giovedì 30 settembre 2010

La solitudine dei numeri primi (Paolo Giordano)

Lei e Mattia erano uniti da un filo elastico ed invisibile, sepolto sotto un mucchio di cose di poca importanza, un filo che poteva esistere solo fra due come loro: due che avevano riconosciuto la propria solitudine l'uno nell'altra.

La solitudine dei numeri primi si sintetizza qui, in questa frase che arriva a pagina 272 del libro ma che si intuisce presto, molto prima che gli occhi del lettore possano trovare stampate tali parole, nero su bianco. E' quella solitudine che è fatta di silenzi, di parole non dette, di indecisioni. Fatta di schermi, più o meno forti, contro tutto il mondo esterno. Fatta di sofferenza, di sottomissione. Di paure.
Quella solitudine che non è facile riconoscere perché talmente evidente da poter essere scambiata per qualcosa di diverso. O perché talmente palese da mettere paura a chi vi si imbattesse anche solo per un momento.

E' la solitudine di Mattia Balossino, un ragazzino dotato di una particolare intelligenza, tale da compensare l'handicap di sua sorella gemella, Michela. Identici nel fisico ma del tutto squilibrati per tutto il resto. Molto dotato, riflessivo, più maturo degli altri bambini della sua età, lui. "Con qualche rotella fuori posto", lei. Persa in un mondo tutto suo, incapace di stare al passo con i bambini della sua età rispetto ai quali è rimasta molto indietro, come catturata in una bolla di sapone. Tocca a Mattia fare di tutto per adeguarsi a sua sorella, anche subire le umiliazioni che nello spietato mondo dei bambini - che non volendo sono capaci di tanta cattiveria soprattutto davanti a qualcuno che non è uguale a loro - sono oramai quotidiane. E sarà proprio Mattia a fare una scelta che lo segnerà per tutta la vita: invitato ad una festa assieme a sua sorella, la abbandona in un parco "...giusto il tempo della festa poi ritorno, tu non muoverti di qui". Convinto che lei, così incapace di rendersi conto anche del passare del tempo, l'avrebbe aspettato senza problemi. Ma non sarà così. Michela al ritorno di Mattia non c'è.

E' la solitudine di Alice Della Rocca che, a sette anni, ha un brutto incidente in montagna: costretta a sciare da suo padre, lei che non ama affatto questa pratica sportiva ma che è incapace di opporsi alla volontà di lui, si ritrova immobilizzata in mezzo alla neve dopo essere finita fuori pista, allontanatasi dal suo gruppo. Un incidente che lascerà un segno profondo in lei e non solo nel fisico. Le resterà addosso un'insicurezza che la porterà a rifiutare anche se stessa, il suo corpo, per mezzo del cibo.

Bambini che diventeranno adolescenti segnati profondamente dalle loro storie. Adolescenti che si incontreranno quasi per caso e che si accorgeranno fin da subito di essere legati da un filo speciale, quello che - come dice Mattia nella sua mente matematica - lega quei numeri speciali che in matematica vengono chiamati "numeri primi gemelli". Sono due numeri primi separati da un solo numero pari, tanto vicini quanto impossibilitati a toccarsi.
Due storie che si portano appresso tutta la loro drammaticità che si incontrano e si riconoscono silenziosamente. Sanno di essere profondamente simili ma non arrivano mai a fondere le loro vite restando sempre a debita distanza. Forse per la paura di scoprirsi troppo. Forse per la certezza che tanto l'atro non ha bisogno di parole per capire. E' così che tante parole restano non dette, soffocate in gola e represse fino nel fondo dell'anima. E' così che le loro strade si separano, proseguono su binari paralleli per poi ricongiungersi, anche solo per un momento.
E' una storia pervasa da una tristezza di fondo che attanaglia i vari personaggi che compaiono - siano essi i due protagonisti principali che coloro che stanno loro accanto - ed è una tristezza silente, di quelle che si incarniscono nell'anima ma che vengono nascoste dietro una parvenza di normalità, che però normalità non riesce mai ad essere.
Mattia ed Alice vivono in famiglie che non riescono a sopportare il peso del confronto, che non affrontano il problema pur sapendo che un problema c'è.

E sono in entrambi i casi dei problemi che si manifestano in modo inequivocabile ma che lasciano sia Mattia che Alice sempre più soli. Tanto da pensare di poter contare solo l'uno sull'altro, malgrado ciò non venga mai palesato più di tanto. Stanno nella stessa stanza a lungo, Alice e Mattia. Ma stanno in silenzio, rispettando ognuno il silenzio altrui mentre l'io di entrambi vorrebbe dire e fare molto più che stare in silenzio. Condividono momenti di divertimento, Alice e Mattia, ma sono sempre momenti "ovattati" da quello strato di silenzio che non permette loro di condividere davvero quelle esperienze.
Anche la loro separazione sarà consumata in silenzio, lasciando molto in sospeso. Tutto ciò che negli anni a venire, malgrado ognuno percorra una strada diversa, continua a pendere dall'alto sulle loro teste come un aquilone invisibile che li ha seguiti, senza fare rumore, per tutto quel tempo.

Si ritrovano cambiati, cresciuti, ulteriormente provati dalla vita. E si riconoscono appena l'uno nell'altra...
La solitudine di numeri primi è l'opera prima di un giovane autore, Paolo Giordano, che ha meritato appieno tutti i premi che ha ottenuto con questo romanzo. Un romanzo che trovo ben scritto, profondo, toccante, mai superficiale. Anzi, a volte trovo che l'autore calchi un po' la mano su alcune problematiche che emergono con violenza e senza fare sconti. Ma non lo trovo un difetto perché si tratta pur sempre di un romanzo e qualche accelerazione la si può concedere.

A ben vedere non sono storie così assurde come potrebbe sembrare in alcuni punti. La fotografia che Giordano fa dei due bambini, giovani poi, è una fotografia che non viene tratteggiata con i toni del rosa ma che viene mostrata con i suoi toni naturali, un tantino scuriti verso il grigio. Il suo è un romanzo che fa riflettere sulla solitudine, sulla difficoltà di relazionarsi con i propri coetanei ma anche - e soprattutto - con i membri delle rispettive famiglie. L'anoressia, l'autolesionismo, il bullismo, il bisogno di sicurezza scambiato per amore sono problematiche che emergono chiaramente dalla lettura di questo romanzo e costringono a pensare.
Il finale non è quello che mi sarei aspettata ma devo dire che non mi è dispiaciuto affatto. Sarò una voce fuori dal coro ma secondo me è un finale positivo, che lascia un senso di quella speranza che a tratti ho invocato nel proseguire da un capitolo all'altro ma che non ho mai trovato. Il finale che avevo immaginato io sarebbe stato troppo scontato. Il finale di Giordano è doloroso... Ma trovo che non sia un finale negativo.

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La solitudine dei numeri primi
Paolo Giordano
Mondadori
14.40 euro
304 pag.

mercoledì 29 settembre 2010

Una rana per amica

Dopo aver pianto disperatamente nel momento in cui la mamma se ne andava verso l'uscita della scuola, dopo aver atteso davanti alla finestra che tornasse indietro e lo riportasse a casa, anche per il mio piccoletto iniziano giornate più tranquille alla Scuola per l'Infanzia. L'inserimento procede pian pianino ma con buoni risultati.

Stamattina abbiamo trovato la tecnica giusta per evitare pianti a non finire: la mamma accompagna i bimbi davanti alla porta della scuola ma non varca la soglia... E' la sorellina maggiore che accompagna il piccoletto nella sua aula e l'aiuta a sistemare le sue cose. Lei si sente grande ed utile, lui - anche se si gira verso la mamma un paio di volte prima di dire un "ciao" convinto - non piange più.



Oggi, poi, è arrivato anche il suo primo "lavoro" da grande... Il piccoletto è uscito dalla sua aula, alla fine della mattinata, sventolando una simpatica rana tutta verde, realizzata a scuola con le maestre. "E' il mio lavoro", ha detto orgoglioso e l'ha appeso in cucina in attesa di farlo vedere alla sorellina che rientrerà tra poco più di un'oretta e a papy che invece rientrerà per cena.
Mi ha raccontato di aver usato la colla e di aver appicciato i pezzetti colorati tutto da solo...

Orgoglioso, con gli occhi accesi di una luce nuova, il mio piccino sembra tranquillo ed anche la sua mamma lo è... Più di ieri, dell'altro ieri e della settimana scorsa... Ma eravamo solo agli inizi.

E tu, ce l'hai una rana per amica?

lunedì 27 settembre 2010

Per mille mozzarelle... ho vinto al Tototopo! (Geronimo Stilton)

Vincere una somma di denaro piuttosto sostanziosa potrebbe far perdere la testa a chiunque. Anche ad un topo che può dimenticare improvvisamente le sue origini per darsi alla bella, anzi bellissima, vita. Eh si... La dimostrazione pratica l'abbiamo avuta leggendo Per mille mozzarelle... ho vinto al Tototopo! che abbiamo ricevuto in regalo da Maria Luna e Marco Maria e che è nella versione audiolibro.

Chiamarlo libro è davvero riduttivo. Ed anche audiolibro è riduttivo. Trovo che sia più adatto considerarlo un concentrato di divertimento visto che non offre solo la possibilità di leggere ed ascoltare una delle divertenti storie del topo più famoso nelle librerie (Geronimo Stilton, appunto) ma anche di cantare e di giocare.... Un piccolo concentrato di divertimento che, come indicato nell'ultima di copertina, costa 12.50 euro in libreria.

Il libro è di bella presenza: rilegato con copertina rigida cartonata (15x19 cm le sue dimensioni), si trasforma in un vero e proprio cofanetto di idee visto che alla fine ospita anche un cd audio ed un blocchetto per gli appunti a disposizione dei topo-lettori. Tra le pagine del libro, inoltre, si trova non solo la storia da leggere ma anche qualche altra simpatica attività. Il libro si apre con la consueta (per chi segue Stilton lo è) presentazione dei personaggi per poi dare il via alla storia scritta - anche qui devo dire come di consueto - usando non solo le parole ma anche le immagini e usando caratteri molto allegri e piuttosto eterogenei tra loro. Una storia che arriva fino a pag. 29.

Da pag. 29 in avanti vengono proposte delle attività musicali da effettuare con l'aiuto del cd. Eh si, perché il cd contiene non solo il racconto della storia che si può leggere nel libro (effettuato dalla voce di Stilton) ci sono anche delle canzoncine che possono essere ascoltate e cantate assieme al coro ma anche cantate a mo' di karaoke. Per questo vengono messi a disposizione anche degli "strumenti" da ritagliare dalle pagine del libro come un biglietto di invito da fotocopiare ed inviare agli amici per la serata del karaoke, due palette per le votazioni, un prospetto su cui riassumere chi passa le selezioni e chi no.

