martedì 31 maggio 2016

Dentro soffia il vento (F. Diotallevi)

Per tutti gli abitanti del paese Fiamma è una strega. Figlia del demonio. Una donna da temere, da evitare, da annientare se possibile.
Prepara pozioni per avere le quali, però, tutti vanno da lei al calar del sole quando nessuno può essere visto.
La temono, ma si rivolgono a lei.

Non mi è sembrata affatto una trama originale dalle prime pagine avendo letto diversi libri che proponevano storie analoghe. 
Mi sono dovuta ricredere. Ho letteralmente divorato le pagine tanta era la voglia di capire come evolvesse la storia.
Bello!

Fiamma ha una storia particolare, appassionante, coinvolgente, originale. Ed è una storia narrata in modo accattivante da un'autrice della quale ammetto di non aver letto altro oltre a Dentro soffia il vento.
E' stata una bella sorpresa per me. I personaggi - così veri e dei quali emergono personalità ben definite, pur nella loro fragilità - catturano. Leggendo il libro mi sono emozionata, mi sono emozionata davvero. E questa credo che sia uno dei maggiori pregi di un libro: trasmettere emozioni, qualunque esse siano.

Fiamma ha perso le uniche persone che ha amato e che l'amavano: sua madre e il suo amico Rapahel. Vive da sola nei boschi che conosce come le sue tasche ma che non riescono a darle quel calore che una persona cara può dare. 
Quando arriva il nuovo curato, e quando tenta di avvicinarsi a lei, pecorella smarrita, per  tentare di riportarla a Dio, qualche cosa cambia. 

Quella narrata dalla Diotallevi è una storia di superstizione, di segreti, di amori, desideri, cambiamenti, conquiste.
Una storia che si snoda seguendo tre punti di vista: quello di Fiamma, quello del nuovo curato e quello di Yann. E' un uomo "ruvido", Yann. La montagna lo ha tradito e suo fratello Raphael lo ha lasciato: tutto ciò ha scavato una ferita profonda nell'anima di Yann. Una ferita che non accenna a cicatrizzarsi.

Ma il potere dell'amore è un potere forte ed incontrollabile. Tutti ne avranno la prova a Saint Rhémy, il piccolo borgo in cui i protagonisti si incontrano e vedono le loro vite incrociate l'una all'altra creando legami indissolubili. 

Ho amato Fiamma: una donna indipendente, forte e fragile allo stesso tempo. Una giovane donna - ha 19 anni - abituata a non avere alcun contatto con gli altri, se non quando sono loro a volerlo. Solo quando la avvicinano per avere un decotto o un filtro per la propria salute, solo allora si crea un contatto di cui, però, tutti si vergognano e che tutti cercano di nascondere. Eppure tutti sanno e tutti fanno finta di non sapere.

L'ambientazione è molto suggestiva, sembra quasi di avere freddo quando l'autrice parla della neve o del vento. 

Alcune curiosità: Fiamma ha i capelli rossi. E di recente mi è capitato di leggere altri libri con protagoniste con i capelli rossi.
E poi si parla di libri. Ultimamente ho letto diversi libri che parlano di libri, pur non essendo andata a cercarli per questo.

Quanto alla mia abituale pignoleria, finalmente mi è arrivato tra le mani un libro in cui si usano le virgolette ed i punti come piace a me: aperte virgolette, frase, chiuse virgolette, punto.
Ho trovato una virgola fuori posto (secondo me) ma è un dettaglio: 
Quando di colpo, era partito ero appena sopraggiunto nella radura trafelato....
 Ed anche un verbo in un tempo che secondo me non è corretto:
Li abbiamo raccolti dai prati prima che i braccianti li falcino per fare il fieno.
Io avrei scritto prima che i braccianti li falciassero. Ma, lo ripeto, sono pignola e a queste cose ci faccio caso. Per il resto, scritto davvero molto bene, in modo accattivante, con una capacità descrittiva ed espressiva che incanta il lettore.

E' un libro che consiglio e che sono contenta di leggere. Quasi quasi mi viene voglia di ricominciare a leggerlo da capo e questo la dice lunga!
So che c'è stato un prequel in ebook a questo libro, con la storia di Yaan e Raphael. A questo punto non posso proprio fare a meno di leggerlo.

Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa si tratta di uno dei libri bonus proposti da Daniela che ringrazio per avermi messo questa storia tra le mani.

sabato 28 maggio 2016

Lo straordinario viaggio di Edward Tulane (K. DiCamillo)

Dopo una serie di letture un tantino impegnative ho voluto concedermi qualche cosa di decisamente più leggero e scorrevole. Ho scelto un libro per ragazzi che mi intrigava da tempo e che volevo capire se fosse adatto per essere regalato ad una bambina dell'età di mio figlio: Lo straordinario viaggio di Edward Tulane, di Kate Di Camillo.
L'ho preso in prestito in biblioteca dove, tra l'altro, ho trovato un'edizione piuttosto elegante, con copertina rigida e in un formato che gli dona un certo appeal in più rispetto all'edizione standard.

Quel coniglio tutto solo su una mensola di legno, sotto ad un ripiano in cui sono - è evidente - riposte delle bambole mi aveva incuriosita un bel po' in libreria dove, di recente, è stato esposto tra le letture consigliate. Così, spinta dalla curiosità, non ci ho pensato due volte a prenderlo in prestito anche se sul fondo della copertina c'è scritto Giunti Junior.... e ciò la dice lunga sul pubblico a cui è destinato. 

