lunedì 20 marzo 2017

Lettera d'amore alla Scozia (A. McCall Smith)

Lettera d'amore alla Scozia è il terzo libro della serie Le storie del 44 Scotland Street di Alexander McCall Smith ed ora più che mai posso dire che il personaggio che sovrasta tutti gli altri è Bertie.
Non ho più dubbi.
Li sovrasta per carattere, per spontaneità, per le esperienze che - suo malgrado - si trova a fare e per la tenerezza che emana da ogni poro.
 
Adoro quel bambino e vorrei tanto poterlo aiutare in qualche modo a venir fuori dalla situazione in cui si trova: avere una madre oppressiva, una madre che non lo ascolta e, pur nella convinzione di fare qualunque cosa per il bene di suo figlio, non fa altro che schiacciarlo giorno dopo giorno sotto il peso della sua volontà, quella che è insita in quello che ha definito il Progetto Bertie

E' un libro che può essere letto anche senza gli altri due visto che l'autore, ogni tanto, riprende alcuni dettagli della storia precedente ma è evidente che, trattandosi di una lettura seriale, per avere un bel quadro d'insieme bisogna andare in ordine con la lettura.

Ritroviamo Bertie nella situazione di sempre con una differenza: ora sua madre è incinta e, per quanto possibile, ciò la rende ancora più oppressiva visto che ha più tempo libero per dimostrare a suo figlio Bertie che l'arrivo del fratellino o della sorellina non cambierà niente nel loro rapporto.
E pensare che il bambino ci aveva sperato, in un qualche miglioramento inteso come minor tempo che la madre potesse dedicare a lui per occuparsi del piccino o della piccina!
In questo terzo volume la storia di Bertie è ancora più divertente delle precedenti. La sua ingenuità è disarmante e il suo modo limpido di essere mi ha fatto riflettere: come sarebbe, il mondo, se fossimo tutti un po' più simili a questo bambino che non riesce a dire le bugie, che ha un'intelligenza superiore ma non ha alcuna intenzione di far pesare ciò sugli altri, anzi, desidera essere un bambino come tutti gli altri? Perchè questo è ciò che insegna Bertie: dire la verità, comportarsi in modo limpido e trasparente a volte può creare delle situazioni imbarazzanti ma se ne viene sempre e comunque fuori a testa alta. Questo è ciò che mi ha trasmetto Bertie.
Il passaggio più divertente in assoluto? La descrizione che fa il bambino di sua madre al cospetto di un nuovo amico. 

Il ragazzo, che avrà avuto a malapena tredici anni, guardò Irene dirigersi verso il bar e poi si voltò a guardare Bertie. "E' tua mamma?" gli chiese.
Bertie scosse la testa. "No", disse. E aggiunse, per ribadire il concetto: "No, non ha niente a che fare con me".
"E allora chi è?" chiese il ragazzino.
"E' una che ho incontrato sull'autobus" disse Bertie "Le ho parlato e mi ha seguito dentro".
Il ragazzino sembrò sorpreso. "Devi stare attento a non dare confidenza agli estranei" disse. "Non te l'hanno mai detto?".
Bertie annuì. "Lo so" rispose. "E' solo che mi dispiaceva per lei". Si spremette le meningi per escogitare una storia credibile e poi continuò: "E' appena uscita dal manicomio. Li fanno uscire al sabato e non aveva nessuno con cui parlare. Per questo le ho dato spago". 
"Ah" fece il ragazzino. "Credi che sia pericolosa?"
"Non direi" rispose Bertie. "O forse un po'. E' veramente strana. Fa finta di essere mia madre, credo".
"Certi adulti sono proprio tristi" disse il ragazzino.
"Sì" concordò Bertie. "Tristissimi". 
Come si fa a non affezionarsi ad un bambino così? 
Un bambino che è alla ricerca di una vita in cui non sia pilotato dalla volontà della madre ma possa scegliere liberamente cosa fare o cosa non fare. Una vita da bambino libero di essere tale! 

