tra il mondo dei vivi e quello delle ombre.

Eloise è il personaggio di maggior fascino, a mio parere, anche se a contenderle lo scettro, stavolta, è Sophia Bleckmore. E' una ragazza inquieta, che non ama molto le regole, capricciosa ma, anche se non intende mostrarlo, molto fragile. Non ha piena consapevolezza del suo ruolo e, a volte, nemmeno delle conseguenze che sono legate alle sue azioni.

Dei tre volumi questo è quello che mi è piaciuto meno: è stata una lettura piacevole e coinvolgente, non metto in discussione questo, ma visto che posso fare un confronto con i precedenti ho notato che le tante vicende proposte mi hanno posta un po' in confusione e, onestamente, credo che ci siano delle divagazioni di cui si sarebbe potuto fare a meno.

Il fascino dei personaggi è comunque intatto rispetto alle precedenti avventure: sia nei personaggi femminili così come in quelli maschili le descrizioni sono molto efficaci per quanto concerne l'aspetto fisico così come per il carattere dell'uno o dell'altro.
Ho molto apprezzato la figura di Gabriel Stuart che ha sovvertito l'ordine precostituito tra le famiglie e, soprattutto, alcune dinamiche personali. 
Entrano in gioco i sentimenti, potenti più che mai. I sentimenti che legano Eloise ad Axel (sono un uomo possessivo e non ho alcuna intenzione di correggere questo difetto), l'affetto che lega Eloise al redivivo Ashton Blackmore (che resta il personaggio più tenero e delicato di tutto il libro, pur essendo un vampiro) ma anche i sentimenti che legano Sophia a Gabriel che non sono propriamente sentimenti affettuosi quanto più di avversione reciproca.

Efficaci le descrizioni degli ambienti, quel persistente mistero che avvolge tutto il racconto anche quando i giovani scholares sono alle prese con le quotidiane e soddisfacenti zuffe nate senza motivo o quando vanno a bere da qualche parte.

Più volte mi sono resa conto che durante la lettura ho dimenticato che si tratta di personaggi giovani - lo stesso Gabriel ha soli 19 anni ma da come si comporta e dalle responsabilità che ha (oltre ai titoli) in qualità di Primo cavaliere della croce, capitano dell'esercito di Altieres, sembra averne di più - fatta eccezione per Ashton che ha la bellezza di 400 anni splendidamente portati (o, almeno, così immagino in base a come viene descritto)!

E' una storia di dinastie, di regnanti, di umani e redivivi dove, però, non scorrono fiumi di sangue e non ci sono descrizioni eccessivamente cruente: credo che questo sia un pregio di tutta la serie che mantiene quell'eleganza che si è avvertita fin dalle prime righe. 
***
Black Friars. L'ordine della penna
Virginia De Winter
Fazi Editore
485 pagine 
17.50 € copertina rigida - Kindle Unlimited

venerdì 24 aprile 2020

Un segreto non è per sempre (A. Gazzola)

Seconda avventura di Alice Allevi. Lo dico subito: trama molto arzigogolata (la stessa autrice lo ammette in coda dal libro così come ammette che questo è il libro a cui è maggiormente affezionata) e Alice più detective che medico legale.
Ho apprezzato l'attenzione nel mettere a punto una trama così strutturata, ho apprezzato l'abilità dell'autrice di mettere in piedi una storia di questo tipo ma io Alice, per quel poco che la conosco, la preferisco con il camice bianco, quando si perde i cadaveri lungo i corridoi o quando fa cadere teschi preziosissimi...

Questa volta la storia prende le mosse da una richiesta di interdizione per un anziano scrittore. Alice viene immediatamente coinvolta dal commissario Calligaris che l'aveva lasciata, in chiusura del libro precedente, con una proposta ben precisa: aiutarlo nei casi che si in futuro fossero arrivati alla sua attenzione, soprattutto per via del suo spirito d'osservazione, per la sua testardaggine, per la sua attenzione ai particolari ed anche per il suo buon cuore. Caratteristica, questa, che a volte penalizza i professionisti nella loro attività quotidiana ma che, nel caso di Alice, l'aiuta nel non volersi fermare alle apparenze e voler arrivare a fare di tutto affinchè emerga la verità dei fatti.