La storia raccontata nel cd merita un piccolo approfondimento. Si tratta della stessa storia che si legge tra le pagine ma è molto arricchita di ulteriori dettagli che la allungano al punto tale da permettere alla narrazione di durare la bellezza di 44 minuti (esclusa una sigletta iniziale): ben si capisce che non è facile tenere alta l'attenzione dei bambini per un così lungo periodo di tempo... Magri per ragazzini più grandi ci può stare (anche se ho i miei dubbi) ma per i miei bimbi, che sono più piccini, la narrazione seppur simpatica e ricca di particolari, è troppo lunga. Il fatto, poi, che sia un racconto arricchito di particolari non permette ai piccoli lettori (che sapessero leggere, non è il caso dei miei bimbi) di seguire il racconto sul libro visto che alcune parti mancano.
Si tratta di un libro che fa parte della collana PIEMME Junior e questa storia è la numero 1. Complessivamente la collana è composta da otto storie di questo tipo, sempre con cd e attività varie. Ognuna con gli stessi protagonisti del mondo di Stilton ma con una diversa storia.
A proposito di storia. Un accenno agli avvenimenti narrati. Si parla di una vincita al Tototopo e si parla di un'improvvisa ricchezza di Trappola, cugino di Geronimo.

La storia ha inizio nel locale più "in" della città: La Pantegana de Copacabana... Una storia che narra di ricchezze improvvise, di parentele dimenticate e recuperate, di fallimenti, di fortuna e di sfortuna. Una storiella molto simpatica che merita di essere letta (o ascoltata, dipende dai gusti).
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Per mille mozzarelle... ho vinto al Tototopo!
Geronimo Stilton
Piemme Junior - audiolibro
12.50 euro

sabato 25 settembre 2010

Una mamma da URL (Patrizia Violi)


Una lettura simpatica, scorrevole, che mi ha fatto sorridere e mi ha messo addosso una certa allegria... Una mamma da URL di Patrizia Violi è un libro che ho conosciuto facendo zapping tra i blog delle tante mamme che affidano alla rete i propri pensieri. Ed è proprio questo, quello delle mamme nei blog, il mondo di cui parla l'autrice nel suo simpatico libro.

Silvia è una donna che vive in quartiere piuttosto "in", ha due figli ed un marito votato all'ecologia soprattutto da quando è stato promosso all'interno dell'azienda per cui lavora. Una donna come tante. Una donna che, come tante, affida i suoi pensieri e le sue riflessioni alla rete: ha aperto un blog, conosce molte mamme blogger, divide il suo tempo tra il lavoro, la famiglia, le amicizie e la rete. Amicizie reali ma anche amicizie virtuali.

Il racconto che Silvia fa della sua vita - di un periodo della sua vita - mi ha fatto sorridere più e più volte. Uno humor frutto di piccole sit com quotidiane, situazioni in cui ognuna di noi può ritrovarsi, con i suoi limiti ed i suoi eccessi, nella normalità di tutti i giorni, nell'eccezionalità di alcune situazioni.

Il rapporto con i figli, con le amiche di sempre ma anche la vita parallela, quella del blog mi hanno fatto pensare a situazioni in cui ogni donna dei nostri tempi più tranquillamente vedersi.

Mi ha fatto davvero sorridere il finale, non tanto per quanto riguarda la sua storia personale quanto per le sorti dell'assessore, marito di una sua amica "in" che mi ha fatto pensare a qualche personaggio che ho avuto occasione di conoscere per via del mio lavoro di giornalista.

Uno stile scorrevole e semplice, quello di Patrizia Violi, che è una sorta di trasposizione in chiave romanzesca della sua esperienza nel blog e con il blog. Autrice che ha dato anche corpo al suo libro aprendo davvero il blog di Silvia. Silvia è ovviamente un personaggio inventato ed il blog che ora è in rete "Ringhiando al mondo" altro non è se non il prosieguo delle riflessioni che Silvia fa nella rete ma nel racconto del libro. O meglio, Silvia - la protagonista del libro - racconta di aver aperto un blog che si chiama in quel modo. Ora, se si va on line, lo si trova davvero il blog di Silvia. Che non è quello si Patrizia perchè il suo, di blog, è un altro... E' davvero divertente continuare a seguire Silvia in questo modo.

E' un personaggio molto simpatico questa donna tuttofare e pronta a rubare minuti preziosi al suo lavoro o alla sua famiglia per andare a controllare la posta elettronica o gli accessi, i commenti al suo ultimo post.

Una mamma da URL è stata una lettura gradevole e leggera, che mi ha permesso di staccare un po' la spina dopo aver letto alcuni libri più pesanti ed impegnativi. Ogni tanto ci vuole. Se poi si riesce a fare qualche risata senza che l'autrice debba usare volgarità di nessun tipo (spesso chi tenta di fare umorismo scade nel volgare... non è questo il caso, assolutamente) ma comunque facendo divertire e facendo anche riflettere sulla vita di ogni giorno.
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Una mamma da URL
Patrizia Violi
B. C. Dalai Editore (collana Pepe Rosa)
17,70 euro
218 pag.

lunedì 20 settembre 2010

Splash! Un tuffo in vacanza (Marta Bartolucci)


“Ma che dici? I compiti delle vacanze anche ai bambini delle scuole materne?”.

Un interrogativo quasi scandalizzato quello che più volte mi è stato rivolto quando mi capitava di parlare del libro che la mia bimba doveva terminare prima di tornare a scuola. Libro che questa mattina è stato riconsegnato in classe, non so ancora con quale esito, ma che è stato completato in tutte le sue 60 pagine.

Splash! Un tuffo in vacanza. Si tratta di un libro di attività indicate per bambini di 4/5 anni che ruotano attorno alle tematiche più comuni d’estate e che mira a tenere “in allenamento” i piccoli nel periodo in cui stanno lontani dalle attività della scuola per l’infanzia.

E’ un libro piuttosto grande nelle dimensioni, con immagini altrettanto grandi all’interno che vanno a strutturare una serie di semplici attività che mirano a rafforzare e verificare alcuni obiettivi didattici come lo sviluppo della percezione visiva, l’espressione di preferenze e scelte, il rafforzamento della conoscenza del viso e delle sue espressioni, contare fino a nove, allenare l’occhio dando sfogo alla propria vena creativa e misurandosi con il “bello” artistico, rafforzare la conoscenza dei colori primari e secondari e così via discorrendo.
L’idea è quella di consolidare le conoscenze acquisite durante l’anno scolastico precedente ed anche porre basi per le conoscenze che arriveranno in futuro. Il tutto, divertendo e dando un tocco di colore alle attività in modo che non risultino pesanti ma giocose e gradevoli da affrontare.
Dopo aver appiccicato sulla prima pagina una foto della mia piccina ritratta al mare (il titolo della foto era “Questo sono io in vacanza”), abbiamo dato un’occhiatina alle varie attività e la mia bimba ha subito scelto ciò che le sarebbe piaciuto fare prima di tutto il resto. La mia intenzione di procedere con ordine è andata miseramente fallita e l’ho lasciata fare. L’imposizione, quando non è necessaria, mi sembra solo una forzatura così ho lasciato a lei la scelta.

Tra le varie attività:
COLORA BENE – in alcune pagine sono proposti alcuni personaggi da colorare (penso a Pippo di Topolino o a Spiderman per citare qualche esempio). A tal proposito la notazione che mi ha fatto la piccola è che le immagini sono troppo grandi. “Mi stanco a colorare tutto questo spazio bianco”, è quello che mi ha detto più volte. In effetti, si tratta di disegni grandi, a tutta pagina (e le pagine sono 26x28,5 cm) e lei mi ha fatto presente più volte che avrebbe preferito disegni più piccoli, magari più di un personaggio per pagina ma con spazi più piccoli da colorare.
COLORA L’ARTE – si tratta di un inserto con alcuni riferimenti a vere e proprie opere d’arte e l’invito ad ispirarsi alle varie tecniche mostrate per creare qualche cosa di proprio. La tecnica con i puntini all’inizio l’ha spaventata un po’ ma poi l’ha divertita.
GIOCHI IN CARTONCINO – sono delle parti staccabili o da ritagliare che richiedono una certa abilità manuale con forbici, colla e simili. Queste attività le sono piaciute…
UN TUFFO NELLA FANTASIA – sono pagine che contengono storie da leggere e da farsi leggere. Ma c’è una particolarità: il libro è completato da un Cd audio in cui si trovano sia le storie lette da un narratore che le musichette e le canzoni che sono sparse tra le pagine. Ascoltare le storielle è la cosa che le è piaciuta meno. Meglio con le canzoncine che alla fine abbiamo anche imparato.
LO SAI CHE… - si tratta di spazi in cui vengono fornite informazioni e curiosità.
PAGINA SPLASH – è una pagina in cui vengono fornite informazioni in genere per mezzo di una canzoncina o di una storiella in rima.

Le attività sono spiegate con delle brevi didascalie evidentemente indirizzate ai genitori visto che i bimbi non sanno ancora leggere a quell’età. Le attività sono, comunque, alla portata di un bambino di 4/5 anni che abbia una certa manualità ed un giusto senso logico. Il tutto con 8.00 euro di spesa. Si tratta di un libro edito da Raffaello, autrice Marta Bartolucci. So che ce ne sono diversi, della stessa collana, anche per bambini delle altre classi della Scuola per l’Infanzia (la mia bimba l’anno scorso ha frequentato il secondo anno) perché quando, assieme alle maestre, abbiamo deciso (io sono rappresentante di classe) se consigliare o meno l’acquisto di questo libro, ne avevano anche una copia per le altre classi ma non so dire se siano strutturate allo stesso modo oppure no perché non le ho viste.
Finite le fatiche estive, ora si riprende il pieno ritmo dell’anno scolastico! Così questa mattina, zainetto alla mano - e con accanto il fratellino - la mia bimba ha "imbracciato" il suo libro delle vacanze pronta a dare prova alle maestre del suo impegno estivo.

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Splash! Un tuffo in vacanza

Marta Bartolucci

Raffaello Editore

8.00 euro

60 pag.

venerdì 17 settembre 2010

Sirena senza coda (Giancarlo Trapanese - Cristina Tonelli)

Un inno alla speranza ed alla vita.

Un invito alla speranza ed alla vita.

Un esempio di speranza e di amore per la vita.

Qualunque cosa essa riservi.
Qualunque sofferenza essa comporti pur di essere vissuta.

