venerdì 27 gennaio 2017

Le due verità (A. Christie) - Venerdì del libro

Duemila lire. Tale è il prezzo stampato sull'ultima di copertina dell'edizione che ho trovato in biblioteca del libro Le due verità di Agatha Christie. E' un'edizione Oscar Mondadori del 1980, pubblicato nella collana Oscar Gialli ma il libro risale al 1957 quando venne pubblicato per la prima volta. Dico per la prima volta perché poi se ne sono avute diverse edizioni successive.
Si tratta del primo libro in assoluto che leggo di questa famosissima autrice e devo dire che non mi ha entusiasmata più di tanto. Lo segnalo in questo Venerdì del libro con la speranza di raccogliere qualche opinione che possa confermare la mia impressione o farmi ricredere….

L'ho trovato un po' ripetitivo e noioso in alcuni punti.

Arthur Calgary  si presenta a casa della famiglia Argyle per togliersi un peso: due anni prima diede un passaggio ad uno sconosciuto di cui solo tempo dopo scoprì l'identità: Jacko, figlio di Leo Argyle, accusato e condannato per l'uccisione di sua madre Rachel moglie di Leo. Quel ragazzo, morto poi in prigione per motivi di salute, due anni prima dichiarò di avere un alibi che l'avrebbe scagionato: all'ora del delitto ebbe un passaggio da parte di un uomo che, però, non si fece avanti in tempo utile per evitargli la galera. A distanza di tempo, Calgary si fa avanti per redimere la figura di quel ragazzo che si dichiarava innocente e che effettivamente lo era. Spiega a tutta la famiglia perché non poté scagionarlo all'epoca ed immaginava un'accoglienza del tutto diversa da quella che, invece, gli viene riservata.
La colpevolezza di Jacko era oramai assodata, digerita, superata. 
Scoprire, a distanza di anni, che non era lui l'assassino non ha portato sollievo per la redenzione di quel ragazzo rinchiuso in carcere ingiustamente ma ha fatto precipitare l'intera famiglia nel panico.
Calgary non aveva pensato, in origine, che la sua rivelazione avrebbe avuto dei risvolti: i membri della famiglia iniziano a dubitare l'uno dell'altra e tutti avrebbero preferito che quell'uomo non si fosse fatto mai vivo per rompere quell'equilibrio che oramai era stato raggiunto.
Io credevo di portare  termine qualcosa, dando, per così dire, una conclusione diversa a un capitolo già scritto. Ma mi si è fatto capire che, invece, di "metter fine" stavo "dando inizio" a qualcosa. Qualcosa di completamente nuovo.
L'indagine viene riaperta ed emergono risvolti molto particolari circa la vita di ognuno dei membri della famiglia, servitù compresa. Emerge un quadro fatto di rancori, di dubbi, di sospetti, di sottili accuse reciproche che farà crollare del tutto quell'idillio che la famiglia aveva costruito, quelle apparenze che fino a quel momento si erano rette su fragili fondamenta. 
Oramai Jacko era morto. Perché tornare ad aprire la questione? Questo ciò che si chiedevano tutti.
Ma Calgary ha in mente qualche cosa di diverso. Qualche cosa che risponde al nome di giustizia e va avanti per la sua strada.

Emerge la figura di una madre - Rachel - che è voluta diventare tale per forza, adottando in modo più o meno lecito i suoi figli. Figli che non hanno ricambiato l'amore che lei ha dispensato con modi molto particolari: ha pianificato la loro vita, a controllato i loro sentimenti, ha cercato di dare loro un futuro secondo quella che era la sua volontà. Tutti avevano un buon motivo per ucciderla. Tutti. Dai figli al marito alla servitù. Tutti avrebbero potuto ucciderla in nome di quella libertà - economica, nelle scelte del proprio futuro, del proprio compagno di vita, della propria routine quotidiana - che Rachel limitava ad ognuno.

Mi ha fatto un po' pena questa donna. Tenta di comprare l'amore dei suoi figli ma non ce la fa. Li lasci vivere negli agi, nella serenità più assoluta ma nessuno l'ha amata come lei avrebbe voluto. 
Christina e poi Hester, Mary, Michael: nessuno è riuscito ad amarla come si può amare una madre. E Leo? Succube anche lui di quella figura così imponente come Rachel sapeva essere. 

La voce narrante è quella di Calgary che si trova immischiato in una storia che non avrebbe mai immaginato potesse essere di tali proporzioni.
Non c’è nessuno che raccoglie le notizie che emergono dai vari racconti postumi. Anzi, ognuno dei protagonisti potrebbe essere inquirente nei confronti di tutti gli altri. Sette persone si ritrovano in una casa con un morto addosso ed un secondo morto che arriva tra capo e collo. Un assassino si aggira tra di loro e nessuno sa chi può essere. Qualcuno, a dire il vero, lo sa ma vorrebbe non saperlo.
I dubbi che ognuno prova nei confronti negli altri vengono palesati in dialoghi che, soprattutto attorno alla metà del libro, mi sono sembrati un po’ ridondanti. Mi aspettavo qualche cosa di meglio ma credo di aver iniziato dal libro sbagliato per conoscere questa autrice.

L’autrice lascia emergere, pian piano, una realtà diversa dall’apparenza e lo fa senza immediatamente, appena Calgary si presenta al cospetto degli Argyle. Allo stesso tempo, lo fa senza fretta: è come se cadesse quel velo che rendeva la vita di quella famiglia tranquilla e serena. Sotto a quel velo, però, si scopre esserci ben altro. 

Pur avendo apprezzato il voler mostrare cosa covava sotto la cenere, resta il fatto che in alcune parti mi sono proprio annoiata. I risvolti finali non mi hanno colpita più di tanto, forse perché le mie capacità recettive si erano rallentate a causa di quei dialoghi che ho ritenuto poco fruttuosi… non so.
E’ un giallo, c’è un assassino, ci sono degli intrecci, delle situazioni che si dipanano pagina dopo pagina ma non lo posso proprio promuovere del tutto. Sono certo che questa grande autrice abbia scritto di meglio: andrò alla ricerca di Poirot e di Miss Marple, sarà meglio!

Con questo libro, oltre che la Venerdì del libro di oggi, partecipo alla gara di lettura The Hunting Word Challenge
Ero alla ricerca di un libro che contenesse la parola VERITA' nel titolo (non potendo avere un'immagine di copertina che rimandasse a tale parola astratta).

domenica 22 gennaio 2017

La promessa (D. Steel)

Non sono una fan di Danielle Steel e tutti i suoi libri che mi sono arrivati tra le mani sono stati scelti perchè mi sarebbero stati utili per una delle Challenge che ho seguito negli ultimi tempi. Così è stato anche per La promessa, scelto nell'ambito della gara di lettura The Hunting Word Challenge

Cercavo un libro che contenesse nel titolo la parola PROMESSA ed eccolo qui, trovato spulciando tra i libri disponibili in biblioteca.

Non mi aspettavo niente di particolare: il genere Steel è quello di storie d'amore che hanno sempre un lieto fine (per lo meno fino ad ora questo è quanto ho trovato nei libri che ho letto di questa autrice) e mi sono messa alla lettura senza troppe aspettative.
E posso confermarlo ora, a lettura ultimata: storia molto banale e dal finale scontatissimo. Avrei potuto smettere di leggere prima ancora di arrivare a metà e capire al volo il finale.