Al 44 Scotland Street qualche cosa è cambiato. Non la vita di Bertie, quella no, ma ci sono stati dei cambiamenti importanti che hanno visto Bruce trasferirsi definitivamente, Pat spostarsi in un'altra via, Domenica salutare temporaneamente per una missione antropologica alla ricerca dei pirati.

Anche in questo caso il libro non ha una trama ben precisa ma racconta le vite dei personaggi che spuntano dalle pagine. Ecco, dunque, che Matthew torna a fare i conti con i suoi sentimenti per Pat ma dimostra anche, con i fatti, di essere un ragazzo altruista oltre che buono e docile. Ecco che arriva un'amica di Domenica ad occupare il suo appartamento e che Angus Lordie, che a Domenica ha promesso di fare gli onori di casa, con questa nuova arrivata non si prende molto. 
E poi Irene, la mamma di Bertie. Non si smentisce nemmeno con il pancione.

L'autore fa affezionare ancora di più il lettore ai suoi personaggi e lo fa con una penna a tratti ironica, a tratti divertente, mai scontata nelle storie che racconta. 
Ho letto questo libro con piacere e leggerò anche il successivo, che ha Bertie nel titolo per cui mi fa pensare che sarà lui il personaggio di maggiore spicco nel prossimo volume. Per me, come ho detto, questo ruolo ce l'ha già e sarà solo una conferma.

Arrivo quasi sul gong ma sono in tempo per partecipare alla challenge Leggendo SeriaLmente: si tratta del terzo libro di una delle tre serie proposte dalle organizzatrici.
 


mercoledì 15 marzo 2017

La principessa che credeva nelle favole (M. Grad)


Bel formato, bella copertina, titolo accattivante ma storia non all'altezza delle aspettative. Mi spiace dirlo ma La principessa che credeva nelle favole. Come liberarsi del proprio principe azzurro non mi è piaciuto.
Non mi è piaciuto perché mi aspettavo una storia ironica - questo mi aveva fatto pensare il sottotitolo, in particolare - e, comunque, una storia più originale di quella che mi sono trovata a leggere.
Pieno zeppo di luoghi comuni, stracarico di passi che possono essere proposti come citazioni sull'accettazione di se stessi, sul volersi bene, su come non ci si deve sforzare di essere ciò che gli altri vorrebbero che fossimo, ho fatto fatica ad arrivare alla fine perché si è abbattuto su di me un senso di noia che ho combattuto a fatica.

Non si tratta di un romanzo ma una favola che prende una direzione diversa da quella che, solitamente, ha come protagoniste principesse bionde e con gli occhi grandi.

Victoria è una principessa con tutti i canoni che ogni principessa che si rispetta deve presentare. 
E' oppressa da una ferrea educazione principesca, ha delle precise regole di comportamento da rispettare, non può dare sfogo ai suoi intimi pensieri e alle sue intime aspirazioni perché disdicevoli per una giovane del suo rango. Padre severo, madre premurosa ma attentissima all'etichetta, la principessa convive con una figura particolare. Si chiama Vicky ed è una bambina che solo lei vede e che viene considerata la causa di tutti i comportamenti sconvenienti che la principessa mostra nel regno.
E' una sorta di doppia personalità che mal si equilibra con la principessa perfettina che tutti vorrebbero che Victoria fosse. E onestamente questa Vicky fa un sacco di confusione!!!

A Victoria hanno sempre raccontato che arriverà un principe azzurro su un cavallo bianco e, anche se non a cavallo, il principe e azzurro arriva davvero tanto da sposarla. Bellissimo matrimonio regale e nuova vita per la principessa che, ben presto, si trova a fare i conti con la realtà. Il principe azzurro non è tanto azzurro, è piuttosto opaco come personalità, scuro come umore. Caratteristiche, queste, che emergono con il passare del tempo e che feriscono la principessa nel profondo.
Sopporta finché può ma alla fine Victoria se ne va, abbandonando suo marito.

Da questo momento intraprende un viaggio che la porterà a conoscere personaggi fantastici, in ambienti altrettanto fantastici per arrivare a comprendere - dopo una serie  di vicissitudini - che per trovare la vera felicità deve prima trovare se stessa ed apprezzarsi per quello che è.