Tutto ciò mi ha trasmesso la lettura del romanzo Sirena senza coda, scritto a quattro mani da Giancarlo Trapanese e Cristina Tonelli.

Gemma è cerebrolesa dalla nascita e i medici – molti medici - la davano come spacciata già appena nata. Gemma ora è una giovane donna che solo la tenacia, la forza, la convinzione dei genitori è riuscita a strappare ad una sorte che troppi davano per irrimediabilmente segnata. Per anni, da piccina, non ha potuto trasmettere in nessun modo i suoi pensieri. Il suo “corpo matto” come lei stessa lo definisce, le concedeva pochi movimenti e per lo più sconnessi. Nessuna possibilità di articolare parole, tantomeno frasi di senso compiuto ma solo suoni. Per anni non ha potuto fare altro che immagazzinare informazioni, trattenere emozioni, acuire il suo spirito di osservazione dietro gli stimoli di un padre ed una madre che hanno sempre creduto in lei e che non si sono mai arresi davanti alle inclementi sentenze di chi riteneva che la sorte della piccola fosse più che evidente. Grazie a tanti sforzi e tanta fatica Gemma è riuscita a fare progressi inimmaginabili fino ad arrivare ad esprimere – finalmente – il suo pensiero, con l’ausilio di moderni pc. Gemma ora comunica, si relaziona con il mondo. Con quel mondo che fino a qualche anno prima a lei era precluso. Quel mondo per il quale ha lottato con le unghie e con i denti fino a diventarne parte integrante, non un semplice “accessorio” senza volontà.

Giorgio è un giornalista piuttosto famoso, lavora in Rai ed è giudice in un concorso in memoria di un sacerdote scomparso di recente. Nel leggere a valutare degli scritti in gara si accorge di Gemma. O meglio, si accorge del lavoro di “Sirena Senza Coda”: un’autrice che si firma così e che lo colpisce per la particolarità della scrittura, per la ricchezza dei contenuti ma, allo stesso tempo, per l’originalità con cui vengono costruite frasi dal senso profondo e ricercato. Quasi al di sopra delle possibilità dei giovani studenti ammessi a quel concorso. Da qui inizia la storia. Quella storia che porterà Giorgio e la sua famiglia, suo figlio Riccardo in particolare, a conoscere un mondo nuovo, visto con gli occhi di una speciale Sirena capace di amare la vita fino al midollo, seppur nella sua condizione di diversamente abile.
Riccardo avrà un ruolo molto importante nello svolgimento della storia...

Sirena senza coda è un romanzo che, però, ha il suo fondamento su una storia vera. Sulla vera storia e la vera forza di Cristina Tonelli che ha voluto raccontare, assieme a Giancarlo Trapanese, una storia fatta di speranza e forza di volontà. Un’iniezione di fiducia per quanti si trovano in condizioni di sofferenza ed un esempio per quanti si trovano a vivere momenti “no” di qualsiasi genere.

Un libro scritto con la semplicità lessicale che solo una storia tanto importante è capace di arricchire. Sono i contenuti che mi hanno colpita. Espressi in una forma piuttosto scorrevole ma tutto sommato semplice, è il messaggio che passa ciò che più mi ha segnata.
Mi sono commossa durante la lettura e non faccio fatica ad ammetterlo.
Mi sono resa conto di quanto siano ingiusti certi atteggiamenti, anche miei perché no, di insoddisfazione davanti ai piccoli problemi di ogni giorno. Piccoli problemi se paragonati a quelli che Gemma-Cristina ha dovuto affrontare e sta ancora affrontando.

Tutto si ridimensiona. Tutto diventa più piccolo davanti al grande amore per la vita che questa creatura è capace di trasmettere. E lo trasmette a modo suo, con quel linguaggio particolare, con quelle frasi profonde e lessicalmente uniche nel loro genere. Quel modo di comunicare che ha permesso alla protagonista di far sentire con forza la sua presenza nel mondo circostante.
Nei meandri del racconto, oltre alle difficoltà che la famiglia di Gemma ha dovuto affrontare per dare alla propria figlia i giusti stimoli, emerge con chiarezza la voglia di vivere di quella creatura così a lungo chiusa in quel corpo matto. Ed emerge, con particolare veemenza, quando Gemma si trova a dare un consiglio ad una sua amica, davanti ad una scelta importante.

Il mio inadeguato fisico – dice, o meglio, scrive al pc che è la sua voce – mi ha dato problemi e sofferenze che non immaginate ma se ora mi fosse concesso di tornare alle origini e poter scegliere io se nascere o no, sarei di nuovo qui tra voi. Così come sono.

Una prova di estrema dignità ed estremo amore per la vita, seppur con le sue sofferenze ed i suoi limiti. Discorsi molto toccanti, capaci di far riflettere davvero.

Ed ancora.
Se venti anni fa i mie non avessero ascoltato la mia vocina e mi avessero lasciato andare (si riferisce alla scelta dei suoi genitori di lottare per la loro bambina), non avrei mai gioito della vita. Non è stato facile per loro ma mi hanno desiderata e amata e sanno quanto avrebbero sofferto se non fossi mai nata. Vale sempre la pena vivere, se anch’io, con tutte le mie difficoltà, sono sostenitrice di questo credo sia perché ho conosciuto il dolore e il buio…..
Non si può restare indifferenti davanti a tale testimonianza. E non si può far proprio il messaggio che arriva.
Credo che sia un libro che debba essere letto. Da chiunque e in ogni età. Per non abbandonare mai la speranza e per lottare, sempre, in favore della vita.

Giancarlo Trapanese è un giornalista marchigiano, scrittore, vice caporedattore Rai per le Marche, docente di Teoria e tecnica del linguaggio radiotelevisivo presso la facoltà di scienze della comunicazione dell’Università di Macerata. Nel romanzo è lui Giorgio. E’ lui che incontra Gemma quasi per caso e non vorrà più lasciare che se ne vada dalla vita sua e della sua famiglia.
Cristina Tonelli ha venti anni, cerebrolesa dalla nascita, sogna di fare la giornalista e frequenta il terzo anno del liceo sociopedagocico. Comunica per mezzo di un pc e nel 2008 ha vinto, con una recensione teatrale, il premio giornalistico Volpini di Pesaro. E’ lei quella Sirena Senza Coda che mi ha fatto commuovere e che mi ha trasmesso una gran forza di volontà. E’ lei Gemma. Una ragazza dall’intelligenza straordinaria, fiorita alla vita come un delicato bocciolo. A lei va il mio ringraziamento – per quel che può valere – per aver trasmesso tutto ciò che mi ha trasmesso nello scrivere questo libro che consiglio senza riserve.
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Sirena senza coda
Giancarlo Trapanese/Cristina Tonelli
Vallecchi edizioni
14.50 euro
281 pagine

giovedì 16 settembre 2010

Tutti a scuola!

Ed eccoci a tirare le somme del primo giorno di scuola. La mia bimba stava facendo il conto alla rovescia dal primo di settembre grazie ad un calendario che avevamo preparato in casa fatto di caselle sulle quali appiccicare delle etichette che andassero a coprire i vari giorni.

Il piccoletto di casa ha avuto l'onore di appiccicare stamattina l'ultima etichetta e poi... via!

Per la mia bimba è il terzo anno alla Scuola per l'Infanzia. La stessa che ora frequenta anche il suo fratellino, al primo anno. Un paio di classi più in là rispetto alla sua.
La notte della vigilia è stata piuttosto tranquilla per lei ma per il fratellino un po' meno: si è svegliato spesso ed ha fatto fatica a riaddormentarsi, non prima di aver avuto il suo the notturno con biscotti e dopo avermi detto, un po' insonnolito "Io a scuola non ci voglio andare, voglio stare qui con te!". Al mattino, però, tutto dimenticato.


Sveglia alle 7.00 e tutti pronti in men che non si dica.
Di corsa in bagno, poi a vestirsi, zainetti in spalla e via. Un bacino alla nonna che non è voluta mancare a questo importante appuntamento, le manine l'una in quella dell'altro e poi decisi (più o meno) verso la meta!
Nessun problema per la mia bimba, pronta ad incontrare i suoi amichetti che non aveva più visto durante l'estate ed anche le sue maestre (pur avendone trovata una diversa rispetto all'anno scorso). Anzi, neio giorni scorsi ci si è messa d'impegno nel dare qualche lezione preliminare al suo fratellino in merito a cosa si può fare e cosa non si può fare a scuola.
Per il piccoletto è stato un po' più faticoso. Sono stata con lui in classe e mi teneva a portata visiva, non troppo vicino ne' troppo lontano ma tanto da potermi vedere. Non mi aspettavo nulla di diverso visto che è abituato a stare sempre con me.
Tutto sommato credo di poter stilare un buon bilancio per questo primo giorno di scuola, sperando che per il piccoletto domani vada meglio. Ha pianto solo quando un bimbo gli ha tolto di mano un giochino... Niente di grave, comunque. Abituarsi alla condivisione degli spazi ed anche degli oggetti è un traguardo che i bambini raggiungeranno pian piano.
Faranno progressi di giorno in giorno anche in questo senso.

Ora, con gli zainetti al loro posto e con i pensieri un pochino più "leggeri" siamo pronti a vivere il primo giorno post-scolastico. Prima di tornare a casa, dopo la scuola, siamo passati in biblioteca ed abbiamo preso in prestito quattro simpaticissimi libricini che ci terranno compagnia già da questo pomeriggio... Ma ora riposiamo un po' (almeno me lo auguro!).

mercoledì 15 settembre 2010

I puntini rossi (Altan)

La semplicità è ciò che più piace ai piccoli lettori. Se poi c'è di mezzo pure tanto colore ed immagini a loro familiari allora il gioco è fatto. Ne ho avuto l'ennesima prova con I puntini rossi, un piccolo libro che il piccoletto di casa ha scelto, assieme a quello di cui ho parlato ieri, in biblioteca.

Si tratta di un libro che propone come protagonisti i puntini rossi. Ma proprio puntini puntini intesi come... puntini! Puntini che sono, però, molto creativi perchè in ogni pagina svelano una diversa faccia. Possono essere il naso di un simpatico volto, un bel papavero in mezzo al prato (che visto dall'alto altro non è se non un puntino) oppure un simpatico funghetto e così via!

La struttura del libro è di una semplicità assoluta: nella pagina di sinistra è scritto, con caratteri molto chiari e piuttosto grandi, il nome dell'oggetto in cui si potrebbe trasformare il puntino rosso e sulla pagina di destra tale oggetto vi è disegnato. E sono disegni molto carini, grandi e coloratissimi nei quali, ovviamente, il rosso domina.