Michael è a due settimane dalla laurea ed ha davanti a se un roseo futuro da manager nell'azienda di famiglia. 
Nancy è una ragazza orfana di padre e di madre, è una pittrice.
Michael e Nancy si amano e sono i protagonisti di una bellissima storia d'amore. Lui vuole sposare lei, lei vuole sposare lui. Ma... c'è un ma. La madre di lui non vuole. Lei, Marion,  una donna di successo che ha preso le redini dell'aziena di famiglia alla morte di suo marito. Ha solo Michael oltre al suo lavoro e non è disposta a benedire l'unione con una giovane dalle dubbie origini. Non accetterà mai quell'unione.
Michael, però, non ne vuole sapere ed è pronto ad andare fino in fondo il più in fretta possibile: lui è Nancy si sono fatti una promessa che entrambi intendono mantenere. Qualunque cosa accada.

Poteva forse non accadere qualche cosa? Incidente stradale, le due vite si separano e prendono strade diverse.
Marion ha un ruolo in tutto questo e si assume un potere che mai nessuno dovrebbe avere il diritto di arrogarsi: decidere cosa possa fare la felicità di suo figlio e cosa no.

Lei, Marion, è una donna che ho odiato fin dal primo minuto e che nemmeno alla fine, quando cerca di rimediare al male fatto, ho potuto assolvere. 
Michael mi è sembrato un po' troppo superficiale nell'accettare la situazione che gli viene prospettata dopo l'incidente. Si fida di ciò che gli dice sua madre: se fosse un romanzo dei tempi moderni (la prima pubblicazione risale al 1978) direi che è assurdo che la vittima di un incidente stradale non venga a sapere come sono andate veramente le cose. Nell'era di internet, dei telegiornali a tutte le ore, un rampollo come lui sarebbe sempre al centro dell'attenzione e in un clic si verrebbero a sapere dettagli ben precisi della vicenda a seguito della quale ha perso i contatti con la donna che ama. Ma il romanzo è vecchio, all'epoca internet non c'era e le notizie circolavano più lentamente. Un'attenuante per lui.
Nancy... la sua storia è un po' troppo artefatta e pur avendo avuto compassione per ciò che le accade, non sono riuscita a farmela diventare simpatica nemmeno un po'. Non so come mai. Eppure non è la protagonista di una storia felice, è una vittima...
Il personaggio che mi è piaciuto di più è Fred: un cane randagio che viene adottato da Nancy e che mi ha fatto tenerezza dal primo momento in cui è stato descritto.
Molto superficiale il personaggio del dottore che curerà Nancy: l'autrice accenna al suo passato, ad una vicenda che gli ha segnato la vita ma non approfondisce affatto questo aspetto anche quando sarebbe stato opportuno farlo se non altro per spiegare il legame che si creerà con la sua paziente.

Storia che vorrebbe coinvolgere e toccare le corde del cuore ma che, per lo meno per me, è prevedibilissima. Anche piuttosto sfruttata come idea. Niente di che, insomma. Chi non l'ha letto può dormire sonni tranquilli se continua ad ignorarlo.

sabato 21 gennaio 2017

La cattedrale dei nove specchi (M. Rua)

Per il secondo appuntamento con Parthenope Trilogy, con il romanzo dal titolo La cattedrale dei nove specchi, Martin Rua ha scelto le città di Praga e di Napoli per ambientare una storia che non è meno intricata della precedente ma che, purtroppo, si banalizza alla fine. Mi spiace dirlo perchè, tutto sommato, la lettura è scorrevole anche se i continui richiami a simbologie esoteriche, a messaggi cifrati annessi e connessi un po' confonde un lettore che, come me, non ne sa molto di queste cose. Probabilmente, però, è proprio questo che ha reso interessante la lettura di questo come del precedente libro della trilogia: il linguaggio usato è minuzioso, ricco di dettagli e mi ha fatto prendere contatto con un mondo a me del tutto sconosciuto. Un mondo affascinante, quello dell'alchimia. Un po' meno, a mio giudizio, quello della massoneria che in questo volume viene molto più approfondito rispetto al precedente. Si scopre, infatti, che Aragona ha un ruolo di spicco nell'ambito della loggia massonica cui appartiene visto che è Maestro Venerabile. Nel precedente volume il fatto di essere un massone non era determinante ai fini del racconto. Stavolta lo è.

Questa volta Lorenzo Aragona ha a che fare con una serie di enigmi ma anche di morti che gli ruotano pericolosamente attorno. E pensare che era tranquillamente partito per partecipare ad conferenza e ad una mostra a Praga, alla quale aveva portato dei pezzi della sua galleria: Magnum Opus: Praga e la tradizione ermetica.
 Nulla avrebbe potuto fargli pensare che nell'arco di poche ore sarebbe stato il protagonista di una storia che, iniziata con una semplice mostra, avrebbe poi proseguito con un inseguimento, un furto ed un delitto. Ci sarebbe stato altro sulla sua strada?
Eh sì! A quanto apre, sì! Questo è solo l'inizio.

Aragona entra in possesso, per mano di un uomo che poche ore dopo sarà ucciso, di un misterioso sacchetto che contiene dei manoscritti ed una fialetta scura. A lui il compito di capire cosa siano, a cosa servano e, soprattutto, se tutto ciò è collegato al furto del pezzo forte della mostra di Praga: 
uno straordinario orologio del XVIII secolo che si diceva fosse stato realizzato dal principe di Sansevero in persona e da lui donato al conte di Saint-Germain, inquietante e pericoloso personaggio dell'ambiente ermetico-alchemico settecentesco. (...) Si diceva che quell'oggetto fosse dotato di poteri oscuri, ecco perchè - solo dietro sottoscrizione di una polizza assicurativa di due milioni di euro - era stato esposo in quella particolarissima mostra.
Ritroviamo la moglie Artemis che è in forma più che mai: una specie di miracolo, quello che è avvenuto tra il primo libro ed il secondo, visto che l'abbiamo lasciata in precedenza a lottare con la morte per via del male del secolo. Una straordinaria scoperta scientifica (magari fosse reale) l'aveva restituita alla vita più in forma che mai.

Anche stavolta siamo alle prese con misteri, simbologie, enigmi ai quali venire a capo e in alcuni punti ho rischiato di perdermi. Ciò che mi è piaciuto meno è stato il finale... troppo banale, secondo me, l'identita del cattivo, anzi, dei cattivi. Alla luce di queste idendità svelate alla fine, credo proprio che non serviva tutta la macchinosa messinscena che fa da leit motif a tutta la storia per poi arriva a ciò che si scopre nelle ultime pagine. Peccato... perchè per il resto ho letto con interessa una trama molto ben studiata - forse fin troppo intricata - e farcita da quel pizzico di magia che, in situazioni di questo tipo, non stona. 

Ho desiderato essere anche io all'interno della cattedrale che viene descritta alla fine, con quelle vetrate, quei colori. Ma il finale mi ha comunque delusa un po'.
Ciononostante, ho intenzione di leggere anche il terzo volume: Martin Rua mi è simpatico (lo conosco per aver letto i suoi libri... non certo di persona), scrive bene e non mi annoia, mi intriga con quei termini strani ed anche quando spiega dove finisce la realtà e dove inizia la fantasia nei suoi racconti mi piace ancora di più perchè aiuta il lettore a meglio comprendere ciò di cui ha parlato nel libro.