Non mi tiro indietro davanti a letture per ragazzi, se mi intrigano, e così ho fatto stavolta. Tra l'altro, solo dopo aver terminato la lettura ho scoperto che il libro si è aggiudicato il premio Cento nel 2008, Premio Letteratura per Ragazzi. Un motivo in più per leggerlo!

Edward Tulane è un coniglio di porcellana. Come le bambole: elegante, con i suoi bei vestiti e dettagli curatissimi. Ed ha un'amica che lo ama molto e lo tratta come una persona vera. Era amato, rispettato, ben vestito, ben tenuto, con un ricco ed elegante guardaroba. Ma la sua vita improvvisamente cambia e tutte le certezze avute fino a quel momento crollano.
Edward si troverà lontano dalla sua amica, tra alti e bassi, senza più sicurezze, senza vestitini eleganti e senza un tetto sulla testa.
Quella di Edward è una storia fantastica, una storia d'amicizia perduta, di sofferenza, di speranza. 
Una storica che trasmette un messaggio molto semplice: se vuoi essere amato devi prima imparare ad amare.

Non ho ben capito la figura della nonna... ma probabilmente è un mio limite!
Il libro è arricchito da bellissime illustrazioni che danno un tocco magico in più alla storia. 

Scelto per capire se fosse adatto a lettori dell'età di mio figlio (nove anni): sicuramente sì ma gradevole anche per chi di anni ne avesse qualcuno in più.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 3: un libro che abbia vinto un premio letterario.

venerdì 27 maggio 2016

L'invenzione delle ali (S. M. Kidd) - Venerdì del libro

Ci ho messo un bel po' a leggere il libro L'invenzione delle ali di Sue Monk Kidd e sono contenta di non aver gettato la spugna quando ero convinta che non sarei mai arrivata alla fine.
390 pagine mi sembravano uno scoglio insormontabile vista la lentezza con cui procedeva la lettura all'inizio ma non ho desistito e ne sono davvero felice!
Quello scritto da Sue Monk Kidd è un romanzo che, però, si basa su personaggi realmente esistiti quali le sorelle Sarah e Angelina (Nina) Grimké. E' la stessa autrice a dire chi sono queste due sorelle, nelle note finali, a libro terminato.
Sarah e Angelina nacquero circondate dal potere e dalle ricchezze dell'aristocrazie di Charleston, una classe sociale improntata sul concetto inglese di nobiltà terriera. Erano donne devote e raffinate che si muovevano nei circoli mondani più elitari, eppure poche donne nel Diciannovesimo secolo tennero un comportamento così profondamente "scorretto". Subirono una lunga e dolorosa metamorfosi, tagliando i ponti con la loro famiglia, la loro religione, la loro patria e le loro tradizioni, divenendo esuli e infine paria a Charleston. Quindici anni prima che Harriet Beecher Stowe scrivesse La capanna dello zio Tom (...) le sorelle Grimké stavano portando avanti una crociata non solo per l'immediata emancipazione degli schiavi ma anche per l'uguaglianza razziale, un'idea che perfino gli abolizionisti consideravano radicali.
Ecco chi erano le vere Sarah e Angelina. Ecco il canovaccio attorno a cui si struttura la storia proposta dall'autrice che accanto a Sarah - figura principale del romanzo - pone una figura altrettanto forte quale quella di Hetty, la sua schiava negra.

L'invenzione delle ali è un romanzo storico che tocca le corde dell'anima. Quella di Sarah, di Nina e di Hetty è una storia che fa commuovere, fa arrabbiare, fa innervosire e fa anche sperare. Sono donne forti, messe alla prova da una vita che non hanno scelto e che ha imposto - o meglio, tentato di imporre - regole e precetti che hanno in parte subito. 
Diverse storie si intrecciano: storie di ribellione, di rassegnazione, di coraggio, di orgoglio, di ricerca della libertà.
Quale libertà? Quella fisica, senza dubbio, ma anche quella "di mente". Perchè Hetty (la schiava) e Sarah sono entrambe schiave:
"Io sarò anche schiava nel corpo, ma non nella mente. Per voi è l'esatto contrario". Non avevo dato peso alle sue parole: cosa poteva saperne? Ma ora mi resi conto di quanto fossero ver. La mia mente era incatenata".
Il libro alterna capitoli in cui a narrare in prima persona sono rispettivamente Sarah ed Hetty. Il capitolo in cui è riportata la frase sopra citata è quello in cui parla Sarah. Punti di vista differenti, diversi modi di vedere la realtà ma un'unica voglia di libertà, voglia di riscatto.

Entrambe fanno delle scelte importanti, entrambe lottano per la libertà. 
Hetty ha avuto l'esempio di sua madre, anch'essa schiava negra. 
Era così che mamma aveva vissuto tutta la vita. Diceva sempre che ognuno deve capire quale parte dell'ago sarà, se quella legata al filo o quella che buca il tessuto.
Un insegnamento dato non a parole, ma con i comportamenti, con le proprie scelte, con il proprio coraggio ed orgoglio. 

La storia ha avvio nel 1803 (Sarah aveva 11 anni) e termina nel 1838: un ampio arco di vita in cui bambine diventano ragazze prima e donne poi. Maturano, cambiano, decidono quale direzione dare alla loro vita.
E' un libro che narra una storia importante che va compresa goccia dopo goccia. L'avvio lento viene ampiamente riscattato dall'affetto che, necessariamente, il lettore inizia a provare per le protagoniste: dalle due sorelle, che furono davvero delle pioniere del femminismo americano, anticonformiste e coraggiose, convinte dell'uguaglianza tra le razze e pronte a fare di tutto per cancellare la schiavitù fino alla schiava, Hettty (Monella è il nome che le ha dato sua madre e che ben la rappresenta). Quest'ultima, ha una sorte segnata dalle sue origini, dal colore della sua pelle, dalla sua estrazione sociale ma non ci sta a subire tutto ciò a testa bassa. Non dopo tutto quello che le capita, quello che la vita di schiava le ha imposto, non dopo quello che sua madre ha fatto nel tempo.