E' un ottimo strumento educativo per i più piccoli che così hanno modo di riconoscere degli oggetti ma, soprattutto, prendere familiarità con i colori.

Fa parte della collana "Il primo libro di Kiko", collana strutturata con simpatici soggetti rappresentati dalla magica penna di Altan.

E' indicato dai due anni, ha una copertina cartonata pesante e costa 6.00 euro. Edito da Edizioni EL è stato anche un buon punto di partenza per andare avanti con l'attività, aiutati anche dalla nostra principessina che ha detto, ovviamente, la sua.

Terminati i personaggi proposti all'interno del libro, concluse le interpretazioni dell'autore, abbiamo continuato noi, come gioco. "Rosso come?" e largo alla fantasia. Ebbene, il più gettonato, o meglio i più gettonati, sono stati i nostri pesciolini rossi che abbiamo anche immortalato con la complicità di un'ottima macchina fotografica che offre foto macro davvero splendide.


Il loro è un rosso un po' sbiadito (infatti la mia bimba ha puntualmente osservato che più che rossi sono arancioni) ma sono pur sempre pesci rossi per antonomasia, giusto? Eccoli qui, Marlin e Nemo. Ma non chiedetemi quale sia l'uno e quale l'altro perchè non ce lo ricordiamo più!

martedì 14 settembre 2010

Forme e colori (Edizioni EL)

Piccino piccino, maneggevole, semplice e molto colorato. E' il piccolo libro che ha scelto il principino di casa in biblioteca, il mese scorso, e devo dire che ha scelto molto bene visto che stiamo cercando di perfezionare la sua cognizione in merito ai colori... Con alcuni fa ancora confusione.
Si tratta di Forme e colori - Edizioni EL - e pensato per bambini da uno a tre anni.

E' un libro piccolo piccolo, che ben sta tra le manine dei bimbi più piccoli. E' in cartoncino pesante ed ha poche pagine nelle quali vengono mostrate delle immagini con pochissime parole scritte, giusto la descrizione di ciò che si vede.

Così, il bimbo vede un triangolo e, andando avanti con le pagine, degli oggetti colorati che hanno quella forma: viene invitato a riconoscere l'oggetto e a riconsocere i colori. Il mio bimbo ha una personalissima insegnante, anche un tantino severa. E' la sua sorellina che quando lo vede in difficoltà nel riconoscere un colore sembra voler assumere l'aspetto della missionaria dicendo "E vabbè, ora ci penso io, vieni qua che ti insegno!".

Prende in libricino e inizia la lezione con il piccolo che all'inizio l'ascolta volentieri poi chiede l'intervento della mamma.

Trovo che sia un'idea carina per aiutare i bimbi nell'apprendimento di forme e colori: per il piccolo di casa è un modo per imparare, per la sua sorellina - più pratica in merito all'argomento - è un modo per mettere a frutto le sue conoscenze. Tutto concentrato in un libro piccolo piccolo. Ovviamente per i bambini troppo piccoli serve qualche accorgimento particolare, per evitare che finisca in bocca o che venga scambiato per un gioco da "distruggere" ma si tratta di un accorgimento comune a tutti i libri che finissero in mano a bimbi ancora piccoli.
Costa 3.50 euro (tale è il prezzo stampato sull'ultima di copertina), è stampato in Italia e si tratta di una rivisitazione di un libro francese visto che il titolo originale è Formes et Couleurs.
***
Forme e colori
Edizioni EL
3.50 euro

lunedì 13 settembre 2010

E tu? Dove blogghi?

Iniziativa davvero simpatica quella di cui sono venuta a conoscenza dando un'occhiatina tra i vari interessantissimi blog che si trovano on line e che sono davvero ben curati!
Così, arrivata da wordwidemom mi sono imbattuta in questa simpatica iniziativa (http://worldwidemom.blogspot.com/2010/08/e-tu-dove-blogghi.html) e, pur essendo nuova tra le pagine di quel blog, ho pensato di aderire.


Io bloggo principalmente da qui. Il mio pc "da lavoro", quello da cui scrivo e invio i miei articoli giornalistici, quello che uso per controllare la posta elettronica, per recensire libri, scaricare foto e tutto il resto. Quello che spesso i miei bimbi spengono quando si rendono conto che mentre la mamma lavora toglie loro le attenzioni che vorrebbero. Hanno anche individuato l'interruttore generale che spegne pc, stampanti, telefono, scanner... Insomma, sanno come farmi capire - e non solo a parole - che vogliono la loro mamma.



Raramente bloggo da qui. Il pc ufficiosamente in dotazione a mio marito ma che resta spesso spento perchè lui ne fa un uso davvero ridotto, soprattutto da quando abbiamo anche un portatile che ci capita (gli capita) di usare comodamente dal divano.

Si tratta di due postazioni vicine, che si trovano nella stanza in cui regna il disordine (queste foto sono state scattate stamattina, di lunedì, in un giorno in cui c'è abbastanza ordine... vedeste il venerdì che roba!).
Disordine attribuibile alla sottoscritta che, però, nel suo disordine trova sempre tutto.

Non uso mai il portatile tranne che nei casi in cui i bimbi vogliano giocare da soli ma richiedano la mia presenza in salotto.

And you? Where do you blog?

giovedì 9 settembre 2010

Alla ricerca della posizione perfetta!




Quant'è dura abituarsi ai primi giorni di frescura...


Quando fuori inizia a piovere dopo essere stati per due splendidi mesi sempre al mare e all'aria aperta.

E quant'è difficile trovare qualche cosa di interessante da fare, che ci faccia dimenticare il brutto tempo e ci aiuti ad arrivare a sera senza che ci prenda la noia!


Così, pennarelli alla mano, l'altro giorno abbiamo letto un paio di librettini che ci piacciono molto (La Mucca Moka e la Nuvoletta Olga sono le nostre preferite) poi abbiamo deciso di disegnare una scena del racconto, quella che più ci è piaciuta.


Detto fatto: tutti pronti con un lungo foglio di carta a disposizione per dare sfogo alla nostra creatitivà...
Si è posto un problema. Quale sarà la posizione migliore per creare, per dare sfogo alla propria vena artistica? Seduti? Inginocchiati a terra? Distesi?
Basta provare.
Il risultato è stato un divertente pomeriggio di scenette improvvisate su come si può diventare artisti di strada (non nel senso di attori di strada, ma artisti che si mettono a scrivere per terra, pure sull'asfalto se necessario, senza porsi troppi problemi).
Più divertente di quanto non sia l'uso del tradizionale foglio A4 che perennemente si va a sgraffignare dalla scrivania della mamma, molto più libero di quanto non sia colorare un disegno già stampato sui nostri libri da colorare, molto più creativo perchè il foglio più grande permette di espriremere al meglio la vena artistica celata in ognuno...

L'unico problema sapete qual è? Ad un disegno più grande poi corrisponde anche un più grande spazio da colorare e su questo abbiamo trovato qualche ostacolo perchè a furia di darci da fare per trovare la posizione giusta, scegliere i colori adatti e la scena da rappresentare, ci eravamo stancati e di colorare disegni così grandi non ne abbiamo voluto sapere!
Sarà per un'altra volta!

mercoledì 8 settembre 2010

L'ultima riga delle favole (Massimo Gramellini)

Questa volta faccio una gran fatica a trovare le parole giuste per esprimere il mio pensiero in merito ad uno degli ultimi libri che ho letto. Forse è perchè il pensiero stesso non si è formato con chiarezza in merito a L'ultima riga delle favole che ho ricevuto come regalo di compleanno. Un regalo inaspettato e, soprattutto, un autore ed un titolo a me sconosciuti.

Il nome di Massimo Gramellini - autore del libro - non mi era affatto familiare. Solo nel leggere la breve biografia stampata sulla bandella del libro ho capito che ha un ruolo di rilievo nell'ambito del quotidiano "La Stampa" di cui è vicedirettore. Si tratta di un mio collega, dunque. Un giornalista, intendo dire, alle prese con il suo primo romanzo ma che non è nuovo nel trattare gli argomenti che poi sono proposti (in modo molto originale, devo dire) nel libro visto che cura da tempo la rubrica "Cuori allo Specchio" del quotidiano in cui scrive. Proprio da lì, dalle lettere che hanno popolato la rubrica nel tempo, sono arrivati degli spunti per il libro ai quali l'autore fa chiaro riferimento in coda al romanzo.

Dare un'idea di questo libro è davvero difficile per me. E' un romanzo che parla d'amore ma non è propriamente un romanzo rosa.
Si tratta di un viaggio introspettivo compiuto dal protagonista della storia attraverso il quale l'autore intende dare delle risposte ad interrogativi quali "...qual è il senso dell'amore?", "esiste davvero l'anima gemella?", "come trovarla e dove?". Si tratta di una specie di favola raccontata in chiave moderna, con un linguaggio semplice ma non per questo scontato, uno stile di scrittura chiaro, non troppo ricercato ma comunque non piatto e noioso. Una favola moderna che ha come protagonista Tomàs, una persona comune, più avvezza a subire le vicende che non ad esserne protagonista. Un uomo che è alle prese con amore agli esordi, con una donna dalla quale - come di consueto - è pronto a scappare trincerandosi dietro una montagna di scuse e di vittimismo.

Il libro inizia così, con una telefonata in cui le gli dice di avere tanta voglia di incontralo ma di avere impegni per cui si deve rimandare ad altro momento. Lui si sente vittima. Proprio come accade a quelle donne che di solito è lui a scaricare proteggendosi dietro ad una banalissima scusa, quella di un, generico, "altro impegno".

Ma mentre cerca di trovare un momento di solitudine viene aggredito da un gruppo di teppisti e finisce in acqua (era sul lungomare). Non affoga. Non torna a galla. Resta sotto. E approda in un mondo di mezzo che gli era sconosciuto, in una specie di limbo dell'anima dove incontra dei singolari personaggi. Si trova alle Terme dell'Anima dove, in varie stanze e con varie "trovate" gli sarà indicata la via per ritrovare la sua anima e tornare a vivere.

Come ben si capisce è un romanzo sui generis, una via di mezzo tra un fantasy ed un romanzo rosa nel quale, però, ad avere la meglio è la fantasia, il racconto intonato con le note della fiaba, che potrebbe tranquillamente iniziare con il classico "...c'era una volta".

Una tipologia di romanzo che non ho mai preso in considerazione: si parla di cure dell'anima, della necessità di guardarsi dentro, di trovare se stessi, di affrontare le proprie paure. Una sorta di manuale da applicare per mezzo di una fiaba.