Un particolare mi ha colpita: emerge un lato di Napoli che, lo ammetto non conoscevo.
Ogni volta che andavo nella zona dei decumani, ripensavo a come a Napoli il soprannaturale non fosse mai stato un elemento folcloristico, ma avesse sempre rappresentato una parte integrante della vita cittadina, a partire dal sacrificio della sirena Partenope. Chi ci vive, passeggiando per i vicoli e i decumani appunto, si accorge del suo pulsare: Napoli genera un'energia quasi palpabile. Quell'energia che ha dato vita a scuole esoteriche e personaggi leggendari proprio come Raimondo de Sangro.
Con questa lettura partecipo alla challenge Leggendo SeriaLmente visto che è il secondo libro della trilogia che ho scelto in risposta al primo obiettivo: serie scritta da un autore italiano o straniero.

mercoledì 18 gennaio 2017

Percy Jackson & gli Dei dell'Olimpo - Il mare dei mostri (R. Riordan)

E' passato un sacco di tempo da quando ho letto il primo volume della saga Percy Jackson & gli Dei dell'Olimpo e, nel frattempo, ho anche avuto occasione di vedere i due film che sono stati proposti in tv per Il ladro di fulmini e Il mare di mostri.

Ho affrontato questa lettura, dunque, conoscendo la storia proprio perchè avevo seguito le avventure di Percy in tv. Questo non mi ha impedito di apprezzarne la lettura e di godere in modo diverso della narrazione: gli effetti speciali proposti in tv - quando si parla di onde del mare che si innalzano, buchi neri su cui sprofondare, scudi che compaiono all'improvviso e scintille a volontà quando cozzano con una spada - rendono in modo immediato ciò che, invece, le descrizioni di Riordan rendono alla perfezione con le parole. 

La storia di Percy è un'avventura che non finirà qui. Per chi non lo conoscesse, Percy è un Mezzosangue: figlio di un Dio dell'Olimpo e di una donna mortale. Nella precedente avventura è venuto a sapere delle sue origini per cui ora sa di essere il figlio del Dio del Mare. Questa volta l'avventura si apre con un'altra rivelazione. Non solo è figlio di sua madre e di Poseidone ma ha anche un fratellastro. Un fratellastro molto particolare visto che è un ciclope. Tyson è il suo nome e fino a quel momento non lo ha mai notato più di tanto: è un suo compagno di classe ma non ha visto mai niente di particolare in lui se non fosse per un aspetto un po' bruttino. Nessuno ha mai notato che avesse un solo occhio, nemmeno Percy. Fino a che non ha inizio questa nuova avventura e si rende conto che è un Mezzosangue pure lui.

Già il sottotitolo - Il Mare di Mostri - lascia ben intendere con cosa si trova a che fare il nostro eroe. Questa volta il Campo Mezzosangue (luogo in cui i semidei come lui devono passare l'estate) è in pericolo: l'alberto che lo protegge sta morendo, è stato avvelenato. Eco, dunque, che Percy verrà coinvolto nella ricerca dell'unico rimedio che può evitare il peggio: trovare il Vello d'Oro e portarlo ai piedi dell'albero. Il Vello d'Oro ha il potere di guarire e nel luogo in cui si trova, l'isola di Polifemo, ha reso l'ambiente più lussureggiante e decisamente più bello di quanto non lo era senza.

Percy torna con le sue caratteristiche di sempre: un ragazzo che non disdegna il pericolo, pronto a fare la sua parte ed anche di buon cuore. L'iniziale shock che prova quando viene a sapere del suo legame di sangue con Tyson lascia presto spazio ad un sentimento diverso che maturerà durante l'avventura.
A coinvolgere Percy nella ricerca del Vello d'Oro è Annabeth, battagliera più che mai ma la missione non viene affidata a loro due. Le cose al Campo Mezzosangue sono cambiate dall'ultima volta in cui Percy ci è stato ed ora la missione viene affidata a Clarisse, figlia di Ares. Percy ed i suoi, comunque, avranno un ruolo determinante in parallelo a lei. 

La storia è di fantasia ed è ricca di richiami - non potrebbe essere altrimenti - alla mitologia greca. Il finale riserva una sorpresa e ci sono diverse vicende che lasciano aperta la porta per il prosieguo. 

Le figure femminili mi sono piaciute molto: sia Annabeth, con il suo cappellino dell'invisibilità che la stessa Clarisse, figlia di Ares. E' una nemica di Percy, in linea di principio, ma in questa avventura  qualche cosa cambia. Entrambe sono figure forti, coraggiose, pronte a tutto per raggiungere i loro obiettivi. In particolare stavolta Clarisse ha qualche cosa da dimostrare ai piani alti.

Non mancherà Groover, il satiro che in questa avventura si trova sotto mentite spoglie al cospetto di Polifemo. Due parole per Tyson: nel libro viene descritto come un ragazzone un po' tonto ma nel film - anche se un po' tonto lo è comunque - non è così mostruoso come le descrizioni del libro potrebbero far pensare. E' comunque un personaggio positivo nel libro: è un buono, inizialmente Percy fa fatica ad accettarlo come fratello ma lui non ci fa caso. Sa discernere ciò che è bene da ciò che è male anche se tutti lo considerano un po' tontolone e sarà importante ai fini della missione. Un po' tonto, magari, ma sicuramente coraggioso e pronto a difendere le persone che ama. E' senza dubbio il personaggio che mi ha intenerita più di tutti.

Anche se ci ho messo un bel po' a riprendere in mano le avventure di Percy, ribadisco che si tratta di un fantasy che non mi dispiace affatto. Torno a precisarlo, dopo averlo detto nell'altre recensione del primo volume, perchè il fantasy non è un genere che amo ma con lui ho trovato il feeling necessario per farmi ricredere.

Con questa lettura rispondo al secondo obiettivo che mi è stato affidato dal terzo giro di ruota della  challenge La ruota delle letture. 
  
Mi è stato chiesto di leggere un libro recensito sul blog La biblioteca di Eliza nel 2016. Questo libro è stato recensito nel mese di agosto del 2016.

Ps. gli effetti speciali del film saranno pure efficaci, ma io ho preferito leggere il libro. 

martedì 17 gennaio 2017

Orgoglio e pregiudizio (J. Austen)

Il titolo è perfettamente calzante. Orgoglio e pregiudizio sono i due sentimenti che stanno alla base di molti comportamenti che si manifestano nei personaggi a cui Jane Austen dà vita nel libro così intitolato.
È verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie.
Con queste parole si apre il romanzo che, pubblicato per la prima volta nel 1913 con il titolo originale Pride and prejudice è arrivato solo ora tra le mie mani. Dico solo nel senso che ci ho messo un po' ad avvicinarmi a quello che è uno dei classici più noti della letteratura inglese. Molteplici le edizioni messe in commercio nel tempo, è diventato anche un film (che io, puntualmente, non ho visto).

Devo essere sincera: lo stavo cercando da un po' e mi sarebbe piaciuto ascoltarlo nella versione audiobook di Paola Cortellesi ma poi ho trovato un'edizione che mi ha ricordato un libro che ricordo con piacere - Il giardino segreto - e l'ho preso in prestito in biblioteca abbandonando l'idea di godere della lettura da parte di altri come avvenne con David Copperfield che porto nel cuore.  E' l'edizione Einaudi Tascabili, edizione del 2007.