E' un libro che parla di uguaglianza e di libertà e che segna i passi del lungo percorso seguito, storicamente, per arrivare ad affermare principi che oggi ci appaiono fondamentali ed imprescindibili nella consapevolezza che, invece, in passato non è stato affatto così.

Ho evidenziato tanti passaggi interessanti, tante considerazioni meritevoli di rilievo e la presenza dei post it ne è la prova: soprattutto nella parte finale si moltiplicavano a dismisura, tante erano le parti che avevo intenzione di memorizzare e portare con me.

Molto interessante anche il rapporto fraterno tra Sarah e Nina: l'una che si prende cura dell'altra fin dai suoi primi attimi di vita, la crescita del loro rapporto e delle rispettive personalità. Due donne forti. 

Sarah dice di sua sorella Nina:
Era più coraggiosa di me, lo era sempre stata. A me importava troppo dell'opinione degli altri, a lei per niente. Io ero prudente, lei sfrontata. Io pensavo, lei agiva. Io appiccavo un incendio, lei lo propagava (...). Nina era un'ala, io ero l'altra.
Descrizione molto bella, secondo il mio parere. Due donne che si completano, si integrano, si valorizzano l'una l'altra.

Consiglio senza riserve questa lettura per il Venerdì del libro di oggi, facendo la stessa raccomandazione che è stata fatta a me e cioè quella di non lasciarsi demoralizzare da un avvio un po' lento e dalla mole di pagine da leggere. La storia coinvolge, cattura, emoziona.

Un po' mi hanno spiazzata i tanti personaggi da tenere a mente, le tante figure secondarie alcune delle quali puntualmente mi sfuggivano ma pian piano ho imparato a conoscere e ricordare tutti: i personaggi principali meglio degli altri, è evidente, ma comunque il quadro completo si è arricchito strada facendo dei tanti particolari che ogni personaggio rappresentavano nell'insieme.

Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa si tratta di uno dei libri bonus proposti da Daniela.

venerdì 20 maggio 2016

Balzac e la Piccola Sarta cinese (D. Sijie) - Venerdì del libro

E' un libro che parla di libri, scritto in un periodo non sospetto. Quando, cioè, non era così di moda come oggi scrivere storie legate ai libri. Perchè, non lo possiamo negare, ultimamente di biblioteche, bibliotecarie, libri perduti, libri misteriosi, libri proibiti ne abbiamo in tutte le salse!

Balza e la Piccola Sarta cinese è stato pubblicato nel 2001, scritto da un autore sconosciuto (e che non avevo nemmeno capito se fosse un uomo o una donna... è un uomo!) narra la storia di tre giovani - due ragazzi ed una ragazza - nel periodo della "rieducazione" comunista in Cina. 

Il narratore e il suo amico Luo (non si fa mai riferimento al nome del narratore, parla in prima persona ma come si chiama non si sa) sono due giovanotti che, secondo il regime dell'epoca, vanno rieducati con i lavori forzati in quanto figli di "sporchi borghesi". Vivono gli orrori della "rieducazione", che sopportano quotidianamente, traendo un filo di speranza da alcuni libri occidentali che, proibiti severamente in quanto considerati di stampo rivoluzionario, finiranno tra le loro mani. Sarà grazie alla lettura che i due ragazzi potranno aggrapparsi ad un'ancora di speranza e riusciranno anche ad avvicinarsi alla Piccola Sarta che ne verrà letteralmente conquistata.

Sullo sfondo delle avventure di questi tre ragazzi vengono tracciati i contorni di un'epoca terribile, fatta di torture, di pesanti umiliazioni fisiche e morali, di sofferenza e rassegnazione. E non si tratta di un'invenzione ma di un periodo storico realmente esistito, e di una pratica, realmente esistiti. Questo è l'aspetto triste della storia. 
L'aspetto positivo, invece, va ricercato nel potere che gli scritti di Balzac (qualcuno dei protagonisti si innamorerà di lui, delle sue parole, delle sue storie), di Flaubert, Dumas e tanti altri hanno su quei ragazzi che si trovano alle prese con una valigia misteriosa, che sanno essere colma di libri proibiti. 
Saranno proprio le storie, le avventure fantasiose, i viaggi tra le pagine che aiuteranno i ragazzi in diverse occasioni fino a dare una svolta definitiva alla vita di ognuno di loro. 

Ho trovato il libro in biblioteca e quando l'ho avuto tra le mani ho anche trovato diversi appunti a matita tra le pagine. E' stato bello leggere gli appunti di qualcuno che deve aver posseduto il libro prima che venisse donato alla biblioteca: appunti e sottolineature che mi hanno fatto capire cosa avesse attirato l'attenzione di un lettore che ha conosciuto questa storia prima di me.

Suggerisco questa lettura per il Venerdì del libro di oggi: mi ha tenuto compagnia per alcuni giorni ed immaginare quei ragazzi soggiogati dalle violente pratiche dell'epoca letteralmente in estasi con un libro in mano mi ha riempito di gioia.

Ps. nemmeno la Piccola Sarta cinese ha un nome. E' la Piccola Sarta e basta.