Il principe viene abbandonato e non si sa più niente di lui. Alla fine mi sarei aspettata di sapere qualche cosa sulla sua sorte invece niente. Victoria impara la lezione e la storia finisce lì.

Tante frasi d'effetto vengono usate per far aprire gli occhi alla principessa ma alla fine il complesso risulta noioso, poco coinvolgente.  
Il personaggio che ho trovato più simpatico è il mago. Saggio (é la fonte di cotanta saggezza), intelligente, profondo ma... è una maga. Viene chiamato mago ma è una vecchietta che si esprime - com'è ovvio che sia - al femminile. Ma allora, dico io, perché non la chiamiamo maga? Usiamo centinaia di frasi ad effetto per far acquistare alla principessa fiducia poi una figura femminile importante nel racconto - che potrebbe  essere un bell'esempio di quanto anche una donna possa essere importante ed avere un ruolo fondamentale - la chiamiamo al maschile? Ogni tanto viene chiamata vecchietta ma resta sempre e comunque un mago.

Nella bandella ineterna si legge:
Marcia Grad, con il suo piccolo best-seller ha aiutato migliaia di donne a liberarsi di rapporti non autentici 
Ma dai... Non esageriamo!

Qualche citazione? Ma sì, suvvia!
La sofferenza rende il cuore più grande, consentendogli di fare spazio all'amore.
 Oppure
La perfezione, così come la bellezza, è negli occhi di colui che guarda. 

Ed ancora, una volta imparata la lezione:
Un tempo avevi bisogno di amare per sentirti bene. Adesso puoi scegliere di amare perchè ti senti bene!

martedì 14 marzo 2017

Lo strano viaggio di un oggetto smarrito (S. Basile)

Se avessi dovuto giudicare il libro Lo strano viaggio di un oggetto smarrito dalla copertina sarei andata decisamente fuori strada. 
Eh sì, perché appena ho visto la copertina ho subito pensato di avere a che fare con uno dei soliti romanzetti rosa, con un lui, una lei, due cuori e una capanne. 
Errato!

Per fortuna non mi sono fermata - com'è mio solito, peraltro - alla prima impressione e mi sono trovata tra le mani una storia emozionante, tenera, commovente che mi ha tenuta incollata alle pagine. 


Michele è un bambino pieno di speranze per il futuro. Un futuro da vivere con il suo papà e la sua mamma. Un giorno, però, si trova davanti alla più terribile delle esperienze: sua madre parte, porta con se' il suo diario segreto, quello con la copertina rossa, e non torna più.
Michele cresce e quel vuoto che l'abbandono di sua madre ha lasciato in lui ha oramai delle radici profonde, tali di averlo indotto a non fidarsi di nessuno, proprio come suo padre - un padre abbandonato dalla donna che amava assieme ad un figlio ancora piccolo - gli ha sempre insegnato.
Michele, oramai cresciuto, ha addosso la divisa da ferroviere di suo padre, ereditata assieme al suo lavoro di sempre. Vive con i treni, per i treni, in mezzo ai treni. La sua casa è dentro la stazione ferroviaria e da quando sua madre lo ha abbandonato si è rinchiuso nel suo dolore fino ad arrivare a non lasciare mai, per nessuna ragione, le quattro mura della sua abitazione e la stazione dei treni.
Sarà proprio un treno a restituirgli qualche cosa che gli cambierà la vita: il suo diario rosso. 
Non si spiega come sia arrivato fin lì ma sente il bisogno di partire alla ricerca di sua madre. 