In 399 pagine e 61 capitoli viene narrata la storia di una famiglia (dire storia è un po' troppo, visto che vengono narrate vicende circoscritte nel tempo) di un'epoca oramai lontana ma non per questo dimenticata. Siamo nel 1800 e l'occupazione principale della madre di famiglia, Mrs Bennet, è quella di trovare una buona sistemazione per le sue cinque figlie. Attorno a ciò ruota tutto il libro e devo ammettere che all'inizio l'ho trovato un po' lento e ripetitivo. Tutta la vita delle donne della famiglia Bennet, in quel periodo storico, è focalizzata sulla ricerca di un uomo da sposare. L'ultimo dei criteri di scelta è l'amore visto che si pensa prima al lignaggio familiare, alla rendita, al tenore di vita annessi e connessi. Ed i tempi in cui maturano gli amori sono davvero ristretti, ridotti a pochi momenti di contatto per lo più in pubblico.
E' questa, in estrema estrema estrema sintesi la storia narrata da Jane Austen. 

Mrs Bennet viene descritta come una donna di scarsa intelligenza e di animo meschino. I suoi comportamenti sconsiderati sono motivo di vergogna per il resto della famiglia anche quando per lei sono del tutto normali. Mi ha fatto un po' pena questa donna: il suo continuo arrancare per compiacere il belloccio di turno, ovviamente ricco e promettente, per poter sistemare una delle proprie figlie è davvero penoso. Così come lo sono i calcoli che fa nel pensare all'uno o all'altro matrimonio dimostrando di pensare alle rendite prima che alla felicità delle sue figlie.
Mr Bennet, da parte sua, viene definito come un uomo impertinente e disilluso nei confronti del genere umano. Non si trattiene dal considerare civette le proprie figlie minori, in generale non si è mai occupato più di tanto di tutte le sue figlie. A dire la varità aspettava un maschio: maschio che non è arrivato. L'ho trovato pungente in diverse occasioni ma anche consapevole di aver avuto un ruolo marginale nell'educazione delle proprie figlie alcune delle quali - non le prime due - hanno risentito in modo palese dell'educazioni impartita dalla sola madre.
Jane Bennet è la primogenita: è una ragazza che non esprime con facilità i propri sentimenti e che tende ad apparire piuttosto fredda ed indifferente. Questo le costerà parecchio sul fronte dei rapporti sentimentali con l'altro sesso.
Elizabeth Bennet è la figura attorno alla quale ruota il libro. E' un ragazza di carattere, che non teme di manifestare ciò che pensa e che non si lascia influenzare dagli altri nelle proprie scelte. E' un personaggio che mi è piaciuto molto e non tanto perchè ha un ruolo predominante nella storia, quanto per il modo di opporsi, in particolare, a chi ha tentato di influenzarla facendo leva sulla sua superiorità sociale. Anche se all'inizio è stata un po' troppo precipitosa nel formulare giudizi senza sentire tutte e due le versioni delle vicende, è poi capace di capire il proprio errore e di ricredersi.
Mary Bennet è la terza delle cinque sorelle: non riesce a distinguersi per qualche particolare dote e sarà colei che, alla fine, resterà con la madre in casa. Si dedica agli studi ma questo non migliora la sua personalità. 
Catherine Bennet è la quarta delle cinque sorelle e, assieme alla sorella minore Lydia, dimostra di essere sciocca e superficiale correndo dietro agli ufficiali che di volta in volta passano per la loro città. Subisce l'influenza di Lydia che viene descritta come una sciocca, sempre avvezza al divertimento senza un minimo di sale in zucca. E lo dimostrerà con il suo comportamento. Chaterine fa comunella con lei e ne subisce l'influenza negativa grazie anche alla complicità di una madre che a tutto pensa meno che a mettere loro un po' di quel sale che manca nelle loro zucche. 

Le età delle ragazze vanno dai sedici anni di Lydia ai ventiquattro di Jane. Ovviamente Mrs Bennet pensa a maritare le più grandi anche se la storia riserverà qualche sorpresa.

Accanto a loro spiccano alcuni personaggi maschili e rispetto ad uno di essi, in particolare, Elizabeth formulerà un giudizio affrettato, tanto da creare un'immagine di lui che è piuttosto lontana da quella che, in realtà, manifesterà.

Una lunga parte del racconto, la prima parte, introduce i personaggi: sono parecchi, e all'inizio ho fatto fatica a memorizzarli tutti e a ricordare i rapporti esistenti tra loro. Poi, però, pian piano che si prende familiarità con la storia e si entra nell'ottica del romanzo la lettura scorre meglio. 

L'autrice non risparmia dettagli soprattutto nel descrivere i personaggi, le loro reazioni e le loro inclinazioni. E propone una storia in cui non mancano errori - perchè tutti possono sbagliare, a qualunque classe sociale appartengono - ma, soprattutto, propone il dipinto di un'epoca con una figura, quella di Elizabeth, che dà un taglio netto con le abitudini di quel tempo. E lo fa con orgoglio e caparbietà dopo aver ammesso i suoi errori dettati, appunto, da pregiudizi infondati.

Devo ammettere che quella affannosa ricerca di un marito con una buona rendita mi ha fatto sorridere all'inizio. Poi mi ha un po' rattrista il pensiero di come si combinassero i matrimoni all'epoca. 
Nel complesso, poteva dirsi soddisfatta. Mr. Collins non era ne' intelligente, ne' simpatico. La sua compagnia era noiosa e i suoi sentimenti per lei puramente immaginari. Ma sarebbe stato suo marito. Pur non avendo mai avuto una grande opinione degli uomini e del matrimonio in genere, aveva sempre visto nel matrimonio lo scopo della sua vita, l'unica sistemazione possibile per una fanciulla ben educata ma di scarsa fortuna come lei, l'unica che, pur non garantendole la felicità, l'avrebbe però difesa dalla miseria.
Un po' triste, no? Ma erano altri tempi e le ragazze non facevano altro che cucire, passeggiare in giardino e poco più. Le ragazze di cui si parla nel romanzo non fanno molto di più che non sia, appunto, cercare un marito. E lo fanno anche in un modo così discreto che le loro intenzioni si comprendono a stento (tranne che nel caso di Lydia che sarà piuttosto esplicita).

Ultimamente ho letto diversi classici. Questo non è di quelli che mi hanno appassionato maggiormente ma l'ho letto con piacere. Ben scritto, anche se si tratta di una scrittura d'altri tempi, si perde un po' nei dialoghi che a volte sono troppo lunghi ed arzigogolati ma anche questo caratterizza l'epoca a cui si riferisce e l'epoca in cui è stato scritto.

Con questo libro rispondo ad uno degli obiettivi che mi sono stati assegnati con il terzo giro di ruota dalle challenge La ruota delle letture.
 
Mi è stato chiesto di leggere un classico. E classico sia!
Inoltre, Orgoglio e pregiudizio mi permette anche di partecipare alla Challenge di Chiara del blog La lettrice sulle nuvole.

venerdì 13 gennaio 2017

Nel Regno della Fantasia (G. Stilton)

Per il Venerdì del libro di oggi segnalo la serie Nel Regno della Fantasia di Geronimo Stilton. E lo faccio dopo averci pensato su un bel po'... perchè? Bhè, sento in giro pareri discordanti sulla validità della lettura di libri di Geronimo per cui mi sono concessa un po' di tempo per verificare sul campo. 