Con questa lettura partecipo alla Challenge 2016 - Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 4:  un libro il cui titolo contenga un mestiere.

martedì 17 maggio 2016

Urla nel silenzio (A. Marsons)

I thriller mi piacciono per cui mi sono avvicinata senza remore alla lettura del libro di Angela Marsons Urla nel silenzio.

Per scelta ho evitato di leggere recensioni per cui ho iniziato la lettura senza sapere cosa mi aspettasse pur immaginando - conoscendo il genere e guardando la copertina oltre che leggendo il titolo - una storia in cui ci sarebbero stati dei morti e qualcuno pronto ad indagare.
Così ho fatto la conoscenza di Kim. E' una detective che ha un passato con il quale fa quotidianamente i conti, soprattutto quando inizia ad avere a che fare con il ritrovamento dei resti di un corpo che toccherà a lei identificare affinchè il colpevole possa essere punito come merita. Ma non sarà l'unica morte con cui Kim avrà a che fare e la storia di colei a cui quei resti appartengono le faranno violentemente tornare in mente il suo, di passato. Un passato che, a dire il vero, non ha mai dimenticato e mai dimenticherà ma che con le indagini in corso sembra più vivo e doloroso che mai.

Kim è una donna solitaria. Ha un carattere forte, agisce d'istinto e non ci pensa due volte ad usare le maniere forti quando serve. Tiene a bada a stento la rabbia che le stori che le arrivano agli occhi alimentano in lei. Fa fatica a non tirare in faccia un pugno a persone che ritiene di essere meritevoli di essere picchiate ma, consapevole del suo ruolo, fa di tutto per agire con professionalità e correttezza. Kim ha un cuore grande e lo dimostrerà senza troppi clamori.

La storia che viene raccontata dai vari indizi e ritrovamenti, oltre che omicidi, che si susseguono davanti ai suoi occhi è una storia di sofferenza, di equivoci, di violenza, di indifferenza, di silenzio.

C'è qualcuno che ha commesso dei terribili crimini in passato e che non può farla franca. Le vittime di allora sono adolescenti e questo rende tutto ancora più inaccettabile per Kim.
Agli omici di allora si sommano anche delle uccisioni di oggi. Ci sono legami tra le varie vicende? Quali? Dove va cercato il filo conduttore?

Kim ha una squadra su cui poter contare e non ha un bel caratterino, come capo. E' sempre piuttosto diretta ed ha poco tatto con la gente. E' una dura
 
Mi ha fatto venire in mente un suo omologo, Harry Hole a cui sono tanto affezionata. Hanno delle caratteristiche comuni ma storie diverse. Entrambi sono intenzionati a scovare i colpevoli costi quel che costi. Harry a volte somiglia ad una specie di supereroe ed anche Kim, va detto, ad un certo punto sembra essere invincibile quando un umano normale, come tutti gli altri, sarebbe invece crollato al suolo senza troppi complimenti. Ma ci può stare. Il detective deve necessariamente essere un po' supereroe, deve far trionfare il bene sul male per cui deve per forza essere così!
Hole mi ha abituata a scene piuttosto forti per cui ciò che accade a Kim non mi ha sconvolta più di tanto. Mi è piaciuto il ritmo incalzante, l'autrice riesce ad indurre il lettore nell'errore e questa cosa mi è piaciuta parecchio. 

Devo ammettere che la scena della detective che si azzarda ad andare da sola, senza avvertire nessuno, in un luogo pericoloso non è per niente nuova. 
Sarà che di trhiller ne ho letti parecchi, ma questa scena mi è piuttosto comune. Comunque non ci stona pur essendo un passaggio un tantino prevedibile.

La parte finale mi ha coinvolta molto più di quella iniziale e devo dire che ci ho anche perso qualche ora di sonno... non perchè abbia avuto paura ma perchè volevo a tutti i costi sapere come andava a finire e sono rimasta sveglia fino a che non sono arrivata all'ultimo punto.

Ho apprezzato la lettera finale dell'autrice che, tra le righe, svela un possibile sequel visto che dice che si tratta della prima avventura dell'agente Kim Stone.

Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa si tratta di uno dei libri bonus proposti da Daniela.

domenica 15 maggio 2016

Nuovi arrivi#26 e in biblioteca#25

Non ho comprato niente.
Diciamo subito!
Dai miei giretti in biblioteca sono tornata con Balzac e la Piccola Sarta Cinese che non ho idea di cosa sia ma che mi ha attirato per il titolo. 
Dalle mie ultime richieste di prestito interbibliotecario, invece, sono arrivati Urla nel silenzio (che è attualmente in lettura) e L'invenzione delle ali: li stavo attendendo da un po' con trepidazione, segnalati come libri bonus nella challenge di lettura che sto seguendo, e stavo quasi per perdere le speranze. Alla fine mi sono arrivati a distanza di due giorni l'uno dall'altro.
Bene bene, anche perchè tra una settimana ci saranno segnalati i nuovi libri bonus per andare avanti con la gara.
Quando alle letture per i giovani lettori di casa, Paura al cimitero della serie di Scooby Doo e Quattro sorelle scatenate ci sono stati regalati da un'amica di famiglie (grazie Rachele!) e sono destinati uno ciascuno a mio figlio e mia figlia ma io non metto mai limiti in fatto di letture per cui non escludo che possano esserci interessanti scambi.
De Lo straordinario viaggio di Edward Tulane ne vogliamo parlare? L'ho scelto io in biblioteca e pensavo proprio a me come destinataria del prestito. Ho proprio voglia di leggerlo e, se ne varrà la pena, di consigliarlo poi ai piccoletti di casa. Ho trovato una versione cartonata molto elegante, di un formato diverso da quello che avevo visto qualche tempo fa in libreria.
  