Konrad Azais è il personaggio da cui tutto ha inizio. 
E' un anziano molto singolare, un artista (e come tutti gli artisti che si rispettino è un po' strano ed ha anche una passato un po' burrascoso) burbero ed eccentrico nei confronti del quale i figli intendono chiedere l'interdizione. Nella relativa perizia Calligaris coinvolge Alice che da questo momento in avanti si vedrà alle prese con un sospetto caso di suicidio visto che proprio Azais viene trovato morto, probabilmente suicida... ma non troppo.

Da legami familiari molto particolari, equilibri filiali estremamente delicati, vecchi amori, nuove passioni, piccole prove disseminata in giro, un testamento capace di indispettire qualcuno, una lettera d'addio alquanto sospetta, Alice si troverà a fare l'investigatrice più di quanto non faccia il medico legale.
Il punto, secondo il me, è tutto qui.
Brava, intuitiva, tenace, testarda, intelligente come ha già dimostrato di essere, ma l'ho vista completamente fuori da quello che dovrebbe essere il suo ambiente: l'Istituto di Medicina Legale.
Claudio Conforti, il suo insegnante, ha un ruolo marginale in questa storia così come tutto l'ambiente accademico. 
Anche la sua vita personale passa in secondo piano in questo secondo libro con un ex amore lontano, sempre più lontano, pensieri sempre meno chiari, desideri ancor meno chiari. 

Alice è presa, presissima dalle indagini e quando non è fisicamente con Calligaris è con lui mentalmente visto che non riesce a staccarsi dal caso. Anche stavolta, infatti, quando il cadavere arriva sul tavolo di marmo dell'Istituto per l'autopsia, Alice è già coinvolta visto che conosce la vittima e lo sarà sempre di più proprio per via del suo ruolo esterno all'Istituto stesso.

La preferisco nelle vesti di medico legale/investigatrice per caso e non il contrario. Ma è una mia opinione che nulla toglie alla struttura delle storia, allo spessore dei personaggi e tutto il resto.
La famiglia Azais, anzi, ha molto da raccontare. Molto più di quanto si possa pensare all'inizio.

Un altro aspetto che mi ha un po' disturbata (l'avevo già notato nel precedente libro ma credevo che fosse un caso...) è il continuo riferimento a marchi (negozi d'abbigliamento, prodotti di vario tipo) che nulla danno alla narrazione, non la arricchiscono se non in termini di pubblicità. Se si parla di un vestito particolarmente fantasioso non credo che sia necessario dire da quale catena d'abbigliamento realmente esistente arrivi. Magari sono io ad essere pignola ma ho letto parecchia pubblicità tra le righe.

A parte questi rilievi la storia pur essendo un tantino macchinosa si segue bene, lo stile è scorrevole e credo che andrò avanti con la serie, sperando di ritrovare Alice con un bisturi in mano e, magari, con Arthur accanto (questo è un mio desiderio, più che altro!).
***
Un segreto non è per sempre 
Alessia Gazzola
415 pagine
TEA editori
8.99 formato Kindle - 10.00 euro copertina rigida - 4.75 copertina flessibile

giovedì 23 aprile 2020

I tre porcellini (Paolo Valentino)

In questa giornata dedicata alle lettura - cade oggi la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore - mi cimento in una recensione un po' particolare, di una lettura per bambini, consigliata dai 6 anni in avanti.

Si tratta de I tre porcellini. Chi non la conosce?

Ce la raccontavano i nostri nonni e ci mettevano paura quando simulavano la voce del lupo cattivo, e poi quel soffio potente che sembrava voler portar via i capelli dalla nostra testa!

Chi non ha tremato assieme a quelle piccole creaturine rosa (Timmy, Tommy e Pommy nell'edizione  che ho avuto tra le mani io ma che ricordavo come Timmy, Tommy e Jimmy) che vengono indirizzate dalla mamma ad andarsene di casa - e qui si apre un mondo... oggi i nostri ragazzi sono ancora a casa a 35 anni!!! - per affrontare da soli la vita? 