Nel periodo di Natale mia figlia li ha letteralmente divorati. Ora siamo in attesa de nono volume e sono io che sto un po' temporeggiando nell'acquisto visto che - questo è il vero difetto, secondo il mio parere - sono molto costosi. Ogni volume, se non ci si imbatte in sconti di nessun tipo, costa 25.00 euro ed è tanto. Tanto per un libro, tanto per più libri soprattutto se letti con voracità da una undicenne che, quando arriva all'ultima pagina si sente vuota e mi fa "...mamma, ora non so cosa leggere. Come si fa?".
Poi magari le faccio notare che abbiamo decine di libri nella libreria sua e di suo fratello che attendono di essere letti (purtroppo è un vizio di famiglia) e l'aiuto a cercare qualche cosa che possa saziare il suo appettito in fatto di libri. Magari inizia anche a leggere altro ma mi guarda e mi fa: "...si, ok, ma è solo un libro per ammazzare il tempo in attesa del nono volume!".

Per lungo tempo il primo volume della serie è rimasto sul comodino ad attendere che lei o suo fratello lo prendessero in considerazione a lungo lei lo ha guardato senza troppo interesse. Poi, non so come e non so perchè, è scattata la molla che l'ha portata ad iniziare la lettura. Da quel momento è stato colpo di fulmine e ne ha letti uno dopo l'altro motivando anche il suo interesse. 

"Sono libri avventurosi, simpatici, scorrevoli, colorati. Mi piacciono!". Ed è riuscita a coinvolgere anche l'ometto di casa che si è messo a ruota.
Che posso dire? W Geronimo! Ovviamente questo non esclude altre letture ma saranno i miei giovani lettori a scegliere, seguendo i loro tempi ed i loro gusti. Perchè sono fermamente convinta che ogni lettore abbia il diritto di scegliere di leggere ciò che vuole, ciò che lo appassiona, ciò che lo cattura.

Credo che le caratteristiche dei libri di Geronimo Stilton siano arcinote a tutti. Vengono usate immagini ma anche caratteri diversi per spezzare il testo. Nella serie dei viaggi nel Mondo di Fantasia ci sono anche pagine che hanno degli odori (o delle puzze, a seconda della storia) e che fanno comunque sorridere. Quelle con la puzza di piedi delle streghe o dei trolls non le consiglio ;-)

Aggiungo anche che mia figlia ha ripreso con entusiasmo a partecipare, assieme a me, ad una iniziativa che abbiamo scoperto lo scorso anno. Si tratta del Barattolo del Sorriso.
In sintesi si tratta di un barattolo - a scelta e secondo il gusto di ogni partecipante - nel quale inserire un fogliettino per ogni lettura dell'anno, indicando il titolo, l'autore ed il numero di pagine. Quest'anno, inoltre, la Libridinosa che è l'organizzatrice dell'iniziativa, ha anche aggiunto una variante rispetto al passato: inserire un euro con ogni foglietto in modo da avere, a fine anno, un gruzzoletto da spendere per nuove letture. E lei ha iniziato alla grande!!! Ha scelto un barattolo di latta con personaggi di Frozen che, a dire il vero, era la confezione esterna di un piccolo pandoro.
Se anche ciò stimola la lettura, non male, no?
Questa è la mensola riservata ai volumi della serie dei viaggi nel Regno della Fantasia ma... credo che non sara sufficiente per ospitarli tutti!

mercoledì 11 gennaio 2017

La cena di Natale di Io che amo solo te (L. Bianchini)

Natale è stato archiviato ma Luca Bianchini è riuscito a farmi tornare indietro di qualche settimana per immergermi nuovamente in quell'atmosfera festosa del periodo appena archiviato.
E mi ha fatto sorridere raccontando le vicissitudini dei personaggi proposti nel libro precedente, Io che amo solo te, che tornano ad essere di nuovo protagonisti.

La cena di Natale di Io che amo solo te è proprio l'appuntamento natalizio di tutti quei personaggi che l'autore ha fatto conoscere in precedenza e che ritrova con le loro caratteristiche, le loro particolarità ed anche con le loro fragilità.

Ecco, dunque, che l'arrivo della neve a Polignano a Mare porta un pizzico di novità per tutti gli abitanti. 
Per qualcuno, in particolare, la novità arriva per altra mano: è Matilde che riceve un anello con smeraldo da suo marito, don Mimì che la omaggia in questo modo senza dare lo stesso peso che a quell'anello darà sua moglie. Per lei è un segno del suo rinnovato amore. Per lui è un modo per scusarsi di averla trascurata. 
Perchè don Mimì la trascura, ed anche parecchio, soprattutto per via di quella Ninella (consuocera in quanto madre di suo genero) che è stata il suo grande amore e che ancora ha un posto speciale nel suo cuore.
Matilde, rinfrancata nell'animo da un così prezioso ed inaspettato dono - peraltro consegnato anche in anticipo sui classici tempi natalizi - decide di voler approfittarne per mettere al tappeto quella che sa essere la sua rivale al cospetto di don Mimì: pensa di sfoggiare quella meraviglia di anello nel corso di una sontuosa cena, la cena di Natale, che intende organizzare in fretta e furia con l'intenzione di fare, però, non bella ma ottima figura con tutti gli inviati che dovranno morire d'invidia per la manifestazione d'amore di suo marito e, allo stesso tempo, per il banchetto che sarà offerto.
Ninella, da parte sua, accetta con entusiasmo l'invito, se non altro per trovarsi nella stessa stanza con il suo grande amore: cinquant'anni, vedova, bella donna, madre di due figlie, Ninella prova le stesse sensazioni di una giovane innamorata pur sapendo che quello non è il suo uomo, non del tutto almeno.

Attorno al tavolo della Firsth Lady (è questo l'appellativo di Matilde) si troveranno personaggi persi nei loro pensieri, tutti legati l'uno a l'altro, e pronto a portare un pezzetto di se per arricchire una storia simpatica, che sembra la parodia di una cena di Natale dei tempi moderni in una grande famigli.
Ci sarà l'adolescente Nancy che, terrorizzata dall'idea di essere ancora illibata, pensa al modo per poter diventare una come le altre perdendo con onore la sua verginità.
Ci sarà un uomo schiacciato tra una moglie probabilmente incinta ed un'amante probabilmente incinta. Ci sarà un ragazzo gay, figlio di Matilde e don Mimì, che prova sentimenti contrastanti per un Innominato e che darà una svolta alla sua vita, almeno per quanto riguarda questa controversa figura. Ci sarà anche una zia irriverente, un ragazzo intraprendente pronto a consegnare prodotti congelati ma anche ad intrattenere la bella cliente e tanto altro ancora.

E' un libro che si legge in fretta: lo stile di Bianchini è leggero ma pungente, ironico quanto basta per far sorridere ma anche per trasmettere tutta la tristezza che può essere celata dietro ad un sorriso di circostanza.

Il personaggio che più mi ha emozionata è stato quello di Ninella: l'ho immaginata con la sua tinta bionda non proprio azzeccata, alle prese con due figlie (una sposata da poco ed un'adolescente) con i loro pensieri ed i loro problemi ma ho anche percepito la sua emozione ed il battito del suo cuore per un contatto casuale ma non troppo, per un bacio rubato, per una promessa mai avuta.