Ad essere sincera non mi ha entusiasmata più di tanto. L'ho trovato anche artificiosamente intricato in alcuni passaggi. Ma riconosco all'autore il merito di aver inventato ambientazioni e situazioni fantastiche d'effetto, raccontate con dovizia di particolari e, al tempo stesso, con estrema semplicità lessicale. Io in alcuni punti mi sono persa, però. Probabilmente bisogna essere predisposti a recepire l'invito che l'autore fa ad immedesimarsi in quel personaggio facendo volare la fantasia verso ciò che potrebbe tranquillamente essere un sogno fantastico ma che lascia, nel protagonista, dei segni.

Ebbene, Tomàs esce cambiato da questa esperienza ma il suo cambiamento mi sembra un po' troppo repentino. Ok, gli insegnamenti che gli sono stati dati in quelle terme fantastiche sono stati più d'uno però mi è sembrato un po' troppo scontato il cambiamento che mostra di aver subito dopo quell'esperienza.

In uno degli ultimi capitoli ho appreso che i corsi da seguire per arrivare a quel "...e vissero felici e contenti" (l'ultima riga delle favole, appunto) sono sette. E al termine del romanzo ho trovato scritto: fine del primo corso. Ho interpretato il senso di tali parole come una specie di "continua"... in attesa dei prossimi sei corsi che, credo, possano tradursi in sei romanzi consequenziali l'uno all'altro.

Io non sono per niente curiosa di sapere il prosieguo, di sapere come andranno i prossimi sei corsi e non credo proprio che comprerò o leggerò eventuali prossimi libri.
Non me ne voglia l'autore ma non è proprio un genere di lettura che mi prende e mi coinvolge anche se, ammetto, che di spunti di riflessione - seppur tradotti in chiave fantastica - ce ne sono.

Per avere un'idea del tipo di romanzo con cui ho avuto a che fare mi limito a riportare l'elenco dei capitoli, piuttosto eloquente:
* Prologo
* L'accoglienza
* La visita medica
* La palestra
* Il bagno turco
* La tisana della volontà
* La vasca dell'Io
* La vasca del Noi
* La tisana del distacco
* La vasca della Luna
* La vasca del Sole
* La tisana del coraggio
* La vasca del Drago
* La vasca dell'Agape
* Epilogo
Il tutto per 259 pagine in un'edizione Longanesi che porta in copertina una bella immagine di una mano che va a liberare un cuore in gabbia. All'interno, tra i vari capitoli, si trovano anche delle immagini in bianco e nero, dei disegni di Paolo D'Altan.

Non in senso dispregiativo, ma trovo che sia una lettura "da ombrellone". Lo consiglio a chi ama il genere, a chi avesse seguito le rubriche di Gramellini nel quotidiano e a chi avesse la curiosità di fare un giro nelle Terme dell'Anima.

Comunque, al termine della lettura non credo di aver imparato nulla di nuovo, che non sapessi già...

***

L'ultima riga delle favole

Massimo Gramellini

Longanesi Edizioni

259 pag.

martedì 7 settembre 2010

Favole al telefono (Gianni Rodari)

Sono le storie che il ragioniere Bianchi, di Varese, raccontava alla sua bambina, ogni sera, chiamandola al telefono. Perché lui, il ragioniere, rappresentante di commercio, in casa ci stava poco e vedeva poco la sua bambina. Ma non mancava mai di raccontarle una favola, anche se per fare questo era necessario affidarsi ad un telefono.
Alle nove in punto il telefono squillava e dopo la favola raccontata dal suo papà, la piccina se ne andava, serena, a dormire.
"Favole al telefono" è un libro in cui Gianni Rodari ha raccolto delle brevi storie (alcune più di altre... dipende dal tempo che il ragionier Bianchi aveva a disposizione quella sera) che potessero essere raccontata per telefono. Brevi, perché non si poteva stare al telefono più di tanto. Simpatiche, perché le storie non possono essere di certo noiose o antipatiche.

Ecco, dunque, che dall'estro di Gianni Rodari hanno preso vita settanta brevi storielle che hanno un inizio ed una fine, non sono cioè collegate tra di loro nemmeno quando il protagonista è lo stesso (è il caso, ad esempio, di Giovannino Perdigiorno che compare in più favolette). Alcune sono storielle, altre filastrocche... Ci sono spesso dei discorsi diretti (a questo i bimbi più piccoli sono meno abituati) ma sono sempre racconti piuttosto brevi. Tali da durare il tempo di una telefonata!

Io ho avuto per le mani due diverse edizioni di questo libro e ciò mi ha permesso di fare delle valutazioni anche in merito all'estetica, al modo di presentarsi di un libro piuttosto che un altro e dell'effetto sui piccoli lettori che, nel mio caso, non sanno ancora leggere ma aspetto che a leggere le favole sia io.

La prima edizione, trovata in biblioteca, è del 1994, Einaudi Scuola, e al suo interno non sono presenti altro che parole. Solo le favole del leggere senza nemmeno una illustrazione. Non so dire se la versione originale sia così o con qualche immagine: certo è che i bambini più piccoli si stancano in fretta, soprattutto se non hanno disegnini da guardare mentra ascoltano. Questo libro riporta, nell'etichetta, un prezzo di 14.500 lire!

L'altra (e che preferiamo alla prima), che ci è stata regalata da Maria Luna e Marco Maria, è invece una reinterpretazione molto più colorata e ricca di immagini: si tratta di un libro edito da San Paolo Editore e distribuito in allegato con il periodico per ragazzi "Il Giornalino", parte della collana "I Favolosi". Proprio perchè si tratta di un allegato (al Giornalino n. 12 del 23 marzo 2003) questo libro non ha un prezzo stampato sull'ultima di copertina: non ho idea di quanto possa essere costato libro + Giornalino. Si tratta di un'edizione speciale pubblicata su licenza Edizioni El srl.

I testi sono gli stessi: sono favole che a volta sono un po' difficili da capire per i piccoli soprattutto quando le immagini mancano. Abituati come sono, almeno i miei bimbi, a seguire le immagini, quando c'è solo lo scritto da ascoltare fanno un po' più di fatica. Nell'edizione San Paolo le cose migliorano visto che ci sono dei disegni piuttosto colorati che aiutano a seguire e rendono più gradevole l'ascolto del racconto.

Questo libro mi ha dato una grossa mano, nei giorni scorsi, quando ho avuto con noi anche due cuginetti (di un anno e mezzo e di quasi cinque anni). Ho iniziato a leggere qualche storia ma mi sono resa conto che seguivano a fatica così ho preso spunto dalle favole al telefono di Rodari per poi arricchire la storiella di fondo con qualche elemento di mia invenzione, un po' "drammatizzando" il racconto e rendendolo più scenografico. Una lettura piatta non rende bene ...

Segnalo, in particolare, nell'edizione Einaudi Scuola, in appendice (terminate le storie), dei "percorsi di lettura" nei quali l'autore aiuta a capire come costruire una storia, come arricchirla, come renderla interessante anche partendo da elementi semplici. Vengono poi analizzate alcune delle favole inventate da Rodari e raccontate nel libro e si tratta di un'analisi piuttosto dettagliata che mira a far capire le caratteristiche di un racconto divertente ed interessante. In questi percorsi viene suggerito anche come inventare delle storie nuove e come fare in modo che siano il più possibile efficaci. Una serie di "esercizi" guidati per dare vita a storie sempre nuove e diverse giocando con le parole, con i numeri, con i soggetti e le ambientazioni.

lunedì 6 settembre 2010

La separazione del maschio (Francesco Piccolo)

Sei pronta ad una lettura forte? Molto forte? Una di quelle che può farti arrabbiare di brutto?
Quando mi sono sentita dire queste parole, in biblioteca, mentre mi veniva proposta la lettura del libro La separazione del maschio non ci ho pensato su due volte e l’ho chiesto in prestito. Un po’ per curiosità, un po’ per capire cosa si intendesse per forte e capace di farmi arrabbiare di brutto. Un po’ anche perché mi piace lasciarmi andare a letture sconosciute, di quelle meno blasonate e meno pubblicizzate. Questo libro ricadeva appieno nella categoria dei mai sentiti prima così come il nome del suo autore, tal Francesco Piccolo.
Uno sconosciuto, per me, fino a quel momento. Ora che ho letto il suo libro lo conosco un po’ e credo proprio che eviterò di incontrarlo di nuovo lungo la mia strada di lettrice!

La separazione del maschio è un libro edito da Giulio Einaudi Editore nel 2008: 198 pagine contenute all’interno di un libro dalla sovra copertina piuttosto eloquente: un nudo di donna (Carla Cerati, Nudo; 1974) che fa già capire quale sia il tenore di ciò che si andrà a leggere.
Se non altro a grandi linee perché poi, in realtà, di erotico ho trovato ben poco. Questo, almeno, secondo i miei gusti e per la mia sensibilità di donna.

Tanto per cominciare non ricordo il nome del protagonista. L’autore narra in prima persona, il protagonista racconta presente e passato senza mai far riferimento al suo nome (o almeno io proprio non me lo ricordo!) e nessuno lo chiama mai per nome. E' il Maschio... O se qualcuno lo ha fatto, l’ho del tutto rimosso dalla mente per cui per parlare del protagonista gli darò il nome dell’autore perchè chiamarlo maschio proprio non mi piace. Per me è il protagonista è Francesco (poi su questa potenziale identità tra autore e protagonista tornerò più avanti).

* Francesco è un uomo di quarant’anni che vive una tranquilla vita matrimoniale. Ha una moglie che ama (così dice) ed una figlia che ama (così dice). Di mestiere fa il montatore. Monta film (che avevate pensato? Anche se non nego che in alcuni passaggi giocare con il doppio senso che sta sotto a questo mestiere all’autore è piaciuto un po’, almeno questa è l’impressione che ho avuto) ed ha una doppia vita. Ad una tranquilla (dice lui) vita matrimoniale abbina una vivace vita sessuale fatta di amanti più o meno occasionali, storie più o meno lunghe, con donne più o meno conosciute da sua moglie (una di loro, quella con cui ha la storia più lunga, è la sua migliore amica). E lo fa senza il minimo senso di colpa. Si definisce un “maschio” perché si sente assetato di sesso, perché ama i fondoschiena delle donne, perché ama vivere in quel modo, godendo e facendo godere sessualmente uno svariato numero di donne, sua mogli compresa. Si definisce un maschio perché non può resistere al richiamo del sesso anche quando ci si mette con tutte le intenzioni. “Maschio”.