Eppure, loro se ne vanno sorridendo dopo un iniziale momento di sorpresa, contenti di iniziare un'esistenza autonoma - poi, diciamocelo... chi li manterrà a questi porcellini? Cosa faranno nella loro vita?  - e si trovano subito alle prese con il primo problema: dove vivere?

Decidono di costruirsi una casa ed ognuno lo fa in base al loro modo di essere, alla propria personalità. 
Pommy (ma che brutto nome!) prende la strada più sbrigativa: decide di usare la paglia che gli viene regalata da un contadino.
Tommy usa il legno e si costruisce una casetta un pochino più stabile di quella del fratello.
Timmy, il più saggio di tutti, costruisce una casetta di mattoni, bella solida e con tanto di camino. Anzi, costruisce una villetta con tanto di terrazzo.
Tutti e tre vengono messi alla prova dall'attacco di lupo cattivo e, inutile dirlo, soffia sulla paglia, brucia la legna ma nulla può contro i mattoni, contro la casa nella quale, dopo varie vicissitudini, Timmy ospita in sicurezza i suoi fratelli. Anche questa casa ha un punto debole, però, individuato dal lupo che, però, grazie all'astuzia dei tre fratellini viene messo in fuga.

Devo ammettere che da piccola era una delle storie che più spesso mi veniva raccontata, con tanto di vocine. E l'ho raccontata anche io ai miei figli che gonfiavano le guance per soffiare e soffiare e soffiare... Ricordo bene che puntualmente - io non so se ero altrettanto sveglia all'epoca del racconto da parte dei miei nonni! - mi venivano fatte un sacco di domande:  
Ma i porcellini non devono andare a scuola? 
Come fanno a far tenere in piedi una casa di paglia? 
Dove trovano i chiodi per fissare le assi di legno? 
E i mattoni, come fanno ad arrivare fino al tetto per costruire una bella villetta di mattoni? 

Al di là dei contenuti, la mia riflessione di oggi vira in un'altra direzione.
E-book sì, e-book no per i bambini?

Io mi sono convertita tardi, da lettrice matura, all'uso degli e-book e devo dire che sono di una comodità estrema per leggere in qualsiasi condizione (al buio, in macchina senza portarsi dietro troppo peso in borsa...) ma è evidente che viene sacrificata la magia del libro. Lo sfogliare le pagine, vedere crescere sotto le proprie mani una storia da una pagina all'altra, l'odore delle pagine... ammetto di aver fatto fatica all'inizio e di continuare a preferire i libri caratacei ma oramai il Kindle (questo il lettore che uso) è diventato una parte di me e lo porto sempre in borsa.

Per i bambini il discorso cambia. 
Leggere una storia come I tre porcellini in formato e-book secondo me non rende appieno il gusto della lettura. Io, poi, che ho un lettore in bianco e nero... 

I miei figli hanno avuto tanti libri cartacei per le mani, sparsi ovunque in casa, a partire da quelli tattili in avanti. Hanno avuto tra le mani immagini tridimensionali nel caso dei pop up, le bellissime immagini colorate, i libricini da imparare ad amare e rispettare (perchè all'inizio li mettevano anche in bocca e ne abbiamo ancora alcuni con i dentini impressi). 
Emozioni ed esperienze che un e-book non potrà mai dare.

E' vero, tutto ciò che è telematico è il futuro. C'è di mezzo la comodità di avere tanti libri sempre a portata di mano in uno spazio ridotto e anche ad un costo ridotto.
Ma onestamente credo che, soprattutto per i più piccoli, gli e-book siano poco adatti. 
Comodi per modulare le dimensioni dei caratteri, questo è vero. Comodi per andare incontro a chi avesse difficoltà di lettura nel caso di e-book ad alta leggibilità... secondo me, però, resta una lettura più fredda, soprattutto per un bambino.

