domenica 29 ottobre 2017

Sai tenere un segreto? (S. Kinsella)

In perfetto stile Sophie Kinsella. 
 
Il libro Sai tenere un segreto mi ha fatto sorridere, divertire ma anche arrabbiare, rattristare, emozionare. 
Emma è una ragazza come tante, con le sue debolezze, i suoi punti di forza e... i suoi segreti. 
Qualche segreto, chi non ne ha? 
Bhè... parecchi segreti. 
Piccini, mica tanto grandi, ma un bell'elenco. 
 
Si sforza quotidianamente di essere come tutti vorrebbero che lei fosse, per non deludere chi ha vicino cerca di farsi piacere ciò che non le piace, cerca di trattenersi ogni volta che vorrebbe protestare, cerca di sorridere quando nel suo intimo vorrebbe solo piangere. Una ragazza accomodante? Chiamiamola così. Ha un fidanzato che l'ama, che la adora, che farebbe di tutto per lei e che lei cerca di autoconvincersi che sia quello giusto, in principe azzurro che ogni donna vorrebbe. Eppure, eppure...
Eppure quando si trova in aereo, convinta di essere sul punto di morire per via di una turbolenza che le sembra piuttosto turbolenta, inizia a raccontare tutti i suoi segreti ad uno sconosciuto, in quell'aereo che la sta riportando verso casa dopo una trasferta (disastrosa) di lavoro.
Uno sconosciuto... e che sarà mai! Potrà mai incontrarlo di nuovo? Certo che no!
Invece, scopre essere il suo capo e, fino a qui, la storia parrebbe prendere la piega di una certa prevedibilità. 
Tra i due c'è una simpatica complicità e tutto ciò che accade ad Emma la rende un'eroina un po' sfortunata ma tanto simpatica. 
Potrebbe andare tutto liscio? Certo che no. 
 
La storia non risparmia una buona dose di divertimento per il lettore, messo davanti ad una pasticciona di prima categoria che sembra essere arrivata davanti al vero principe azzurro. Non manca, però, un retrogusto amaro quando la situazione inizia a precipitare con segreti che non sono più tali, con amici che tutto mi sono sembrati meno che amici (io avrei preso a calci ognuno di loro in un certo momento) per poi risollevarsi quando, finalmente, Emma riesce a liberarsi della zavorra che si porta dietro.
 
Ad un certo punto, convinta di essere arrivata al lieto fine e vedendo che mancavano ancora parecchie pagine mi sono anche chiesto cosa ancora potesse accadere... E c'è stata qualche sorpresa.
 
Emma mi è piaciuta molto: una ragazza davvero simpatica, infelice (anche se ci vuole un po' a cpiare  di esserlo) ma simpatica. Fin dall'inizio mi sono detta che meritasse un po' di serenità, quella ragazza, ed ho sperato che arrivasse il momento in cui il suo vero io potesse venire alla luce senza costrizioni. Come si può vivere in quel modo? Suvvia, non è semplice. Soprattutto se la nostra protagonista non riesce a starsene a bocca chiusa e proprio non ce la fa a tenere un segreto.
 
In alcuni momenti l'ho adorata (penso al pic-nic con al famiglia) mentre in altri l'avrei presa a schiaffi.
 
E poi c'è lui. Non il suo fidanzato no... Connor sembra quasi finto: la descrizione che lei ne fa, di un Ken biondo, rende perfettamente l'idea. Sembra proprio un personaggio finto, costruito con la plastilina.
 
No, per lui intendo l'altro, il grande capo, il riccone, l'uomo d'affari, Jack.
Devo ammettere che, dalle descrizioni che ho seguito, mi è parso che fosse più maturo di lei ma poi mi sono resa conto che non sono mai stati dati elementi che potessero portare in questa direzione. Non so come mai me l'ero immaginato brizzolato all'interno di quei jeans e quelle magliette che spesso gli vengono infilate addosso dall'autrice. Non ci sono elementi sull'età ma a me piace pensare che fisicamente sia così. Un bell'uomo, bello e misterioso, taciturno, capace di ascoltare (fin troppo capace, a dire il vero). Non fa pesare il suo essere il grande capo ma riserva qualche sorpresa, non del tutto positiva per la povera Emma. 