Sarà una scelta importante, quella di Michele, che decide di tagliare il cordone ombelicale che lo tiene legato alle sue sicurezze, alle sua abitudini, alle sue certezze. E la vita che gli si apre davanti è dolorosa, più del previsto, anche se pronta a riservargli tante belle sorprese. Sorprese che nell'immediato Michele non riesce ad apprezzare ma che lo cambieranno nel profondo. 
Ho provato ad immaginare Michele e, sono sincera, ho visto davanti ai miei occhi diversi volti. Volti segnati dalla solitudine, dalla delusione, dal senso di abbandono che traspare dalla storia che Salvatore Basile ha affidato dai lettori. 
Un ragazzo unico, Michele. Senza telefono cellulare, senza contatti con altri che non siano i colleghi ferrovieri ed i passeggeri che, di giorno in giorno, sfilano silenziosi e distratti da una fermata all'altra.
Un ragazzo che si è cucito addosso una corazza difficile da abbandonare. Una corazza necessaria per difendersi dagli altri, da tutti coloro che sono pronti - di questo è certo - ad illuderlo ed abbandonarlo. E' stata la sua storia ad insegnargli ciò. Ed è stato suo padre che, con amarezza, giorno dopo giorno, lo ha educato alla solitudine anche alla luce della sua assenza come figura paterna. Un uomo fisicamente presente, suo padre, ma assente nei confronti di un bambino che - una volta andata via sua madre - non ha più conosciuto il calore di una carezza, di un abbraccio, di un bacio da parte di una persona cara.
E' vulnerabile, Michele. E quel catenaccio che ha messo a doppia mandata sul suo cuore altro non è se non un modo per difendersi dagli effetti che un possibile amore potrebbe produrre. 

Ecco che entra in gioco Elena. E' lei la minaccia al suo equilibrio. Lei che, al contrario di Michele, per difendersi dalla paura e dalle sue emozioni parla a raffica dando un colore alle persone che le stanno accanto. Lei arriva con un treno e che, fin dal loro primo incontro, sente di amare profondamente quel ragazzo dallo sguardo triste e dai modi impacciati. Farà di tutto per stargli accanto e lo aiuterà nella ricerca di sua madre.

Laura. Quella donna che tanti anni prima se n'è andata promettendo di tornare per restituire quel diario rosso. Quella donna che non l'ha mai cercato e che ora lui cerca tra la gente, munito solo di una vecchia foto oramai ingiallita. Quella donna che, sotto il peso dell'età, non potrà più recuperare il tempo perduto. 
Laura mi ha profondamente commossa. La sua figura, la sua immagine, mi si sono stampate davanti agli occhi e mi sono commossa pensando a lei.

Lo strano viaggio di un oggetto smarrito è una storia toccante, originale, ben scritta, coinvolgente e capace di toccare il lettore nel profondo. Questo è il mio pensiero in merito a questo libro. 
Non ho trovato affatto calzante la copertina che, secondo me, è deviante. Avrei preferito un'immagine più invernale e meno improntata sulla frivolezza di un rapporto a due. Tutto è, questa storia, meno che frivola!
Cosa c'entrano in tutto questo gli oggetti smarriti? Lascio ai lettori il piacere di scoprirlo.

Con questa lettura partecipo alla challenge La ruota delle letture: un libro recensito da La biblioteca di Eliza nel 2016 e mi par di capire che a me sia piaciuto più di quanto non sia piaciuto a lei!
Inoltre, partecipo con questa lettura anche alla challenge di Chiara del blog La lettrice sulle nuvole.

domenica 12 marzo 2017

Il miracolo delle piccole cose (Teresa di Calcutta - Santa)

Non ho mai approfondito la figura di Madre Teresa di Calcutta, a me da sempre nota come persona vicina ai poveri, agli ultimi, agli ammalati. Nel leggere il libro Il miracolo delle piccole cose mi aspettavo di conoscere, da vicino, la sua vita, come una biografia. Il libro, invece, non è strutturato come biografia anche se, nel sottotitolo, si parla di parole e vita della Santa di Calcutta.

Madre Teresa viene raccontata da padre Brian Kolodiejchuk, M.C. che ricorda la sua vita non a tappe che seguono una sequenza storia - come in una biografia in genere si fa, partendo dalla nascita e arrivando alla morte raccontando la vita di anno in anno - ma per argomenti e grazie, anche, ad una serie di testimonianze. 

Sono testimonianze anonime per cui non si sa, con esattezza - tranne che in alcuni casi in cui chi parla si presente - chi è che presta tali testimonianze. Sono, senza dubbio, persone a lei vicine, che l'hanno incontrata nel corso della loro vita e che ne serbano un ricordo speciale. Inoltre, vengono riportate anche le sue parole, le sue esortazioni. Il tutto, arricchito da spunti di riflessione (veri e propri interrogativi proposti al lettore) ed anche preghiere al termine di ogni capitolo.