All'orizzonte ho un nuovo acquisto in occasione del compleanno di mia madre (che cade il giorno di Santa Rita, e lei così si chiama, il 22 di maggio) ed ho anche un bello sconto da sfruttare in libreria. Vi saprò dire da qui a breve.
Intanto, buone letture a tutti!

venerdì 13 maggio 2016

I miei martedì col professore (M. Albom) - Venerdì del libro

Mitch Albom è un uomo di successo. E' un brillante giornalista sportivo che, nella vita, ha sempre dato un gran valore a ciò che si possiede, all'ambiente in cui si vive, agli agi di cui si può godere. Si considera un uomo appagato, fa un lavoro che gli piace e tutto procede come sempre fino a che una sera non si imbatte in una trasmissione televisiva di cui è ospite un suo ex insegnante.
Non un insegnante qualsiasi. Il suo insegnante per eccellenza, colui con cui sedici anni prima aveva instaurato un rapporto molto particolare ed al quale aveva promesso di mantenersi in contatto anche dopo la scuola. Cosa che non ha fatto.
Non lo vede e non lo sente da sedici anni e se non fosse stato per quella trasmissione televisiva non avrebbe mai saputo che il suo ex insegnante stava morendo di SLA.
Si sente in colpa per non aver tenuto fede al suo impegno e decide di andare da lui.
Morrie, questo è il suo nome, lo accoglie con il sorriso. Ed è solo l'inizio di ciò che lo aspetta per tutti i martedì - perchè i loro incontri si svolgeranno sempre di martedì - in cui sarà ospite a casa del suo ex insegnante. 

Il suo è un racconto commovente, toccante. Nel libro I miei martedì col professore non è un romanzo ma un racconto di quanto realmente accaduto tra Mithc e Morrie. Racconta come il suo ex insegnante sia capaci di donare tutto se stesso nonostante la malattia. Si troveranno a parlare della vita, della morte, dell'amore, del perdono, del rimpianto. Ed ogni volta Morrie è capace di stupirlo e di lasciare un profondo segno nella sua anima. 

Non vorrei dire altro. Aggiungo solo che leggere la storia di Mitch e Morrie mi ha commossa, mi ha fatto riflettere, mi ha toccata nel profondo, proprio come Morrie fa con il suo ex allievo.
Le sue sono considerazioni semplici ma che aiutano a riflettere, soprattutto se contestualizzate  con la situazione che si trova a vivere.
Man mano che cresci, impari. Se ti fossi fermato a ventidue anni, saresti rimasto ignorante com'eri a ventidue anni. Invecchiare non vuol dire solo declino, sai. E' crescita. Non c'è solo il lato negativo, ma anche quello positivo: tu comprendi che stai per morire e vivi una vita migliore proprio per quello.
Morrie è perfettamente consapevole di essere vicino alla morte ma l'accetta. Non si lascia andare alla disperazione, non si abbatte ma accetta l'arrivo della sua fine, oramai imminente, e fa tesoro di ogni momento che gli resta.
Soffre, non è più autonomo ed ha costantemente bisogno di aiuto eppure si considera fortunato rispetto a molti altri.
Al principio della nostra vita, quando siamo bambini, abbiamo bisogno degli altri per sopravvivere, no? E alla fine della vita, quando si diventa come me, si ha bisogno degli altri per sopravvivere... Ma eccoti il segreto: anche nel periodo che sta tra il principio e la fine abbiamo bisogno degli altri.
 Ed accetta la morte con serenità.
Tutto quel che nasce, muore. Tu lo accetti? (...) Bene, ecco ora la ricompensa. Ecco come siamo diversi da queste splendide piante e dagli animali. Finchè riusciremo ad amarci a vicenda e a ricordarci il sentimento d'amore che abbiamo provato, potremo morire senza uscire realmente dal mondo. L'amore che si è creato resta qui. I ricordi sono ancora qui. E tu continui a vivere nei cuori di chi hai nutrito, educato o commosso su questo pianeta.
Devo ammettere che ho pensato molto alle persone che ho perso, negli anni. A mia nonna, in particolare. Sono certa che anche lei avesse la consapevolezza di essere arrivata alla fine. Mi chiedo se anche lei sia morta in serenità, se anche lei sia riuscita a riconciliarsi con se stessa e con le persone che aveva accanto. 

Lettura che suggerisco e segnalo per il Venerdì del libro di oggi. Scorrevole ma intensa.
E ad un interrogativo che pone l'autore ai suoi lettori rispondo che no, non l'ho mai avuto un professore così!

Con questo libro partecipo alla Challenge 2016 - Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 4:  un libro il cui titolo contenga un mestiere.

martedì 10 maggio 2016

In piedi sui pedali (L. Garlando)

Abbiamo conosciuto Luigi Garlando grazie alle storie delle Cipolline, nella serie goal. Lo abbiamo ritrovato come partner del progetto Scrittori di Classe 2. Una collana di libri frutto della collaborazione tra otto autori di libri per ragazzi - Garlando è uno di questi - e le classi che hanno vinto il concorso letterario che ha coinvolto scuole primarie e secondarie in tutta Italia.

In piedi sui pedali è un libro scritto da Garlando ispirandosi ad una storia della classe III U della Scuola Secondaria di I grado "U. Foscolo" di Rocchetta Ligure (AL).