Ci sarà il lieto fine? Bhè, non resta che leggerlo!
A me è piaciuto e con questa lettura partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo libro con copertina rosa.

mercoledì 25 ottobre 2017

I gatti lo sapranno (G. Ricciardi)

Il Ricciardi che conosco io non scrive libri ma fa lo stesso mestiere del protagonista del libri che questo Ricciardi, Giovani, propone nel libro I gatti lo sapranno.
Si tratta di un libro piuttosto breve (appena 157 pagine) che propone un commissario molto diverso da quelli proposti da autori più blasonati: Ottavio Ponzetti è una persona normale, come tante altre, che racconta un'indagine svolta anni prima facendo conoscere al lettore anche la sua storia personale, i suoi sentimenti, i suoi legami familiari.
Non è un commissario bello e dannato, non ha a che fare con fiumi di sangue ed inverosimili torture mortali, non è un alcolizzato, non è un reietto. E' uno sbirro, ma sì, egli stesso concede al lettore di chiamarlo così. E come tale è alla ricerca della verità.

Un verità nascosta, in questo caso, dietro a quello che sembra un incidente: una donna investita da un pirata della strada. Una donna che non è un cadavere ma che è ridotta in fin di vita.  

Lei, poi, è una persona particolare: è Giovanna la gattara. 

Che ci sia qualche cosa di strano dietro a quell'incidente così misterioso? Eh sì, perchè ci sono dei dettagli che a Ponzetti fanno proprio pensare a qualche cosa di diverso.

Ecco, dunque, che inizia un viaggio nella vita di quella donna. Un viaggio che porterà alla scoperta di segreti mai svelati ma anche di una profonda umanità in quella che tutti consideravano una donna tanto strana e particolare. Una donna che ha commesso degli errori, una donna alla ricerca dei suoi affetti, una donna pronta a credere anche a ciò che è difficile dare per vero pur di arrivare ad essi.

E lui, Ponzetti, racconta questa indagine e si racconta. Parla in prima persona e mette in mano al lettore la storia di un uomo come tanti. Non è un supereroe, è un uomo che ha delle debolezze ma che sa riconoscere i punti fermi della sua vita. E' un padre alle prese con una figlia oramai grande ed un'adolescente con i suoi alti e bassi. E' anche una persona sensibile nei confronti di chi si trova accanto.

La sua storia e quella di sora Giovanni sono ambientate in una Roma dei tempi di oggi. Una Roma cambiata dalla presenza massiccia di persone di etnie diverse, dove il mercato non è più quello di una volta, dove ognuno si fa i fatti suoi e nessuno vede o sente niente. 
Una Roma - o meglio, un rione di Roma - dove bisogna saper cercare nel modo giusto e con i dovuti modi per avere qualche informazione e raccogliere elementi utili per dare risposte ad interrogativi che rischiano di restare insoluti.

Lo stile di scrittura è molto semplice e poco pretenzioso. L'intercalare romano è simpatico e ben comprensibile ed il commissario, nella sua semplicità, si dimostra all'altezza della situazione senza troppe forzature e, soprattutto, senza essere mai sopra le righe.

Non è certo un romanzo indimenticabile ed un personaggio di quelli che ti attaccano alle pagine però la storia è gradevole anche se la copertina, non posso non dirlo, non attira affatto. O, per lo meno, a me proprio non piace.

Con questo libro partecipo alla quarta ed ultima tappa della The Hunting Word Challenge con la parola GATTO che trovo nel titolo e raffigurata in copertina anche se al plurale.

lunedì 23 ottobre 2017

Il paradosso di Pancrazio (L. Pistillo)

Ho presto in prestito in biblioteca il libro Il paradosso di Pancrazio senza sapere ciò a cui sarei andata incontro. La copertina mi ha incuriosita e mi ha subito fatto pensare, assieme al titolo, ad una lettura diversa dal solito. Almeno per me.
E così è stato.

Pancrazio è un paradosso vivente. Così lo definisce l'autore e così dimostra di essere. Il libro non ha un inizio ed una fine, non ha uno svolgimento vero e proprio, non c'è da aspettarsi un colpo di scena, una evoluzione, no. Pistillo propone il racconto di episodi, attimi di vita che hanno per protagonista un uomo che appare sfornito degli strumenti giusti per affrontare ciò che la vita gli pone davanti.