E' una lettura che va affrontata, secondo il mio parere, con gli occhi della fede - in particolare per quanto riguarda l'invito alla preghiera - anche se come testimonianza può essere ben compresa anche da chi non fosse credente.

Il libro è strutturato in capitoli che presentano che Madre Teresa ha fatto nel corso della sua vita.
Dar da mangiare agli affamatiDar da bere agli assetati e vestire gli ignudi: La prima parte, costituita dai primi tre capitoli, è quella che maggiormente mi ha colpita perché emerge quell'aspetto della Santa che mi era più comune. Le testimonianze che la vedono in mezzo agli ammalati, ai sofferenti, ai morenti sono quelle che mi hanno maggiormente toccata. Ed è qui, in questo primo capitolo, l'aspetto che maggiormente mi è rimato impresso. 
Quando parlava di vestire gli ignudi intendeva di vestirli non solo con gli abiti, ma con la dignità umana. La sofferenza, secondo Madre Teresa, non è solo quella del corpo, martoriato dalle malattie, ma anche quella dello spirito e che è dovuta alla consapevolezza di essere abbandonati, di non avere alcun valore per nessuno. Ecco, questo è un aspetto che mi ha fatto riflettere e che ritrovo nella vita di tutti i giorni: i sofferenti non sono solo coloro che muoiono di fame o che vengono consumati dalla malattia ma anche coloro che sono soli, lasciati ai margini della società.

E poi il libro prosegue con Alloggiare i pellegrini, Visitare gli infermi e i carcerati, Seppellire i defunti, Insegnare agli ignoranti, Consigliare i dubbiosi, Ammonire i peccatori, Sopportare pazientemente le persone moleste, Perdonare le offese, Consolare gli afflitti, Pregare per i vivi e per i morti. Sono tutti aspetti che si integrano a vicenda e che vanno a rendere in modo esaustivo la missione di Madre Teresa.
Alcune parti le ho trovate un po' ripetitive proprio perché sono aspetti molto complementari l'uno all'altro e in ogni racconto emerge lo spirito di carità e di servizio con cui Madre Teresa ha portato avanti la sua missione.

Il linguaggio usato è molto semplice e diretto: sono testimonianze dirette e vengono riportate senza arricchimenti lessicali che le avrebbero rese meno vere. Ho apprezzato questa intenzione di non voler spettacolarizzare le testimonianze rese a favore di Madre Teresa.

Al termine del libro sono riportate parecchie note che spiegano la tipologia di testimonianza anche se, nella maggior parte dei casi, non viene indicato il nome di chi la rende. Sono poi indicati, sempre nelle note, i documenti da cui sono tratte le parole della Madre siano essi lettere, pensieri, interventi ufficiali o istruzioni dati alle consorelle.
E' indubbiamente un grande esempio di vita e di servizio, quello di Madre Teresa. Se dovessi dare un colore al libro, al racconto, sarebbe sicuramente il bianco. Bianco come la copertina, bianco come la veste di Madre Teresa, bianco come il colore che abbino alla carità e alla speranza per un mondo migliore, dove non ci sia più chi muore di fame per le strade.

Con questa lettura partecipo alla gara di lettura The Hunting Word Challenge. La parola utile per la challenge è MIRACOLO che compare nel titolo.

sabato 11 marzo 2017

Leggera come l'abisso (R. Pecoraro)