E' la storia di una passione: quella per le due ruote. Non per i motorini, non è questo, no. E' la passione per il ciclismo. Una passione tramandata da un nonno a due nipoti che coltivano il loro amor tra le colline piemontesi dove vivono in una famiglia che si è dedicata, da sempre, alla produzione di uva.

Ferruccio e Valerio sono i due fratelli che hanno ereditato la passione di nonno Tino per il ciclismo e lo praticano con convinzione e sacrificio, arrivando fino ad alti livelli.
Non tutto, però, procede come previsto: uno dei due fratelli viene travolto da uno scandalo doping e squalificato per due anni dalle gare di ogni categoria. Un fulmine a ciel sereno su tutta la famiglia, a partire da nonno Tino che ha sempre motivato i suoi ragazzi dicendo loro che 
lo sport doveva essere così: un confronto tra cavalieri, tra uomini di valore, leali e rispettosi delle regole.
Una grande delusione, un gran dolore per tutta la famiglia. Uccio (al secolo Ferruccio): è lui ad aver fatto uso di sostanze proibite e ad aver deluso tutti, a partire da se stesso.
Riuscirà la famiglia a superare una così grande delusione? 
Riuscirà Valerio a perdonare quel fratellone di cinque anni più grande di lui, sua guida e suo esempio? 
Riuscirà Uccio a perdonare se stesso e a capire di aver sbagliato? 
Avrà il coraggio di chiedere scusa a tutti coloro che ha deluso così profondamente?
Che ruolo avrà l'amore sconfinato per il ciclismo in tutto questo? 

Ho letto questo libro per cercare di capire come fosse stato sviluppato l'argomento e se fosse adatto per essere letto dai miei figli. 
A d a t t i s s i m o!
Scrittura chiara e scorrevole, riferimenti ad icone del ciclismo, a termini tecnici anche, ma senza che questo renda farraginosa la lettura.
Ci sono parecchi riferimenti alla zona in cui vivono i bambini della classe che ha ispirato la storia e il protagonista - che è Valerio più che Ferruccio - è un esempio di come la convinzione, il coraggio, la voglia di dare il massimo nonostante tutto possano fare la differenza. 
E' un esempio positivo. Anche Uccio alla fine lo diventa, a dire il vero, pur avendo commesso un grave errore, il peggior errore che possa commettere uno sportivo.

Ps. un solo piccolo, piccolissimo appunto (chiedo scusa ma ogni tanto la mia pignoleria in fatto di libri stupisce anche me). 
...agganciai la ruota dello sprinter veneziano al momento giusto, infila il corridoio buono accanto alle transenne, prendendomi qualche rischio, e beffai i due avversari
Al posto di prendere un rischio mi suona molto meglio assumere un rischio. Ma è un'inezia, niente di che.
Con questo libro partecipo alla Challenge 2016 - Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 5: un libro sulla cui cover sia raffigurato un mezzo di trasporto. In questo caso, non poteva essere altrimenti, c'è una bici!

lunedì 9 maggio 2016

Nessuno sa di noi (S. Sparaco)

Una profonda tristezza. 
E' la sensazione che mi ha lasciato addosso la lettura del libro Nessuno sa di noi di Simona Sparaco
Tristezza e dolore.
Il dolore che segue ad una scelta importante, una scelta che è per sempre.
Perchè quando si fanno scelte come quelle di Luce e Pietro, sono scelte per sempre.

Luce. Il fatto che tornasse come protagonista un personaggio con questo nome, dopo Luce di Acquanera, mi è sembrata una coincidenza non casuale. Non avevo letto la trama del libro ne' recensioni: ultimamente mi sono ripromessa di evitare perchè, troppo spesso purtroppo, mi capita di leggere pensieri talmente articolati sui libri che non provo proprio gusto di andarli a leggere visto che viene detto molto, troppo, tutto.

Nel prendere tra le mani questo libro, in biblioteca, mi ero limitata a leggere l'ultima di copertina che parlava di qualche cosa di triste ma di non meglio specificato. Parlava di Pietro e di una lei non meglio identificata. Una lei che ho imparato a conoscere solo leggendo il libro, com'era giusto che fosse.

Nel leggere la storia di Luce, Pietro e Lorenzo ho pensato, proprio nel giorno della festa della mamma (visto che ho terminato di leggerlo proprio ieri) alle tante mamme che si sono trovate nella situazione di Luce. Alle tante donne che si sono trovate davanti ad una situazione che mai avrebbero voluto immagine per se stesse e per il proprio bambino in arrivo. 
Una scelta: una vita di sofferenza per la creatura o una interruzione di gravidanza terapeutica? 
Questa è la scelta che si trovano a fare Luce e Pietro. Una scelta che cambierà la vita di entrambi. Anche di Lorenzo.

Sono entrambe vie dorose. Luce lo sa bene.
E' proprio il suo dolore che viene trasmesso al lettore con una particolare intensità, tanto da farla sentire sola al mondo, sola con il suo dolore, anche se a ben guardare non è così. 
E' un dolore acuto, il suo. Che toglie il fiato. Che toglie la ragione.

Dalla bandella del libro:
Nessuno sa di noi è la storia della nostra fragilità. Di un mondo che si lacera come carta velina e di un grande amore che tenta in ogni modo di ricomporlo. Un'esperienza di dolore e rinascita raccontata da una voce così potente e umana da rimanere impressa per molto tempo. Un romanzo che scuote l'anima.
Trovo che sia una descrizione molto calzante.
Quella profonda tristezza che mi ha accompagnata per tutta la lettura si è attutita, alla fine, ma non è scemata del tutto in me.
Nonostante Luce riesca a trovare una via d'uscita alla situazione che la sta lentamente soffocando, ricorderò questo libro come una storia dolorosa. Molto dolorosa. E triste.