I tre porcellini, nel caso specifico, seppur raccontati con le immagini (nel mio caso in bianco e nero, dicevo) secondo me sono rimasti più anonimi di quanto non sarebbero stati se letti su cartaceo. Ho sbagliato io a scegliere questo formato e, onestamente, se avessi un giovane lettore dell'età adatta per questo libro, non gli proporrei questo formato.
***
I tre porcellini
Paolo Valentino - a cura di S. Lombardi - illustrazioni di V. Abatzoglu
De Agostini editore
32 pagine
1.99 euro Kindle, 9.90 copertina rigida, 5.90 copertina flessibile

martedì 21 aprile 2020

Hanover House (B. Novak)

I risvolti della sua vita intima sono quelli che hanno catturato meno la mia attenzione. Tutto il resto è stato magnetico. Il secondo libro della serie di Evelyn Talbot, che ha preso avvio con Alaska, mi è piaciuto più del primo. Soprattutto nel finale. 

Evelyn è sempre alle prese con pericolosi serial killer rinchiusi nella struttura che lei stessa ha voluto ed ha contribuito ad aprire: Hanover House. 
La dottoressa Talbot è sempre più convinta di portare avanti al sua attività pionieristica al servizio del governo federale in una struttura che le permette di studiare le menti perverse degli assassini, conoscerne i meccanismi e le potenziali. 
Il suo obiettivo è sempre lo stesso: combattere per tutte le vittime, soprattutto per quelle che non possono farlo da sole.
Anche lei è stata una vittima anche se il termine sopravvissuta le va stretto: è sfuggita al suo aguzzino, un pericoloso assassino che è ancora a piede libero e del quale teme costantemente il ritorno. 
Con l'arrivo di un nuovo detenuto che risponde al nome di Lyman Bishop, meglio conosciuto come Fabbricante di Zombi, Evelyn si rende subito conto di avere a che fare con una persona intelligente, colta e perfettamente capace di controllare i suoi istinti fino ad insinuare in lei il dubbio che le accuse, peraltro terribili, mosse nei suoi confronti siano infondate e che quel professore, un genetista piuttosto brillante, sia arrivato ad una condanna senza colpe realmente provate.

Evelyn sa bene di trovarsi in un ambiente pericoloso (già le vicende narrate nel precedente capitolo della serie hanno dimostrato che in quanto a sicurezza ad Hanover House ci sarebbe qualcosa da dire) ma, dopo aver allontanato le mele marce, riprende con fiducia il suo lavoro assumendosi anche stavolta qualche rischio di troppo. Si lascia coinvolgere al punto tale di attirare su di se le attenzioni, non certo benevole, di un uomo che si sente usurpato del suo potere...

E Jasper? Il suo aguzzino? E' davvero lontano da lei? Nel momento in cui spuntano nuovi omicidi tanti interrogativi affollano la sua mente e non si può certo dire che quella di Evelyn sia un'esistenza tranquilla.

In questo secondo episodio i ritmi mi sono sembrati ancora più alti di quanto non lo fossero nel primo, soprattutto nella seconda parte. Non ho ben capito il ruolo di un personaggio che sembra voler minacciare gli equilibri di coppia che Evelyn ha raggiunto con il suo compagno, il sergente Amarok e devo dire che è il personaggio da cui mi sarei aspettata qualche sopresa che, però, non è arrivata.

La sorpresa arriva sul finale e l'ho apprezzata anche se devo dire che la superficialità con cui il sistema si relaziona con personaggi pericolosi è davvero inquietante, forse ancor più della trama.
Non dico altro perchè rischierei di spoilerare qualcosa di importante.

Posso dire che per Evelyn la strada è ancora tutta in salita. 
Anche dal punto di vista personale la vedo ancora lontana dal raggiungimento di quella serenità che, secondo me, merita. Certo è che l'ombra del suo aguzzino, sempre presente, più o meno vicina alla sua esistenza reale, minaccia costantemente il suo modo di relazionarsi con gli altri: con la sua famiglia, con le sue ex amiche del liceo, con il suo stesso compagno. 
Una minaccia costante.