E' un uomo piuttosto ingenuo, capace di imbattersi in situazioni esilaranti ed assurde ma molto, molto vicine alla realtà.
Alcuni episodi, in particolare, mi hanno fatto sorridere più degli altri.
Le chat erotiche, il primo. 
La confusione della chat pubblica, l'approccio più personale nella chat privata, l'immaginazione, le aspettative, le sorprese dell'incontro dal vivo. Lui sarà pure un po' ingenuo, ma quel che gli accade non è poi così lontano da ciò che può accadere a chiunque. O meglio, di ciò che poteva accadere soprattutto agli albori dell'uso delle chat di gruppo, oggi soppiantate da nuovi strumenti di comunicazione e di incontri telematici.
Questo è l'episodio che mi ha fatto sorridere di più. 
Sugli altri ho trovato davvero situazioni paradossali che, comunque, sono perfettamente in linea con il titolo e con quello che, credo, fosse l'obiettivo dell'autore.

Probabilmente si tratta di un libro adatto come base per una sceneggiatura. Me lo immagino rappresentato su un palco, a teatro, quel Pancrazio lì! Magari rende meglio di quanto non abbia reso, almeno al mio cospetto.
Perché se è vero come è vero che l'avventura in chat mi ha strappato qualche risata, per il resto non sono riuscita ad apprezzare più di tanto la storia. Non è proprio il mio genere, io non sono una lettrice adatta per storie di questo tipo.

In alcuni momenti non sono riuscita a capire bene se mi facesse più compassione o più rabbia avere davanti un personaggio di questo tipo.  

Quello che ho ben capito è che Pancrazio è un uomo profondamente solo. Non ha dialogo nemmeno con i suoi genitori - con una madre sempre pronta a difenderlo anche se non è più un ragazzino imberbe - e questa solitudine contribuisce a renderlo ancora più impacciato. Ecco che si fa fregare da uno spaccaossa che è palesemente un impostore ma del quale lui si fida e dal quale torna anche dopo una negativa esperienza. 
E' un personaggio che fa ridere, con il suo modo di fare, ma che mi ha lasciato addosso una certa tristezza. Chissà quante ce ne sono, in giro, di persone come lui. Sole. Ingenue. Incapaci di farsi valere. Alla ricerca di qualcuno o qualcosa a cui aggrapparsi per dare un senso alla propria vita. 

Non mi è piaciuto più di tanto ma non mi ha nemmeno lasciato del tutto indifferente anche se, sono sincere, non vedevo l'ora di terminarlo e passare ad altro. 

Suggerisco le vicende di Pancrazio a chi apprezza il genere grottesco, satirico, con un personaggio un po' ingenuo, senza arte ne' parte, un po' stralunato e che sembra sempre fuori posto (ma chi, alla fine, nella propria vita può dire di non essersi sentito un po' Pancrazio?) o a chi vuole leggere qualche cosa di diverso dal solito, con terminologie anche ricercare, dialoghi a volte in vernacolo e - quasi sempre - con discorsi sconclusionati.

E con questa lettura partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo libro con copertina gialla.

sabato 21 ottobre 2017

Il sangue non mente (D. Kalla)

L'autore del libro Il sangue non mente mi era del tutto sconosciuto quando ho preso tra le mani quello che mi sarebbe stato utile per l'ultima tappa della The Hunting Word Challenge per la parola SANGUE, presente sia nel titolo che raffigurata in copertina.
Mi sono trovata a leggere un thriller avvincente, con qualche forzatura ma comunque piacevole da leggere. Questa volta non ho avuto a che fare con commissari invincibili ma con un medico di pronto soccorso che si trova, suo malgrado, indagato per l'omicidio della sua ex fidanzata e di un altra persona. 

Benjamin, questo è il suo nome, è un medico che di solito collabora con la polizia di Seattle per via della sua formazione ma questa volta ha lui stesso la polizia alle calcagna visto che sul luogo del delitto viene trovato il suo sangue.
"Impossibile", dice lui professandosi innocente ma sono diversi gli indizi che parrebbero dire il contrario. 

La parte che mi è sembrata più assurda di tutte è quella in cui Ben veste i panni del fuggitivo e riesce a scappare fin troppo facilmente, secondo il mio parere. Per il resto, lui stesso porterà avanti delle indagini che lo porteranno a dubitare anche della morte di suo fratello gemello, Aaron, scomparso due anni prima. Non ha più nessuna certezza, Ben, ed arriva anche a dubitare di tuti coloro che ha attorno. 
E' sicuro di essere stato incastrato da qualcuno ma non riesce a capire chi possa essere ma nemmeno il perchè di tutto ciò. Di congetture ne fa parecchie, fa indagini da solo, non si fida nemmeno del suo avvocato. Ovviamente tutto ciò lo porta molto vicino (in alcuni casi dentro fino al collo) a situazioni pericolose rischiando la propria vita.