Linda è la protagonista di un singolare viaggio. Un viaggio che la porterà a vivere storie di persone che non conosce, vite non sue. La porterà a vedere immagini a lei non familiari, situazioni del tutto nuove che, però, lasceranno un segno profondo. E' Linda la protagonista del libro di Roberto Pecoraro Leggera come l'abisso. Si tratta di un libro d'esordio (Edizioni Leucotea) che pone al centro della storia una donna che si trova a vivere in una mondo parallelo: a seguito di uno svenimento, Linda perde il contatto con la sua vita ordinaria, quella fatta di ambizioni, di lavoro, di routine, del tempo che scorre inclemente. Si trova in una misteriosa grotta dove sembra sospesa nel nulla. Sente di estraniarsi dal suo corpo. Guarda con occhi che non sono suoi e si accorge di non essere sola. La curiosità la spinge a guardarsi attorno fino a che non subentra la paura per una situazione che le sta sfuggendo di mano. Nel momento in cui rinviene al pronto soccorso si rende conto di aver fatto un'esperienza incredibile, che se venisse raccontata sarebbe difficile da credere. Eppure lei sa bene di averla vissuta sulla sua pelle e, allo stesso tempo, sulla pelle di altre persone che non le erano affatto familiari prima di quel momento.

E' un romanzo singolare. Nella prima parte mi sono trovata spiazzata dal racconto e dall'uso dei verbi. Io sono una lettrice piuttosto standard. Mi piace l'armonia nelle frasi, l'ordine. In questo caso, invece, mi sono trovata alle prese con un racconto concitato, spiazzante, con verbi al passato remoto che diventano all'imperfetto la riga sotto per poi cambiare ancora... Ho avuto dei dubbi sull'andare avanti o meno nella lettura, lo ammetto. Sono andata avanti e mi sono resa conto che l'autore ha voluto usare con cognizione di causa una narrazione di questo tipo, per rendere il lettore partecipe della situazione caotica, sorprendente, spiazzante che ha vissuto la protagonista.
Andando avanti il ritmo del racconto diventa più costante. 

L'autore usa uno stile asciutto, frasi brevi, descrizioni essenziali. Oltre la metà del libro mi sono resa conto di non sapere nulla della protagonista. Poco di lei viene svelato visto che si lascia molto spazio ai suoi pensieri, alle sue sensazioni, ai suoi interrogativi.
Quanti anni può avere Linda? Che lavoro fa? Cosa ama? Ha una vita personale accanto a qualcuno, una famiglia?
Poche le informazioni che vengono date per permettere al lettore di inquadrare la protagonista se non verso la fine della storia quando si scopre che fa un lavoro che la porta a contatto con tanta gente ma che si tratta di un contatto freddo, essenziale. 

Il libro racconta un cambiamento.
La singolare esperienza che la protagonista si trova a vivere la cambierà nel profondo. Cambierà il suo modo di approcciarsi alla vita e si porrà delle domande che, in precedenza, non l'avevano sfiorata nemmeno lontanamente. La Linda materiale di una volta lascerà, pian piano, il posto ad una Linda che non si accontenta del quotidiano ma che cerca di andare oltre ponendosi interrogativi nuovi. 
Trova le risposte a questi interrogativi? 
Lascio al lettore la risposta. 

Il racconto invita a riflettere sulla vita di tutti i giorni: sulla frenesia dei giorni d'oggi, sulla materialità del possesso, sulla voglia di materialità che - nella vita di Linda - lascia il posto ad interrogativi esistenziali che ognuno dovrebbe porsi.

E' un libro particolare, fuori dalle righe e senza dubbio originale. Ho fatto un po' di fatica, come accennavo sopra, ad entrare nella storia nella prima parte probabilmente perché sono abituata ad un genere di lettura diverso.
Attorno a Linda gravitano altri personaggi che però restano in secondo piano. E' lei che domina il racconto ma non so dire, con esattezza, se il suo personaggio mi sia piaciuto oppure no. Onestamente sento di conoscerla poco per poter esprimere un giudizio del genere.
Non è uno di quei personaggi che ti resta addosso - almeno questa è stata la mia sensazione - ma è la singolarità della storia che colpisce.

Questa lettura mi permette di partecipare alla challenge La ruota delle letture: un libro con la copertina verde.

martedì 7 marzo 2017

Una spola di filo blu (A. Tyler)


E' una sensazione di tristezza quella che mi ha pervaso nel leggere il libro Una spola di filo blu di Anne Tyler. Non perché sia una storia triste, quella narrata, ma perché ho avvertito sottopelle quella sensazione di come il tempo scappa di mano, di quanto velocemente generazioni si susseguano a generazioni e di quanto tutti noi siamo destinati, prima o poi, ad essere ricordati come immagini sbiadite nella memoria di chi resta.
Ed anche per loro sarà così, prima o poi.
Non ci si dimentica di chi si è amato. Questo no. Ma il ricordo appare sempre più lontano così come lontana diventa l'immagine della giovinezza perduta, del vigore e di tutto ciò che fu.

