lunedì 7 ottobre 2019

La ragazza del treno (P. Hawkins)

Ho letto il libro La ragazza del treno a distanza di tempo dalla sua uscita.
A riflettori spenti, con un film realizzato a seguito del successo del libro - e che io non ho visto - quando il panorama dei thriller è concentrato su altri prodotti editoriali.

Lo dico subito: a metà lettura mi sono fermata ed ho detto tra me e me: "...ma qui sono tutti matti!". Questa è la prima sensazione che ho avvertito: avere a che fare con gente squilibrata, in un modo o nell'altro. Non sono personaggi che vengono particolarmente approfonditi dal punto di vista della personalità - ci si sarebbe potuto lavorare parecchio, ognuno avrebbe una storia da raccontare secondo me - ma vengono resi alla perfezione per quello che sono: pezzi di un ingranaggio che li mette a dora prova, mettendo in mostra tutte le loro fragilità, le loro tensioni, i loro punti deboli soprattutto dal lato emotivo.


Rachel è una donna sola.
Non ha più nessuno se non un'amica con la quale condivide un appartamento e nulla più.
Con lei non condivide di certo i suoi pensieri, i suoi problemi, le sue paure. Tanto che nel momento in cui perde il lavoro non si premura di avvertirla ma continua, giorno dopo giorno, a prendere un treno che la porta via da casa e la fa rientrare di sera, più o meno coprendo l'arco di tempo in cui sarebbe stata fuori se avesse continuato a lavorare.
E' un'alcolizzata, ha problemi di memoria e non vive di certo una vita invidiabile. I soldi stanno per finire, la famiglia è lontana, figli non ce ne sono, amici meno che mai!

Ogni volta che sale su quel treno per dirigersi in periferia a gironzolare chissà dove prova ad immaginare la vita degli altri, quella che vede scorrere davanti ai suoi occhi: piccole immagini che, giorno dopo giorno, diventano parte della sua scialba vita.
Così, immagina la vita di un uomo e una donna nelle cui figure si imbatte ogni giorno.
Dà loro un nome - per lei sono Jess e Jason - e si affeziona a loro al punto tale da notare qualche cosa di strano in quei pochi attimi in cui i suoi occhi catturano le loro immagini.
Vede qualcosa che non avrebbe dovuto vedere e che darà una svolta alla sua esistenza.

Sono tre donne coloro che fanno conosce al lettore la propria versione dei fatti, con una narrazione che si snoda su diversi piani temporali. Bisogna fare molta attenzione alle date che, nella scelta narrativa dell'autrice, non sono indicate a caso e, soprattutto, non stanno lì tanto per esserci.

Megan è quella bella bionda che Rachel vede ogni giorno sulla veranda di casa mentre passa con il treno. E' quella donna che lei ha chiamato Jess... Ed è colei che all'improvviso scompare: da qui prende le mosse un mistero nel quale anche le altre due donne del racconto saranno loro malgrado coinvolte.

Sarà coinvolta Rachel che sente di avere qualche cosa a che fare con quella scomparsa, sente di aver visto qualcosa ma non ricorda niente: imbottita di alcol, piena di lividi, intontita da un colpo alla tesa ben assestato, la donna non riesce a mettere in fila le immagini che le balenano in mente e delle quali non riesce a tracciare un limite tra sogno e realtà. Che contributo può dare alla soluzione del caso una donna così poco affidabile? Eppure sente di avere qualche cosa da dire, me non sa bene cosa.

Anna è la nuova moglie di Tom, ex marito di Rachel. E' terrorizzata dalla figura di una Rachel molesta, sempre pronta a chiamare a casa, a cercare Tom, ad avvicinarsi alla loro bambina, ubriaca e fuori controllo. 

Megan, Rachel ed Anna: i loro destini si incrociano e le loro esistenze si legano con nodi sempre più stretti fino a togliere l'aria. 

In un crescendo di tensione e di mistero, sarà Rachel a portare avanti dei ragionamenti - a volte con la lucidità ai minimi termini - che si sommano a ciò che le altre due donne pian piano svelano. Le attenzioni non vengono focalizzate sulle indagini ufficiali: quelle vengono lasciate al margine della storia. E' Rachel che cerca di fare chiarezza, che cerca di rendersi utile ma ciò impone, prima di tutto, che faccia i conti con se stessa, con la sua misera esistenza. Impone che si liberi di alcuni pesi che le si sono cuciti addosso negli anni e che ora la portano sempre più a fondo.