Per poter meglio afferrare le vicissitudini dei personaggi consiglio di leggere prima l'altro libro, Io che amo solo te
Per chi, invece, volesse partire da qui credo di poter dire che la storia si regge comunque, anche senza la puntata precedente che, però, darebbe completezza. Ci sono alcuni riferimenti a vicende precedenti che, se manca il primo libro, qui restano solo accennate.
Lettura divertente e leggera ma, a ben guardare, non banale. 

Ps. ci sono tutti gli ingredienti giusti per pensare che si possa avere un seguito!

Con questo libro partecipo alla gara di lettura The Hunting Word Challenge.
 
Nel titolo compare la parola NATALE ed un ALBERO DI NATALE è illustrato in copertina.

martedì 10 gennaio 2017

Biscotti, dolcetti e una tazza di tè (V. Greene)

Bella copertina, no? E' stata proprio la copertina a convincermi a leggere il libro Biscotti, dolcetti e una tazza di tè anche se ho subito pensato che il genere non sarebbe stato propriamente nelle mie corde. Non mi entusiasmano particolarmente libri di questo genere - un romanzo che vi scalderà il cuore numero uno in Inghilterra, si legge sull'ultima di copertina - e devo dire che, nonostante la narrazione sia tutto sommato scorrevole, nemmeno questa volta ho avuto tra le mani un'eccezione.

Anzi, ho trovato alcune circostanze piuttosto assurde e forzate, con delle incongruenze piuttosto lampanti. 

In poche, pochissime parole, tre donne si trovano a contendersi l'acquisto di alcune tazze: ognuna ha un motivo valido per rivendicare la precedenza nell'acquisto e, tanto per non scontentare nessuno, Maggie, Alison e Jenny (questi i loro nomi) decidono di unire le forze, comprarle e... usarle tutte e tre nei diversi momenti e nelle diverse occasioni per cui le stavano cercando. Ovviamente la ricerca si estenderà a molti altri pezzi ma oramai loro sono amiche e la loro amicizia si consolida ogni giorno di più proprio grazie alla mania per le tazze.
Jenny è la prima in ordine di tempo ad averne bisogno: sta per sposarsi e vorrebbe avere tazze di un certo tipo (quelle di una volta, che si trovano ai mercatini, con la filigrana d'ora sul bordo) per il suo matrimonio.
Maggie si occupa di addobbi floreali ed ha per le mani un matrimonio di un certo livello: l'idea è quella di usare le tazze come decorazione, piene di fiori.
Alison crea candele usando le tazze e ne ha bisogno per rispondere a delle particolari ordinazioni.
L'accordo è quello di cercare e comprare queste benedette tazze tutte e tre insieme ed usarle in ordine di necessità. 

Mania. Parlavo di mania per le tazze. Ma la prima mania che ho incontrato, nel libro, è quella per il tè. Un sorso di tè sta bene ovunque e in qualunque momento ed il riferimento a ciò è continuo: perdino un giardiniere, con le mani sporche di terra, all'interno del suo laboratorio, si lava le mani sbrigandosi ad offrire una tazza di tè alla sua ospite... un po' troppo direi. Fiumi di tè vengono preparati, bevuti, offerti: cambierei il titolo in Biscotti, dolcetti e fiumi di tè!
Addirittura un dono per il matrimonio di Jenny sarà una tazza di thè per due da gustare in un hotel quattro stelle. Ok, c'era da motivare il titolo ma non credo servissero così tanti riferimenti.

Nelle more del racconto le storie delle tre donne si intersecano tanto da diventare grandissime amiche. La differenza di età tra di loro non conta, ciò che conta è stare bene insieme. E su questo sono d'accordo.

Ognuna ha una storia e, ovviamente, ogni storia viene raccontata. Il libro è suddiviso in capitoli che portano i nomi delle tre protagoniste. Ogni volta che cambia il capitolo cambia anche il punto di vista con il protagonista di riferimento.

Le storie... Quella di Maggie mi è sembrata un tantino scontata. Un ritorno di fiamma improvviso - Maggie è reduce da un divorzio e il suo ex marito torna alla carica in modo mooolto sospetto - un inconveniente piuttosto prevedibile ma, questo è un punto a favore della storia, nella sua vita irrompe la figura di Owen. E' il personaggio che mi è piaciuto di più. Capace di far valere le proprie opinioni in modo convinto pur restando calmo e misurato, dolce quando serve, di polso quando necessario. L'ho immaginato anche come un bell'uomo: un trentunenne niente male!
Nonostante le descrizioni (a volte fin troppo meticolose su abiti, capelli e trucco) agli altri personaggi non sono riuscita a dare un volto. Ad Owen sì!

L'epilogo mi è sembrato molto forzato: quelle tre donne ci mettono mesi a racimolare una tazza qui ed una tazza lì per poi... non dicoo altro. 

Insomma, è una lettura da affrontare con spirito leggero senza troppe aspettative, scorre via con velocità, classica lettura relax anche se con qualche forzatura di troppo. Ci sono anche degli errori grammaticali abbastanza grossolani, probabilmente dovuti alla traduzione o ad errori di battuta, non so. Comunque ci sono.

Romanzo d'esordio di Vanessa Greene, non del tutto da buttare ma la narrazione da affinare per il futuro. Se vorrà avere un futuro.

Con questo libro partecipo alla gara di lettura The Hunting Word Challenge.
 
Nel titolo compare la parola TAZZA e ci sono tre TAZZE illustrate in copertina.

sabato 7 gennaio 2017

Le nove chiavi dell'antiquario (M. Rua)

E' una trama piuttosto intricata e frutto di un incastro studiato nei minimi dettagli quella proposta da Martin Rua nel libro Le nove chiavi dell'antiquario, primo volume della Parthenope Trilogy che propone le indagini del mercante d'arte Lorenzo Aragona.
Un uomo, Aragona, che si trova a vivere un'avventura più grande di lui, ad essere parte di intrighi e misteri d'altri tempi che arrivano a lui con forza e con violenza tali da travolgerlo.

Lorenzo Aragona è un antiquario e nella sua normale vita - quella che crede di essere una normale vita - irrompe una donna che le fa delle rivelazioni sconvolgenti: la sua vita è tutta una finzione, c'è qualcuno che lo droga quotidianamente per fargli dimenticare ogni cosa e ricominciare il mattino dopo come se niente fosse successo il giorno prima. Il tutto, ovviamente, con uno scopo ben preciso: carpire dei segreti che sono depositati nel fondo della sua mente. Ovviamente, questo lui non lo sa ed è solo grazie ad alcuni dettagli che crede a ciò che questa donna gli rivela prendendo così coscienza di ciò che gli sta accadendo attorno.

La storia di Lorenzo Aragona si svolge nel 2013 ma ciò che gli accade si incastra con vicende che hanno radici ben più lontane: vicende che vengono narrate su diversi piani temporali e che lasciano al lettore elementi che, uno dopo l'altro, si collegano creando un quadro complessivo che solo a lettura avanzata iniziano a diventare un'immagine più chiara. 
Sono vicende che risalgono al 1118, raccontante tenendo conto della testimonianza fornita da un manoscritto templare del XII secolo ritrovato a Pontarlier, attuale Franca Contea. Ed ancora, sono vicende che risalgono all'epoca di Hitler, con la guerra in corso.
Frammenti che rappresentano diverse facce della stessa medaglia. Frammenti che si comporranno pian piano con volti, nomi e vicende che si intersecano. 