E' una storia intensa, che lascia il segno. Non consigliato a chi fosse alla ricerca di qualche cosa di leggero e spensierato. Non è questo il caso. Non perchè sia una storia pesante, ma per l'argomento trattato non è certo una passeggiata. Soprattutto per una donna. Per una madre. O per una madre mancata.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 6: un libro nella cui cover non siano raffigurate persone.

domenica 8 maggio 2016

Nuovi arrivi#25 e in biblioteca#24

Sul finire di questo giorno, nel quale si festeggiano tutte le mamme, mi concedo un post veloce veloce per un aggiornamento sui nuovi arrivi.
Due dei quattro sono proprio legati alla festa della mamma visto che li ho donati alla mia, di mamma. Non che fosse necessaria un festa per donarle dei libri... ma visto che c'era questa occasione ho approfittato.

Le ho regalato Pesce d'aprile e Quando il respiro si fa aria: due storie vere, due testimonianze di vita, di sofferenza, di coraggio e di speranza. Visto che oltre a letture su temi di attualità mia madre ama le storie vere, ho pensato che potessero essere adatti. Ovviamente poi li chiederò in prestito ;-)

Domani cambio (davvero) mi è stato inviato dalla casa editrice Erickson che ringrazio: promette una spinta motivazione che non mi farebbe di certo male. Lo leggerò molto volentieri appena mi sarà possibile.

Il quarto ed ultimo libro arrivato a casa mia questo mese è Nessuno sa di noi, di Simona Sparaco. Lo sto leggendo in questi giorni e credo che lo terminerò a breve, stasera stessa se avrò la forza di mettermi a leggere in attesa che l'asciugatrice mi restituisca il bucato asciutto!
E' una lettura non semplice che mi trasmette un bel po' di tristezza. Ma saprò essere più precisa da qui a breve.

E' arrivato di recente anche Cronista da marciapiede: un libro scritto da un mio collega giornalista che narra la storia professionale di un altro collega, oggi arrivato a più di cento anni d'età.
Ecco l'autore durante la presentazione a cui ho partecipato. Ho una copia con dedica e - mea culpa - non ho ancora avuto modo di parlarne come faccio di solito, dopo ogni incontro con un autore. Prometto di farlo presto. E di leggerlo subito dopo in modo da poterlo recensire, senza limitarmi alla sola esperienza della presentazione. 

Ho in programma in questa settimana un giretto in un paio di biblioteche dove devo restituire altrettanti libri che ho letto ed avevo preso in prestito. Questo vuol dire che arriverà qualche altra lettura. Ne parleremo a temo debito.

Sono le ore 22.50: sono ancora in tempo per fare gli auguri a tutte le mamme. Ed è sempre tempo per augurare a tutti buone letture!

venerdì 6 maggio 2016

Cercando Alaska (J. Green) - Venerdì del libro

Cercando Alaska. Bel titolo.
E' quello che ho pensato quando mi sono trovata questo libro tra le mani, in biblioteca.
Senza leggere la trama mi sono detta che con un titolo così si potesse raccontare qualsiasi cosa.  
Ed è proprio Cercando Alaska, di John Green, che vorrei proporre per il Venerdì del libro di oggi.
Alaska.  Alaska è una ragazza speciale. 
Una ragazza intelligente, bella,  brillante, simpatica ma anche un po' fuori dalla righe. Cambia spesso d'umore nella frazione di un secondo.
Nessuno sa il perché. O, forse, fino ad un certo punto del libro nessuno si chiede perchè lei sia così scostante.
Lei è così e basta. Prendere o lasciare. Ed è magnifica agli occhi di Miles.

Miles è l'ultimo arrivato a scuola, alla Culver Creek (stessa scuola frequentata anni prima da suo padre).
Inutile dirlo: se ne innamora in fretta e, anche se lei un fidanzato ce l'ha già, lui non dispera. Alaska diventa un pensiero fisso, una piacevole ossessione, un punto di riferimento, un perno attorno al quale ruota tutto il resto.

Il gruppo di amici, gli scherzi, i pomeriggio insieme: tutto ruota attorno a quella ragazza dalle gambe lunghe e dalla personalità forte.
 
Ad un certo punto, però, qualcosa cambia. Cambia in modo improvviso, inaspettato, irreale.
E cambia anche la narrazione.

Se nella prima parte Green fa conoscere i personaggi, le loro passioni, le loro aspirazioni, le loro follie, nella seconda parte emergono i sentimenti. 
Non è semplice raccontare questa storia senza dire troppo della trama.
Mi limito a qualche considerazione. L'autore traccia i contorni di una gioventù che fa un consumo smodato di alcolici oltre che a fumare a volontà. Quel bere per divertimento, quei continui bicchieri uno dietro l'altro ammetto che mi hanno un po' innervosita.
Però devo dire che ai fini del racconto e del messaggio che l'autore vuole fa passare una situazione di questo tipo è molto efficace. 

Onestamente ho trovato un po' prevedibile in alcuni passaggi, soprattutto in relazione all'evento che cambia la vita di tutti. Era come se mi aspettassi da un momento all'altro ciò che poi accade.
Comunque, essendo un libro indirizzato per lo più a giovani/adulti, credo che sia molto efficace il linguaggio usato che è propri quello dei ragazzi e delle ragazze di oggi. 
Ammetto che all'inizio in alcuni passaggi ho rischiato il mal di testa ma è così che parlano i ragazzi tra loro ed io - che sono un tantino fuori quota - non credo di poter fare testo.