Questo ho pensato nel leggere la storia di una famiglia e di una casa che ad essa è legata a doppio filo. No, non è questo il filo a cui fa riferimento la copertina - magnetica, secondo il mio punto di vista - ma è senza dubbio molto stretto il legame tra la famiglia protagonista del racconto e quella casa che Junior costruì in Bouton Road e che amò fin dal momento della progettazione. 
Non la costruì per la sua famiglia ma ben presto la acquistò: era proprio quello il disegno iniziale, ciò che mosse la sua mano nel realizzare una casa che sarebbe diventata il simbolo della famiglia Whitshank. 

L'autrice narra la storia di una famiglia svelando, con delicatezza, segreti e debolezze dei vari personaggi che rendono vivo il racconto. Personaggi ben caratterizzati, descritti con dovizia di particolari nel loro modo di essere e nelle loro caratteristiche fisiche. Particolari che non vengono risparmiati nemmeno per gli ambienti e, in particolare, per quella casa che è stata testimone, tra le sue mura, delle vicende che hanno coinvolto quattro generazioni.  Sono Abby e Red coloro che vengono messi al centro di un racconto che, però, spazia nelle vite di parecchi altri personaggi. Mi ha particolarmente intristita la figura di Abby. Probabilmente perché l'ho abbinata a persone che conosco, alle quali la mia mentre è andata in modo automatico. Quella fragilità che traspare dalla sua situazione attuale ma, allo stesso tempo, la forza e la determinazione che i suoi ricordi trasmettono, mi hanno da una parte intristita perché mi hanno fatto riflettere si quanto sia riduttivo considerare una persona anziana come un vecchio qualsiasi e, dall'altra, mi hanno reso la figura di una donna che è stata determinante per la sua famiglia e che, in un modo o nell'altro, anche nella sua senilità, ancora lo è. 
Red ed Abby hanno avuto quattro figli e la figura che emerge maggiormente è quella di Denny: il terzo, in ordine di nascita, bello d'aspetto ma ribelle. Una persona sulla quale non si può fare affidamento, sembra, ma a ben guardare non è proprio così. Un ragazzo, prima, ed un uomo misterioso, poi. Pronto a sparire all'improvviso dalla vita degli altri senza lasciare tracce per poi riapparire con determinazione come se niente fosse. Un personaggio che mi ha colpita: ho letto tra le righe una insoddisfazione e sofferenza di fondo, come se avesse alle spalle qualche cosa di incompiuto. Una figura misteriosa ma affascinante che l'autrice non risparmia nel mostrare il lato debole dei personaggi: emerge una gelosia maturata da anni nell'ambiente familiare. Una gelosia che, ora, appare più evidente che mai.

Molto interessante anche la figura di Junior e la sua storia.

E poi i segreti di famiglia, le rivalità, i gesti d'amore non sempre evidenti ma sempre e comunque arrivati dal profondo del cuore: l'autrice cattura il lettore facendolo quasi sentire parte di quella famiglia. 

Ho chiuso il libro sentendo ancora addosso quella sensazione di tristezza che ho avvertito in particolare a metà del libro. Avrei auspicato un finale diverso: non perché quello proposto sia deludente, non è questo il discorso. E' solo perché avrei voluto che le cose andassero diversamente per la casa di Bouton Road, per Red ed Abby. Mi rendo conto, però, che la vita riserva delle sorprese. E' così punto e basta.
E' un libro che ho letto con piacere. La lettura è scorrevole e, pur comparendo parecchi personaggi, non si fa fatica a seguire la trama. Con questa lettura partecipo alla gara di lettura The Hunting Word Challenge


Ero alla ricerca di un libro con la parola FILO che, in questo caso, è presente nel titolo e compare anche in copertina, nella spola di filo blu.