La narrazione principale è focalizzata in tempi moderni ma i richiami ai templari, a riti esoterici, alla massoneria sono elementi portanti della storia.

Aragona è un massone e s'interessa di alchimia, ha profonde conoscenze in entrambi i settori che, per lui, sono pane quotidiano. Pur essendo stato a contatto con numerosi testi pieni di affascinanti teorie, inizialmente fa fatica a credere ciò che Anna, questo il nome della misteriosa donna con cui si trova ad avere a che fare, gli rivela. Ben presto, però, si renderà conto di essere coinvolto di qualche cosa di sconvolgente e di avere un incarico molto delicato: si trova coinvolto, suo malgrado, nella ricerca di un misterioso Codice, l'antico Codice Baphomet a cui è collegata la figura - inquietante e misteriosa - del Guardiano della Soglia: un'antica entità tramandata dalla tradizione e imprigionata nel Baphomet stesso. Un'entità che solo l'utilizzo di una particolare simbologia, di nove chiavi fino ad allora nascoste e, soprattutto, un particolare codice inserito nel corso di una particolare cerimonia potrà evocare e riportare in vita. Non è un'entità positiva, tutt'altro... ma ha il potere di realizzare un desiderio, qualunque esso sia. Ecco qual è il potere del Codice sulle tracce del quale Aragana si trova. 
Perchè accetta questo incarico? Bhè, perchè avrebbe un desiderio da realizzare... e vuole tentare il tutto per tutto.
E perchè proprio Aragona? Perchè è l'erede di uno dei nove che custodirono il codice in passato - La Loggia dei Nove - ed è stato designato come depositario di quel codice (ma lui non se n'è mai reso conto) necessario per innescare l'intero meccanismo.

Intricato, vero? Ed è solo una minima parte della storia visto che i personaggi sono molti ed ognuno ha un ruolo, una storia, un passato ed un presente. Trama molto articolata con spiegazioni ben precise soprattutto in relazione alla simbologia, alle parti più misteriose. Segno, questo, che l'autore ha una profonda conoscenza di ciò di cui parla e questo non può che essere un punto a favore.

Mi è piaciuta l'ambientazione in tempi moderni ed anche che sia stata scelta l'Italia per lo svolgimento di gran parte del racconto. In alcuni punti mi è sembrato di avere a che fare con un atlante geografico visti i continui riferimenti a vie e luoghi ma, tutto somma, dettagli di questo tipo non danno poi così fastidio. Anzi, fanno ben comprendere gli spostamenti.

Aragona... è un personaggio che merita di essere conosciuto meglio. Non emerge con molta chiarezza la sua personalità (c'è una storia talmente articolata da raccontare che, probabilmente, l'autore non ha potuto soffermarsi troppo sulle caratteristiche del suo personaggio principale) se non fosse per la conoscenza di questioni legate ai templari, alla massoneria ed a pratiche esoteriche e per il legame con sua moglie che, pure, sarà uno dei canovacci del racconto. E l'occasione per conoscerlo meglio sarà fornita dagli altri due volumi della trilogia che leggerò da qui a breve.

In alcuni punti ho avuto l'impressione di essermi persa ma poi sono stata nuovamente accalappiata dalla storia che, pur essendo piuttosto intricata, è scorrevole, carica di intrighi e misteri. Bel finale!

Ho notato un piccolo errrore (secondo me lo è) ma chiedo venia nel segnalarlo... La mia pignoleria ogni tanto torna a galla: il plurale di caccia secondo me è cacce, non caccie. Giusto? Anche perchè due righe sotto si usa tracce come plurale di traccia e credo che la regola grammaticale sia la stessa.

Con questo libro partecipo alla gara di lettura The Hunting Word Challenge.
 
Nel titolo compare la parola CHIAVI e ci sono delle CHIAVI illustrate in copertina. 
Inoltre, questa lettura mi permette anche di partecipare alla challenge Leggendo SeriaLmente ed è il primo della trilogia che ho scelto in risposta al primo obiettivo: serie scritta da un autore italiano o straniero.

giovedì 5 gennaio 2017

Le finestre di fronte (G. Simenon)

Le finestre di fronte è il primo libro in assoluto di Simenon che leggo. So che ha dato vita alla figura del commissario Maigret ma non ho letto altro di suo. 
E devo dire che sono rimasta un po' interdetta davanti a questa lettura.

Il titolo originale del libro, pubblicato nel 1933 è Les Gens d'en face e con una traduzione più calzante al titolo originale è stato tradotto come Quelli di fronte nella traduzione di Egidio Bianchetti in una accolta edita da Mondadori nel 1934. Per Adelphi, con la traduzione di Paola Zallio Messori, è diventato Le finestre di fronte pubblicato nel 1985.
Dicevo di essere rimasta interdetta.
Quella narrata è una storia d'amore. Una storia molto particolare tra un uomo ed una donna.
Adil bey è il protagonista: è il nuovo console turco di stanza (il suo predecessore, così scoprirà, era stato avvelenato) nella città di Batuni che si trova sul Mar Nero. Siamo nell'Unione Sovietica del 1920 ed il nuovo console turco si trova in mezzo a gente che vive in estrema povertà in contrasto con l'ostentata ricchezza della repubblica sovietica di Adjiara. 
Com'è normale che sia, Adil bey si trova a frequentare ambienti diplomatici e tenta di capire la burocrazia del posto: si trova a sbrigare pratiche per le quali ha assoluto bisogno della sua segretaria Sonia innanzitutto per i limiti imposti dalla lingua. 
Sonia è una figura a dir poco gelida: inflessibile, fredda, sembra non cambiare mai espressione anche quando la situazione lo richiederebbe. Tra i due si crea un rapporto che non è semplice definire: ben presto lui la inviterà a raggiungerlo di sera ed il loro diventerà un rapporto carnale, non solo professionale. Quella di Adil Bey diventa una vera e propria ossessione anche se il tarlo del dubbio inizia a consumarlo in particolare dopo la fucilazione di un suo connazionale che aveva ricevuto il giorno prima, in presenza di Sonia, e che gli aveva riferito di certi traffici...
Il dubbio lo consuma: che ruolo ha Sonia nell'ambito del sistema? E' una spia? Anche il suo concedersi fa parte di un piano? Il suo predecessore è stato davvero avvelenato? Ed il suo senso crescente di spossatezza non sarà mica il segnale che anche per lui è stata scritta la stessa sorte di chi lo ha preceduto? E' stato avvelenato per mano di Sonia?
Non appena riesce a dare una risposta a questo interrogativo la sua ossessione per Sonia diventa qualche cosa di più. E progetta di scappare con lei.
Questa, in soldoni, la storia narrata.