E poi il racconto è molto calzante e fa riflettere. 
Eravamo così tanti a dover vivere col rimpianto di aver fatto o non fatto certe cose, quella notte. Cose che non erano andate per il verso giusto, o che ci erano sembrate giuste in quel momento perchè non potevamo prevedere il futuro. Se solo potessimo vedere l'infinita catena di conseguenze derivanti da ogni nostro minimo gesto. E invece ce ne rendiamo conto soltanto quando rendersene conto non serve più a nulla.

Mi auguro solo che i lettori, soprattutto i più giovani, carpiscano il messaggio che viene lanciato e che non tengano conto, a mo' di esempio, delle goliardate o dei comportamenti eccessivi.
Non ho letto altro di questo autore per cui non ho la possibilità di fare confronti: è un libro che si lascia leggere, anche se con qualche piccola riserva, come detto sopra in merito alla prevedibilità di un certo passaggio.

Se lo consiglio? Ci sono parecchi spunti di riflessione, ma non per lettori troppo giovani. I ragazzi – dei quali non è semplice stabilire l’età perché le classi a cui si fa riferimento non corrispondono alle nostre (comunque ragazzi delle superiori) – sono molto diretti sia nei discorsi che negli atteggiamenti. In questo credo che i ragazzi di oggi si ritroveranno molto. 
 
Ps: le varie edizioni di questo libro, che tra l'altro ha vinto nel 2006 il Micheal L. Printz Award, hanno avuto diverse copertine. Ne propongo alcune in ordine sparso, quelle che ho reperito in rete (non so se ce ne siano altre). 
Quella più inquietante e, secondo me, meno calzante è quella con la bambola dagli occhi grandi. Ma che c'azzecca?
Meglio le altre. Calzante la copertina della versione che ho letto io (il telefono a gettoni ha un suo perchè, anche se la mia foto non rende molto visto che i colori sono un po' troppo scuri) ed anche quella con il fumo su fondo nero così come la margherita bianca ha un suo perchè.  

 Con questa lettura partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 3: un libro che abbia vinto un premio letterario.

lunedì 2 maggio 2016

Acquanera (V. D'Urbano)

Storie di donne.
Storie di vita e di morte.
Storie d'amore.
Un amore che lega una nonna ad una nipote.
Un amore negato da una madre ad una figlia.
Un amore mai concesso tra padre e figlia.
Un amore che va oltre l'amicizia e le cui maglie si stringono fino ad arrivare ad un punto in cui non c'è più ritorno.
Una storia di bugie e di verità, di cose dette e non dette.
Una storia che non si dimentica.

Tutto questo ho trovato nel libro Acquanera di Valentina D'Urbano
Tutto questo mi ha tenuta letteralmente attaccata alle pagine con effetto magnetico.
Sono storie di donne che mi resteranno addosso a lungo. Lo sento.
Già dai loro nomi: Clara, Elsa, Onda, Fortuna, Luce. Nomi che mi hanno subito colpita e che mi hanno fatto capire al volo che non sarei riuscita a scrollarmele di dosso con facilità, queste donne.
Donne forti, donne strane, donne sopra le righe, donne misteriose. 

L'autrice ha messo in piedi una storia originale, ben scritta, efficace e coinvolgente. Anche sconvolgente, a dire il vero.

Non è un genere che amo, quello che ha a che fare con i morti, con l'aldilà, le presenze. Ed è questo che ho pensato ad un certo punto. 
Più andavo avanti con la lettura, però, e più mi rendevo conto che non era ciò che avevo immaginato sulle prime.

In estrema sintesi.
Fortuna torna nel suo paese d'origine dopo un'assenza lunga dieci anni. Non torna a trovare sua madre, non è lei ad averla chiamata. A chiamarla è stato qualcun altro, qualcos'altro: è stato il ritrovamento dei resti di un cadavere che potrebbero appartenere ad una persona a lei molto casa, scomparsa anni prima.
Luce. Quei resti potrebbero essere di Maria Luce. La sua amica d'un tempo, Luce.
La narrazione parte dal ritorno di Fortuna ma poi va a ritroso, fino ad arrivare a raccontare la storia di tre generazioni di donne che custodiscono segreti e misteri. 

Quello tra le due ragazze è stato un legame molto particolare e svelare l'origine di questo legame vorrebbe dire togliere gran parte del piacere della lettura per cui mi limito a dire poco: sono tutte e due bambine lasciate in disparte dagli altri, seppur per motivazioni differenti e, volenti o nolenti, si trovano vicine, ogni giorno di più. Non solo dal punto di vista fisico in quanto compagne di banco, ma soprattutto dal punto di vista personale. Hanno due storie diverse come due alberi che hanno ognuno il proprio tronco ma i cui rami, pian piano, si aggrovigliano l'uno all'altro.

Scrittura mai banale (la storia si sarebbe prestata a divagazioni chissà quanto estrose), mai sopra le righe, storia ben strutturata e capace di offrire un finale inaspettato, ambientazione un tantino inquietante ma la storia è tutta lì, già anche nell'ambientazione scelta c'è una buona fetta del merito per aver dato vita ad una storia che non si farà dimenticare. Ammetto di non riuscire a paragonare questo libro con altri già letti e che mi siano rimasti in mente. Ci ho pensato e ripensato ma non riesco.
  
Lettura che consiglio, con il rischio che possa trasmettere un po' di inquietudine, quanto basta per intrigare il lettore.

Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa si tratta di uno dei libri bonus proposti da Daniela.