Vuole vederci chiaro, però, e intende arrivare fino alla fine per dare delle risposte ai tanti interrogativi che lo tormentano.

Devo ammettere che se avessi dovuto scegliere dalla copertina mi sarei tenuta alla larga da questo libro: non mi piace affatto! Rende l'idea del contenuto del libro, si parla di analisi del sangue, di Aids, di tossicodipendenza. Però non è una copertina che mi avrebbe convinta se non fosse stato per la challenge.

L'autore scrive bene anche se ammetto di aver trovato qualche errorino - anche se poca cosa - sulla copia cartacea che ho trovato in biblioteca.

La trama è avvincente anche se, essendo reduce da un libro di Nesbø, ho fatto di tutto per evitare di fare confronti certa che questo libro ne sarebbe uscito sconfitto. La narrazione alterna due piani temporali: alle vicende presenti si alternano i ricordo del protagonista palesando i quali si aiuta il lettore a capire alcuni precedenti e alcuni passaggi importanti ai fini della storia.
L'ambiente medico da un tocco di originalità al racconto e, tutto sommato, è una lettura passabile anche se non mi sento di dire che sia un libro eccellente.

venerdì 20 ottobre 2017

Mai più senza libri (P. Carnavas) - Venerdì del libro

Bellino davvero! Ero alla ricerca di una storia da leggere a voce alta a scuola, in occasione del mio impegno con Libriamoci, letture a voce alta nelle scuole che porto avanti da qualche anno.
Mai più senza libri mi è sembrato proprio adatto.


Immagini molto belle e allo stesso tempo semplici ma significative si sommano ad un testo breve ma efficace.
In sintesi, due fratellini amano i libri e ne sono letteralmente sommersi. Sono i libri il loro tesoro più grande. Non hanno una casa, vivono in una roulotte, eppure il loro mondo è ricco di storie, di avventure, di emozioni.
Quando lo spazio diventa davvero troppo poco e bisogna sbarazzarsi dei libri si rendono conto che in quel momento, sì, sono diventati davvero poveri.
Lo spazio vuoto lasciato dai libri è troppo. Troppo il silenzio che resta, troppo fragili gli equilibri minacciati dall'assenza di quel tesoro.
Impossibile vivere così. Fino a che... non spunta un libro da una borsa. 
I due fratellini hanno scoperto come fare per avere comunque libri senza doverli acquistare. Scoprono la biblioteca e, con essa, tutta la famiglia scopre il piacere di leggere insieme una storia. 
E' una storia estremizzata - due bambini poveri, che vivono in una roulotte, che possiedono centinaia di libri... - ma secondo me rende molto bene.

Bello. Mi è piaciuto. 
Breve, dicevo, ma racchiude il senso del mio impegno nella diffusione dell'amore per i libri.
Io adoro le biblioteche, mi piace cercare, spulciare tra i titoli, girovagare tra gli scaffali ed una storia così non poteva che piacermi.
E' da un po' che non propongo libri per bambini all'appuntamento settimanale con il Venerdì del libro. Oggi, settimana precedente a quella in cui prende avvio il progetto Libriamoci, ho voluto cogliere al volo l'occasione.

Ps: guarda caso, l'ho trovato in biblioteca!

martedì 17 ottobre 2017

Il lavoro perfetto (A. Ciancaleoni)

Ci ho messo un po' a capire quale lavoro avesse accettato, praticamente a scatola chiusa, la protagonista del libro Il lavoro perfetto. 
Bianca, questo è il suo nome, poco dopo la laurea si trova tra le mani un contratto di lavoro a tempo indeterminato che stenta lei stessa a comprendere ma che sottoscrive senza pensarci troppo. Il settore è quello delle traduzioni - un settore che le si confà, anche se il suo sogno è un altro - e il fatto di essere un lavoro a tempo i n d e t e r m i n a t o le sembra quasi un piccolo miracolo! 