Ciò che emerge, fin dalle prime pagine, è una profonda sensazione di angoscia.
Quell'angoscia che la prima Russia staliniana trasmette agli occhi di uno straniero e, grazie all'abilità dello scrittore, che arriva chiaramente al lettore. Rende vivo il pesonaggio di Adil bey tramettendo le sue sensazioni così contrastanti, così violente, così ossessive...
Il controllo poliziesco messo in atto in modo ossessivo, la perenne paura che si respira nell'aria, la povertà dilagante, la continua sensazione di essere controllati, spiati sono situazioni e sensazioni che arrivano al lettore con tutta la loro violenza. A me, almeno, sono arrivate fin troppo chiaramente, tanto da lasciare in secondo piano la storia tra Adil bey e Sonia.
Quell'angoscia che arriva dalle descrizioni di una città, quella che ospita il console turco, grigia, fredda, inospitale, spigolosa, pronta a farlo sentire fuori posto anche negli ambienti del consolato, anche accanto ai suoi colleghi consoli italiani e persiani. 
Una città che vive in modo strano, il cui cuore pulsante sembra perdere continuamente un battito. Una città in cui sembra che nulla possa avvenire alla luce del sole, dove tutto deve essere fatto con discrezione se non di nascosto.
Per lui la città era qualcosa di vivo, una persona che si era rifiutata di accoglierlo, o meglio che lo aveva ignorato, lo aveva lasciato vagare per le strade, tutto solo, come un cane rognoso.
Il titolo è dovuto a ciò che vede, Adil bey, ogni volta che si affaccia dalla finestra: una finestra senza tende da cui è semplice essere spiato ma dalla quale è altrettanto semplice spiare visto che la casa di fronte è così vicina che sembra di avvertire i respiri del fratello di Sonia (che vi abita) e di sua moglie se non di Sonia stessa che vive con loro.

Quella sensazione di angoscia che fa da leit motif a tutto il libro non mi ha abbandonata mai, nemmeno all'ultima parola.
Credo che l'autore abbia ben trasmesso le caratteristiche di quell'epoca ma ho trovato la storia un tantino fuori tempo. Troppo veloce in alcuni passaggi, troppo lenta in altri.
Non è un libro che rileggerei, ad essere sincera. 
E non posso neanche dire che mi sia particolarmente piaciuto. Probabilmente è un mio limite visto che non amo romanzi troppo legati a particolari periodi storici, con riferimenti così netti alla situazione storico-politica del tempo. 

Con questo libro artecipo alla gara di lettura The Hunting Word Challenge.
 
Nel titolo compare la parola FINESTRE e si vedono delle FINESTRE raffigurate in copertina.

martedì 3 gennaio 2017

La lettera d'amore (C. Schine)

Era il suo capo. Poteva essere sua madre. Era un'amica di sua madre. E di suo padre. Meritava un po' di rispetto. La credeva così sola, così disperata, così vecchia, da non saper resistere al suo fascino? E' vero, non aveva saputo resistere al suo fascino. Ma non sono una ragazzina, pensò. Sono andata a letto con troppi uomini per rendermi ridicola con questo grazioso minorenne. Quelli di cui voglio innamorarmi me li scelgo io, scelgo io quelli che devono innamorarsi di me. Gli amori romantici sono ridicoli. Sono troppo vecchia per queste cose.
Lei è Helen. Quarantadue anni, separata, una figlia di undici anni, una madre ed una nonna che stanno per trasferirsi da lei. Ha una libreria e nella sua vita da madre single non le sono mancate le avventure da una botta e via.
Lui è Johnny. Il minorenne (ha venti anni... e durante il racconto diventa maggiorenne compiendone ventuno) che lavora nella libreria di Helen durante l'estate. 
Le loro tranquille esistenze vengono sconvolte da una lettera: si tratta di una lettera d'amore che Helen trova tra la sua posta ma della quale non riesce a darsi una spiegazione. E' indirizzata ad una certa Capra, a firma di un certo Montone. E' una lettera d'amore molto singolare dalla quale, però, traspaiono con chiarezza i sentimenti di Montone nei confronti di Capra. Ma chi sono questi due? Helen non è certo Capra. Allora perchè quella lettera è finita tra la sua posta? E Montone?
E' un vero e proprio mistero quello che agita la vita di Helen convinta di avere attorno qualcuno che ama qualcun altro ma irritata dal non riuscire a dare un nome ed un volto a nessuno dei due. Non si disfa della lettera. No. La legge, la rilegge, la conserva... Che sia di Johnny? No... non può essere. E' un ragazzino! 
E quanto lo stesso Johnny trova quel foglio spiegazzato in una borsa lasciata da Helen a portata di mano il tarlo del dubbio si insinua anche nella sua, di mente, tanto da indurlo a pensare le stesse cose del suo capo. Perchè mi ha lasciato a portata di mano questa lettera? Vuole dirmi qualche cosa? E' un messaggio d'amore per me anche se non sono certo io Capra? Oppure qualcuno l'ha scritta a lei e vuole farmi ingelosire? Sì, ingelosire, perchè - ora che ci pensa - Jonny è da sempre attratto da quella donna, dal suo capo. Ha sempre cercato di farsi accettare, di compiacerla sul lavoro in ogni modo spinto da un sentimento a cui solo ora riesce a dare un nome. 
E lei?
...Johnny era così bello. A volte, in negozio, i suoi occhi la facevano trasalire, scintillanti nell'ombra di un angolo remoto, verdi e improvvisi. Poi si voltava, e lei si sentiva quasi depredata.
Questa è la storia che viene narrata nel libro La lettera d'amore: un libro scritto in uno stile che, a dire il vero, non mi è molto piaciuto. L'autrice mette insieme pensieri che sembrano vagare da un argomento all'altro con repentini cambi di fronte e voli inaspettati da una considerazione all'altra. Uno stile che non ha niente di romantico ma che, a ben guardare, rispecchia parecchio il carattere della protagonista. Helen è scostante, soprattutto all'inizio. 
Lei è tagliente, autoritaria, dura, una boccata d'aria fresca: dipende dai giorni(...).
Ad un certo punto cambia. Che sia anche merito di quella misteriosa lettera? 
L'amore tra una quarantaduenne ed un giovanotto di 22 anni di meno è un problema: bisogna nasconderlo agli occhi di tutti. Uno scandalo, inaccettabile... Ma sarà davvero così?
E quella lettera misteriosa, a chi appartiene?
Ci sono alcune sorprese sul finale, una un tantino prevedibile ed un'altra invece no.

Il personaggio che mi è piaciuto più di tutti è Johnny. Non teme i suoi sentimenti, trova il coraggio per manifestarsi e non si lascia intimorire dai tentativi di lei di fargli cambiare idea. A dire il vero sono tentativi piuttosto deboli, quelli di Helen che si trova innamorata come un'adolescente e curiosamente travolta da sensazioni che nemmeno ricordava visto che ogni suo contatto con l'altro sesso, negli anni, si è sempre limitato al piano fisico tenendo rigorosamente fuori quello sentimentale.

Un passaggio del libro mi è sembrato poco approfondito: nei primi capitoli si fa riferimento ad un incidente stradale di Helen. Non era lei alla guida ma ha avuto dei problemi da cui è fortunatamente venuta fuori. Da quel giorno non lascia più a nessuno di mettersi al volante, quando deve spostarsi in macchina guida lei. Una situazione poco approfondita che, secondo me, serve a poco ai fini della storia se non altro nel modo in cui tale dettaglio viene proposto.

Con questo libro artecipo alla gara di lettura The Hunting Word Challenge. Nel titolo compare la parola LETTERA così come ci sono raffigurate delle LETTERE nella copertina.