* Teresa è sua moglie. Una donna che non si accorge minimamente della doppia vita del marito e che, alla fine, sarà lei la causa della loro separazione ma non perché scopre il suo tradimento. No no. L’autore-protagonista è talmente maschilista e pieno di se (ovviamente si tratta di un giudizio personale) da palesare un rapporto definitivamente incrinato per via di un tradimento di lei. Scoperto da lui ma ignorato perché, infondo, non era tanto il fatto che fosse un altro uomo a fare sesso con la sua donna ad interessargli, quanto il fatto di poterla riavere con se come sempre, tutti i giorni e tutte le notti, quasi come se non fosse successo niente. Trovo che sia un modo poco originale di trovare una specie di equilibrio tra il suo modo di vivere e quello di lei. I suoi continui e duraturi tradimenti è come se trovassero un bilanciamento con il tradimento di lei, tanto da poter continuare a vivere normalmente come se nulla fosse successo, per nessuno. Un poligamo soddisfatto non solo della sua situazione in quanto tale ma anche del modo in cui conduce la sua vita in generale seppur sente che la minaccia di essere scoperto è sempre dietro l’angolo. Soddisfatto anche quando scopre che sua moglie lo tradisce con un altro. Sereno e tranquillo. Indifferente, direi.

* Silvia è una delle sua amanti. Un architetto che incontra di tanto in tanto ma da un bel po’ di tempo.

* Valeria, cara amica di Teresa, moglie di Vittorio, entrambi amici di famiglia di lunga data. Altra amante fissa, da nove anni.

* Elena è a sua volta amante di Valeria: entrambe saranno le protagoniste di un menage a tre che rappresenta il capitolo più piccante, se vogliamo, con descrizioni esplicite di ogni singolo momento del rapporto sessuale che viene consumato.

* Francesca è una collega di lavoro del nostro protagonista. Altra amante fissa e di lunga data.

E a queste il protagonista racconta di aver aggiunto tutte le donne che gli sono piaciute e che “ci sono state”.
Ciliegina sulla torta: racconta anche di aver avuto un rapporto, molti anni prima, anche con sua suocera. Ed è tutto un dire.

Non è mia intenzione criticare il modo di vivere di alcuno. Tanto più di chi riesce ad avere una vita sessuale tanto piena, intensa e varia con l’accondiscendenza (o alle spalle) di tutte coloro che rappresentano il piccolo harem moderno di questo protagonista “maschio”. Ognuno della sua vita fa quel che vuole. E se non ha sensi di colpa posso pure crederci (perché non dovrei… non tutti hanno lo stesso modo di percepire il senso della fedeltà, della fiducia, del rispetto… ed ognuno è libero di comportarsi come crede) così come posso credere che ami ognuna di queste donne in modo diverso e sempre intenso… Ciò che mi ha fatto proprio ridere e che mi è sembrato davvero inverosimile è il ritmo sessuale che dichiara di tenere da anni. Inverosimile, secondo me… Tanto più se penso alle descrizioni, da vero Superman sempre e comunque, che l’autore fornisce delle performance sessuali del nostro protagonista. Una macho moderno che passa con nonchalance da un letto all’altro sempre con estrema soddisfazione delle sue partners oltre che sua (anche se ognuna ha un suo modo di godere del rapporto intimo in quanto tale) senza risparmiare, nel racconto, termini pesanti, ridondanti, che a volte sono proprio a sproposito secondo me.

Di erotico ho davvero trovato poche pagine, se questa era l’intenzione.

Così come non ho trovato, fondamentalmente, una storia da raccontare. Episodi che si alternano tra il presente ed il passato, la narrazione di un fatto in corso interrotta ed intercalata da ricordi di tempi passati, racconti che sembrano quasi buttati là per caso anche se, a ben guardare, hanno un perché.
Nella bandella della sovra copertina, in presentazione del libro, leggo: Ascoltanto il suo racconto ci ritroviamo a ridere, sorridere e pensare, e mentre inorridiamo delle sue malefatte siamo costretti a riconoscere quanta verità ci sia nelle sue parole.
Io ho riso e sorriso poco. Anzi, per niente, direi. Verità magari ne vengono pure dette quando si parla del rapporto di coppia, delle abitudini, del rischio di abituarsi troppo all’altro… Ma ho trovato anche molte esagerazioni e molte affermazioni pesanti e del tutto gratuite, l’uso di termini volutamente volgari per dare il senso del chiodo fisso in testa ad un “maschio” così….

Non ho trovato la minima tenerezza , nemmeno quando parla di sua figlia Beatrice, a dire il vero. Nemmeno un accenno al trasporto dei sentimenti, quello vero ed intenso che va oltre il sesso e l’atto sessuale (che ovviamente viene più e più volte citato con un termine molto meno elegante e soft) in se.

Leggo, ancora, sul retro copertina: “…un romanzo scandaloso e disarmante come una confessione”… Io l’ho trovato un tentativo di abbattere verso il punto più basso possibile della scala dei valori tutto ciò che gravita attorno ai desideri umani, riducendo tutto ad un bel fondoschiena (mai chiamato tale) come biglietto indispensabile per un buon atto sessuale (mai chiamato così) e poco più.

Il genere femminile viene descritto come assetato di sesso a prescindere da qualsivoglia sentimento, a prescindere dall’amicizia e dal benché minimo valore morale che si possa immaginare. Donne sempre disponibili, sempre intensamente soddisfatte, sempre pronte ad un si e a salutare congedandosi in silenzio davanti al “marito e padre di famiglia”. Ma io mi chiedo quante siano, davvero, le donne così! Ce ne sono poi così tante in giro? Ed è questo ciò che si intende per “maschio”?

Il tutto, poi, viene incorniciato in uno stile di scrittura a dir poco irritante per periodi lunghissimi, lo scarso rispetto delle regole grammaticali….

Un solo periodo a mo’ di esempio.
In quanto maschio, ho sempre ragionato così – potrei perfino dire, mi sono sentito costretto a ragionare così: se, per esempio, sono seduto di fronte a una donna bella in treno, mi sento in dovere di cominciare a chiacchierare; anche se vorrei starmene tranquillo a leggere, anche se dico sempre che spero di non incontrare nessun chiacchierone in treno perché voglio starmene in santa pace a leggere, una donna bella rompe ogni intento in modo quasi doveroso: che ne abbia voglia o no, non ha più importanza, devo rivolgerle la parola (mi sento, appunto, costretto); se la donna risponde e partecipa alla conversazione, dopo poco tempo al me in quanto maschio entra un pensiero in testa – ripeto, a prescindere dalla volontà, anzi entrerebbe lo stesso anche se provassi a schiacciarlo.

E’ un esempio tra tanti. Incisi che vengono aperti con il trattino e mai chiusi, due punti e poi ancora due punti sulla stessa frase farciti di punto e virgola poi di nuovo punto e virgola… Poi di nuovo un inciso aperto e mai chiuso… Un modo di scrivere irritante, poco corretto e che rende la lettura ancor meno scorrevole di quanto non lo sia già di suo.

Non è una lettura che consiglio anzi… Non dà nulla, non lascia nulla e se fossi in voi non ci spenderei 17.50 euro (pure un bel prezzo) per comprarlo. Per fortuna l’ho preso in biblioteca e mi sono risparmiata, almeno, di comprarlo.

Mi permetto una cattiveria dopo aver letto tante bassezze una pagina dopo l’altra. Dicevo di una potenziale identità tra autore e protagonista... Il maschio che io ho chiamato con il nome dell'autore... Autore che fa di cognome Piccolo … Sarà mica un tentativo di rivalsa rispetto al suo cognome il voler descrivere un personaggio sessualmente superattivo?
***
La separazione del maschio
Francesco Piccolo
Giulio Einaudi Editore
198 pagine

domenica 5 settembre 2010

Dinosauri (Dami Editore)

I dinosauri hanno sempre affascinato generazioni di bambini. Di ogni epoca. Ed i miei non fanno eccezione. Così, quando tra i libri che ci sono stati regalati da Maria Luna e Marco Maria abbiamo trovato due fascicoli a tema, non hanno resistito dallo sbirciare tra le pagine ed iniziare a fare un sacco di domande. Ieri sera, poi, visto che per oggi era in programma una trasferta in un parco di dinosauri nella mia zona, abbiamo cercato di conoscerli un po' usando Dinosauri, una pubblicazione della collana Super Activity Album pubblicata da Dami Editore. Uno dei due ricevuti in dono, insomma.

Si tratta di una pubblicazione ricca di attività, non solo di informazioni sui dinosauri (da leggere a cura di mamma o papà) ma anche di immagini - che ai bambini piacciono sempre tanto, giochi, disegni da colorare, adesivi da appiccicare nel posto giusto e tanto altro ancora.

Il tutto concentrato in 32 pagine per una spesa di 5.50 euro. Abbiamo anche trovato un'etichetta appiccicata sul retro del fascicolo con indicato uno sconto del 15% pertanto alla mamma dei nostri amichetti questi Dinosauri debbono essere costati 4,67 euro.

Le pagine da colorare non sono fine a loro stesse ma accanto ad ogni esemplare di dinosauro disegnato c'è scritto il relativo nome e c'è anche un testo che li presenta in modo semplice ed immediato, senza dilungarsi troppo. Tutti i giochi che seguono hanno, si, lo scopo di divertire i bambini ma anche uno scopo educativo tematico visto che sono tutti presentati da informazioni sulle varie specie.

Qualche esempio soltanto:
* due immagini affiancate che presentano una scena di vita quotidiana dell'epoca ma con il classico gioco Trova le differenze preceduto, però da spiegazioni sul Triceratopo che è poi illustrato nell'immagine;
* adesivi da attaccare (che piacciono tanto alla mia bimba, di qualunque tipo essi siano) ma non vanno attaccati a casaccio bensì nelle giuste sagome che sono sistemate nelle varie parti del mondo in cui, nel tempo, hanno vissuto le varie specie;
* il classico labirinto va a collegare uno Pterosauro al suo cibo preferito: una libellula. Qui è scattata la domanda della mia bimba. "Ma come? Un dinosauro così grande mangia solo una libellula così piccina?"...
* ricostruisci lo scheleto: viene mostrato un esemplare di Allosauro, o meglio, viene mostrato il suo scheletro al quale mancano alcuni "pezzi" che sono disegnati di lato. Il bimbo viene invitato a sistemare le ossa mancanti al posto giusto:
* il Gioco dell'Oca... che sarebbe meglio chiamare Il Gioco del Dinosauro visto che su ogni casella ci sono delle immagini di dinosauri collegate a delle relative informazioni.

Insomma, una serie di attività strutturate a tema e tali da fornire informazioni che, sottoforma di gioco, vegliono meglio recepite dai bambini.