Stile scorrevole, descrizioni efficaci, finale sorprendente e che ha dell'incredibile. Ma non poteva essere altrimenti vista l'ambientazione, le situazioni e, soprattutto, la necessità di concludere la storia con il terzo libro della serie.

A me è piaciuto. Non sono una lettrice troppo esigente? Magari è così. Fatto sta che in questo periodo ho fatto fatica a staccarmi dalle pagine e l'ho letto in brevissimo tempo. A breve il terzo volume. Non credo di poterne fare a meno, a questo punto.
***
Hanover House
Brenda Novak
Giunti Editore
428 pagine
18.47 euro copertina flessibile - kindle Unlimited

domenica 19 aprile 2020

La Piccola Farmacia Letteraria (E. Molini)

I libri possono aiutare a guarire le ferite dell'anima? 
Possono aiutare a riconquistare la fiducia perduta?
A riconciliarsi con il mondo? 
A riprendersi dopo la fine di un amore? 

Se lo chiedessimo a Blu, la titolare della Piccola Farmacia Letteraria, la sua risposta sarebbe sicuramente sì!

Ma partiamo dall'inizio. Blu è una giovane donna che è alla ricerca del suo posto nel mondo. Ha lavorato nell'editoria poi in una libreria dove, però, non si sente a suo agio. Condivide il suo appartamento con delle amiche che sono tutta la sua vita e dal momento in cui decide di aprire una sua libreria si trova a fare i conti con bollette da pagare, forniture da pagare ed introiti che non riescono a darle alcuna serenità. Deve trovare il modo per venirne fuori.

Tra vicissitudini personali ed incontri che hanno un certo sapore magico, tra suggerimenti di lettura e disavventure varie, Blu si trova alle prese con vicende che vengono raccontate in modo estremamente semplice e a tratti anche con delle imprecisioni su cui però non voglio soffermarmi (come quando dice di indossare degli zoccoli e subito dopo, qualche riga dopo, di avere le scarpe tutte bagnate).

Posto che la Piccola Farmacia Letteraria esiste davvero e che la titolare è l'autrice, ho considerato il libro come un romanzo di fantasia bello e buono perchè ci sono dei passaggi a dir poco fantastici che non possono certo avere avuto riscontro nella realtà.

La storia, di fondo, è simpatica. L'idea della Farmacia Letteraria non è niente male e credo che preveda anche un gran lavoro sotto alla voglia di consigliare libri in base al problema che si sta vivendo o alla situazione che si intende affrontare. Il racconto, però, mi è sembrato un po' troppo superficiale soprattutto in passaggi importanti che non possono davvero essere così semplici come vengono raccontati. 

Avrei preferito maggior spessore almeno nei personaggi principali, almeno nella protagonista - che non ho ben capito se ci è o ci fa, visto che in alcune situazioni più che sbadata mi è sembrata davvero un persona incapace di rispondere delle sue azioni - e nelle sue coinquiline. Una, in particolare, della quale si introduce una vicenda personale importante ma lo si fa in modo secondo me troppo superficiale...
Credo che se si fosse puntato maggiormente sulla personalità dei personaggi la storia avrebbe ottenuto un altro spessore.

E' una lettura di svago, senza alcuna pretesa e che non mi ha catturata più di tanto. Onestamente non credo che mi resterà molto. Mi sono piaciuti i riferimenti letterari e ho anche letto con piacere i bugiardini che sono stati inseriti alla fine del libro per far capire come funziona la vera farmacia letteraria. Per questo, dicevo sopra, che per una realtà di questo tipo serve anche tanto lavoro altrimenti si rischia di fare delle magre figure soprattutto se si ha a che fare con lettori forti ed esigenti.
Senza infamia e senza lode, carino ma niente di più: questa lettura la archivio così (e probabilmente la ricorderò più che altro per la copertina che non mi è piaciuta per niente).
***
La Piccola Farmacia Letteraria  
Elena Molini
Mondadori
273 pagine
9.99 formato Kindle

venerdì 17 aprile 2020

Non dire cazzo (F. Rimondi)

Se non fosse stato per figlio Numero Due e la sua simpatia avrei chiuso questo libro dopo dieci pagine e millemila sproloqui. 
Mi spiace ma Non dire cazzo non mi è proprio piaciuto. 
Stile che vorrebbe essere divertente ma che io non sono riuscita proprio a considerare tale se non in qualche situazione. 