Solo strada facendo si renderà conto di essersi imbattuta in un luogo molto singolare, con turni di lavoro tutt'altro che rispettosi del contratto nazionale, con straordinari pagati fuori busta paga e con superiori piuttosto arroganti e un tantino strani. E se, inizialmente, si era chiesta come mai diversi colleghi se ne fossero andati ed altri continuino ad andarsene, pian piano capisce il perché. Così come inizia a sentirsi una vittima di quel sistema e di quel modo di concepire il lavoro.
Bianca è una ragazza singolare, piuttosto goffa e pronta a fare una gaffe dietro l'altra. La sua storia è narrata con ironia ed ogni tanto l'autrice strappa una risata che, però, muore sul nascere quando si incontrano delle incongruenze piuttosto palesi nella narrazione. 

Qualche esempio? 
Bianca dichiara di non essere automunita - tanto da considerarlo come un problema da superare facendosi accompagnare al primo colloquio di lavoro da suo padre - ma all'improvviso se ne esce alla guida della sua auto, sua di lei, con la quale va al lavoro. Ovviamente tra il momento del colloquio e l'avvio del lavoro passa del tempo per cui è anche pensabile che l'auto l'abbia comprata ma, visto che il fatto di non essere automunita viene sottolineato con una certa enfasi all'inizio, perché non dare nessun accenno a questo cambiamento di stato?
Sono pignola? Eh sì. Lo so.

Andando avanti, si dice che arrivano CINQUE valenti giovani per un colloquio. Dovrà essere lei la formatrice e lei a fare una selezione per scegliere chi possa essere assunto. Ebbene, i CINQUE risultano ripondere ai seguenti nomi: Elisabetta, Sylvie, Sabrina, Renè, Davide, Francesco. C'è qualcosa che non torna.

Sono dettagli che, però, non mi permettono di dare un giudizio positivo ad un libro che potrebbe avere del buon potenziale ma che, secondo me, meriterebbe una revisione più approfondita.

Mi disse che mi avrebbe chiamato non appena avrebbe saputo tutti i dettagli. 
Ho chiesto a mia figlia di dodici anni di leggere questa frase e dirmi se è corretta. Ci ha messo due secondi a dirmi di no, che c'è un errore nell'uso dei verbi. Io sarò pure pignola, ma certe cose mi fanno subito accendere una lampadina che non depone affatto a favore del libro.
Nel complesso la storia non è male anche se, in alcuni momenti, avrei voluto prendere a schiaffi Bianca. Una storia simpatica, però, non basta per rendere un libro un bel libro.
Le vicende lavorative di Bianca enfatizzano un po' (anche se in alcuni casi si vivono situazioni anche peggiori) esperienze lavorative che possono anche rispondere alla realtà, apprezzo l'impegno della giovane autrice di mettere in mano al lettore una storia capace di far sorridere ma anche innervosire (e ogni volta che un libro provoca emozioni secondo me in qualche modo funziona) ma le mie perplessità restano.

La copertina, però, mi piace parecchio!

Con questo libro partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0. E' il terzo libro utile per le letture del mese di ottobre.

lunedì 16 ottobre 2017

L'uomo di neve (J. Nesbø)

Con Nesbø ho un problema molto serio: non riesco a mollare i suoi libri. Nel momento in cui inizio la lettura sono consapevole della difficoltà di smettere. Così, succede che - avendo il libro in lettura sempre con me, in borsa - ritardo di 10 minuti la palestra e mi metto a leggere un capitolo in macchina, nel parcheggio; un altro capitolo lo leggo al centro commerciale mentre attendo che mia figlia torni dal negozio in cui si è recata con un'amichetta, mentre attorno a me brulicano centinaia di persone rumorose; passo la notte (quasi) in bianco per arrivare alla fine. 
Ecco, questo è il rischio che corro con lui.
E lo corro sempre sempre volentieri.

Con L'uomo di neve continuano le avventure di uno dei commissari più tosti che conosco: Harry Hole. Perennemente alle prese con i suoi demoni interiori, con una vita sentimentale piuttosto instabile, con alcune figure che sono oramai imprescindibili quando si parla di lui. 
Rachel e Oleg: queste sono, principalmente, le figure a cui mi riferisco.
Rachel oramai è insieme ad un altro uomo e la storia con Hole è (o meglio, dovrebbe essere) definitivamente relegata nel passato di entrambi. Eppure... eppure Oleg continua a riferirsi a lui quando parla di suo padre (il suo papà biologico non ha mai vissuto con lui e sua madre ed è lontano da loro, da sempre). Eppure Rachel non riesce a dimenticare quell'uomo così combattuto tra il suo lavoro - a cui dà anima e corpo - e la sua voglia di dimenticare con un bicchiere di Jim Bean in mano. O forse due, o tre...