Ci siamo proprio divertiti con questa pubblicazione a nostra disposizione e questa mattina, quando siamo partiti per la nostra visita presso la Valle del Drago di Matelica (MC) eravamo preparati sull'argomento. Un parco ad un'oretta da casa nostra, al quale siamo arrivati con tanto entusiasmo e che ci è piaciuto un bel po' sia per i 16 esemplari a grandezza naturale che abbiamo trovato ad aspettarci (con tanto di targhette e spiegazioni specifiche) che per il parco verde che abbiamo trovato attorno e nel quale abbiamo potuto giocare, fare un pic-nic e giocare fino a stancarci. Abbiamo trovato anche dei giochi gonfiabili che, seppur poco a tema con il mondo dei dinosauri, ci hanno davvero fatto divertire un mondo. Nell'area pic-nic abbiamo approfittato di uno dei vari gazebo messi a disposizione per fare pranzo ed è stata davvero una bella mattinata. Alle 15.00 eravamo a casa, stanchi, sfiniti ma felici... Ed abbiamo di nuovo preso in mano il nostro fascicolo sui dinosauri sulla scia dell'entusiasmo dell'esperienza vissuta in mattinata...

Inutile dire che le domande sono continuate anche a casa soprattutto circa la sorte di questi pachidermi, del perchè fossero delle statue e non si potessero vedere vivi come gli animali allo zoo e di come mai non sono riusciti a sopravvivere, grandi e grossi com'erano. Ammetto che le informazioni lette nel nostro fascicolo sono state utili anche per fornire risposte che altrimenti avrei fatto fatica a dare in modo esauriente e chiaro... Ma convinti del tutto, però, i miei bimbi mica lo sono!!! La storia dell'estinzione proprio non gli è andata giù!

sabato 4 settembre 2010

Io sono Dio (Giorgio Faletti)

Pazzia, onnipotenza pura.
Tutto ciò è sinonimo di Io sono Dio.

E' lo stesso autore - Giorgio Faletti - che ha avuto occasione di spiegare il senso del titolo del suo ultimo lavoro: un libro di oltre 500 pagine che ho appena finito di leggere.
Mi è finito in mano anche stavolta per caso: mi ero recata in biblioteca per chiedere in prestito un libro decisamente diverso ma mentre il ragazzo della biblioteca controllava la disponibilità nell'archivio telematico, una signora accanto a me aveva il libro che cercavo io in mano. Non mi sono persa d'animo ed ho chiesto il primo titolo che mi è venuto in mente e che avevo notato dare bella mostra di se tra gli scaffali.

Io sono Dio di Giorgio Faletti. Quello stesso Faletti di Drive In ma anche quello stesso Faletti di "Io uccido", "Niente di vero tranne gli occhi" e "Fuori da un evidente destino", i tre suoi libri che ho letto tempo fa.

Il genere oramai è consolidato: un libro che è una via di mezzo tra azione e thriller che stavolta vede come protagonista una detective ed un reporter, alla ricerca di un serial killer che ha in scacco una città come New York facendo esplodere cariche piazzate in luoghi in cui il numero delle vittime non può che essere elevato.
Un uomo misterioso, dall'identità altrettanto misteriosa e dal presente sconosciuto a tutti. Un presente che ha una sola certezza: ha una carica d'odio tale da uccidere con precisione e con una freddezza inaudita.

Un uomo attorno al quale si scatena una caccia all'uomo decisamente fuori dalle righe in quanto coinvolge solo la detective Light e il suo compagno (divenuto tale) Russel.
I primi capitoli del libro mi sono sembrati un po' lenti ma capita spesso quando si hanno diverse storie da raccontare per poi farle confluire in un'unica realtà come se si trattasse di tessere incastrate l'una all'altra ma ognuna con qualche cosa da raccontare. Qualcosa che il lettore deve tenere a mente per trovare, più avanti nella lettura, l'incastro giusto.
Nei primi capitoli Faletti racconta diverse storie, introduce diversi personaggi apparentemente slegati tra loro, ognuno con un proprio vissuto ed una propria realtà. Tutti apparentemente diversi e slegati, tutti destinati ad avere un ruolo importante nel prosieguo del romanzo.
Ho fatto un po' di fatica a mettere a fuoco tutti i personaggi, lo ammetto. Un po' perché ho iniziato a leggere questo libro in modo un po' distratto, un po' perché i nomi americani vanno memorizzati e ad ogni nome va dato un volto nel proprio immaginario. Ma questo va fatto subito, mentre il profilo di ognuno viene dipinto con toni più o meno decisi. Se non lo si fa subito e non si presta la giusta attenzione si rischia di perdere dettagli importanti. Mi sono resa conto strada facendo che in alcuni passaggi avevo riservato ai capitoli che mi erano sfilati sotto gli occhi una lettura troppo superficiale.

Messi a fuoco i personaggi, la storia prende una piega che mi è sembrata più "tranquilla" di quanto non sia stato in precedenza, con i suoi precedenti libri. Poi però mi sono detta che ogni libro è a se stante e non si possono fare confronti soprattutto nelle more della lettura.
In questo caso ho trovato meno suspance di quanta non ne abbia trovata in precedenza ma ammetto che il finale non me l'aspettavo proprio. Anzi, quando mancava proprio alla fine ero convinta di aver capito chi fosse l'uomo a cui Vivien Light e Russel davano la caccia ma sono dopo qualche pagina ho realizzato che avevo sbagliato tutto.
La trama non è facile da raccontare. Intricata al punto giusto da legare vite diverse ad un'unica realtà: la minaccia all'incolumità di migliaia di persone.

Vivien Light è la detective che si occuperà del caso e che avrà sulle sue spalle una grossa responsabilità: quella di agire quasi completamente da sola con il rischio di dover pagare in prima persona (oltre che con la pelle di migliaia di persone) ogni minimo errore. La sua è una vita segnata dal dolore e dalla sofferenza: una sorella che combatte con la malattia da un lettino d'ospedale, una nipote in una comunità di recupero per tossicodipendenti, una vita personale praticamente ridotta a zero. Nelle more delle indagini Vivien dovrà affrontare anche importanti prove personali, non del tutto felici. Un personaggio che mostra tutta la sua fragilità in più occasioni ma che, allo stesso tempo, sa mostrare il suo coraggio e la sua determinazione nell'ambiente lavorativo. Quell'ambiente che spesso le permette di scappare dalla sua vita e che le offre un rifugio sicuro anche se temporaneo.

Russel Wade è un reporter che ha commesso qualche errore di troppo nella vita. Ed ha anche pagato a caro prezzo le sue follie. Arriva per lui l'occasione giusta per riscattarsi agli occhi di suo padre, del mondo intero ma prima di tutto per riscattarsi davanti a se stesso.
Si trovano fianco a fianco in un'indagine piuttosto anomala che li vede impegnati quasi sempre l'uno accanto all'altra ma anche separati per "cause di forza maggiore". Tra i due nasce un'intesa che va ben oltre l'incarico ottenuto e si trasforma in una storia che però stenta a decollare. Anzi, si arena troppo presto e resta in sospeso, come un palloncino impigliato tra i rami di un albero.

Accanto ai due protagonisti principali ovviamente gravitano altri personaggi, sia nell'ambiente lavorativo della detective che nella sua vita... Tutti apparentemente lontani l'uno dall'altro ma, a ben guardare, più vicini di quanto si possa pensare.

Lo stile narrativo questa volta è particolare visto che Faletti alterna scene presenti a scene passate. Racconta il presente intervallando la narrazione con parti scritte in grassetto che raccontano cosa è capitato in precedenza, prendendo così per mano il lettore in un salto temporale che non mi è risultato affatto sgradevole.

Nel finale, poi, le ultime pagine sono riservare ad una narrazione in prima persone di tre personaggi - Vivien, Russel, la nipote di Vivien e il padre di Russel - altra particolarità che non mi è dispiaciuta mentre tutto il resto del romanzo è narrato in prima persona.

Nel presentare i personaggi, in particolare nel raccontare la storia di colui che seminerà il panico in città, Faletti narra vicende che in qualche modo possono motivare un comportamento tanto violento. Soprusi subiti, ingiustizie, l'orrore della guerra... Non subiti in modo diretto, però. Non è la personalità dell'assassino ad essere segnata in modo tanto profondo da queste vicende ma quella della mano che arma la sua... Un particolare, questo, che va scoperto leggendo il libro e che non intendo chiarire ulteriormente visto che si toglierebbe il gusto di leggere.
La storia è un po' intricata ed anche assurda a tratti ma si lascia leggere volentieri, almeno da parte di chi ama questo genere di romanzi e da chi non avesse pregiudizi nei confronti di Faletti scrittore. Perchè in entrambi questi casi si potrebbe fare davvero fatica ad andare avanti nella lettura.

Ho trovato alcune esagerazioni, in alcuni passaggi... Faletti ha calcato un bel po' la mano sulla fantasia ma in un romanzo di questo tipo ci può pure stare. Degli episodi, poi, li ho trovati un po' troppo affrettati, dalla soluzione un po' troppo scontata.

Dopo un'iniziale difficoltà ad "entrare" nella storia devo dire che la lettura è proseguita con interesse crescente anche se, devo ammetterlo, "Io uccido" mi ha tenuta sulle spine molto di più di quanto non abbia fatto "Io sono Dio". Con "Io uccido" ho trovato un certo filo comune... Un episodio di sdoppiamento della personalità che alla fine, avendo letto il primo romanzo di Faletti, mi è sembrato un po' ripetitivo e poco originale. Per questo non mi sento di assegnare a questa lettura cinque stelline.

Il finale mi ha lasciata un po' perplessa... Perchè non mi aspettavo che l'identità misteriosa fosse quella che ho scoperto essere. Un po' assurda come situazione ma visto che anche nella realtà la follia a volte non ha limiti in un romanzo di pura fantasia ci può pur stare.
Non è sicuramente un romanzo chissà quanto impegnativo ma comunque si lascia leggere. Scritto bene, con linguaggio scorrevole e chiaro, con un uso corretto della grammatica (non è sempre scontato, e la lettura di altri libri - non di Faletti, però - me n'è testimone) ed una buona padronanza sul fronte descrittivo. Tutto sommato una lettura piacevole per chi ama il genere.

Le guerre finiscono. L'odio dura per sempre.
... l'odio covato per anni aveva portato un uomo a disseminare una città di bombe.
L'odio ne aveva portato un altro a farle esplodere.
L'illusione di tornare a New York in uno stato d'animo diverso era crollata davanti alla realtà.
Sapeva che per tutto il viaggio di ritorno avrebbe pensato alle conseguenze di quel gioco insano che era la guerra e di come avesse il potere, a distanza di anni, di continuare a mietere vittime.