Tutto troppo.
Tutto troppo amplificato, troppo esagerato, anche forzato a tratti.
E' un libro ironico, una madre un po' fusa (ma chi non lo è? Su questo non posso che convenire), un modo di fare che tende a sdrammatizzare ma non mi sono ritrovata per niente in sintonia con lei. 
Sapevo che sarebbe stata una lettura particolare ed ho deciso di correre il rischio. Lo avevo detto fin da subito, al momento dell'acquisto: quello che mi avrei trovato dentro a questo libro non avrebbe avuto mezze misure. 
E così è stato.
Un racconto così o lo si ama alla follia... o succede quello che è successo a me: non vedevo l'ora di arrivare alla fine.

Sono sincera: mi spiace, sicuramente è un mio limite ed, anzi, invito altre mamme a leggere questo libro per poi confrontarci... ma io non sono riuscita ad apprezzarlo nemmeno cercando di divertirmi un po'. Niente, solo fastidio da quel modo - vogliamo dire originale? -  di farcire ogni discorso.

Le situazioni raccontate sono situazioni molto comuni per chi ha due figli dell'età di Numero Uno e numero Due: il primo, figlio di un primo matrimonio, in apertura ha dieci anni e alla fine ne ha 17. Dieci anni di differenza con Numero Due, nato da un secondo legame. 

Quelle che vengono riportate sono scene di vita quotidiane, situazioni in famiglia, lavoro, scuola - negli episodi relativi al gruppo Whatsapp di classe sì, mi sono divertita - l'attività fisica, la malattia, gli affetti. 

E non è stato tanto il fatto che le varie situazioni vengano raccontate usando molto i dialoghi... ma le modalità seguite nel proporre tali dialoghi che proprio non mi sono piaciute.

Simpatico Numero Due (non me ne voglia Numero Uno) dicevo: il suo modo di parlare mi ha divertita, le scene in pisina divertenti e mi hanno fatto pensare alla nostra esperienza in pisina (ma anche qui tutto sopra le righe). Poi i discorsi... troppo simpatici! E mi hanno fatto ripensare, questi sì, ai miei figli da piccoli che dicevano cose simili....
L'atemporale è fatto di fuoco sennò perchè nel libro della ziungla l'albero si affuoca tutto perchè il temporale lo affuoca?
L'autrice propone, a modo suo, tematiche importanti e questo non mi è certo sfuggito:
prendere coscienza di essere ogni giorno un po' meno figlio dei propri genitori per diventare una stampella, un aiuto, un punto di riferimento;
la malattia che arriva senza bussare e cambia la vita, sconvolge gli equilibri familiari, mette alla prova anche le persone più miti;
il lavoro che deve accordarsi con le esigenze di figli che crescono;
la vita privata che praticamente si avvicina allo zero e si adatta (per forza) alle esigenze dei figli...

Sono situazioni su cui riflettere. 
La parte che, nel complesso, mi è piaciuta di più - a parte le gags della pisina - è quella in cui la protagonista è vicina a suo padre. Ho letto tanta tenerezza tra le righe, nei confronti di un genitore (due, perchè di riflesso il discorso si estende anche alla madre) che mostra tutta la sua fragilità, anche se non vorrebbe.

Mi spiace non aver chiuso il libro ed averlo riposto tra gli altri, in casa, con entusiasmo ma, si sa, il mondo dei lettori è vario, i gusti sono vari, così come vari sono gli stili e le scelte narrative degli autori.
Ed il bello è anche questo, no?
***
Non dire cazzo
Francesca Rimondi
Frassinelli
340 pagine
17.00 euro copertina rigida - 7.99 kindle