Non ha ancora vinto del tutto la sua battaglia con l'alcolismo, Harry Hole, ed i suoi colleghi sanno bene di avere a che fare con un uomo che ha dei limiti ben precisi sul lato personale ma che, questo è indubbio, sul suo lavoro ci sa fare. E' un uomo intuitivo, capace di riconoscere i propri errori e pronto a dare tutto se stesso soprattutto quando c'è di mezzo la sua famiglia, o quella che considera tale. E sul lavoro è uno tosto sia dal punto di vista meramente operativo che in quanto ai ragionamenti che stanno alla base delle varie indagini.

Anche stavolta, e non è la prima volta, Hole è a caccia di un assassino che ha preso lui stesso di mira. Lui e le persone che gli stanno a cuore.
Non è una novità, così come non lo è il fatto che si le apparenze ingannino, che niente è come sembra e che la svolta arriva dal punto in cui meno è prevedibile che arrivi.

Lo schema narrativo di quello che è il settimo libro della serie Harry Hole non è affatto nuovo e questo in linea di principio potrebbe stancare. Elementi comuni alle precedenti storie potrebbero far puzzare la storia di stantìo... ma non scherziamo! 
Non è affatto così. 
La scrittura di Nesbø è fluida e chiara, così come è indubbia la sua capacità di tenere il lettore in pugno, fino alla fine. 
Con il fiato sospeso: sono rimasta letteralmente con il fiato sospeso e non esagero...

Ad Oslo è arrivata la neve.
Può un innocuo pupazzo di neve essere un elemento capace di fare da legame tra terribili delitti che vedono, come vittime, delle donne? Può essere un serial killer che lascia tracce per essere trovato da qualcuno che sia dotato del giusto acume per mettere insieme una serie di piccoli pezzi sparsi ad arte?
Quest'uomo non può che rispondere al nome di Harry Hole. Sarà lui il commissario incaricato delle indagini con una squadra che, per suo volere, sarà ridotta ai minimi termini e con qualche amico su cui poter contare. 
Sono parecchi i personaggi le cui storie si intersecano ne L'uomo di neve. Alcuni arrivano dal passato, altri sono del tutto nuovi, altri ancora destinati a non lasciare nemmeno un piccolo segno nella vita di Hole mentre altri, anche se non si direbbe, la segneranno in modo molto chiaro.
Non sono indagini semplici e si arriva troppo presto ad una soluzione che, però, non convince Hole. Una soluzione di comodo, che potrebbe far uscire a testa alta l'intero commissariato e le sfere alte del potere ma che non convince. E' così che Hole va avanti a testa bassa, con i suoi metodi, con le sue intuizioni e trova nessi tutt'altro che casuali tra le morti di oggi e diverse morti del passato, apparentemente inspiegabili. 

Harry si imbatte in una collega che rischia di segnare la sua fine come commissario.
Si imbatte in un uomo che è l'esatto contrario di ciò che vuole mostrare di essere.
E si imbatte in un amore che non ha bisogno di parole. E' così, punto e basta. Volenti o nolenti. 

Protagonista assoluto di questo libro è Hole, anche se ammetto di aver guardato con un occhio piuttosto attento la figura del piccolo Oleg. Eh sì! In passato ho commesso l'errore di leggere uno dei libri successivi a questo che hanno proprio Oleg - un giovane Oleg e non più un ragazzino - come protagonista per cui, conoscendo alcuni sviluppi, l'ho tenuto parecchio sotto controllo!
Mi è rimasto qualche dubbio solo attorno alla figura di un tizio che entra in casa di Hole dicendo di doverla bonificare da antipatici e pericolosi funghi. Una figura misteriosa, a mio avviso, che non mi pare abbia avuto un ruolo nel racconto. Allora, a che è servita la sua introduzione? Che sia un gancio con il prossimo libro della serie? Lo scoprirò presto! 

Con questa lettura partecipo alla quarta ed ultima tappa della The Hunting Word Challenge con la parola NEVE che trovo nel titolo e raffigurata in copertina.
Inoltre, partecipo anche all'ultima tappa della challenge Leggendo serialmente per l'obiettivo generico: autori nordici! Un obiettivo che adoro, perchè vi rientra un autore che adoro.