La guerra cui si fa riferimento è la guerra del Vietnam. Lontana ma mai stata tanto vicina.
***
Io sono Dio
Giorgio Faletti
Baldini Castoldi Dalai Editori
520 pagina
Euro 20.00

venerdì 3 settembre 2010

Siamo arrivati al terzo piano!








Oggi il patrimonio librario dei miei bimbi ha avuto una crescita esponenziale grazie ad un graditissimo dono da parte dalla dolcissima Maria Luna e da suo fratello Marco Maria. I loro libri - quelli che hanno letto e ammirato quando erano più piccolini - sono passati ai miei bimbi con loro immensa gioia.

Così siamo arrivati al terzo piano della loro personalissima biblioteca. L'occasione è stata propizia anche per cercare di mettere in ordine tutti i libri che avevamo in giro per casa e ci siamo accorti che ne manca qualcuno all'appello, probabilmente infilato in qualche cassetto (che al momento non ci viene in mente quale possa essere) o messo al sicuro da qualche altra misteriosa parte.

A dire il vero ne mancano diversi all'appello e l'impegno di questa sera sarà quello di fare una speciale caccia al tesoro alla ricerca dei libri perduti.

Grazie ai nostri due amichetti per aver fatto la gioia dei miei bimbi ed aver fornito loro prezioso cibo per la mente!

mercoledì 1 settembre 2010

Kitchen (Banana Yoshimoto)

Ho sentito così tanto parlare di Banana Yoshimoto che ho voluto cercare in biblioteca qualche cosa di suo. Ho trovato Kitchen, il suo primo romanzo risalente nel 1988 e arrivato in Italia, in lingua italiana intendo dire, nel 1991.

Onestamente sono rimasta un po' spiazzata da questa lettura. Lo stile è molto gradevole, fresco e diretto ma la storia mi ha proprio lasciata perplessa.

L'edizione che ho trovato io è l'ottava nella collana Universale Economica Feltrinelli con indicato il prezzo di 10.000 lire! Un librettino di 148 pagine in cui sono compresi il romanzo che dà il nome al libro (romanzo a sua volta suddiviso in due parti, due capitoli, Kitchen e Plenilunio - Kitchen 2), il racconto Moonlight Shadow che l'autrice presentò come tesi di laurea e che gli permise di vincere un importante premio all'Università che frequentava, un Post Scriptum con i ringraziamenti dell'autrice, una postfazione piuttosto lunga di Giorgio Amitrano (che io ho saltato a piè pari) ed anche un piccolo glossario in coda, per tradurre alcuni termini riportati in lingua originale.
Complessivamente è l'intero libro che mi ha lasciata un po' perplessa. Ed ho molto apprezzato, nel Post Scriptum, ciò che dice di se l'autrice quando definisce il suo primo lavoro un lavoro immaturo: probabilmente è proprio questo il problema. Uno stile di scrittura fresco e giovanile, molto gradevole da leggere ma senza una storia da raccontare in modo "ordinato" probabilmente ha proprio quel difetto: l'immaturità letteraria che poi, da quanto ho capito cercando informazioni sull'autrice, è andata via via scomparendo.

Probabilmente ho scelto il libro sbagliato per il mio primo approccio con questa autrice. Un libro sbagliato la cui lettura non mi ha per niente soddisfatta (anche se non sono mancati spunti di riflessione) ma che non mi ha demoralizzata visto che intendo cercare qualcosa di migliore, scritto dalla sua penna.
O non sono stata in grado io di intuire il "genio" artistico... Non so. Fatto sta che mi aspettavo qualche cosa di diverso e più coinvolgente.

* Kitchen. Cucina. Il romanzo trasmette la passione della protagonista per la cucina intesa non solo come "l'arte di cucinare" ma anche come luogo fisico, luogo di emozioni, luogo di vita. La protagonista è Mikage, una giovane piuttosto sfortunata, orfana di padre e di madre, cresciuta con i nonni. Improvvisamente, dopo la morte del nonno e dopo essere stata cresciuta per anni dal solo amore della nonna, anche lei viene a mancare e la nostra protagonista si trova sola al mondo, ad affrontare una vita che sembra riservarle solo morte tutto intorno.
Incontra in questo frangente un suo compagno di università che la invita a vivere a casa sua, assieme alla sua particolarissima madre: Yuichi è un ragazzo che fino a quel momento non aveva nemmeno notato e che improvvisamente si interessa a lei in modo fraterno. La vita nella nuova casa comporta anche la vita in una nuova famiglia visto che il giovane vive con sua madre Eriko che in realtà è suo padre diventato donna dopo la morte di sua moglie.

* La prima parte del libro racconta il periodo di sofferenza e solitudine di Mikage con la permanenza nella nuova casa e l'instaurarsi di nuovi rapporti con la sua nuova, speciale famiglia.

* La seconda parte ha avvio con un'altra tragedia: la morte di Eriko con conseguente contraccolpo subito da suo figlio Yuichi. Il racconto procede con una altalenarsi di vicende tutte piuttosto piatte e che mi sono sembrate anche molto fantasiose, come fantasioso è il fatto che una ragazza venga ospitata - da un giorno all'altro - da uno sconosciuto in casa sua senza troppi problemi e che si instauri un tranquillo e disinteressato rapporto di convivenza alquanto strano, piatto. Certo, si stringono rapporti di amicizia, di affetto... Si ha un'altra grande sofferenza con la morte di un'altra persona cara (ho pensato che questa ragazza sia davvero sfortunata... o che sia lei a portare sfortuna alle persone che ha attorno? Chissà!) e quanto viene raccontato mi ha trasmesso un senso di tristezza, di smarrimento... Non si capisce bene che tipo di rapporto ci sia tra i due giovani e a dire il vero non ho ben capito se quella svolta amorosa che aleggia tra le righe quando il racconto va avanti nelle pagine si avrà oppure no.

Quando, al termine della seconda parte, ho iniziato a leggere Moonlight Shadow (che onestamente credevo fosse un terzo capitolo... ma che si trattasse sempre della stessa storia) non ho trovato nessuna continuità con i due capitoli precedenti. La protagonista parla di una madre vivente, non si chiama più Mikage ma Satsuki e ancora una volta ha a che fare con una perdita prematura: la morte di suo fidanzato che è avvenuta assieme alla morte della fidanzata del fratello di lui, per via di un incidente stradale. Ancora un personaggio che porta sfortuna... Ammetto di averlo pensato. Stavolta c'è un'alea di mistero nei meandri della storia, un risvolto decisamente fantasy. Stavolta però ho trovato una storia di fondo, un messaggio che rimane nell'aria al termine della lettura. Non è bastato, però per farmi dire che questo libro mi sia piaciuto.

Peccato. Mi aspettavo qualche cosa di meglio. Niente da dire sullo stile di scrittura e - come poi i successivi romanzi credo confermeranno - si capisce che si tratta di un'autrice dalle buone potenzialità. Però in termini pratici il romanzo non mi permette di assegnare più di tra stelline (stiracchiate a dire il vero) e proprio non mi sento di consigliare questa lettura. Credo che Banana abbia scritto di meglio. Consiglio di cercare un'opera più "matura", magari risalente ad anni più recenti. Altrimenti si rischia di rimanere delusi come è capitato a me.
Eppure a partire da questo primo libro si è avuta un'ascesa della scrittrice che l'ha portata ad un successo di grosse proporzioni. Da questo stesso romanzo è stato tratto anche un film (che io però non ho visto e della cui esistenza sono venuta a sapere nel momento in cui - dopo aver letto il libro - ho voluto raccogliere qualche informazione in più sull'autrice) e non è certo cosa da tutti i giorni che da un romanzo di un'autrice alle prime armi si arrivi ad una trasposizione cinematografica.

In Giappone, terra natale dell'autrice, Kitchen si affermò immediatamente conquistanto uno strpitoso successo tanto da arrivare a 60 ristampe solo in quel Paese, senza pensare a tutte quelle che ne arrivarono dal resto del mondo. Non uno, ma due film sono stati girati sul romanzo e proposti l'uno per la televisione giapponese e l'altro, prodotto a Hong Kong nel 1997. Film e non solo. Perchè per Kitchen sono arrivati anche dei premi: il 6th Kaien Newcomer Writers Prize nel novembre del 1987, l'Umitsubame First Novel Prize ed infine il 16° Izumi Kyoka Literary Prize nel gennaio del 1988.
Un'autrice dalle idee ben chiare, Banana: in una intervista nella quale le si chiedeva quali fossero i suoi obiettivi, le sue aspettative per il futuro non ci ha pensato due volte ed ha dichiarato di voler vincere il premio Nobel per la letteratura. Il suo è uno stile che mira a far emergere gli stati d'animo e la condizione giovanile in Giappone. Uno stile che si ispira a due tematiche, in particolare, ricorrenti in tutti i suoi lavori - da Kitchen a tutti gli altri che verranno - come (dice lei) lo sfinimento della gioventù nel Giappone contemporaneo e il modo in cui le esperienze terribili influiscano nella vita di una persona.
Io trovo che la sua sia una visione decisamente negativa della vita, almeno è quanto ho potuto capire da questo romanzo e da quanto mi è parso di capire leggendo le trame di alcune altre sue opere. Un pessimismo che, però, pur rischiando di sfociare nella disperazione ( penso ai tanti momenti di sconforto delle due protagoniste dei racconti di Kitchen ) non chiude le porte alla speranza, alla fiducia in un futuro che comunque riserva delle sorprese.
La presenza, già a partire da Kitchen, di aneddoti divertenti, ironici, accanto alla descrizione della disperazione e del vuoto che le disgrazie lasciano nei protagonisti rendono la lettura non eccessivamente impegnativa ma comunque legata all'ideologia tradizionale giapponese. Le storie portano a riflettere sulla vita, sull'amicizia, sull'amore, sui sentimenti e sulle paure. Tematiche ricorrenti nelle opere dell'artista e trattate con leggiadria e profondità al tempo stesso.

Probabilmente mi sono avvicinata a questa lettura con delle aspettative troppo alte, come a volte mi capita quando cerco libri di autori o autrici di cui sento parlare con entusiasmo da più fronti. Però le sensazioni legate ad una lettura sono soggettive, e ciò che per qualcuno può essere definito un capolavoro non sempre lo è in assoluto. In questo caso a me non è rimasto molto di questa lettura e quando ciò che leggo non mi trasmette nulla, mi scivola addosso per finire presto nel dimenticatoio non ottiene un giudizio molto positivo da parte mia.

A me ha lasciato ben poco!
***
Kitchen
Banana Yoshimoto
Universale Economica Feltrinelli 1994
148 pag.
10.000 lire