Non è un thriller complicato, di quelli contorti, con eccessivi dettagli. E' una lettura che scorre, con uno stile narrativo lineare. Niente di eccezionale, tanto per capirci. Piacevole, cattura non un capolavoro.
All'autrice devo dare il merito di alzare pian pianino l'asticella fino ad arrivare ad un finale ad alta tensione. Un finale che non mi aspettavo e che mi ha positivamente stupita.

La figura che più mi ha colpita è quella di Megan: un personaggio dalle molte facce, che appare all'inizio in una veste ma che si spoglia, pian piano, degli abiti iniziali per caricarsi di contraddizioni, di segreti, di colpe. Una donna diversa da quello che avevo pensato all'inizio e nel racconto ci sta alla perfezione.
***
La ragazza del treno
Paula Hawkins
Edizioni Piemme
306 pagine
7.90 euro

6 commenti:

  1. Ciao bentrovata; io l'ho letto qualche anno fa e ne sono rimasta abbastanza delusa. Bello stile scorrevole, ma la storia e i personaggi proprio non mi convinsero. Ti seguo con interesse. Ciao!

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    1. Ciao. In effetti con tutta la pubblicità che ebbe all'uscita e per come se ne parlò mi aspettavo qualcosa di più. Però ho imparato a non farmi influenzare più di tanto... preferisco leggere i libri tanto declamati quando i riflettori su di loro si sono spenti...

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  5. Un sentito ringraziamento al Dott. Reethesh per l'enorme aiuto che mi ha dato. Negli ultimi cinque mesi, io e il mio compagno abbiamo avuto gravi litigi che stavano portando al divorzio. Eravamo una coppia felice e il nostro rapporto andava a gonfie vele. Il 14 febbraio di quest'anno siamo usciti insieme senza alcun problema; è stato dopo quell'episodio che sono iniziate le difficoltà. Il 10 marzo lui aveva un colloquio a cui doveva partecipare, e così fece. Quello stesso mese, un numero sconosciuto iniziò a chiamarlo e a inviargli messaggi chiedendo quando si sarebbero rivisti. Quando gli chiesi spiegazioni, lui rispose che si trattava solo di un'amica che voleva sapere come stesse. La cosa continuò a ripetersi e io insistetti per avere chiarimenti; fu così che iniziammo a litigare. La settimana seguente, mi disse che voleva divorziare. Fece le valigie e se ne andò di casa. Ero amareggiata e triste, perché amavo il mio compagno; inoltre, ero convinta che non stesse agendo di sua spontanea volontà. Il 15 maggio ricevetti una notifica dal tribunale che richiedeva la mia firma. Durante i mesi di giugno e luglio, mentre la situazione si trascinava, il mio avvocato mi consigliò di arrendermi, dicendo che non c'era più nulla da fare e che l'ultima udienza era fissata per il 5 settembre. Proprio mentre stavo per lasciar perdere tutto, mio ​​cugino mi suggerì di contattare il Dott. Reethesh, convinto che avrebbe potuto aiutarmi. Contattai il Dott. Reethesh e gli spiegai l'intera situazione. Lui mi chiese di inviargli una mia foto e una del mio compagno, oltre a pagare per i materiali necessari al rituale. Effettuai tutti i pagamenti. Fu allora che il Dott. Reethesh scoprì che l'avvocatessa che rappresentava il mio compagno era la vera responsabile dei litigi tra noi: aveva lanciato un malefico incantesimo d'amore su di lui per portarmelo via. Il Dott. Reethesh mi assicurò che, il giorno dell'ultima udienza in tribunale, il mio compagno avrebbe ritrovato la lucidità e mi avrebbe chiesto perdono. E così accadde davvero il 5 settembre, giorno dell'udienza conclusiva: davanti a tutti i presenti in aula, il mio compagno mi implorò di perdonarlo e mi chiese scusa. Anche l'avvocato ha confessato di essere la responsabile di tutto e mi ha chiesto perdono per le sue azioni sbagliate. Mentre leggete questo messaggio, io e il mio compagno siamo tornati insieme, più forti e uniti di prima. Potete contattare il DR REETHESH se avete bisogno del suo aiuto: scrivetegli su WhatsApp al numero +2349012999010 o via e-mail a reethesh60@gmail.com

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